Scorci della Garbatella
La Garbatella nasce nel 1920. Già qualche decennio addietro gli urbanisti umbertini (e le grandi società immobiliari) hanno colto l’importanza che le aree a sud del centro storico, specie quelle in prossimità del Tevere, possono rivestire nello sviluppo “moderno” della città. Un progetto prevede lungo la via Ostiense la creazione di un polo industriale, servito da un canale navigabile e da un bacino portuale. Anche se le infrastrutture previste non sono state poi realizzate, subito fuori Porta San Paolo sono stati impiantati i mercati generali, le officine del gas, mulini, oleifici, concerie, una vetreria, officine meccaniche. La creazione di un nuovo insediamento abitativo è conseguenza di questo processo. Il piano generale del comprensorio è di Gustavo Giovannoni, ed è direttamente ispirato alle garden cities inglesi, con case mono o bifamiliari e giardino. Il quartiere verrà poi realizzati negli anni a seguire da numerosi architetti della “scuola romana”. Il dettaglio progettuale sarà basato sull’uso diffuso del “barocchetto”: uno stile “di citazione” assai gradevole, ben adatto ad architetture dai volumi contenuti. A partire dal 1928 alla Garbatella viene avviata anche la realizzazione dei cosiddetti Alberghi suburbani. Si tratta di edifici destinati a ospitare in via temporanea le famiglie provenienti dagli “sventramenti” del centro storico. Obbedendo a precise direttive di regime, Innocenzo Sabbatini mette mano a edifici di grandi dimensioni con stanze per nuclei familiari e dormitori divisi per sesso, e con tutti i servizi in comune. Gli Alberghi sono quattro: diventeranno conosciuti come il “Bianco”, il “Giallo”, il “Terzo” e il “Rosso”, dalla caratteristica torre-orologio. Sabbatini si muove su linee ormai pienamente razionaliste e “novecento”, con risultati anche d’effetto. Sul piano sociale, invece, gli alberghi hanno effetti disastrosi: ai loro ospiti forzati, privati delle loro case ed espulsi dal loro contesto sociale, non viene offerta altro che una sistemazione precaria e promiscua, non troppo dissimile da un campo di concentramento. Di ciò si accorgerà quasi subito anche il regime, che nel giro di pochi anni farà trasformare buona parte degli Alberghi in unità abitative vere e proprie. Più in carattere con il nucleo originario della borgata risulteranno quasi tutte le case d’abitazione a più piani costruite successivamente ai lotti originari dallo ICP o dall’Istituto Postelegrafonici, o edifici come il teatro, i bagni pubblici, la bellissima Scuola dei Bimbi. Comunità operaia e proletaria dai forti connotati, la Garbatella dal regime fascista sarà sempre sottoposta a tentativi di rigido controllo sociale. Ciò non riuscirà a impedire che nel quartiere abbia forte presenza quella che una storica definirà come “opposizione simbolica”, che talvolta sboccherà in momenti di insubordinazione collettiva o di scontro materiale.
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