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BONDUARIES

 

“During the winter months in the Po Valley , the fog is a part of the landscape, cold, dump, almost tangible.

Fog is moisture in the nostrils, is a limited landscapes. You feel isolated, almost blinded by the white. The gaze is limited and the fog tracks the boundaries.

 

There are places you always pass by, common places that turn invisible, canceled by the chaos of buildings and constructions.

The fog, greedy of space, grants you the crumbs of what encompasses, defines the boundaries forcibly, giving back, sarcastically, the most common details.

 

These details turn unique, eye-catching, aesthetically ready for photographic consecration.

The streets, the buildings and the fields are transformed into landscapes that you can only imagine. A pole, the wires of the light, a gasoline station is all that you can see.

They are the boundaries the fog gives you.”

 

CONFINI

 

"La nebbia in pianura padana, nei mesi invernali, è parte integrante del paesaggio, fredda, umida, quasi tangibile.

La nebbia è il freddo, l'umidità nelle narici, lo sguardo che fatica, il paesaggio che si chiude per isolare e delimitare lo sguardo, tracciare i Confini.

 

Ci sono luoghi davanti ai quali si passa spesso, luoghi talmente presenti da diventare anonimi immersi come sono nel caos dei fitti fabbricati dalla pianura.

La nebbia ne riscatta il loro valore; isolati dal resto del paesaggio, assurgono a linee di confine oltre le quali tutto è celato, misterioso: il paesaggio padano diventa metafisico, non più fisico. Lo senti, lo percepisci ma non lo vedi.

 

La nebbia è avida di spazio. Ti concede briciole di quello che ingloba, delimita forzatamente i confini, valorizza i dettagli, concedendoti sarcasticamente quelli che più vendono trascurati.

Li rende unici, accattivanti, esteticamente pronti alla consacrazione fotografica.

Le strade, gli edifici e i campi si trasformano in paesaggi che puoi solo immaginare. Un palo, i fili della luce, una stazione della benzina è tutto quello che ti viene concesso. Sono i confini forzati che la nebbia, avida, ti restituisce."

 

BONDUARIES

 

“During the winter months in the Po Valley , the fog is a part of the landscape, cold, dump, almost tangible.

Fog is moisture in the nostrils, is a limited landscapes. You feel isolated, almost blinded by the white. The gaze is limited and the fog tracks the boundaries.

 

There are places you always pass by, common places that turn invisible, canceled by the chaos of buildings and constructions.

The fog, greedy of space, grants you the crumbs of what encompasses, defines the boundaries forcibly, giving back, sarcastically, the most common details.

 

These details turn unique, eye-catching, aesthetically ready for photographic consecration.

The streets, the buildings and the fields are transformed into landscapes that you can only imagine. A pole, the wires of the light, a gasoline station is all that you can see.

They are the boundaries the fog gives you.”

 

CONFINI

 

"La nebbia in pianura padana, nei mesi invernali, è parte integrante del paesaggio, fredda, umida, quasi tangibile.

La nebbia è il freddo, l'umidità nelle narici, lo sguardo che fatica, il paesaggio che si chiude per isolare e delimitare lo sguardo, tracciare i Confini.

 

Ci sono luoghi davanti ai quali si passa spesso, luoghi talmente presenti da diventare anonimi immersi come sono nel caos dei fitti fabbricati dalla pianura.

La nebbia ne riscatta il loro valore; isolati dal resto del paesaggio, assurgono a linee di confine oltre le quali tutto è celato, misterioso: il paesaggio padano diventa metafisico, non più fisico. Lo senti, lo percepisci ma non lo vedi.

 

La nebbia è avida di spazio. Ti concede briciole di quello che ingloba, delimita forzatamente i confini, valorizza i dettagli, concedendoti sarcasticamente quelli che più vendono trascurati.

Li rende unici, accattivanti, esteticamente pronti alla consacrazione fotografica.

Le strade, gli edifici e i campi si trasformano in paesaggi che puoi solo immaginare. Un palo, i fili della luce, una stazione della benzina è tutto quello che ti viene concesso. Sono i confini forzati che la nebbia, avida, ti restituisce."

 

BONDUARIES

 

“During the winter months in the Po Valley , the fog is a part of the landscape, cold, dump, almost tangible.

Fog is moisture in the nostrils, is a limited landscapes. You feel isolated, almost blinded by the white. The gaze is limited and the fog tracks the boundaries.

 

There are places you always pass by, common places that turn invisible, canceled by the chaos of buildings and constructions.

The fog, greedy of space, grants you the crumbs of what encompasses, defines the boundaries forcibly, giving back, sarcastically, the most common details.

 

These details turn unique, eye-catching, aesthetically ready for photographic consecration.

The streets, the buildings and the fields are transformed into landscapes that you can only imagine. A pole, the wires of the light, a gasoline station is all that you can see.

They are the boundaries the fog gives you.”

 

CONFINI

 

"La nebbia in pianura padana, nei mesi invernali, è parte integrante del paesaggio, fredda, umida, quasi tangibile.

La nebbia è il freddo, l'umidità nelle narici, lo sguardo che fatica, il paesaggio che si chiude per isolare e delimitare lo sguardo, tracciare i Confini.

 

Ci sono luoghi davanti ai quali si passa spesso, luoghi talmente presenti da diventare anonimi immersi come sono nel caos dei fitti fabbricati dalla pianura.

La nebbia ne riscatta il loro valore; isolati dal resto del paesaggio, assurgono a linee di confine oltre le quali tutto è celato, misterioso: il paesaggio padano diventa metafisico, non più fisico. Lo senti, lo percepisci ma non lo vedi.

 

La nebbia è avida di spazio. Ti concede briciole di quello che ingloba, delimita forzatamente i confini, valorizza i dettagli, concedendoti sarcasticamente quelli che più vendono trascurati.

Li rende unici, accattivanti, esteticamente pronti alla consacrazione fotografica.

Le strade, gli edifici e i campi si trasformano in paesaggi che puoi solo immaginare. Un palo, i fili della luce, una stazione della benzina è tutto quello che ti viene concesso. Sono i confini forzati che la nebbia, avida, ti restituisce."

 

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"During the winter months in the Po Valley , the fog is a part of the landscape, cold, dump, almost tangible.

Fog is moisture in the nostrils, is a limited landscapes. You feel isolated, almost blinded by the white. The gaze is limited and the fog tracks the boundaries.

 

There are places you always pass by, common places that turn invisible, canceled by the chaos of buildings and constructions.

The fog, greedy of space, grants you the crumbs of what encompasses, defines the boundaries forcibly, giving back, sarcastically, the most common details.

 

These details turn unique, eye-catching, aesthetically ready for photographic consecration.

The streets, the buildings and the fields are transformed into landscapes that you can only imagine. A pole, the wires of the light, a gasoline station is all that you can see.

They are the boundaries the fog gives you.”

 

CONFINI

 

"La nebbia in pianura padana, nei mesi invernali, è parte integrante del paesaggio, fredda, umida, quasi tangibile.

La nebbia è il freddo, l'umidità nelle narici, lo sguardo che fatica, il paesaggio che si chiude per isolare e delimitare lo sguardo, tracciare i Confini.

 

Ci sono luoghi davanti ai quali si passa spesso, luoghi talmente presenti da diventare anonimi immersi come sono nel caos dei fitti fabbricati dalla pianura.

La nebbia ne riscatta il loro valore; isolati dal resto del paesaggio, assurgono a linee di confine oltre le quali tutto è celato, misterioso: il paesaggio padano diventa metafisico, non più fisico. Lo senti, lo percepisci ma non lo vedi.

 

La nebbia è avida di spazio. Ti concede briciole di quello che ingloba, delimita forzatamente i confini, valorizza i dettagli, concedendoti sarcasticamente quelli che più vendono trascurati.

Li rende unici, accattivanti, esteticamente pronti alla consacrazione fotografica.

Le strade, gli edifici e i campi si trasformano in paesaggi che puoi solo immaginare. Un palo, i fili della luce, una stazione della benzina è tutto quello che ti viene concesso. Sono i confini forzati che la nebbia, avida, ti restituisce."

Along I-70 in Kingdom City in Callaway County Missouri.

 

Follow me on Facebook: www.facebook.com/pages/Notley-Hawkins/55021342066?ref=ts

 

www.notleyhawkins.com/

 

©Notley Hawkins

Featured in the latest issue of Popular Photography Magazine.

 

A stormy summer morning in Kingdom City in Callaway County Missouri.

 

www.notleyhawkins.com

 

La notte ascolto le macchine

su per la salita e passano le ore.

Non ho altro da offrirmi

che il rumore dei motori

il raschio delle ruote

i tonfi sordi sui tombini.

E vanno, sono sempre andate.

C’erano i camion

dal di dietro largo,

alti, dopo la scuola,

con la nuvola di nafta,

i motocarri sporchi con la legna

i mobili i rottami.

Tutto puzza di olio e di benzina,

di gente che si muove,

di carcasse nei cimiteri

sotto la pioggia, dove l’erba

spunta cieca tra le gomme,

i radiatori, gli avantreni

sfondati, le portiere sghembe,

i fari spalancati.

È inutile pensarci, poi le schiacciano,

ne fanno altre. Ci sono degli oceani

di macchine. Paesaggi colorati.

Arrivano e si fermano,

la notte. Fanno compagnia.

Qualcuno scende e chiude.

Avranno il muso caldo per un pezzo,

nel silenzio. Un’alba le disegna

immobili con i sedili vuoti.

  

da 'In ordine alfabetico' P. L. 2005

Evening at the Flying J truck stop near Warrenton Missouri.

 

www.notleyhawkins.com/

 

©Notley Hawkins

La vita è come una corsa in moto: nessuno sa quanta benzina il destino ha messo nel nostro serbatoio. C'è chi nasce con il pieno e chi, senza saperlo viene alla luce già in riserva. Ma con il pieno o poche gocce di benzina poco importa... l'importante è andare al massimo fino all'ultima goccia !!!!!!

 

Mi piace guardare questa foto mentre ascolto...http://www.youtube.com/watch?v=2g3uSetJwjc

 

www.marcellaciraulo.it

Evening in Kingdom City in Callaway County Missouri.

 

www.notleyhawkins.com/

 

©Notley Hawkins

Una delle cose che più odio del mio lavoro, e soprattutto della mia situazione di precariato, è che ogni anno mi spediscono in una nuova scuola, in posti sempre più lontani e sperduti...il che comporta innanzitutto il dispiacere di lasciare gli alunni e i colleghi a cui mi sono affezionata nel corso dell'anno passato, poi cambiare il "solito bar" dove prendevo il caffè....e infine spese maggiori di benzina per raggiungere la nuova sede. :P

Nonostante ciò, questo cambiamento ha anche degli aspetti positivi che amo.

Tutto sommato visito nuovi posti, conosco nuovi bambini, colleghi, gente comune dei paesi in cui vado a lavorare....

La signora nella foto è una delle mie nuove amicizie :)

Qualche giorno fa, durante un'ora libera, ho deciso di esplorare il nuovo paesino in cui trascorrerò il resto dell'anno scolastico e mi sono imbattuta in questa dolcissima donna che sostava sul balconcino di casa sua.

Iniziai a scattarle qualche foto, quando mi notò e mi chiese: "Mi fai una fotografia?"....io ovviamente continuando a scattare le dissi "già fatta signora"! :)

Cominciammo a chiacchierare del più e del meno, cose del tipo "quanti anni hai, di dove sei, cosa fai...." ecc ecc.

Dopo neanche 5 minuti mi abbracciò e mi disse "Ti sento come una mia nipotina!" e quelle parole suonarono alle mie orecchie come se venissero pronunciate da mia nonna :)

Poi mi invitò ad entrare per prendere un caffè...mi mostrò la sua casa indicando con fierezza uno per uno tutti i suoi mobili e dicendomi dove e come li aveva acquistati nel corso degli anni.

Mi parlò di come si svolgevano le sue giornate, facendo le pulizie in casa, ricamando, recitando il rosario aspettando ansiosamente l'ora della messa per andare in chiesa. In quel momento mi assalì un dubbio...mi domandai cosa farei io una volta arrivata a quell'età.....come trascorrerei le mie giornate? E intanto la guardavo piena d'ammirazione per la tenacia e l'attività con cui affrontava il peso dei suoi 87 anni.

Quando presi per andar via, davanti l'uscio si fermò e mi raccontò di suo marito, morto 17 anni fa...mi guardò e disse "io gli voglio ancora bene, gliene vorrò sempre" e i suoi occhi luccicavano come due supernove pronte ad esplodere...mi venne un groppo in gola, l'abbracciai, e dopo averle promesso che sarei tornata a trovarla andai via.

Mi voltai a guardarla un'altra volta, lei mi stava salutando, ci sorridemmo, voltai le spalle e andando via piansi.

  

One of the things I hate most of my work, and especially of my precarious situation, is that every year they send me to a new school, in places increasingly distant and remote ... which means above all the sorrow of leaving pupils and colleagues to whom I have fond during the past year, then to change the "usual pub" where I took my daily coffee....and finally to spend more money for fuel to reach the new venue. :P

Nevertheless, this change also has some positive aspects I love.

After all I visit new places, meet new pupils, colleagues, common people of the villages where I go working ....

The lady in the picture is one of my new friends :)

A few days ago, during a free hour, I decided to explore the new village where I'll spend the rest of the school year and I stumbled on this sweet woman who was stopping on the balcony of her house.

I started taking some pictures when she noticed me and asked: "Can you take picture of me?".... obviously I continued taking shots and said "already done lady!" :)

We began to talk about the more and less, things like "how old are you, where are you from, what are you doing ...." and so on...

After not even 5 minutes she hugged me and said "I feel you as a niece of mine!" and those words sounded to my ears as if they had been said by my grandmother:)

Then she invited me to come in and have a coffee ... she showed me her house, pointing proudly each single furniture and saying where and how they had been bought over the years.

She told me of how she spent her days, cleaning her house, embroidering, reciting the rosary and waiting anxiously for the mass to go to the church. In that moment I felt attacked by a doubt...I wondered what I would have done once I would have reached that age.....how would I spend my days? And in the meanwhile I looked at her with lots of admiration toward the tenacity and the activity with which she was facing the weight of her 87 years.

When I was going away, she stopped in front of the door and told me about her husband, who died 17 years ago ... she looked at me and said "I still love him, I'll always do" and her eyes were sparkling like two supernovae ready to explode ... I felt a lump in my throat, hugged her, and after having promised that I would have come back to visit her I went away.

I turned to look at her again, she was waving at me, we smiled at each other, then I turned my back and whilst I was leaving I cried.

 

View on black

 

Evening in Kingdom City in Callaway County Missouri.

 

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©Notley Hawkins

Dialogo surreale n°1

 

cioè?

 

cosa?

 

vorresti dirmi che…

 

sì…

cosa ci posso fare è andata così, non so nemmeno io.

 

lo sapevo.

 

ma taci.

cosa vuoi capire tu, se non capisco neppure io!

 

ma perché?

 

è stata etta, tutta colpa di etta. è partita lei, mi si sono addolciti gli occhi e così abbiamo iniziato girare un po'.

 

e poi?

 

e poi niente.

 

come niente, dai racconta ti prego!

 

niente. è finita la benzina, ci siamo persi e abbiamo deciso di fermarci, prendere una stanza, farci una doccia e mangiare un piatto di pizzoccheri con un po' di vino.

 

ma era buio?

 

sì.

 

e poi?

 

ancora?! è arrivata etta, te l'ho detto.

 

sei insopportabile.

 

lo so, mi spiace.

...

comunque poi non è successo più niente, solo qualche stella qua e là.

 

almeno vi ha illuminati un po'…

 

sì, è così.

(sorriso)

Along I-70 in Kingdom City in Callaway County Missouri.

 

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©Notley Hawkins

E' sabato!!!!!!!!!!

E che sabato!

Sabato di inizio settembre, ma sembra ottobre, i tg si sprecano sul cattivo tempo che "imperversa" su tutta la penisola, sui disagi dei cittadinoi che ancora hanno i pantaloncini e le magliettine a maniche corte.

Poi ci raccontano della visita Papale in Francia, e poi del ritorno del "Campionato piu' bello del Mondo"!

Abbiamo FATTO CENTRO!

Ci troviamo nel Paese piu' bello dle mondo zomberos, e dovreste esserne solo che contenti!

Ma di cosa vi lamentate?

Abbiamo perfino la Robinhood tax!

Quale paese occidentale oltre a noi puo' vantare simili traguardi e simili provvedimenti?

Ma, scusate, in cosa consiste la ROBINHOODTAX?

Allora togliete la vostra bella sveglia dal collo e sfilate l'anello al naso e come al solito fate girare il bel cricetinonella vostra ruotina personale:

credete veramente che i petrolieri, in un momento di grande e forte senso del dovere paghino la suddetta tassa e non la ricarichino sulle tariffe da applicare ai distributori?

Ma daiiiiiiiiiiiiiiiiii!!!!!!!!!!!!!!!!

Ma che veniamo dal mondo del sapone?

Ma davvero credono che siamo nati sotto un cavolo?

E chi sarebbe il principale contribuente?

L'Eni?

A ma allora lo Stato fa pagare la Robinhoodtax a se stesso?

E chi sarebbe lo Stato?

 

Indovinate un po cari miei zomberos assetati di petrolio chi paga la celeberrima tassa inventata dal Sor Giulio, per risanare i conti dello Stato?

 

Chi fa centro vince un pieno di.....solite cazzate da tenere con cura nel nel nostro scrigno di cose da non dimenticare....

 

buon sabato!

e non consumate tanta benzina che poi lo Sceriffo di nottingham/Arcore bussa cassa....

 

holaaaaaaaaaa

 

 

DANCE.......

 

I SHOT THE SHERIFF

e correndo su strade battute alitanti deserto e cipria d'africa innaffiavamo i nostri piedi insabbiati di benzina silenzi e sudori, ingurgitando marmi e tufi come al bancone di un fast-food.

 

- lo sai che sapore ha la pelle dopo una giornata di acerbe rabbie, centellinate e sorseggiate come caffè caldo nell'arsura di una terra che finge d'appartenerci? cosa rimane a crogiolarsi fra le papille intellettive? cosa a galleggiare fra i gesti infreddoliti?

 

nel finestrino un fermo immagine di mucche assonnate campi incendiati e rassicuranti balle di fieno, e se il cielo avesse occupato più spazio della terra avrei potuto scriverci tutto ciò che le mie labbra brucianti di salsedine erano troppo pigre per lasciar scivolar via. avrei potuto scriverci con inchiostro simpatico, di quello che tanto non ti da fastidio perchè in fondo c'è ma non lo vedi - come vorrei essere io, a volte. avrei potuto scrivere con ogni centimetro della mia carne attraversato dalle tue parole. e allora scrivevo attorno alle colline come figure di un giornale - se non tocco troppo i margini forse non disturbo troppo, se non tocco troppo i margini forse nessuno ha motivo di ferirmi ancora una volta. e più le mie parole si scioglievano in quei cieli di carta velina e nell'afa spalmata dietro il finestrino, più il mio corpo si spandeva in kilometri di terra vergine, da violentare, arare, graffiare di rastrello e schiacciare come giaciglio.

 

mi sono accoccolata su un fianco per non lasciare il cuore essiccare al sole.

 

chi ci sarà al casello dell'autostrada. sarà giudice o esattore. misurerà i miei fianchi il mio naso il numero di macchie sulla mia pelle - per ogni centimetro in più o in meno porgerò sacchetti di comprensione, per ogni tratto irregolare firmerò assegni di quoziente intellettivo. sorriderò di plastica quando alla fine mi si dirà - scusi, sa, ma non è poi abbastanza, torni domani.

 

così ti ci perdi

A Tradate, nei pressi di Villa Castiglioni, una curiosa ed interessante collezione di pompe di benzina, targhe ed ogni oggetto inerente di ogni epoca sino agli anni 90, realizzata da Guido Fisogni. E' un museo più unico che raro che oggi abbiamo potuto visitare grazie alle girnate di primavera del FAI

Gas Station near Franklin in Howard County Missouri.

 

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©Notley Hawkins

..ed io difficilmente vengo meno.

Quando ce ne siamo andati, perché ce ne siamo andati entrambi, me ne hai strappata una, volevi ti dicessi quando e se un giorno fossi stata felice.

Adesso non ho alcun bisogno di dirtelo, tu hai la tua vita, io la mia e, eccezion fatta per la gastrite che mi hai lasciato, esse non hanno alcunché in comune.

Ma le promesse vanno sempre onorate… ed allora ti dico chiedimi se sono felice e la risposta è un SI grande quanto tutto il mondo.

Sono felice nel modo più naturale che si possa, senza compromessi, senza malintesi, senza sotterfugi, alla luce del sole, con il vento sulla faccia e la benzina fra i capelli annodati dal vento…coi pantaloni che cominciano ad aderirmi nuovamente alla pelle, la mia pelle, con i bronchi che si riempiono d’aria e non di fumo, con tutti i colori e le loro 1000 sfumature.

Sono felice senza doverlo dimostrare a nessuno, per il semplice gusto di esserlo per me stessa.

Sono felice ad occhi chiusi, mentre ascolto a volume basso la mia musica..e lo sono ad occhi aperti mentre guardo il sole, senza più nascondermi dietro ai miei occhialoni da sole, quelli che io chiamo la mia maschera.

Ho smesso di sopravvivere in questa giunga..ho semplicemente cominciato a vivere.

Io la mia promessa l’ho onorata.

teaching that personal hygene can be fun ( that's NOT gasoline in the plastic tank).

insegnando che l'igene personale può essere divertente ( quella nel bidoncino NON è benzina).

Nel 1916, durante la Prima Guerra Mondiale, l'esercito francese acquistò questo locotrattore per funzioni logistiche. Oggi è conservato nel museo Cité du Train a Mulhouse ( FR ). "Locotracteur" costruito da Crochat, con motore a benzina e blindatura militare. Sono state prodotte 138 unità intorno al 1916, essa rappresenta una delle prime locomotive combustione interna prodotte in serie

Molte sono le leggende metropolitane a questo mondo, ma forse non tutti sanno che una di queste è proprio qui vicino a noi, nell’entroterra sannita, e precisamente a Pontelandolfo.

Quasi 40 anni fa nel casolare della foto accadde un delitto efferato, e dell’autore non si seppe più nulla; alcune voci del paese dicono che sia stato internato in un manicomio nei primi anni ’80, e che forse sia morto lì rinchiuso, altre ancora invece sostengono la tesi che quest’uomo disturbato sia in realtà ancora vivo e forse a piede libero.

 

Brevemente vi spieghiamo la storia: la casa, luogo del delitto, è in pratica divisa in due parti: la prima ospitava Gennaro P. e la seconda i due vicini che l’abitavano, marito e moglie. Raffaele e Rosa S.

Si dice che i rapporti tra la coppia e Gennaro P. non fossero idilliaci e una sera, mentre i due tornavano da una faticosa giornata lavorativa nei campi, Gennaro li aspettava dietro una porta e con 2 colpi mirati al petto, li uccise entrambi.

L’uomo finalmente era nella pace dei sensi, si era liberato non di uno, ma di ben due dei suoi problemi, e nella sua insanità mentale pensava che da quel momento in poi le cose sarebbero filate tutte lisce per lui, senza più la presenza disturbante dei propri vicini.

Ma evidentemente non aveva fatto i conti con la gente del paese, e i familiari delle vittime che in poco tempo, scoprirono il duplice delitto e fecero sì che Gennaro P. sparisse dalla memoria collettiva di Pontelandolfo.

Evidentemente, dato che ne stiamo parlando tutt’ora, così non è stato.

 

Da quel giorno macabro i suoi parenti, non vollero quasi più avere niente a che fare con quel luogo infausto, e lasciarono il paese tornandovi solo rare volte, e non si sa bene ancora in quali circostanze, tant’è che infatti da allora tutto è rimasto così come l’assassino lo lasciò.

 

Sarà per questa storia, e per come è ora conciato quel terreno, ma nessuno del paese osa avvicinarvisi più di tanto, come se una presenza maligna aleggiasse ancora sul casolare “maledetto”; giusto qualche forestiero ha sfidato le dicerie, ed infatti è di pochi giorni la testimonianza di due amici, Enzo D. e Roberto B., che si trovavano a passare di lì per caso.

I due, arrivati a Pontelandolfo per un servizio fotografico, tornati a casa e scaricata la scheda della macchinetta fotografica sul computer, hanno notato che in una foto, quella del casolare luogo della tragedia, qualcosa non quadrava. Ecco la foto con l’arcano mistero: chi dei 3 protagonisti di questa vicenda potrà mai essere?

 

Sempre i due giovani fotografi hanno detto che fuori il casolare tutto tace, ma che appena vi hanno messo piede all’interno, salendo su per la rampa di scale, forti squittii hanno iniziato col farsi sentire come ad avvisare i presenti di ciò a cui stavano per andare incontro.

Nelle altre foto, potete vedere come nulla più da allora è stato toccato: l’auto parcheggiata oramai arrugginita con le taniche di benzina a fianco; la sedia a sdraio dove Gennaro P. probabilmente si siedeva per ammirare la campagna circostante; e il bagno al piano superiore ancora intatto.

La Fiat cominciò a produrre la '600' nel marzo del 1955. In 5 anni produsse due milioni e mezzo di esemplari. Era l'auto innovativa, l'utilitaria comoda e affidabile per la famiglia media. Costava 590.000 lire. Motore e trazione posteriori, raffreddamento ad acqua, 4 posti comodi, una linea del tutto nuova. Da non confondersi con la 'Nuova 500', uscita tra il '57 e il '58, più spartana e 'proletaria', raffreddamento ad aria, rumorosa, ma che ebbe un successo altrettanto enorme e duraturo, anche se destinata ad acquirenti diversi da quelli della più 'posata' 600.

 

La 600 della Zia Anna la ho portata via da Genova nel 1975 perchè me la ha regalata.

Era targata GE88460, ed era più o meno della mia età, forse pure più vecchia di me ragazzo del '56.

Aveva un colore grigio sfinito, così sfinito da sembrare cangiante.

Qua e là apparivano macchie rugginose, qualche seria ammaccatura.

Le frecce erano solo sui parafanghi, i finestrini si aprivano quando volevano loro, ma sempre facendoli scorrere, come su quelle corriere puzzolenti dei Lazzi che andavano su e giù per i paesini della Liguria.

Le guarnizioni erano verdi, preda di qualche strano muschio o fungo.

Non aveva il cambio sincronizzato, si imparava davvero a guidare così: doppietta in salita, doppietta in scalata! Quattro marce per miracolo, ma il miracolo era più che altro farla accendere certi giorni.

Beveva molta più acqua che benzina invero, e per arrivare a Milano sulla Serravalle correvo lento a non più di 60 all'ora lungo i muraglioni, attaccatto più che potevo per non farvi schiacciare da TIR feroci e signorine svelte.

Una bella media il primo viaggio: quattro ore e mezza per fare 140 chilometri, due taniche da 10 litri di acqua nel radiatore, qualche litro di benzina, un pacchetto di Marlboro rosse, 4 caffè.

Era divertente però spostare l'asse di compensato marino che tappava il pavimento per guardare la strada che correva sotto di me.

Era divertente alzare la manetta dell'aria, poi la manetta dell'accensione, con quella chiave di lamiera che sembrava piegarsi ogni volta.

Quella chiave che è ancora nel mio cassetto fra le cose preziose.

Era una macchina, ma quello stesso giorno diventò la mia macchina.

La 600 di Nene, non più della Zia Anna.

 

Questa è la ventisettesima foto di un progetto dal titolo 'Memorie e sogni', nato da uno scambio di idee e riflessioni tra Nene e Paolo.

Non so nemmeno io come proseguirà, ma ho accettato volentieri la sua proposta. Collaborazione, dialogo, 'sfida'...un progetto che cerca di riferirsi alla memoria, al sogno, all'esistenza....

www.flickr.com/groups/1156827@N21/

 

Sono gradite le visite anche alla foto di Paolo www.flickr.com/photos/ciue/6396873957/in/photostream.

Ricordiamo che questo è un progetto ' a due mani', che è nato e che continua in un piacevole scambio e confronto. Perciò le due foto, sua e mia, non sono da considerarsi singole, ma unite tra loro da un intento comune.

  

Kingdom City in Callaway County Missouri.

«…non ho mai avuto grandi pretese nella vita. Non mi serve tanto per vivere. Qualcosa in frigo e un po’ di benzina nel serbatoio».

Giorgio Verardo, amico fraterno. Maestro. 30 gennaio 2015

 

A stormy summer morning in Kingdom City in Callaway County Missouri.

 

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©Notley Hawkins

I applied a RAW preset to this and a little Topaz Adjust...just for fun. I hope you like it. Thank you for your visits!

 

Ho applicato un preset RAW per questo e un po 'Topaz Adjust ... solo per divertimento. Spero vi piaccia. Grazie per la vostra visita!

LEGGO SU REPUBBLICA: Camera: sì a fiducia, no a Imu su Chiesa

 

E MI VIENE DI PENSARE: ... ma se la soglia di povertà per una singola persona è fissata dalla comunità europea a 580 euro al mese e un operaio di 5° livello con stipendio base 820 euro al mese, quindi 240 euro oltre la soglia di povertà, spende 240 euro al mese per bollo, assicurazione e benzina dell'auto per recarsi al lavoro... è considerato ricco? Dovremmo porre questa domanda a qualche mente eletta... io sono solo un povera pirla e non so darvi risposta......

 

Dopo venti anni di tagli in nome del futuro dei giovani, cosa hanno ottenuto i giovani? Solo estromissione dal loro futuro.......

 

Un tempo i governi erano scelti dal popolo, oggi dai mercati ovvero dalla finanza internazionale manovrata da illuminati per arrivare al potere e a padroneggiare intere nazioni......

 

EXPLORE 17/12/11 #71 flickr-explorer.com/cgi-bin/getExplored.pl?screenName=col...

 

Questa pianta infatti non ha radici.

Nell'aria, assieme all'umidità, le Tillandsie catturano anche il pulviscolo atmosferico che contiene agenti inquinanti. In ragione di questa proprietà, sono stati eseguiti studi volti ad esplorare l'utilizzo di queste piante come biorivelatori di inquinanti atmosferici, in particolare per rivelare gli IPA (idrocarburi policiclici aromatici), sostanze provenienti dalla incompleta combustione della benzina e del gasolio sospettate di causare il cancro.

La pianta è stata testata per sei mesi sulla trafficatissima circonvallazione di Firenze, per iniziativa del botanico Luigi Brighigna dell'Ateneo fiorentino, che ha poi portato le piantine "inquinate" al dipartimento di chimica 'Ciamician' di Bologna, attrezzato per studiarle. Secondo i risultati del test, resi noti dall'Università di Bologna, la Tillandsia può essere usata per monitorare l'inquinamento, ma anche, in dosi massicce, per assorbire le polveri cariche di idrocarburi policiclici aromatici, ovvero i benzopireni accusati di essere cancerogeni, provenienti dall'incompleta combustione della benzina e del gasolio. La mancanza di radici ha permesso, inoltre, di analizzare le sostanze depositate escludendo le interferenze con il terreno. La Tillandsia non solo cattura gli inquinanti, ma è in grado di assorbirli ed eliminarli, metabolizzandoli, ovvero "mangiando" una discreta quantità di inquinanti: 0,2 milligrammi per chilogrammo di pianta. Costa poco e sono già state ipotizzate le applicazioni: una piccola parete può essere usata per disinquinare un appartamento, ma non si esclude in futuro l'ipotesi di interi pannelli pieni di piante da collocare sulle autostrade e sulle vie cittadine di grande traffico.

Per ora io ne ho viste solo alcune in piccoli giardini, sul mio balcone non sono riuscite a vivere poiché è troppo assolato.

 

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PS: Mi scuso con gli amici e i visitatori, ma sono costretta a venirvi a trovare solo un po' per volta, oggi un pacchetto di voi, domani un altro eccetera...

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Sorry, to me is very difficult to visit people that always only leave a fav without commenting...

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Sunset in Columbia in Boone County Missouri.

 

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©Notley Hawkins

È esagerata piazza Giovanni Nicotera, già dal nome. È roba da città, troppo grande e complessa – su tre livelli la chiesa e le case che vi affacciano – per un paese: quindi perfetta per questo che un paese non è. E non è mai stato. Perché «all'inizio qui, oltre a un convento di benedettini, c’era solo un fuoco di pastori che governavano i maiali, poi altri due o tre», racconta il Solitario. Dove fuoco sta per focolare, camino, nucleo familiare. «E quando siamo diventati 600 abitanti, ormai era ora di andare». Ad abitare più su, dove la nuova Roscigno prendeva forma e municipio, mentre la Vecchia, cresciuta sulla frana e «che non è mai stata comune e nemmeno frazione, ma solo vicinato di focolari, ha finito lentamente per crollare». Spenti i fuochi di un paese mai nato, oggi puntellato e disabitato, dove lo slargo Giovanni Nicotera non ha fatto mai in tempo a riempirsi. Se non di erba e di sassi, venuti giù dai muri abbandonati a se stessi: pareti di facciata su una piazza troppo grande e bella per finire abbandonata.

 

E difatti, da quindici anni, come un immobile testardo, ogni mattina sullo slargo si affaccia anche lui, il Solitario. Che dal balcone l’ha tutta per sé quando dice “buongiorno” al mondo e nessuno risponde, se non gli uccelli, perché «dicono che il nome Roscigno non derivi da ruscello, ma da rusignolo».

 

Il Solitario di Rio Ripìti, il torrente del vallo, ha una faccia da vecchio West e da nuovo eremitaggio. È l’ultimo abitante, l’unico, il fuoco fatuo del paese. L’esistenza riscaldata da una lampadina e “cucinata” alla brace di un piccolo focolare d’angolo, tra fiori secchi e pani ancora di più: fette già stagionate quando gli sono state donate – «ma ho ancora i denti buoni» –, da condire con «l’olio invecchiato di queste bottiglie, pagate solo un euro perché scadute». Da due anni, recitano le etichette.

 

Il Solitario di Roscigno Vecchia è sindaco, custode, muratore e agricoltore; medico e tuttofare senza patente: «Da giovane potevo prenderla, ma allora avrei dovuto prendere anche un’auto. E darle da mangiare. Ho preferito mangiare io». Come dargli torto. Vita a “chilometro zero” pure da fumatore ché «del tabacco faccio volentieri a meno e carico le pipe con le foglie di carciofo secco, oppure con la cicoria o con la camomilla insaporita da un po’ di salvia». Il calumet di chi si fa d’erba coi prodotti stagionali dell’orto.

 

Il Solitario ha otto “gatti da guardia”, che non lascia entrare in casa ma nutre: «Erano venti, due anni fa e no, non li ho mangiati io, se è questo che sta pensando: li ho dati da accudire, per me erano troppi». Poi ha un materasso in lattice da scatoloni – fatto di cartoni a strato, compressi uno sull'altro – che regge, come un piedistallo, una vecchia brandina da mare, «perché se si riposa troppo bene, poi la mattina non si ha più voglia di lavorare». Niente riscaldamento e ogni giorno acqua “detratta” alla fonte, che rumoreggia in mezzo alla bella piazza dove Libero passa la sua vita. Pazza soltanto per «quelli che non la vogliono capire e pensano che io sia strano». Libero che ha una figlia laureata in cerca d’impiego, un figlio che vive e lavora a Milano, un altro sposato in Germania. Libero che abita soddisfatto la sua camera con cottura-angolare, unico cittadino di questo paese, abbandonato definitivamente a metà degli anni Sessanta. Dove lui ha preso il posto di Dorina, «una ex suora tornata a casa quando il suo ordine ha chiuso e che, pure se diventata solo ossa e spirito, non è mai voluta andare via da dove era nata. È morta nel 2000, a 85 anni».

 

Il Solitario del Rio Ripìti in realtà si chiama Giuseppe Spagnuolo. “Libero” se l’è scelto lui: nomignolo, più che secondo nome, da inserire virgolettato prima del cognome. Al modo del “Che” e, a suo modo, pure lui rivoluzionario. Perché nell'Italia che oggi smagrisce, e perde qualche taglia di potere d’acquisto, e impara ad arrangiarsi, lui è già un passo avanti. Quasi un corso accelerato di quanto poco ti possa bastare per stare al mondo, fiero della propria autonomia: «C’è chi mi regala il pane, chi un po’ di carne che altrimenti andrebbe a male. Vivo con due euro al giorno: taglio siepi e curo orti dove serve, su a Roscigno. E poi, quando arriva la stagione, raccolgo le olive di chi ha il podere. Pure quelle di Gasparri ho raccolto fino all'anno scorso. Sì, Gasparri il ministro che non è più al governo. Quel rudere laggiù era della sua famiglia, originaria di qui. Sì, a volte passa, magari adesso lo farà più spesso». Dal potere al podere.

 

«L’ultima volta è venuto ad aprile, per appoggiare il suo candidato sindaco su in paese». Il candidato che ha perduto per due voti (250 a 248) e allora ha presentato ricorso, dopo che Roscigno, solo nell'ultimo anno, ha visto il primo cittadino due volte dimissionario, quindi il commissario mandato dal prefetto per rimetter le cose apposto. Un’Italia in miniatura.

 

«Roscigno è un paese dove ognuno mette i bastoni fra le ruote all'altro, mentre io quaggiù, abusivo e un po’ speciale, esercito la piena autorità solo su me stesso. Ecco perché ho scelto di essere Libero». Di andarsene e di tornare, fin quando le forze lo hanno sostenuto. E, alla fine, di mettere radici dove tutto è cominciato, «perché nessuno mi ha mai pagato contributi e non ho diritto alla pensione, anche se avevo solo 16 anni quando sono andato a fare il manovale in Lombardia, a Bolladello di Cairate, perché qui non c’era lavoro, come adesso. Ero il più giovane in ditta e quando è arrivata la crisi, come adesso, sono stato il primo a fare le valigie e a tornare quaggiù». Da dove riparte: «Prima per le cave di pietra, poi militare a Udine, dove ho presentato la domanda per fare il finanziere. Ho fatto il corso all'Elba e per due anni ho lavorato ai valichi con l’ex Jugoslavia».

 

La puntata successiva lo vede in miniera, tra Follonica e Grosseto, ma intanto qualcosa dev'essere accaduto, forse quel mese scarso di carcere di cui non parla volentieri, che non vuole calendarizzare, anche se racconta di «una lite con mio figlio, che cerca riparo dallo zio-mio-fratello, che mi accoglie con un gran pugno e mi manda al tappeto». Caricandolo di rabbia, come una miccia. «Tanto da dare un calcio a una latta aperta di benzina finita chissà come per appiccare le fiamme alla casa di quel mio fratello». Non chiamatelo attentato, né autocombustione, fatto sta che per quel fuoco parentale che prese fuoco il Solitario si fece 24 giorni di prigione.

 

«Cose che da queste parti succedono». No, non è il Solitario a parlare: questa è la voce gentile di una bionda signora del paese, per nulla preoccupata, che giusto un’ora prima, nell'attraversare in auto la Roscigno ufficiale, ti spiega così quello che uno sguardo di passaggio non può evitare: due paesani insanguinati che si sono appena picchiati, lì sulla strada, a colpi di mazze di legno, come se niente fosse. Ché a Roscigno, par di capire, i bastoni non se li mettono solo fra le ruote. Forse per questo, quando il suocero di Caserta che veniva a stare da lui ogni anno per Natale, «dall'Epifania del ’97 non se ne era andato più via ed eravamo troppi uomini nella stessa casa e non si andava d’accordo: così me ne sono andato io, che ero tornato da anni di lavoro in Svizzera, a Biel, e in Germania. Perché da Roscigno, finché sei giovane, e hai voglia di fare, sempre si deve partire. Qui non siamo solo a Sud, siamo ''assurdi'', se ha capito il gioco di parole. Io mica li ho festeggiati i 150 anni dell’unità d’Italia».

 

Un po’ borbonico, forse per lo Spagnuolo del cognome, e monarchico da “Regno delle due Sicilie”, il Solitario ha un solo avversario che non smette di denigrare, nella migliore/peggiore tradizione del Nord condanna del Sud: «Chiedetemi di vestirmi da monaco o da brigante o da Babbo Natale, per far contenti i bambini, ma da Garibaldi, mai e poi mai». Che la barba, i rossi panni e il suo (vero) nome, Giuseppe, non ingannino. In effetti Libero s’è pure travestito in questi ultimi anni: unico protagonista di un paese dove ha fatto pure la comparsa. «Quando hanno girato qui alcune scene di Soldati di pace e mi hanno dato un milione e mezzo di lire, altro che spaccar pietre. E poi sono venuti quelli di Radio West e di Noi credevamo». Ché il Solitario di Rio Ripìti, «quello che con le alluvioni si porta giù il vallo», ha fatto pure il cinema. Piccola star di paese che in tanti vengono a trovare, «perché da un po’ sono finito citato in una guida straniera, non so quale».

 

E che mostra orgoglioso la tavola imbandita delle cartoline di chi passa e poi gli spedisce un saluto, dall’Uzbekistan come da Miami. «Italiani meno, solo gente della zona o del paese che magari scende la sera per una partita a carte. Anche se non soffro certo la solitudine né la crisi, che può fare paura a tutti meno che a me». Forte di quel mezzo palindromo – Libero trascorre la sua vita qui/ Qui la sua vita trascorre libero – con cui il Solitario, che fuma carciofo ed erba salvia, si tiene compagnia.

 

(Cesare Fiumi - Dal Magazine ''Sette'' del 16 giugno 2012)

 

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Soundtrack

CANALI NAVIGABILI E ITINERARI SICURI:

 

Dalla Bocca di Lido a Portegrandi:

 

Quello, è l`accesso più settentrionale della laguna. Ha una larghezza di circa 500 metri, ed una profondità massima di 9 metri. Viene trafficato dalle navi traghetto, pontoni, chiatte, rimorchiatori, e imbarcazioni da pesca e da diporto di ogni dimensione. Attenzione alla forte corrente di marea che raggiunge anche i 3,5 nodi.

E` protetto a nord e a Sud da 2 frangiflutti lunghi alcune centinaia di metri, all`estremità dei quali si trovano due fari (per info sui fari consultare l`elenco dei fari e fanali).

Entrati dentro al canale di accesso alla laguna, ci troviamo immediatamente di fronte una grande isola di cemento armato, frutto degli imponenti lavori di realizzazione del MoSE. Quest`isola artificiale è navigabile su entrambi i lati all`interno di un canale delimitato da boe verdi e rosse salvo lavori in corso. La navigazione è comunque sempre garantita in almeno uno dei due bracci.

A Nord, sull`estremità di Punta Sabbioni, troviamo inoltre i lavori per la realizzazione di una darsena che ospiterà le imbarcazioni quando le porte del mose rimarranno chiuse per l`alta marea.

Raggiunta l`isola artificiale, imbocchiamo quindi il braccio alla nostra dritta, ed entriamo nel CANALE SAN FELICE, largo circa 1 km, e profondo mediamente 7 metri. Troviamo quindi alla nostra dritta Punta Sabbioni, con diversi approdi, cantieri navali, un molo carburanti e due marina. Alla nostra sinistra, troviamo invece l`imponente secca del BACAN, un gigantesco insabbiamento con bassi fondali, e, sempre sulla sinistra, dietro al Bacàn, l`Isola di Sant`erasmo.

Continuando la navigazione, il canale San Felice si biforca in due. Sulla dritta, continuando a costeggiare Treporti, si raggiunge la Laguna Nord, verso le Valli da pesca nei pressi di Jesolo, mentre a sinistra, come faremo noi, si imbocca il canale di BURANO.

Troviamo quindi immediatamente alla nostra sinistra l` Isola di Crevan, e, proseguendo lungo il canale, segnato a dritta e a sinistra dalle bricole, raggiungiamo l`Isola di Burano, che troveremo alla nostra sinistra, dove è facilmente individuabile un piccolo porticciolo dove si può sostare gratuitamente per qualche ora, senza disturbare il lavoro dei pescatori. In Laguna, è inoltre abbastanza frequente ormeggiare "a lai" di altre barche, cioè in andana (di fianco ad altre barche ormeggiate all`inglese fino a 2 3 barche). Proseguendo lungo il canale, sempre sulla sinistra, si trova un molo carburanti della Total. La velocità in questo canale è limitata ai 5 km/h, ed è monitorata tramite videocamere e rilevatori di velocità.

Un paio di centinaia di metri prima di Burano, il canale diventa molto largo, ed è possibile dare ancora e sostare a tempo indeterminato senza creare ostacolo alla navigazione. Sconsiglio tuttavia di dare ancora o ormeggiare quì, a causa del notevole moto ondoso creato dai vaporetti e da imbarcazioni che non rispettano le più elementari norme.

Proseguendo quindi lungo il canale, troviamo alla nostra sinistra l`isola di Mazzorbo, e, più avanti sulla dritta, l`isola di Torcello. C`è una banchina libera oltre l`ormeggio dei vaporetti, ma la consiglio solo d`inverno, per brevi soste, a causa dell`elevato traffico di traghetti privati, che ormeggiano lì, e con cui si rischia di "far baruffa".

Proseguendo la nostra navigazione, il canale si dirama nuovamente, in forma di T. A sinistra, si segue un canale che porta sino a Ca` Noghera, nei pressi dell`Aeroporto Marco polo, Mentre noi, imboccheremo il Canale Silone, a Destra.

La profondità massima di questo canale è di circa 2,50 m, con una media di 2m e alcuni interrimenti che riducono la profondità a soli 170 cm.

Il Silone è il vecchio corso del Fiume Sile, Deviato alcuni secoli fa per volere della Serenissima Repubblica di Venezia, e fa parte del PARCO NATURALE E ARCHEOLOGICO DI ALTINO.

Su questo canale, circondato da paludi e valli da pesca, e, più a monte da campi e argini, si può osservare la varietà dell`avifauna del posto, e si possono inoltre ammirare delle antiche bilance da pesca di dimensioni enormi, montate su palafitte, e azionate con motori a benzina o elettricamente. Alcuni proprietari, ospitano anche i visitatori per dei pranzi o cene a base di pesce pescato sul momento e vini tipici, il tutto a un costo veramente contenuto.

Sulle rive del silone si possono inoltre vedere alcune antiche fattorie, restaurate e diventate ora delle magnifiche ville, alcune con tanto di ormeggio privato, rigorosamente con bricole in legno infisse nel fango, nel rispetto della tradizione e dell`ambiente.

Si giunge infine al Marina di Portegrandi, dove faccio porto base, dopo 13 miglia di navigazione nelle acque interne.

Il marina conta 400 posti barca sino a 25 metri di lunghezza, l`acqua del porto è completamente dolce, in quanto il bacino è alimentato dal Fiume Sile, che vi scorre a fianco. Nel Marina si trovano inoltre i famosi Cantieri Navali Crosera, che contano oltre 150 anni di storia, e sono in grado di effettuare qualsiasi tipo di lavoro sulle imbarcazioni con grandissima serietà.

Il marina è immerso nel verde, con argini in pietra locale, e moli di legno, e offre acqua potabile su tutte le colonnine, scivolo di alaggio, elettricità, guardiania armata 24/24. Non è stato ancora realizzato il molo carburanti, che è comunque in progetto. Presso il paese di Portegrandi, a circa 200 metri di distanza, si trovano tutti i servizi. Supermercato, distrubutore di carburante, locali tipici, mezzi pubblici. Venezia e l`aeroporto sono raggiungibili in pochi minuti di autobus.

 

www.marinadiportegrandi.it/

 

Da Portegrandi, è inoltre possibile passare la CONCA DI NAVIGAZIONE, che consente l`accesso al Fiume Sile, navigabile sino alle porte di Treviso con imbarcazioni non a vela a causa dei ponti. Lungo il fiume si trovano i noti Cantieri VZ (ex Vizianello).

Sempre da Portegrandi, si può discendere il canale Taglio di Sile, nuovo corso dell`omonimo fiume, sino a Jesolo.

 

ALCUNI ACCORGIMENTI PER LA NAVIGAZIONE IN ACQUE INTERNE:

 

- è consigliabile non tagliare mai le curve nei canali, in quanto, la corrente, nella

parte interna della curva tende a rallentare e a depositare i detriti.

 

- fate attenzione alla corrente di marea, sia in fase crescente che calante, perchè può

rendere difficoltosa la manovra anche a velocità sostenuta.

 

- seguire i segnali posti sulle bricole

 

- spolverare quel minimo di teoria per ricordarsi i segnali sonori per le manovre di

accostata a dritta e a sinistra, di macchine indietro, di partenza, e il segnale da

nebbia se necessario.

 

Suggerita la visione in Laaaaarge!

E436.337 MF CTI+E483.014 CTI in testa a MRS Trento Roncafort-CavaTigozzi,fotografato a Pieve San Giacomo(CR).

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