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Inspired by Dosso Dossi's Piece "Apollo 1524"

 

Model: Lizandro Santamaria

Photographer: Alexsander©2011

San Jose, Costa Rica

Title: Orlando furioso. /

Identifier: orlandofurios00ario

Year: 1556 (1550s)

Authors: Ariosto, Lodovico, 1474-1533 Ruscelli, Girolamo, d. ca. 1565 Pigna, Giovan Battista, 1529-1575 Rota, Giovanni Battista, fl. 1556 Dossi, Dosso, d. 1542 Valgrisius, Vincentius, fl. 1543-1575

Subjects:

Publisher: In Venetia, // Appresso Vicenzo Valgrisi, nella bottega d'Erasmo. /

  

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Full title: A Bacchanal

Artist: Attributed to Dosso Dossi

Date made: probably about 1515-20

Source: www.nationalgalleryimages.co.uk/

Contact: picture.library@nationalgallery.co.uk

 

Copyright © The National Gallery, London

Dosso Dossi. (Giovanni Luteri) 1489-1542 Ferrare. Nymphe et Satyre. Vers 1510. Florence. Palazzo Pitti. Galleria Palatina.

 

Dosso Dossi. (Giovanni Luteri) 1489-1542. Ferrara. Nymph and Satyr. Around 1510. Florence. Palazzo Pitti. Palatine Gallery.

Il Castello è stato edificato con funzioni difensive sopra un rilievo roccioso, originariamente sede di un castrum romano.

Il dosso in cui venne edificata la fortezza a partire dal XIII secolo era denominato Malconsey. Già a partire dal 1300 il toponimo anticamente utilizzato per indicare il piccolo colle non venne più utilizzato e si preferì modificare il nome originario, adottando un termine più positivo: il castello Malconsey divenne Buonconsilii (del Buonconsiglio).

La sua attuale struttura è il risultato di una plurisecolare aggregazione edilizia: sono infatti ben distinguibili diverse sezioni e strutture, risalenti a secoli diversi. Il castello del Buonconsiglio rappresenta uno dei più grandi complessi fortificati delle Alpi.

La parte più antica è quella di gusto romanico, rappresentata dal nucleo duecentesco del Castelvecchio (che venne poi ricostruito nel 1440) e dell'ampio torrione circolare (chiamato Torre d'Augusto). In una fase successiva, tra la fine del Trecento e l'inizio del Quattrocento, la struttura venne profondamente modificata dai principi vescovi Giorgio di Liechtenstein e Giovanni IV Hinderbach. Il primo collegò al Castelvecchio la Torre Aquila, che fece affrescare con il Ciclo dei Mesi, uno straordinario esempio di Gotico Internazionale. Giovanni IV Hiderbach fece costruire la grande merlatura e il loggiato di gusto gotico-veneziano.

Nel 1500 il cardinale Bernardo Clesio, impegnato in un progetto di ristrutturazione e riqualificazione urbanistica dell'intera città, fece edificare a sud del complesso una costruzione rinascimentale, il Magno Palazzo, nuova dimora di principi vescovi, affrescata da Dosso Dossi e da Girolamo Romanino.

In età barocca, il vescovo Francesco Alberto Poia costruì la Giunta Albertiana, struttura che permette la comunicazione diretta fra la sezione medievale e il Magno Palazzo.

Nel 1796 la città venne invasa dalle truppe napoleoniche e l'ultimo principe vescovo, Pietro Vigilio Thun, lasciò il castello e si rifugiò nella fortezza di famiglia in Val di Non. Con la secolarizzazione del Principato Vescovile di Trento e la sua annessione alla Contea del Tirolo, il Buonconsiglio si ridusse da sede di rappresentanza a caserma militare austriaca.

Durante la prima guerra mondiale, la Sala del Tribunale (la cinquecentesca Stua della Famea) fu sede del processo (1916) agli irredentisti Cesare Battisti, Fabio Filzi e Damiano Chiesa. Dopo la sentenza, che sanciva la condanna a morte per alto tradimento, i tre irredentisti vennero condotti nelle celle ricavate nel loggiato. La sentenza venne eseguita nel prato tra il castello e le mura poste ad est (la Fossa dei Martiri): il 19 maggio 1916 venne fucilato il sottotenente roveretano Damiano Chiesa, volontario nell’esercito italiano; il tenente Battisti e il sottotenente Filzi vennero impiccati il 12 luglio successivo.

Nel 1918 lo Stato italiano divenne proprietario del Castello, che passò alla Provincia autonoma di Trento nel 1974. Il castello è maniero d'Onore dell'Ordine di Vittorio Veneto figurando in alto a sinistra nel diploma di Cavaliere.

Title: Orlando furioso. /

Identifier: orlandofurios00ario

Year: 1556 (1550s)

Authors: Ariosto, Lodovico, 1474-1533 Ruscelli, Girolamo, d. ca. 1565 Pigna, Giovan Battista, 1529-1575 Rota, Giovanni Battista, fl. 1556 Dossi, Dosso, d. 1542 Valgrisius, Vincentius, fl. 1543-1575

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Gr.vi cofe fa perfìrada ilpazgg Orlando.^f Mandrie ardo dà Rupvier la morte ;Sta/Si /.t belli moglie in affettando,Chei Tenga 3 e pena [ente acerba e forte ,Ma à lui, chè fh ito, a la gir quandoPromcffo hauetta, aliar yietb la forte.Va co fratelli intanto ardito e baldoPer darfoccorfo aljuo Signor, Rinaldo.

  

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Title: Orlando furioso. /

Identifier: orlandofurios00ario

Year: 1556 (1550s)

Authors: Ariosto, Lodovico, 1474-1533 Ruscelli, Girolamo, d. ca. 1565 Pigna, Giovan Battista, 1529-1575 Rota, Giovanni Battista, fl. 1556 Dossi, Dosso, d. 1542 Valgrisius, Vincentius, fl. 1543-1575

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Ne la buca infintale ^f, tolf> intendeDi Liàu il mal ; ma via aia fi confluitoDal fumo jurtiejce ,e al-volatorjiiofcende, iJoj^jJ?.- E nel terreflre paradtfò è pianto ì ^WT^i>VtJ\ Nel ael poi con Gioitami ilfentier prende , //^Sp?̧0 y&Et infornato (To<rmcoft à punto [ [ *^ >>./ : 2%WJ Prende il fenno d Orlando. e del fuo parte F fi^-Ffcfe , e c/?/^/.! r ;«)/?>•» Tf III _, e parte. VV.

  

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Title: Orlando furioso. /

Identifier: orlandofurios00ario

Year: 1556 (1550s)

Authors: Ariosto, Lodovico, 1474-1533 Ruscelli, Girolamo, d. ca. 1565 Pigna, Giovan Battista, 1529-1575 Rota, Giovanni Battista, fl. 1556 Dossi, Dosso, d. 1542 Valgrisius, Vincentius, fl. 1543-1575

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nnotationifopra il Decamerone del Boccaccio, cr cosi nel principiodel Petrarca, ne Commentari] della linguaìtaliana, eynel uolume delle lette*re de Tredici Autori ìUufbri, con altre lettere, ey due altri libri da me nuouamente aggiuntati, io ho renduta piena ragione dellortografìa, ey ho moftrato (quel*lo,che però non è in dubbio alcuno tra quei che fanno ) che à i tempi del B<jrc<jc=ciò, di Dante, ey del Petrarca, nonflfeppe quafi mun uero, ey regolato mododi ortografia, ey feriticelo quafi con tutta lortografìa L atina, ufando lax.lay.iì.ph. th. eyfenzaaccenti alcuni, ey quello che è molto peggio ,fcnza apoflrofo, ò colli/ione ,fcriuendo cosi luna, quando diceano luna cy Ultra, come quando diccano la luna del cielo, ey così dognaltra. il che fi uede,che ancora molti flampatori, non dico da+o.ò fo. anni a dietro, ma da 4. ey e. fi fon pregiati di fare, credo per parere òàloro,òà chi ordmaua loro le cofe, di ritornare in quefìa età noflra una moU • * * « to

 

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tofaporìtd forte di uumdd nuottd, ey con quello rimanere Ammirabili, er moflrdr che più uaglia ilgenerofo capriccio loro, che le ragioni, le regole, er U mamfeflifiima necefiità non che utilità perlintendimento delle fcritture. Ora quantunquc,come pur ora ho detto, io di ciò habbia trattato ilungo in tanti altri luoghi,tuttauia.pcrche molti,chc per auentura non [hanno letto in quelli, non habbiano che defiderare in quejlo, cy rejlmo capaci di quanto io ho fatto intorno à ciò in quejlo libro àbeneficio degli Hudiofi, ne dirò ancor qui breuifiimamente alcune cofe infojlanza, più importantLEttanto più, che non mancheranno alcuni muidioft, ò maligni, eyfopr atutto ignoranti, chefenza dartempo à i ghiribizzi che nafeon loro nel cer nello, di maturar fi, gli ftingon fuori a! primo tratto buo*tuo cattiui che fieno, fi faran fubito àcauallo,con dir chio ho uolutorinouarla fcrittura tenutifin qui in tutti il uriofi che fi fon uijli, cy già odo fin di qua la caterua de Pedanti, c

  

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Title: Orlando furioso. /

Identifier: orlandofurios00ario

Year: 1556 (1550s)

Authors: Ariosto, Lodovico, 1474-1533 Ruscelli, Girolamo, d. ca. 1565 Pigna, Giovan Battista, 1529-1575 Rota, Giovanni Battista, fl. 1556 Dossi, Dosso, d. 1542 Valgrisius, Vincentius, fl. 1543-1575

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il Re ^A^ram.iute e (iifu^girjor^ato ,E Bijcì-tà .mìei- di lontano Tede ;Ma tocco tara , ha ti Sericoli troitato\Che darli ej penai-^a di juàfede ;Orlando con duo altri han disfidato,Cui per fermo (^radafjò incider credtPer difcior fette Re da la catenaFieri colpi Auggier con Dudon mena.

 

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Girolamo Romanino (1484/7-1562) - Salome with the Head of John the Baptist.

Detail.

Around 1516-1517.

Gemäldegalerie Staatliche Museen, Berlin.

 

Wikipedia:

Girolamo Romani (Romanino) (c. 1485 – c. 1566) was an Italian High Renaissance painter active in the Veneto and Lombardy, near Brescia. His long career brought forth different styles.

 

Romani was born in Brescia. His early training and life are not well documented.

 

He took up residence in Venice in his twenties, at the latest by 1513. He was commissioned to complete a Madonna enthroned with four saints for the church of Santa Giustina in Padua in 1513. The coloration of the painting is of Venetian style, but the duller visages in bejeweled setting recalls styles of previous generations.

 

Romanino completed four frescoes in the nave of the cathedral of Cremona in 1519-1520 depicting stories of the Passion of Christ. His paintings have eclectic influences using Venetian coloration with Florentine-Lombard modeling. In the Cremona frescoes, the Lombard influence of Altobello Melone is strong, in the narrative and decorative elements of the fresco. By 1521, Romanino was replaced by Il Pordenone in the decoration of the church.

 

He then returned to Brescia to work (1521–1524) with Alessandro Bonvicino in the decoration of the "Cappella del Sacramento" in San Giovanni Evangelista. His St. Matthew and the Angel depicts the apostle at work under candlelight, and represents one of the first such nocturnes in Italian painting, a device which Correggio and Cambiaso would soon pursue. He also helped decorate the Palazzo Averoldi. A series of frescoes in the Castle of Malpaga, near Bergamo (1520-1530s), celebrating the life of Bartolomeo Colleoni, is attributed to him.

 

In 1531 to 1532, he worked with Dosso Dossi in fresco decoration of Castello del Buoncosiglio in Trento. He completed organ shutters for the church of Asola on Augustus and the sibyl, and Sacrifice of Isaac. He died between 1559-1561. His main pupils were his son-in-law Lattanzio Gambara, Girolamo Muziano, and Stefano Rosa. He is also known to have influenced artists such as Giulio Campi

 

Here you find a link to the website of the museum:

www.smb.museum/smb/standorte/index.php?lang=de&p=2&am....

See also my list of best and worst museums in the world:

www.flickr.com/photos/menesje/4059308291/

And here you find my list of best and worst museums in Holland:

www.flickr.com/photos/menesje/4059604700/

 

ANTALYA, TURKEY - JANUARY 9: American Model Lindsay Ellingson poses to media after walked on the runway during the 19th Dosso Dossi Fashion Show on January 09, 2015 in Antalya, Turkey. (Photo by Suleyman Elcin/Anadolu Agency/Getty Images)

Dosso Dossi (active 1512; died 1542) - A Man embracing a Woman, c1524

Title: Orlando furioso. /

Identifier: orlandofurios00ario

Year: 1556 (1550s)

Authors: Ariosto, Lodovico, 1474-1533 Ruscelli, Girolamo, d. ca. 1565 Pigna, Giovan Battista, 1529-1575 Rota, Giovanni Battista, fl. 1556 Dossi, Dosso, d. 1542 Valgrisius, Vincentius, fl. 1543-1575

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ARGOMENTO. Ha Fami battaglia in ogni parteDa lejjercito Moro, e da liffano,Da Logijlillt ^fjìolfofi diparte ;E premici ria Calgorante wfvw.ad Orni dal bujlo il capo parte _,cui Grifone & ^AljmUnte in i<anobattutohan .PoiSanfonetto troua.a Donna ha Grijvn non grata nona . m

 

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Wdz&zà*^ IN QUESTO QV INTODECIMO, PER CALIGORANTE, CHE Fi-nalmente prende fc Hello nella (u.i ice, lì vede come quali tempre le fcelerae7fce ,& glingannialtrui ritornano in vltimoàdanno,& routna di chi ladopra. PER Oiulo,che tagliato in pezzili rilaldaua di le dello &. teneua viuo, (i dimo(lra,che la malignità per qualche tempo lì foftiene,ma clic pural rJne,chi fa conofecre le cagioni che la mantiene, & tagliai la vìa, come fece Allottoij ci i n fatale, onJhauca uita Ornlo, viene ad vccidctlu, cV à farla cadere a riatto. C^fNTO QJS I N T O DEC I MO.

  

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ANTALYA, TURKEY - JANUARY 9: American Model Lindsay Ellingson poses to media after walked on the runway during the 19th Dosso Dossi Fashion Show on January 09, 2015 in Antalya, Turkey. (Photo by Suleyman Elcin/Anadolu Agency/Getty Images)

Il Castello Estense sorse nel 1385

come strumento di controllo politico e militare. La prima pietra fu

posata simbolicamente il 29 settembre

, giorno di San Michele

, protettore di porte e rocche

urbiche.

 

L'opera fu commissionata all'architetto Bartolino da Novara

, già artefice del

castello di Pavia e poi

di quello di Mantova

,

dal marchese Niccolò II d'Este

che ritenne

indispensabile dotarsi di una potente macchina repressiva

dopo un'imponente rivolta

popolare scatenatasi nel maggio di quello stesso anno. Alla notizia di

un ennesimo aumento delle tasse, i ferraresi insorsero e chiesero a gran

voce la consegna di Tommaso da Tortona

,

consigliere del Marchese e responsabile della riscossione delle gabelle

. Tommaso, dopo aver debitamente

ricevuto i Sacramenti, fu consegnato dal marchese alla folla inferocita,

che lo fece letteralmente a pezzi.

 

*«* il disgraziato Tommaso, non senza aver prima messo in pace con Dio

l'anima sua, venne consegnato alla folla inferocita, che, afferratolo e

malmenatolo, lo ridusse in tanti pezzi, bruciandone poi alcuni sul rogo

dei libri pubblici gettati alle fiamme, issandone altri su canne in

segno di trionfo e dando gli intestini da mangiare a uomini, cani ed

uccelli. *»*

 

(Luciano Chiappini, /Gli Estensi/)

 

Il Castello sorse intorno alla Torre dei Leoni, un'antica torre

di avvistamento già esistente nel

XIII secolo ed inserita lungo

la cinta muraria che allora delimitava la città verso nord. Bartolino da

Novara chiuse il quadrilatero facendo edificare altre tre torri:

Marchesana a sud-est, di S. Paolo a sud-ovest e di S. Caterina a

nord-ovest. La struttura ebbe quindi in origine la funzione di fortezza

difensiva: di quel periodo sono

le torri e i ponti levatoi

ma nel tempo il suo carattere di reggia

dinastica mise in ombra quello

militare.

 

Il Quattrocento [modifica

]

   

Ercole I

 

Dopo il colpo di stato

tentato nel 1476 da Niccolò, figlio

di Leonello d'Este ,

Ercole I decise di stabilirsi

nel Castello e quindi di apportare all'edificio diversi cambiamenti per

adattarlo alla vita di corte. In quel periodo venne raddoppiato il corpo

di fabbrica compreso tra la Torre Marchesana e quella dei Leoni e furono

iniziati i lavori per ampliare e mettere a decoro la "Via Coperta", fino

ad allora un semplice camminamento che collegava il Castello al Palazzo

Ducale, la precedente residenza signorile.

 

Alla figura di Ercole I si deve la cosiddetta "Addizione Erculea

", affidata all'opera

dell'architetto e urbanista Biagio Rossetti

nel 1492

. L'Addizione prevedeva la

costruzione di una grande cintura fortificata che avrebbe raddoppiato le

dimensioni della città verso settentrione e reinventato Ferrara in

chiave moderna, tanto da poterla annoverare a pieno diritto fra le

principali capitali europee. Ulteriore effetto dell'operazione era di

spostare il baricentro della struttura urbana e rompere le gerarchie

urbane tradizionali.

 

Il Cinquecento [modifica

]

 

All'inizio del Cinquecento ,

Alfonso I continuò i

lavori di ristrutturazione e decorazione del Castello intrapresi dal suo

predecessore Ercole.

 

A partire dal 1507 Alfonso fece

completamente ristrutturare la Via Coperta per collocarci le proprie

stanze private. In particolare bisogna ricordare i famosi "Camerini

d'Alabastro " dove

trovarono posto le sue preziose collezioni d'arte che comprendevano

dipinti di Tiziano , Dosso Dossi

e sculture di Antonio

Lombardo .

I cambiamenti apportati non incisero sostanzialmente sull'aspetto

esteriore del Castello ma dopo un grave incendio scoppiato nel 1554

vennero avviate diverse campagne di

ristrutturazione ad opera di Girolamo da Carpi

 

e alla sua morte da Alberto Schiatti

.

L'intervento del Carpi non modificò la struttura del complesso ma si

limitò ad emendarli in pochi e qualificanti elementi, sufficienti

tuttavia a ridefinire l'aspetto ed il significato simbolico. Le

balaustre di marmo sostituirono

i merli a coda

di rondine medievali ingentilendo così l'aspetto del Castello mentre

l'aggiunta delle altane servì a

slanciare la costruzione verso l'alto, sostituendo all'ottica

dell'osservazione militare quella della contemplazione del paesaggio.

 

Al quinto ed ultimo Duca d'Este, Alfonso II

, è invece

riconducibile il vasto programma per la messa a decoro del Castello, che

interessò l'intero edificio, a partire dal cortile interno fino ai

saloni del piano nobile . Nel

1597 Alfonso II morì senza lasciare

eredi diretti e Papa Clemente VIII

ne approfittò per togliere

il governo della città agli Estensi, i quali dovettero l'anno successivo

lasciare definitivamente Ferrara per trasferirsi a Modena

.

 

Con l'insediamento dei Cardinali Legati nel Castello, che ne fecero la

sede amministrativa del territorio ferrarese, si assistette ad una

progressiva decadenza della città: da capitale estense ad anonima

periferia dello Stato Pontificio

. Gli interventi posti in

essere di questo periodo sono pochi e sostanzialmente limitati alla zona

della Torre di Santa Caterina, quali l'ampliamento del rivellino

nord e la decorazione delle

sale adiacenti. Wiki

Title: Orlando furioso. /

Identifier: orlandofurios00ario

Year: 1556 (1550s)

Authors: Ariosto, Lodovico, 1474-1533 Ruscelli, Girolamo, d. ca. 1565 Pigna, Giovan Battista, 1529-1575 Rota, Giovanni Battista, fl. 1556 Dossi, Dosso, d. 1542 Valgrisius, Vincentius, fl. 1543-1575

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Rtivo-ier dal foco Ricciardetto fomite,A l qttal dal Re Marfilw era dannato.Queipofcia la cantone à lungo fcwglie ,iA Ruo-o-ier,perche à morte era menate.Indi quegli ^fldigier non lieto accoglie ,E la mattina V* aajamo armato,Per far che Malami, e il buon Vintano,Non vadan prefi a Bertolagi in mano.

  

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Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

  

Storia e struttura del castello [modifica]

 

Il Castello è stato edificato con funzioni difensive sopra un rilievo roccioso, originariamente sede di un castrum romano.

 

Il dosso in cui venne edificata la fortezza a partire dal XIII secolo era denominato Malconsey. Già a partire dal 1300 il toponimo anticamente utilizzato per indicare il piccolo colle non venne più utilizzato e si preferì modificare il nome originario, adottando un termine più positivo: il castello Malconsey divenne Buonconsilii (del Buonconsiglio).

 

La sua attuale struttura è il risultato di una plurisecolare aggregazione edilizia: sono infatti ben distinguibili diverse sezioni e strutture, risalenti a secoli diversi. Il castello del Buonconsiglio rappresenta uno dei più grandi complessi fortificati delle Alpi.

 

La parte più antica è quella di gusto romanico, rappresentata dal nucleo duecentesco del Castelvecchio (che venne poi ricostruito nel 1440) e dell'ampio torrione circolare (chiamato Torre d'Augusto). In una fase successiva, tra la fine del Trecento e l'inizio del Quattrocento, la struttura venne profondamente modificata dai principi vescovi Giorgio di Liechtenstein e Giovanni IV Hinderbach. Il primo collegò al Castelvecchio la Torre Aquila, che fece affrescare con il Ciclo dei Mesi, uno straordinario esempio di Gotico Internazionale. Giovanni IV Hiderbach fece costruire la grande merlatura e il loggiato di gusto gotico-veneziano.

 

Nel 1500 il cardinale Bernardo Clesio, impegnato in un progetto di ristrutturazione e riqualificazione urbanistica dell'intera città, fece edificare a sud del complesso una costruzione rinascimentale, il Magno Palazzo, nuova dimora di principi vescovi, affrescata da Dosso Dossi e da Girolamo Romanino.

 

In età barocca, il vescovo Francesco Alberto Poia costruì la Giunta Albertiana, struttura che permette la comunicazione diretta fra la sezione medievale e il Magno Palazzo.

 

Nel 1796 la città venne invasa dalle truppe napoleoniche e l'ultimo principe vescovo, Pietro Vigilio Thun, lasciò il castello e si rifugiò nella fortezza di famiglia in Val di Non. Con la secolarizzazione del Principato Vescovile di Trento e la sua annessione alla Contea del Tirolo, il Buonconsiglio si ridusse da sede di rappresentanza a caserma militare austriaca.

 

Durante la prima guerra mondiale, la Sala del Tribunale (la cinquecentesca Stua della Famea) fu sede del processo (1916) agli irredentisti Cesare Battisti, Fabio Filzi e Damiano Chiesa. Dopo la sentenza, che sanciva la condanna a morte per alto tradimento, i tre irredentisti vennero condotti nelle celle ricavate nel loggiato. La sentenza venne eseguita nel prato tra il castello e le mura poste ad est (la Fossa dei Martiri): il 19 maggio 1916 venne fucilato il sottotenente roveretano Damiano Chiesa, volontario nell’esercito italiano; il tenente Battisti e il sottotenente Filzi vennero impiccati il 12 luglio successivo.

 

Nel 1918 lo Stato italiano divenne proprietario del Castello, che passò alla Provincia autonoma di Trento nel 1974. Il castello è maniero d'Onore dell'Ordine di Vittorio Veneto figurando in alto a sinistra nel diploma di Cavaliere.

 

London, National Gallery

high resolution photo

 

Bacchus, god of wine, emerges with his followers from the landscape to the right. Falling in love with Ariadne on sight, he leaps from his chariot, drawn by two cheetahs, towards her. Ariadne had been abandoned on the Greek island of Naxos by Theseus, whose ship is shown in the distance. The picture shows her initial fear of Bacchus, but he raised her to heaven and turned her into a constellation, represented by the stars above her head.

 

The programme for the series was probably devised by a humanist scholar in the service of Alfonso d'Este. The subject of Bacchus and Ariadne is derived from the classical authors Ovid and Catullus.

 

The painting is one of a famous series by Bellini, Titian and the Ferrarese artist Dosso Dossi, commissioned for the Camerino d'Alabastro, (Alabaster Room) in the Ducal Palace, Ferrara, by Alfonso d'Este, Duke of Ferrara, who in around 1510 tried to include Michelangelo and Raphael among the contributors. Titian's painting was in fact a substitute for one with a similar subject which the Duke had commissioned from Raphael. Bellini's 'Feast of the Gods' for this room is dated 1514, and the three works by Titian were painted 1518-25.

  

Il Castello Estense sorse nel 1385

come strumento di controllo politico e militare. La prima pietra fu

posata simbolicamente il 29 settembre

, giorno di San Michele

, protettore di porte e rocche

urbiche.

 

L'opera fu commissionata all'architetto Bartolino da Novara

, già artefice del

castello di Pavia e poi

di quello di Mantova

,

dal marchese Niccolò II d'Este

che ritenne

indispensabile dotarsi di una potente macchina repressiva

dopo un'imponente rivolta

popolare scatenatasi nel maggio di quello stesso anno. Alla notizia di

un ennesimo aumento delle tasse, i ferraresi insorsero e chiesero a gran

voce la consegna di Tommaso da Tortona

,

consigliere del Marchese e responsabile della riscossione delle gabelle

. Tommaso, dopo aver debitamente

ricevuto i Sacramenti, fu consegnato dal marchese alla folla inferocita,

che lo fece letteralmente a pezzi.

 

*«* il disgraziato Tommaso, non senza aver prima messo in pace con Dio

l'anima sua, venne consegnato alla folla inferocita, che, afferratolo e

malmenatolo, lo ridusse in tanti pezzi, bruciandone poi alcuni sul rogo

dei libri pubblici gettati alle fiamme, issandone altri su canne in

segno di trionfo e dando gli intestini da mangiare a uomini, cani ed

uccelli. *»*

 

(Luciano Chiappini, /Gli Estensi/)

 

Il Castello sorse intorno alla Torre dei Leoni, un'antica torre

di avvistamento già esistente nel

XIII secolo ed inserita lungo

la cinta muraria che allora delimitava la città verso nord. Bartolino da

Novara chiuse il quadrilatero facendo edificare altre tre torri:

Marchesana a sud-est, di S. Paolo a sud-ovest e di S. Caterina a

nord-ovest. La struttura ebbe quindi in origine la funzione di fortezza

difensiva: di quel periodo sono

le torri e i ponti levatoi

ma nel tempo il suo carattere di reggia

dinastica mise in ombra quello

militare.

 

Il Quattrocento [modifica

]

   

Ercole I

 

Dopo il colpo di stato

tentato nel 1476 da Niccolò, figlio

di Leonello d'Este ,

Ercole I decise di stabilirsi

nel Castello e quindi di apportare all'edificio diversi cambiamenti per

adattarlo alla vita di corte. In quel periodo venne raddoppiato il corpo

di fabbrica compreso tra la Torre Marchesana e quella dei Leoni e furono

iniziati i lavori per ampliare e mettere a decoro la "Via Coperta", fino

ad allora un semplice camminamento che collegava il Castello al Palazzo

Ducale, la precedente residenza signorile.

 

Alla figura di Ercole I si deve la cosiddetta "Addizione Erculea

", affidata all'opera

dell'architetto e urbanista Biagio Rossetti

nel 1492

. L'Addizione prevedeva la

costruzione di una grande cintura fortificata che avrebbe raddoppiato le

dimensioni della città verso settentrione e reinventato Ferrara in

chiave moderna, tanto da poterla annoverare a pieno diritto fra le

principali capitali europee. Ulteriore effetto dell'operazione era di

spostare il baricentro della struttura urbana e rompere le gerarchie

urbane tradizionali.

 

Il Cinquecento [modifica

]

 

All'inizio del Cinquecento ,

Alfonso I continuò i

lavori di ristrutturazione e decorazione del Castello intrapresi dal suo

predecessore Ercole.

 

A partire dal 1507 Alfonso fece

completamente ristrutturare la Via Coperta per collocarci le proprie

stanze private. In particolare bisogna ricordare i famosi "Camerini

d'Alabastro " dove

trovarono posto le sue preziose collezioni d'arte che comprendevano

dipinti di Tiziano , Dosso Dossi

e sculture di Antonio

Lombardo .

I cambiamenti apportati non incisero sostanzialmente sull'aspetto

esteriore del Castello ma dopo un grave incendio scoppiato nel 1554

vennero avviate diverse campagne di

ristrutturazione ad opera di Girolamo da Carpi

 

e alla sua morte da Alberto Schiatti

.

L'intervento del Carpi non modificò la struttura del complesso ma si

limitò ad emendarli in pochi e qualificanti elementi, sufficienti

tuttavia a ridefinire l'aspetto ed il significato simbolico. Le

balaustre di marmo sostituirono

i merli a coda

di rondine medievali ingentilendo così l'aspetto del Castello mentre

l'aggiunta delle altane servì a

slanciare la costruzione verso l'alto, sostituendo all'ottica

dell'osservazione militare quella della contemplazione del paesaggio.

 

Al quinto ed ultimo Duca d'Este, Alfonso II

, è invece

riconducibile il vasto programma per la messa a decoro del Castello, che

interessò l'intero edificio, a partire dal cortile interno fino ai

saloni del piano nobile . Nel

1597 Alfonso II morì senza lasciare

eredi diretti e Papa Clemente VIII

ne approfittò per togliere

il governo della città agli Estensi, i quali dovettero l'anno successivo

lasciare definitivamente Ferrara per trasferirsi a Modena

.

 

Con l'insediamento dei Cardinali Legati nel Castello, che ne fecero la

sede amministrativa del territorio ferrarese, si assistette ad una

progressiva decadenza della città: da capitale estense ad anonima

periferia dello Stato Pontificio

. Gli interventi posti in

essere di questo periodo sono pochi e sostanzialmente limitati alla zona

della Torre di Santa Caterina, quali l'ampliamento del rivellino

nord e la decorazione delle

sale adiacenti.Wiki

Identifier: paintersofschool00gardrich

Title: The painters of the school of Ferrara

Year: 1911 (1910s)

Authors: Gardner, Edmund Garratt, 1869-1935

Subjects: Painters -- Italy Ferrara Painters -- Italy Bologna Painting -- Italy Ferrara Painting -- Italy Bologna Ferrara (Italy) -- History Bologna (Italy) -- History

Publisher: London : Duckworth New York : Charles Scribner's Sons

Contributing Library: University of California Libraries

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rately copying from Raphael. Moreplausible is the almost contemporary statement ofLodovico Dolce, in his Dialogo della Pittura, whichis said to have been inspired by Titian himself, andin which he represents Pietro Aretino saying of thetwo Dossi: One of them stayed here at Venice forsome time to learn to paint with Titian, and the otherin Rome with Raphael; though he adds that in-stead they adopted such a clumsy manner that theyare unworthy of the pen of so great a poet asAriosto.^ It is possible, however, that, in the caseof Battista, this refers to a later epoch, as there isdocumentary evidence that he was in Rome, apparentlyworking under Raphael, in 1520, and he was there,most likely, from 1517 to 1524. Traces of Costas influence may be discerned inthe work of Dosso Dossi. In the formers admirableportrait of Battista Fiera in the National Gallery, weseem to find Dossos whimsical but powerful style of 1 I. p. 251. 2 Dialogo della Pittura intitolato VAretino (Venice, 1557), p. 9v. i:

 

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T.■tl o Ci o mO ^* DOSSO AND BATTISTA DOSSI 147 portraiture in germ, and the figure of St. John inCosta^s altarpiece, in the same collection, distinctlyanticipates the pose and character of Dosso*s similarpresentment of the Evangelist in the great picture fromSanf Andrea now in the pinacoteca at Ferrara. We have no documentary evidence of Dosso**? pre-sence in his native city until 1517, when both he andBattista first appear in the ducal service.^ He maywell have gone to Venice before 1506, when Costasschool was broken up. But, when the League ofCambrai bore fruit in war, and Duke Alfonso him-self, in 1510, took the field against the armies of therepublic, Venice became an intolerable place of resi-dence for a subject of the House of Este, and Dossojoined his former master at Mantua. There is docu-mentary evidence of his presence there in 1511 and1512. No traces remain of the work that heexecuted for the Gonzaga; but his stay at Mantuahas left its mark upon the history of art, for i

  

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ANTALYA, TURKEY - JANUARY 9: American Model Lindsay Ellingson walks on a runway during the 19th Dosso Dossi Fashion Show on January 09, 2015 in Antalya, Turkey. (Photo by Suleyman Elcin/Anadolu Agency/Getty Images )

"Santi Giovanni Evangelista e Bartolomeo e due committenti" capolavoro cinquecentesco di Dosso Dossi

Title: Orlando furioso. /

Identifier: orlandofurios00ario

Year: 1556 (1550s)

Authors: Ariosto, Lodovico, 1474-1533 Ruscelli, Girolamo, d. ca. 1565 Pigna, Giovan Battista, 1529-1575 Rota, Giovanni Battista, fl. 1556 Dossi, Dosso, d. 1542 Valgrisius, Vincentius, fl. 1543-1575

Subjects:

Publisher: In Venetia, // Appresso Vicenzo Valgrisi, nella bottega d'Erasmo. /

  

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mala ò poca informatone, ò per altra cagione sè fatto conofeere Sbatter tratta*toin molti luoghi affalò fi-eddamente ,òdtuerjamente molte cofé che farebbono al itero intendimeli*to di quefto libro, cy allo fblendore de glìllufirifiimi Sign.Eftenfi delletà nojhra. Per più impor*tante intendimento poi, CT più particolar di tutte quelle cofe, che fono come anima di quefto libro , fidefidera unmerfaimente da tutte le perfone di conto, un particolar uolume, oue diftefamente fi habbia*no tutte le principali isìone della detta ìlluftrifima cafa E s t n n s e . L e quali con laiuto di Dio ,fbe*ro di dario al mondo fra non molto tempo, si come ho detto, ne i primi figli, nella dedicatane allillu-{Irifiimo, cy eccellentif.imo Signor Principe di Ferrara, cy nella episìola à t Lettori. E r poi che ancor fono in quefte cofe, che appartengono allintendimento del Furiofo in ttniuerfa-te,nonùoglio mancar di aggiungerin alcune bruiti tnformatiom del mio S.FaiftodaLongiano, Etfon quefte.

 

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Esser lvdovico Ariosto nel svo fvriosofu diligente imitatore de i poeti antichi, Greci cy Latini, cy mafiime de ifitprc*mi due, Omero,cy Virgilio, né da loro fi dilunga molto . \l poeta Greco,cy ilLatino, prefero un medefimo foggetto, che fu della guerra Troiana, lAriosi*ad imitattonc loro formò unaltra quafi confimile guen-a. Li due poeti hora flatino sii la ucrità dellifloria, hora fingono,il mede fimo fa lArioflo. La caufa dellaguerra Troiana fu la rapina dElena, onde per ribatterla, et per uendicarfi dev-olir aggio ricettato Menclao,cy Agamennone fi-atelli, congregarono tutta la Grecia a quella fattionctnfiio fattore. La caufa della guerra di Yr ancia ,fu la morte di Troiano, che Agr amante per defideriodi uendetta del padre, fece uno sfòrzo di tutte le genti dAfrica, che potcron portar arme, et conuocòtutti gli agenti, et saggiunfe à Marfilio, ilquale era già itcnuto con tutta la Spagna à danni é Francia.Come laguerra Troiana non poteuafbcdirfifcnza Vlifie, così la Fran

  

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Dosso Dossi . (Giovanni di Niccolo di Lutero) 1489-1541. Ferrare. Sainte Famille avec Saint François. 1516 Berlin Gemäldegalerie.

 

Dosso Dossi. (Giovanni di Niccolo di Lutero) 1489-1541. Ferrara. Holy Family with Saint Francis. 1516 Berlin Gemäldegalerie.

Identifier: paintersofschool00gardrich

Title: The painters of the school of Ferrara

Year: 1911 (1910s)

Authors: Gardner, Edmund Garratt, 1869-1935

Subjects: Painters -- Italy Ferrara Painters -- Italy Bologna Painting -- Italy Ferrara Painting -- Italy Bologna Ferrara (Italy) -- History Bologna (Italy) -- History

Publisher: London : Duckworth New York : Charles Scribner's Sons

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treatment of landscape, with its playof light and shadow amidst the quivering foliage ofwoods and forests, fascinated his contemporaries evenas it does ourselves. At times, the very trees seemimbued with a mysterious poetry, as though themselvesimpregnated with the fantastic or solemn nature of thescene over which they watch, taking life almost as inRossettis Song of the Bower, where :— The trees wave their heads with an omen to tell. Among Dosso*s earliest pictures are the Nymphand Satyr of the Pitti, formerly attributed toGiorgione, and, perhaps, Mr. Bensons Circe alreadymentioned. The beautiful St. Sebastian, now in theBrera, was painted for a church in Cremona, possiblyduring the artists residence at Mantua. Mr. Berensonis, I doubt not, right in regarding as a comparativelyearly work of Dossos the smaller Immaculate Con-ception at Dresden (usually erroneously called the Coronation of the Blessed Virgin, or, no less ques-tionably, the Four Church Fathers ) : one of those » » .

 

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.titlfdS i-.i DOSSO Dossi THE JESTER To face page 15u DOSSO AND BATTISTA DOSSI 151 pictures in which, as very frequently with this painter, the groups are so arranged that, in looking at thelandscape, one seems to be looking out upon it fromwithin a cavern. ^ In this beautiful picture, thegolden-haired, white-robed Madonna kneels on theclouds before the Eternal Father, who is about totouch her head with the mystical wand, the sceptre ofAhasuerus. Below in a garden, beyond which isDossos characteristic landscape with its little Italiantown, St. Jerome, St. Augustine, and St. Ambroseanticipate the discussion of the mystery, while St.Anselm, seated apart, actually beholds it with assuredcertitude.^ The whole rendering of the theme is farmore poetical than in Dossos later treatment of thesubject, the one unsatisfactory passage being the banalfigure of the Eternal Father, who, as Signor Venturiremarks, has the attitude of a music-master.^ Accord-ing to Morelli, the gorgeous Circe of the Vi

  

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|| Photo info: Taken 2014-08-09 with Canon EOS 5D Mark III, EF16-35mm f/4L IS USM, ¹⁄₂₅ sec at f/4.0, focal length 30 mm, ISO 2000. Copyright 2014 .

Identifier: paintersofschool00gardrich

Title: The painters of the school of Ferrara

Year: 1911 (1910s)

Authors: Gardner, Edmund Garratt, 1869-1935

Subjects: Painters -- Italy Ferrara Painters -- Italy Bologna Painting -- Italy Ferrara Painting -- Italy Bologna Ferrara (Italy) -- History Bologna (Italy) -- History

Publisher: London : Duckworth New York : Charles Scribner's Sons

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31, or shortly afterwards. Between 1532and 1534, the two Dossi worked for the prince-bishopof Trent, Cardinal Bernardo Clesio, in his Castello delBuon Consiglio, where some remains of their frescoesstill exist, including one by Dosso himself, representingthe Cardinal with his patron Saint before the BlessedVirgin.^ Most of the decorative work executed by Dosso andBattista for the various ducal palaces in Ferrara hasperished, and very few of the pictures recorded in theadministration of the Camera Ducale can now beidentified. It was probably for some palace chamberof Duke Alfonso that Dosso himself painted the largerCirce and the Pomona and Vertunmus, alreadymentioned, as also the Apollo of the Villa Borghese,a work that would be as splendid in colour as the 1 Cf. Henry Thode, Bit Villa Monte Imperiale hci Pcsaro ; G ruyer,II. pp. 272-275 ; Giulio Vaccaj, Fesaro, Bergamo, 1909, pp. 62-68. 2 Cf. Gruyer, II. pp. 275, 276. • T •■ • « • ■ ».• • •• • • t • • 1*

 

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I Antlisun H.vTTisr.v l>()ssi THE NATIVITY >Io(leiia To/ace paijc 16U DOSSO AND BATTISTA DOSSI i6i others but for the varnish, and is as romantic intreatment. The god of song, laurel-crowned, is seatedin an autumnal landscape, playing the violin in anerotic frenzy, while, far away, the white-robed Daphnebecomes a laurel. The very trees seem to have caughtthe hopeless passion of a god, who strikes the lastnote of his music before the storm, which is alreadybreaking over the little town in the background:— For \o, the thunder Imshing all the grove.And did Love live, not even Love could sing. Some details of the decorations of a hall, probablyin the Castello Vecchio, are preserved in the picturesat Dresden. They are late works, executed underErcole IL, in which Dosso was assisted not only byBattista, but by various pupils and apprentices, amongwhom was Girolamo da Carpi. The St. Michaeland the St. George, apparently from the designs ofRaphael, several of which had been for many y

  

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Castello Estense (1385), viene considerato il monumento più rappresentativo della città ed è chiamato anche "Castello di San Michele" poiché la prima pietra è stata posata il 29 settembre, giorno appunto dedicato a San Michele. La costruzione, concepita inizialmente come fortezza militare, fu commissionata all'architetto Bartolino da Novara il quale, attorno alla già esistente Torre dei Leoni, costruì la nuova struttura dotata di mura difensiva e di altre tre torri. Nel 1476 Ercole I d'Este decise di stabilirsi nella fortezza la quale, attraverso numerose modifiche, assunse sempre di più la funzione di reggia signorile. La famiglia abbandonò così la precedente residenza del Palazzo Municipale e, a cominciare dal Cinquecento, intraprese i primi interventi di abbellimento del castello, in particolare con la sistemazione della "Via Coperta", un corridoio sopraelevato che unisce il Castello Estense al Palazzo del Municipio, all'interno della quale Alfonso I d'Este collocò i cosiddetti Camerini d'alabastro, ovvero delle sfarzose stanze contenenti importanti opere appartenute a Dosso Dossi, Tiziano e Antonio Lombardo.

According to the Getty Museum's online guide to this painting in its collection:

"An array of enticing visual clues has given rise to many theories about Dosso Dossi's Mythological Scene, but no one has determined the painting's precise meaning. The cupids in the sky, the lush setting, and the sensuous nude lying on a bed of flowers indicate that the subject is love. The male figure on the right is the Greek god Pan, a satyr. In Renaissance allegories he personifies lust, since he seduced the nymphs with the music of the pipes held in his left hand. The sleeping nude in the foreground may be the nymph Echo, who spurned Pan for Narcissus. The old woman at the center of the group could be Echo's protector Terra, who sits above her and shields her from harm. Next to the old woman and dressed in a green gown, billowing red cape, and armor is a mysterious and yet to be identified woman. Her costume indicates that she is likely a goddess. Dossi painted this figure and then changed his mind and covered her up with a landscape. She was uncovered again during a restoration in the 1800s.

 

Additional clues also tell scholars that the painting was cut down by about six inches on the left side at some point. The arm of another cupid can be seen at the painting's upper left edge, and a x-radiograph reveals the partially cut-off figure of a man under the lower part of the landscape. X-ray photographs also display various pentimenti, or alterations made by the artist. Initially, Dossi included a suit of armor and a sword hanging from the lemon tree, a cello held by the woman in the red cape, and a downward gaze for the old woman."

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