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Inbound on Line 12, during a "noleggio". 19 March 2000. :copyright: 2015 Peter Ehrlich

San Teodoro sorge nella parte più antica di Pavia a metà strada tra piazza della Vittoria, l’antico foro romano, ed il Ticino.

Prima dedicata a Santa Agnese, poi, in occasione della sua beatificazione intorno all’anno 1000, al Vescovo di Pavia Teodoro morto nel 778, ospitandone il corpo.

L’ubicazione della chiesa, non lontano dal Ticino, decretò San Teodoro protettore dei pescatori e di tutti coloro che lavoravano con e sul fiume.

La facciata è romanica, l'interno a tre navate contiene un transetto sopraelevato, una cripta e una cupola, che all'esterno è celata da un tiburio ottagonale.

Conserva pregevoli opere, dal XIII al XVI secolo, fra cui la Madonna con Bambino in trono del Duecento, e i cicli cinquecenteschi delle Storie di Sant'Agnese e San Teodoro.

L'altare maggiore che custodisce le spoglie di San Teodoro, reca un pallio con 5 tavolette ad olio, alquanto ritoccate, con episodi tratti dalla vita del Santo.

Il catino dell'abside maggiore, con l'adorazione dell'Agnello e di alcuni Santi è opera moderna del pavese Antonio Villa.

Al suo interno sono affreschi di Bartolomeo Suardi, detto il Bramantino, datati al 1507.

Di notevole interesse l'affresco di B. Lanzani che rappresenta una veduta di Pavia del 1525/26 munita di numerose torri medioevali.

Sulla parete contigua una versione precedente, incompiuta. Entrambi gli affreschi sono le più antiche immagini della città.

Tratto da: sito www.atistoria.ch

This sanctuary was built after the Virgin Mary supposedly appeared in a vision to a monk, Bartolomeo d'Ivrea, in 1480. There's a small museum, a church and several rather rough, near life-size statue groups (including one of the Last Supper) in niches on the stairway. The best-known painting in the church is La Fuga in Egitto (Flight to Egypt), painted in 1522 by Bramantino. Contrasting in style are the naive votive paintings by the church entrance, where the Madonna and Child appear as ghostly apparitions in life-and-death situations.

Il palazzo della Pinacoteca di Brera risale all'inizio del Seicento ed è opera di Francesco Maria Richini, con completamenti di Giuseppe Piermarini nel secolo seguente.

 

La Pinacoteca di Brera possiede ricche collezioni requisite a chiese e conventi nel periodo napoleonico. E’ fra i principali musei d’Europa. I capolavori imperdibili sono: Madonna col Bambino di Bellini, la Crocifissione di Bramantino, la Madonna del Roseto di Luini, la Cena in Emmaus di Caravaggio, il Cristo morto di Mantegna, lo Sposalizio della Vergine di Raffaello, la Sacra Conversazione di Piero della Francesca. Sono presenti importanti opere della scuola fiamminga di Rubens, Rembrandt, Joardens, Van Dyck. Inoltre opere di Correggio, Tiepolo, Canaletto, ecc. e opere del primo novecento di Modigliani, Morandi, De Pisis, Boccioni e molti altri.

 

Nell'Ottocento il cortile è stato arricchito della statua in bronzo di Napoleone in veste di Marte pacificatore (ora in restauro).

Successivamente le logge, cortili, atri e corridoi furono destinati ai monumenti che celebrassero pubblicamente artisti, benefattori, uomini di cultura e di scienza, legati all'istituzione braidense. Oggi rimangono gli esempi migliori, come i due monumenti a Cesare Beccaria di Pompeo Marchesi e a Giuseppe Parini di Gaetano Monti.

Nel Palazzo hanno sede, oltre alla Pinacoteca di Brera, diverse istituzioni culturali, quali la Biblioteca, l'Osservatorio astronomico, l'Orto Botanico, l'Istituto Lombardo di Scienze e Lettere e l'Accademia di Belle Arti.

Bramatino (c. 1456 – c. 1530)

born Bartolomeo Suardi in Milan

 

He completed his painting, The Risen Christ, in 1490

 

The Web Gallery of Art has nine of his works online

Written on reverse:

Though limited to a certain extent in its beauty area, Lake Maggiore has in parts a grandeur that surpasses all other Italian and Swiss lakes. Only about one-fifth of the lake, the upper part, is in Switzerland. Lake Maggiore is about 37 miles long. Its greatest width is about 6 miles. At the southern end, in Italy, the lemon and olive grow and many tropical plants flourish. The north and west shores rise into lofty mountains with snow-capped peaks. The lake is 636 feet above sea-level but has a depth in parts of 1221 feet. Paradoxical, some of these statements seem to be, and this interesting body of water also has other vagaries. In the north the water is green, in the south deep blue. The river Ticino flows through it from north to south and there are twenty other streams that feed it.

One of the principal places on the lake is the city of Locarno on the north shore. Above Locarno is the romantically situated pilgrimage church of Madonna del Sasso. It is built on a wooded rock above the town and it is from a still greater height to which we have ascended that we get this beautiful view. The church contains paintings by Bramantino and by Ciseri. Madonna del Sasso can be reached by an interesting climb that offers beautiful views of the lake, but can be more easily reached by a funicular railway. On September 8 occurs the great festival of the Nativity of the Virgin which brings many pilgrims.

From Locarno streamers can be had to any point on the lake. Lake Maggiore commands superb views of the Alps and richly rewards all who visit its beautiful shores.

Situated on what was the ancient colonnaded corso di Porta Romana, San Nazaro was one of the four basilicas built during St Ambrose's evangelising drive, between 382 and 386. Constructed to accommodate relics of the apostles Andrew, John and Thomas, the church was given the name Basilica Apostolorum. When Ambrose brought along the remains of local martyr St Nazarus (who died in 396), the church was rededicated. You can see the saintly remains in the two altars of the choir, but their silver container is a copy; the one St Ambrose commissioned is in the treasury of the Duomo.

When it was built, the basilica stood outside the city walls in a Christian burial area established by Ambrose when still a bishop, hence the sarcophagi behind the church. The church was destroyed by fire in 1075 and rebuilt using material from the original structure, including the pilasters holding up the central dome. The basilichetta of San Lino, to the right of the altar, dates from the tenth century. The octagonal Cappella Trivulzio, designed by Bramantino - his only known architectural work - was added to the church in 1512. Reworked in the late 16th century and given a neoclassical interior in the 1830s, the basilica suffered considerable damage during World War II. Between 1946 and 1963, it was stripped of many of its post-fourth-century trappings to restore a sense of its early Christian austerity.

La chiesa parrocchiale di Santa Maria del Sasso a Morcote è una chiesa di Morcote, in Svizzera. La chiesa, che sorge su un terrazzo panoramico, è una notevole costruzione rinascimentale. Un primitivo edificio di culto fu fondato nel secolo XIII, poi ricostruito nel 1462. La basilica subì un giro d'asse di 180° forse poco prima del 1578, quando fu aggiunto il nuovo coro a meridione, ora è priva di facciata ed è rivolta a sud con l'abside verso il lago e due entrate laterali. Il campanile è staccato dall'edificio e, viste le ragguardevoli dimensioni della sua base, può esser stato all'origine una torre d'avvistamento.

 

All'interno l'aula è divisa in tre navate di due campate ciascuna; in origine la cappella maggiore era orientata verso montagna, ora conserva la struttura e la decorazione rinascimentale e un grande organo. Nel 1578 l'altare maggiore fu spostato a sud nella posizione attuale. Interventi di rinnovo e di restauro nella seconda metà dell'Ottocento forse diretti da Gaspare Fossati, poi negli anni 1936, 1948-1949 (Cino Chiesa), 1967-1980 (Guido Borella). Il campanile si erge a nord-est con basamento tardoromanico, tre piani eretti tra il 1532 e 1539 con finestre, oculi, fregi d'archetti e cornici dentellate e sovrastruttura ottagonale con tetto a cupola del 1729.

 

La parte dell'edificio più modificata è l'antico coro: il vano d'altare della basilica rivolta a nord fu trasformato in cappella battesimale e accolse l'organo nel 1641. Le monofore sul lato ovest della navata centrale, poco elevata rispetto alle due laterali, furono murate in epoca tardobarocca, forse durante la costruzione delle cupole. Sul muro esterno ad ovest: affresco della Presentazione della Vergine Maria al Tempio in una quadratura illusionistica e su quello ad est: Madonna col Bambino, della seconda metà del secolo XVIII. Attraverso due portali laterali si accede all'interno, diviso in tre navate di due campate da arcate a sesto acuto su pilastri a fascio in mattoni, con capitelli a dado. Le campate della navate laterali e l'antico coro sono coperti con volta a crociera; sulla navata centrale e sul coro le cupole a pennacchi poco profonde sono impostate su un cornicione modificato nel 1936.

La Cappella del Rosario coperta con volta a crociera, nella chiave reca il rilievo con la Madonna col Bambino. Le vele sono affrescate a oculi prospettici (in parte nascosti dall'organo) affreschi rinascimentali, opere di un pittore influenzato dalla produzione pittorica coeva lombardo-piemontese e da Francesco Spanzotti, fratello di Martino Spanzotti, eseguiti intorno al 1495: i delicati tondi della volta con Dio Padre, la Cacciata dal Paradiso terrestre, la Tentazione, le figure dei Santi Tommaso d'Aquino, Agostino di Ippona, Gerolamo, accompagnati ciascuno da due medaglioni mariologici con episodi della vita della Vergine Maria: la Cacciata di Gioacchino dal tempio, l'Annuncio a Gioacchino, l'Incontro alla Porta aurea, la Nascita della Vergine, lo Sposalizio della Vergine, l'Annunciazione, la Visitazione, la Natività, le candelabre, gli ornamenti rinascimentali dipinti sulla volta della campata sud-est, Dio Padre e le figure di Sante nel sottarco: Sant'Agata, Santa Caterina d'Alessandria, Santa Margherita, Santa Maria Maddalena, Sant'Apollonia e Santa Caterina da Siena.

Posta a nord, reca sull'arco trionfale un rilievo del 1468 con Dio Padre benedicente; nella volta a crociera un modesto pittore locale affrescò nei primi del Cinquecento Dio Padre e tre Storie dei progenitori: il Peccato originale, la Cacciata dal Paradiso terrestre e il Lavoro dei progenitori; la Cacciata offre delle analogie con un'incisione dello stesso soggetto, della Weltchronik di Hartmann Schedel edita nel 1493.

 

Un altro pittore, identificato con Domenico Pezzi di Puria (Valsolda) detto "Furgnicus", autore nel 1521 della tavola di San Biagio nell'omonima chiesa di Ravecchia, nel 1513 dipinse le lunette sottostanti con ampie scene sulle pareti, raffiguranti l'Orazione nell'orto del Getsemani (alterata dagli interventi di Carlo Cotti e con quattro apostoli invece di tre), la Salita al Calvario (la sfilata dei soldati ha sullo sfondo la veduta di Genova con l'avamposto della fortezza della "Briglia" e il gruppo dei tre soldati a sinistra si rifanno ad una incisione di Andrea Mantegna, i cosiddetti Senatori, elaborata per i Trionfi di Cesare, serie di tele ora ad Hampton Court) e la Crocifissione presenta a sinistra un soldato ai piedi della croce che richiama il citato modello mantegnesco. L'altare rinascimentale smembrato nel 1578 era un'ancóna marmorea tripartita con elementi architettonici e decorativi: nelle nicchie stavano le statue della Madonna col Bambino, ricollocata sull'altare maggiore, tra i Santi Giovanni Battista e Pietro (acefalo), custodite ora nella casa parrocchiale.

 

Nella campata nord-est: Miracolo di San Francesco d'Assisi e, in basso a destra, stemma del 1595 della famiglia Fossati committente, forse di Giovanni Battista Tarilli di Cureglia; nel registro inferiore: San Carlo Borromeo e la Madonna di Loreto, del 1614.

Nella campata in corrispondenza dell'attuale ingresso verso ovest, la cappella fu decorata nel primo quarto del XVI secolo: lo stato attuale degli affreschi è alquanto deperito; la volta a crociera ha nelle vele oculi prospettici con angeli musicanti contro il cielo (simili a quelli della pala Trivulzio di Bernardino Luini nel Duomo di Como eseguita nel biennio 1517-1518), in una partizione decorativa con panoplie, strumenti musicali e memento mori; nella parete nord, che ospitava l'altare, sta una Madonna col Bambino in Gloria incoronata da due angeli, mentre nella grande lunetta sta l'affresco della Pesca miracolosa dipinto nel 1520 circa da Bartolomeo da Ponte Tresa, soggetto caro ai morcotesi in quanto Morcote godeva del privilegio dell'«honor piscium», ossia il diritto di pesca rilasciato dai duchi di Milano; l'esecuzione risente l'influsso del polittico del 1519 terminato da Giovanni Antonio De Lagaia nella Chiesa di Santa Maria della Misericordia ad Ascona e della Fuga in Egitto del Bramantino nella chiesa di Santa Maria Asssunta del Santuario della Madonna del Sasso; al di sotto San Giovanni Battista e Sant'Antonio abate, coevi; sulla volta: Colomba dello Spirito Santo e angeli; sugli intradossi degli archi: gli evangelisti Luca e Giovanni e quattro Sibille di cui solo la Delfica e la Cumana sono del primo Cinquecento, mentre l'Ellespontica e la Frigia sono di Giovanni Battista Tarilli.

Nella campata sud-ovest, nelle vele della volta: quattro Episodi della vita di San Giovanni Battista e Profeti sull'intradosso dell'arco, firmati nel 1595 da Giovanni Battista Tarilli; nella lunetta ovest: San Francesco che riceve le stigmate. Altari cinquecenteschi a tre scomparti con colonne in stucco, posati in fondo alle navate laterali; quello di sinistra contiene la pala del Rosario, della prima metà del secolo XVII, con ai lati due figure affrescate di Santi, quasi illeggibili; sull'altare di destra nel 1595 venne collocata statua della Madonna col Bambino in trono, della fine degli anni ottanta del Quattrocento, stilisticamente affine ai modi di Giovanni Antonio Amadeo, con ancora parte della policromia nei capelli e nel bordo del manto, affiancata dai dipinti dei Santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista.

La cappella, eretta nel 1591, conserva la decorazione a stucco sulla volta a botte; altare in stucco reca la tela della Crocifissione e i Santi Francesco d'Assisi, Caterina da Siena, Lucia e Antonio di Padova coi committenti inginocchiati; ai lati le figure affrescate nel 1611 dei Confratelli del Santissimo Sacramento.

Nella cappella Checcia del 1581, rimaneggiata in epoca barocca e coperta da una volta a vela nella seconda metà del secolo XVIII: affreschi illusionistici eseguiti nel 1795 da Cipriano Pelli (1750-1822) di Aranno; sull'altare: busto di San Carlo Borromeo, del secolo XVII. Il notevole altare maggiore marmoreo del 1758 reca la rinascimentale statua della Madonna, dell'inizio del secolo XVI, all'origine sovrastata dall'Imago pietatis con due angeli - ora murata nella scalinata minore che dà accesso alla chiesa - facente parte di un'ancona tripartita con la statua di San Pietro a destra e San Giovanni Battista a sinistra: entrambe ora conservate nella canonica: tutte sculture di Tommaso Rodari degli anni 1490-1495 circa.

 

Sulle pareti laterali del coro: due quadri raffiguranti l'Adorazione dei Magi e la Presentazione al tempio, opere realizzate nel 1779 da Davide Antonio Fossati (1708-1791) di Morcote; due reliquiari murali marmorei, del 1623. Il Fonte battesimale con coperchio ligneo a tempietto, della prima metà del secolo XVII, sull'esterno della nicchia si nota la decorazione a fresco di un altare più antico sovrastato da un timpano e incorniciato da festoni cinquecenteschi di fiori e frutti; notevole è pure un Crocifisso manieristico.

 

In un vano ad ovest, contenente le scale che portano alla canonica, si notano resti di affreschi con teste di Santi, il Martirio di San Lorenzo e l'Ultima Cena.

 

La chiesa conserva una preziosa pace liturgica in rame dorato da far baciare ai fedeli; è in forma di anconetta coronata da lunetta, con modanature decorate da cherubini in rilievo, smalto filigranato ad alveoli e smalto cloisonné rosso su fondo verde intenso; la centrale cartellina rettangolare in argento, in parte dorato, raffigurante il Compianto sul Cristo morto, è opera di orafo milanese degli anni 1495-1500 circa. La lunetta presenta un sepolcro vuoto che allude al mistero della Resurrezione di Gesù.

  

San Teodoro sorge nella parte più antica di Pavia a metà strada tra piazza della Vittoria, l’antico foro romano, ed il Ticino.

Prima dedicata a Santa Agnese, poi, in occasione della sua beatificazione intorno all’anno 1000, al Vescovo di Pavia Teodoro morto nel 778, ospitandone il corpo.

L’ubicazione della chiesa, non lontano dal Ticino, decretò San Teodoro protettore dei pescatori e di tutti coloro che lavoravano con e sul fiume.

La facciata è romanica, l'interno a tre navate contiene un transetto sopraelevato, una cripta e una cupola, che all'esterno è celata da un tiburio ottagonale.

Conserva pregevoli opere, dal XIII al XVI secolo, fra cui la Madonna con Bambino in trono del Duecento, e i cicli cinquecenteschi delle Storie di Sant'Agnese e San Teodoro.

L'altare maggiore che custodisce le spoglie di San Teodoro, reca un pallio con 5 tavolette ad olio, alquanto ritoccate, con episodi tratti dalla vita del Santo.

Il catino dell'abside maggiore, con l'adorazione dell'Agnello e di alcuni Santi è opera moderna del pavese Antonio Villa.

Al suo interno sono affreschi di Bartolomeo Suardi, detto il Bramantino, datati al 1507.

Di notevole interesse l'affresco di B. Lanzani che rappresenta una veduta di Pavia del 1525/26 munita di numerose torri medioevali.

Sulla parete contigua una versione precedente, incompiuta. Entrambi gli affreschi sono le più antiche immagini della città.

Tratto da: sito www.atistoria.ch

San Teodoro sorge nella parte più antica di Pavia a metà strada tra piazza della Vittoria, l’antico foro romano, ed il Ticino.

Prima dedicata a Santa Agnese, poi, in occasione della sua beatificazione intorno all’anno 1000, al Vescovo di Pavia Teodoro morto nel 778, ospitandone il corpo.

L’ubicazione della chiesa, non lontano dal Ticino, decretò San Teodoro protettore dei pescatori e di tutti coloro che lavoravano con e sul fiume.

La facciata è romanica, l'interno a tre navate contiene un transetto sopraelevato, una cripta e una cupola, che all'esterno è celata da un tiburio ottagonale.

Conserva pregevoli opere, dal XIII al XVI secolo, fra cui la Madonna con Bambino in trono del Duecento, e i cicli cinquecenteschi delle Storie di Sant'Agnese e San Teodoro.

L'altare maggiore che custodisce le spoglie di San Teodoro, reca un pallio con 5 tavolette ad olio, alquanto ritoccate, con episodi tratti dalla vita del Santo.

Il catino dell'abside maggiore, con l'adorazione dell'Agnello e di alcuni Santi è opera moderna del pavese Antonio Villa.

Al suo interno sono affreschi di Bartolomeo Suardi, detto il Bramantino, datati al 1507.

Di notevole interesse l'affresco di B. Lanzani che rappresenta una veduta di Pavia del 1525/26 munita di numerose torri medioevali.

Sulla parete contigua una versione precedente, incompiuta. Entrambi gli affreschi sono le più antiche immagini della città.

Tratto da: sito www.atistoria.ch

La chiesa parrocchiale di Santa Maria del Sasso a Morcote è una chiesa di Morcote, in Svizzera. La chiesa, che sorge su un terrazzo panoramico, è una notevole costruzione rinascimentale. Un primitivo edificio di culto fu fondato nel secolo XIII, poi ricostruito nel 1462. La basilica subì un giro d'asse di 180° forse poco prima del 1578, quando fu aggiunto il nuovo coro a meridione, ora è priva di facciata ed è rivolta a sud con l'abside verso il lago e due entrate laterali. Il campanile è staccato dall'edificio e, viste le ragguardevoli dimensioni della sua base, può esser stato all'origine una torre d'avvistamento.

 

All'interno l'aula è divisa in tre navate di due campate ciascuna; in origine la cappella maggiore era orientata verso montagna, ora conserva la struttura e la decorazione rinascimentale e un grande organo. Nel 1578 l'altare maggiore fu spostato a sud nella posizione attuale. Interventi di rinnovo e di restauro nella seconda metà dell'Ottocento forse diretti da Gaspare Fossati, poi negli anni 1936, 1948-1949 (Cino Chiesa), 1967-1980 (Guido Borella). Il campanile si erge a nord-est con basamento tardoromanico, tre piani eretti tra il 1532 e 1539 con finestre, oculi, fregi d'archetti e cornici dentellate e sovrastruttura ottagonale con tetto a cupola del 1729.

 

La parte dell'edificio più modificata è l'antico coro: il vano d'altare della basilica rivolta a nord fu trasformato in cappella battesimale e accolse l'organo nel 1641. Le monofore sul lato ovest della navata centrale, poco elevata rispetto alle due laterali, furono murate in epoca tardobarocca, forse durante la costruzione delle cupole. Sul muro esterno ad ovest: affresco della Presentazione della Vergine Maria al Tempio in una quadratura illusionistica e su quello ad est: Madonna col Bambino, della seconda metà del secolo XVIII. Attraverso due portali laterali si accede all'interno, diviso in tre navate di due campate da arcate a sesto acuto su pilastri a fascio in mattoni, con capitelli a dado. Le campate della navate laterali e l'antico coro sono coperti con volta a crociera; sulla navata centrale e sul coro le cupole a pennacchi poco profonde sono impostate su un cornicione modificato nel 1936.

La Cappella del Rosario coperta con volta a crociera, nella chiave reca il rilievo con la Madonna col Bambino. Le vele sono affrescate a oculi prospettici (in parte nascosti dall'organo) affreschi rinascimentali, opere di un pittore influenzato dalla produzione pittorica coeva lombardo-piemontese e da Francesco Spanzotti, fratello di Martino Spanzotti, eseguiti intorno al 1495: i delicati tondi della volta con Dio Padre, la Cacciata dal Paradiso terrestre, la Tentazione, le figure dei Santi Tommaso d'Aquino, Agostino di Ippona, Gerolamo, accompagnati ciascuno da due medaglioni mariologici con episodi della vita della Vergine Maria: la Cacciata di Gioacchino dal tempio, l'Annuncio a Gioacchino, l'Incontro alla Porta aurea, la Nascita della Vergine, lo Sposalizio della Vergine, l'Annunciazione, la Visitazione, la Natività, le candelabre, gli ornamenti rinascimentali dipinti sulla volta della campata sud-est, Dio Padre e le figure di Sante nel sottarco: Sant'Agata, Santa Caterina d'Alessandria, Santa Margherita, Santa Maria Maddalena, Sant'Apollonia e Santa Caterina da Siena.

Posta a nord, reca sull'arco trionfale un rilievo del 1468 con Dio Padre benedicente; nella volta a crociera un modesto pittore locale affrescò nei primi del Cinquecento Dio Padre e tre Storie dei progenitori: il Peccato originale, la Cacciata dal Paradiso terrestre e il Lavoro dei progenitori; la Cacciata offre delle analogie con un'incisione dello stesso soggetto, della Weltchronik di Hartmann Schedel edita nel 1493.

 

Un altro pittore, identificato con Domenico Pezzi di Puria (Valsolda) detto "Furgnicus", autore nel 1521 della tavola di San Biagio nell'omonima chiesa di Ravecchia, nel 1513 dipinse le lunette sottostanti con ampie scene sulle pareti, raffiguranti l'Orazione nell'orto del Getsemani (alterata dagli interventi di Carlo Cotti e con quattro apostoli invece di tre), la Salita al Calvario (la sfilata dei soldati ha sullo sfondo la veduta di Genova con l'avamposto della fortezza della "Briglia" e il gruppo dei tre soldati a sinistra si rifanno ad una incisione di Andrea Mantegna, i cosiddetti Senatori, elaborata per i Trionfi di Cesare, serie di tele ora ad Hampton Court) e la Crocifissione presenta a sinistra un soldato ai piedi della croce che richiama il citato modello mantegnesco. L'altare rinascimentale smembrato nel 1578 era un'ancóna marmorea tripartita con elementi architettonici e decorativi: nelle nicchie stavano le statue della Madonna col Bambino, ricollocata sull'altare maggiore, tra i Santi Giovanni Battista e Pietro (acefalo), custodite ora nella casa parrocchiale.

 

Nella campata nord-est: Miracolo di San Francesco d'Assisi e, in basso a destra, stemma del 1595 della famiglia Fossati committente, forse di Giovanni Battista Tarilli di Cureglia; nel registro inferiore: San Carlo Borromeo e la Madonna di Loreto, del 1614.

Nella campata in corrispondenza dell'attuale ingresso verso ovest, la cappella fu decorata nel primo quarto del XVI secolo: lo stato attuale degli affreschi è alquanto deperito; la volta a crociera ha nelle vele oculi prospettici con angeli musicanti contro il cielo (simili a quelli della pala Trivulzio di Bernardino Luini nel Duomo di Como eseguita nel biennio 1517-1518), in una partizione decorativa con panoplie, strumenti musicali e memento mori; nella parete nord, che ospitava l'altare, sta una Madonna col Bambino in Gloria incoronata da due angeli, mentre nella grande lunetta sta l'affresco della Pesca miracolosa dipinto nel 1520 circa da Bartolomeo da Ponte Tresa, soggetto caro ai morcotesi in quanto Morcote godeva del privilegio dell'«honor piscium», ossia il diritto di pesca rilasciato dai duchi di Milano; l'esecuzione risente l'influsso del polittico del 1519 terminato da Giovanni Antonio De Lagaia nella Chiesa di Santa Maria della Misericordia ad Ascona e della Fuga in Egitto del Bramantino nella chiesa di Santa Maria Asssunta del Santuario della Madonna del Sasso; al di sotto San Giovanni Battista e Sant'Antonio abate, coevi; sulla volta: Colomba dello Spirito Santo e angeli; sugli intradossi degli archi: gli evangelisti Luca e Giovanni e quattro Sibille di cui solo la Delfica e la Cumana sono del primo Cinquecento, mentre l'Ellespontica e la Frigia sono di Giovanni Battista Tarilli.

Nella campata sud-ovest, nelle vele della volta: quattro Episodi della vita di San Giovanni Battista e Profeti sull'intradosso dell'arco, firmati nel 1595 da Giovanni Battista Tarilli; nella lunetta ovest: San Francesco che riceve le stigmate. Altari cinquecenteschi a tre scomparti con colonne in stucco, posati in fondo alle navate laterali; quello di sinistra contiene la pala del Rosario, della prima metà del secolo XVII, con ai lati due figure affrescate di Santi, quasi illeggibili; sull'altare di destra nel 1595 venne collocata statua della Madonna col Bambino in trono, della fine degli anni ottanta del Quattrocento, stilisticamente affine ai modi di Giovanni Antonio Amadeo, con ancora parte della policromia nei capelli e nel bordo del manto, affiancata dai dipinti dei Santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista.

La cappella, eretta nel 1591, conserva la decorazione a stucco sulla volta a botte; altare in stucco reca la tela della Crocifissione e i Santi Francesco d'Assisi, Caterina da Siena, Lucia e Antonio di Padova coi committenti inginocchiati; ai lati le figure affrescate nel 1611 dei Confratelli del Santissimo Sacramento.

Nella cappella Checcia del 1581, rimaneggiata in epoca barocca e coperta da una volta a vela nella seconda metà del secolo XVIII: affreschi illusionistici eseguiti nel 1795 da Cipriano Pelli (1750-1822) di Aranno; sull'altare: busto di San Carlo Borromeo, del secolo XVII. Il notevole altare maggiore marmoreo del 1758 reca la rinascimentale statua della Madonna, dell'inizio del secolo XVI, all'origine sovrastata dall'Imago pietatis con due angeli - ora murata nella scalinata minore che dà accesso alla chiesa - facente parte di un'ancona tripartita con la statua di San Pietro a destra e San Giovanni Battista a sinistra: entrambe ora conservate nella canonica: tutte sculture di Tommaso Rodari degli anni 1490-1495 circa.

 

Sulle pareti laterali del coro: due quadri raffiguranti l'Adorazione dei Magi e la Presentazione al tempio, opere realizzate nel 1779 da Davide Antonio Fossati (1708-1791) di Morcote; due reliquiari murali marmorei, del 1623. Il Fonte battesimale con coperchio ligneo a tempietto, della prima metà del secolo XVII, sull'esterno della nicchia si nota la decorazione a fresco di un altare più antico sovrastato da un timpano e incorniciato da festoni cinquecenteschi di fiori e frutti; notevole è pure un Crocifisso manieristico.

 

In un vano ad ovest, contenente le scale che portano alla canonica, si notano resti di affreschi con teste di Santi, il Martirio di San Lorenzo e l'Ultima Cena.

 

La chiesa conserva una preziosa pace liturgica in rame dorato da far baciare ai fedeli; è in forma di anconetta coronata da lunetta, con modanature decorate da cherubini in rilievo, smalto filigranato ad alveoli e smalto cloisonné rosso su fondo verde intenso; la centrale cartellina rettangolare in argento, in parte dorato, raffigurante il Compianto sul Cristo morto, è opera di orafo milanese degli anni 1495-1500 circa. La lunetta presenta un sepolcro vuoto che allude al mistero della Resurrezione di Gesù.

  

Bramantino. (Bartolomeo Suardi) 1490-1530. Milan. The adoration of the Kings. Adoration des Mages. vers 1500. Londres National Gallery.

Le peintre a été influencé par Bramante, Mantegna et l'école de Ferrare.The painter was influenced by Bramante, Mantegna and the school of Ferrara.

Sainte Lucie et Sainte Apolline, dans l'église San Maurizio à Milan, Monastero Maggiore.

 

- Ste Lucie, vierge de Syracuse (représentée avec ses yeux sur une soucoupe, sur la poitrine ou bien comme sur la photo):

Lucie est une jeune femme d’origine noble qui a eu le malheur de vivre sous le règne de l’empereur Dioclétien (300 après J-C) et qui fut persécutée à Catane en Sicile.

Son parcours, historique, débute alors qu’elle se rend sur la tombe de Sainte Agathe avec sa mère. Cette dernière souffrant depuis quelques années d’une maladie irrémissible, or on disait qu’une nuit de prière sur la tombe de la sainte permettait de grands prodiges.

Lucie s’endormit, et dans ses songes elle vit la sainte parée des plus beaux atours, elle l’a supplia alors de sauver la vie de sa mère. Agathe en rêve lui répondit que ce n’était pas elle qui guerrirait mais la simple foi et au petit matin le miracle était fait.

Lucie décida en remerciement de faire don de ses biens aux miséreux, celà hélas n’était pas du tout au goût de l’homme à qui Lucie était promise. Constatant la dilapidation de la dote, ce dernier en appela aux autorités et dénonça Lucie comme chrétienne.

Elle déféra alors devant le consul Pascasius (ou Paschasius pour certains) qui en tant que représentant des Césars avait pour charge de la punir. Refusant de se conformer au culte des idoles elle s’attira le courroux du consul qui, alors qu’elle mettait en avant la chaste é de son esprit, décida de la mener au lupanar.

Pascasius déclara la donner aux débauchés néanmoins une intervention du l’Esprit-saint alourdit son corps au point que nul ne pouvait la mouvoir. Le consul fit venir des boeufs qui se retrouvèrent également à la peine.

Il décida alors de la mettre au bûcher en l’enduisant de poix mais les flammes se détournèrent. Elle fut enfin égorgée mais n’en cessa pas moins de parler, elle prédit notamment que c’était la fin de ses tourments puisque Dioclétien était chassé.

La légende des yeux de Sainte Lucie:

Il existe une version de l’histoire selon laquelle après s’être recueillie sur la tombe de Sainte Agathe et bien avant de subir les affres du bûcher la jeune Lucie se serait arraché les yeux pour les faire porter à son fiancé.

Ce geste trouverait son origine dans le comportement du fiancé qui continuait de la presser alors qu’elle vouait sa vie aux nécessiteux, Lucie lui aurait demandé ce qui le poussait à être aussi entreprenant et aurait eu comme seule réponse "vos yeux". Lucie s’arracha alors les deux yeux à l’aide d’une petit couteau puis, après les avoir disposés dans un plat, les porta à tâtons à son fiancé.

La Vierge Marie devant tant d’abnégation dans la foi aurait par la suite rendu la vue à Lucie, avec des yeux plus beaux encore.

Pour Pascasius s’était également la fin, ayant appris le détournement de fonds auquel se livrait le consul le nouveau César en décida l’exécution. ( www.corsicanews.net/decouvrir/article-24.php )

 

- Ste Apolline (représentée avec une paire de tenailles et une dent): " (...) Il y avait à Alexandrie une vierge admirable nommée Apolline, déjà fort avancé en âge, et tout éclatante de chasteté, de pureté, de piété et de charité. Et lorsque la foule furieuse eut envahi les maisons des serviteurs de Dieu, Apolline fut conduite au tribunal des impies. S'acharnant sur elle, ses persécuteurs commencèrent par lui arracher toutes ses dents; puis, ayant allumé un grand bûcher, ils la menacèrent de l'y jeter vive, si elle refusait de blasphémer avec eux. Mais elle, dès qu'elle vit le bûcher allumé, se recueillit d'abord un instant, puis, s'échappant des mains de ses bourreaux, s'élança dans le feu dont on la menaçait, effrayant même la cruauté des persécuteurs. (...)." (D'après La Légende dorée de Jacques de Voragine)

 

- L'auteur, Bernardino Luini (1475 env.-1532): Peintre talentueux léonardesque de la Renaissance lombarde. C'est dans l'art de Borgognone, de Foppa, que Luini trouve son point de départ, et sa carrière reste toute lombarde : les influences successives qui l'atteignent perturbent à peine son univers calme, l'ambiance un peu froide de son chromatisme, bref, la monotonie de son style. Il emprunte seulement aux Vénitiens, à Bramantino un sens élargi de la construction spatiale, à Léonard de Vinci un léger sfumato, un type de visage et d'expression ambigu, une certaine manière de modeler les formes dans la lumière. Ces différents apports lui permettent d'acquérir, dans le décor mural, une réelle maîtrise qui fait de Luini le dernier grand fresquiste lombard.(sic. Encyclopédie Unirversalis)

 

- "oeil pour oeil, dent pour dent": Cette expression provient de la "Loi du Talion", qui apparaît en 1730 avant JC dans le code d'Hammourabi, alors roi de Babylone. Cette loi incitait à la vengeance individuelle, à condition que la peine soit identique au crime commis.

Je laisse à chacun la réflexion intime sur cette affirmation!!!!!!!!!!

Madonna del Sasso

 

Le sanctuaire de la Madonna del Sasso au-dessus de Locarno est le plus important de la Suisse italienne. Depuis des siècles, les pèlerins s’acheminent vers le Mont Sacré où, selon la tradition, la Vierge Marie apparut en 1480. Deux parcours sont possibles: la Via Crucis, très raide, ou le sentier dans la vallée sauvage dominée par les chapelles. Ceux qui préfèrent la commodité peuvent monter en funiculaire depuis Locarno. Nombreuses sont les œuvres d’art – stucs, fresques, ex voto, toiles de Bramantino et de Ciseri

Bramantino (Bartolomeo Suardi) 1480-1530. Milan. Déploration. vers 1515. Milan Pinacoteca Castello Sforzesco.

 

Bramantino (Bartolomeo Suardi) 1480-1530. Milan. Lamentation. to 1515 Milan Pinacoteca Castello Sforzesco.

Trittico di San Michele, Bartolomeo Suardi detto il Bramantino (1500 circa).

 

Saint Michael's Triptych, Bartolomeo Suardi called Bramantino (around y. 1500)

Madonna del Sasso

 

Le sanctuaire de la Madonna del Sasso au-dessus de Locarno est le plus important de la Suisse italienne. Depuis des siècles, les pèlerins s’acheminent vers le Mont Sacré où, selon la tradition, la Vierge Marie apparut en 1480. Deux parcours sont possibles: la Via Crucis, très raide, ou le sentier dans la vallée sauvage dominée par les chapelles. Ceux qui préfèrent la commodité peuvent monter en funiculaire depuis Locarno. Nombreuses sont les œuvres d’art – stucs, fresques, ex voto, toiles de Bramantino et de Ciseri

La chiesa parrocchiale di Santa Maria del Sasso a Morcote è una chiesa di Morcote, in Svizzera. La chiesa, che sorge su un terrazzo panoramico, è una notevole costruzione rinascimentale. Un primitivo edificio di culto fu fondato nel secolo XIII, poi ricostruito nel 1462. La basilica subì un giro d'asse di 180° forse poco prima del 1578, quando fu aggiunto il nuovo coro a meridione, ora è priva di facciata ed è rivolta a sud con l'abside verso il lago e due entrate laterali. Il campanile è staccato dall'edificio e, viste le ragguardevoli dimensioni della sua base, può esser stato all'origine una torre d'avvistamento.

 

All'interno l'aula è divisa in tre navate di due campate ciascuna; in origine la cappella maggiore era orientata verso montagna, ora conserva la struttura e la decorazione rinascimentale e un grande organo. Nel 1578 l'altare maggiore fu spostato a sud nella posizione attuale. Interventi di rinnovo e di restauro nella seconda metà dell'Ottocento forse diretti da Gaspare Fossati, poi negli anni 1936, 1948-1949 (Cino Chiesa), 1967-1980 (Guido Borella). Il campanile si erge a nord-est con basamento tardoromanico, tre piani eretti tra il 1532 e 1539 con finestre, oculi, fregi d'archetti e cornici dentellate e sovrastruttura ottagonale con tetto a cupola del 1729.

 

La parte dell'edificio più modificata è l'antico coro: il vano d'altare della basilica rivolta a nord fu trasformato in cappella battesimale e accolse l'organo nel 1641. Le monofore sul lato ovest della navata centrale, poco elevata rispetto alle due laterali, furono murate in epoca tardobarocca, forse durante la costruzione delle cupole. Sul muro esterno ad ovest: affresco della Presentazione della Vergine Maria al Tempio in una quadratura illusionistica e su quello ad est: Madonna col Bambino, della seconda metà del secolo XVIII. Attraverso due portali laterali si accede all'interno, diviso in tre navate di due campate da arcate a sesto acuto su pilastri a fascio in mattoni, con capitelli a dado. Le campate della navate laterali e l'antico coro sono coperti con volta a crociera; sulla navata centrale e sul coro le cupole a pennacchi poco profonde sono impostate su un cornicione modificato nel 1936.

La Cappella del Rosario coperta con volta a crociera, nella chiave reca il rilievo con la Madonna col Bambino. Le vele sono affrescate a oculi prospettici (in parte nascosti dall'organo) affreschi rinascimentali, opere di un pittore influenzato dalla produzione pittorica coeva lombardo-piemontese e da Francesco Spanzotti, fratello di Martino Spanzotti, eseguiti intorno al 1495: i delicati tondi della volta con Dio Padre, la Cacciata dal Paradiso terrestre, la Tentazione, le figure dei Santi Tommaso d'Aquino, Agostino di Ippona, Gerolamo, accompagnati ciascuno da due medaglioni mariologici con episodi della vita della Vergine Maria: la Cacciata di Gioacchino dal tempio, l'Annuncio a Gioacchino, l'Incontro alla Porta aurea, la Nascita della Vergine, lo Sposalizio della Vergine, l'Annunciazione, la Visitazione, la Natività, le candelabre, gli ornamenti rinascimentali dipinti sulla volta della campata sud-est, Dio Padre e le figure di Sante nel sottarco: Sant'Agata, Santa Caterina d'Alessandria, Santa Margherita, Santa Maria Maddalena, Sant'Apollonia e Santa Caterina da Siena.

Posta a nord, reca sull'arco trionfale un rilievo del 1468 con Dio Padre benedicente; nella volta a crociera un modesto pittore locale affrescò nei primi del Cinquecento Dio Padre e tre Storie dei progenitori: il Peccato originale, la Cacciata dal Paradiso terrestre e il Lavoro dei progenitori; la Cacciata offre delle analogie con un'incisione dello stesso soggetto, della Weltchronik di Hartmann Schedel edita nel 1493.

 

Un altro pittore, identificato con Domenico Pezzi di Puria (Valsolda) detto "Furgnicus", autore nel 1521 della tavola di San Biagio nell'omonima chiesa di Ravecchia, nel 1513 dipinse le lunette sottostanti con ampie scene sulle pareti, raffiguranti l'Orazione nell'orto del Getsemani (alterata dagli interventi di Carlo Cotti e con quattro apostoli invece di tre), la Salita al Calvario (la sfilata dei soldati ha sullo sfondo la veduta di Genova con l'avamposto della fortezza della "Briglia" e il gruppo dei tre soldati a sinistra si rifanno ad una incisione di Andrea Mantegna, i cosiddetti Senatori, elaborata per i Trionfi di Cesare, serie di tele ora ad Hampton Court) e la Crocifissione presenta a sinistra un soldato ai piedi della croce che richiama il citato modello mantegnesco. L'altare rinascimentale smembrato nel 1578 era un'ancóna marmorea tripartita con elementi architettonici e decorativi: nelle nicchie stavano le statue della Madonna col Bambino, ricollocata sull'altare maggiore, tra i Santi Giovanni Battista e Pietro (acefalo), custodite ora nella casa parrocchiale.

 

Nella campata nord-est: Miracolo di San Francesco d'Assisi e, in basso a destra, stemma del 1595 della famiglia Fossati committente, forse di Giovanni Battista Tarilli di Cureglia; nel registro inferiore: San Carlo Borromeo e la Madonna di Loreto, del 1614.

Nella campata in corrispondenza dell'attuale ingresso verso ovest, la cappella fu decorata nel primo quarto del XVI secolo: lo stato attuale degli affreschi è alquanto deperito; la volta a crociera ha nelle vele oculi prospettici con angeli musicanti contro il cielo (simili a quelli della pala Trivulzio di Bernardino Luini nel Duomo di Como eseguita nel biennio 1517-1518), in una partizione decorativa con panoplie, strumenti musicali e memento mori; nella parete nord, che ospitava l'altare, sta una Madonna col Bambino in Gloria incoronata da due angeli, mentre nella grande lunetta sta l'affresco della Pesca miracolosa dipinto nel 1520 circa da Bartolomeo da Ponte Tresa, soggetto caro ai morcotesi in quanto Morcote godeva del privilegio dell'«honor piscium», ossia il diritto di pesca rilasciato dai duchi di Milano; l'esecuzione risente l'influsso del polittico del 1519 terminato da Giovanni Antonio De Lagaia nella Chiesa di Santa Maria della Misericordia ad Ascona e della Fuga in Egitto del Bramantino nella chiesa di Santa Maria Asssunta del Santuario della Madonna del Sasso; al di sotto San Giovanni Battista e Sant'Antonio abate, coevi; sulla volta: Colomba dello Spirito Santo e angeli; sugli intradossi degli archi: gli evangelisti Luca e Giovanni e quattro Sibille di cui solo la Delfica e la Cumana sono del primo Cinquecento, mentre l'Ellespontica e la Frigia sono di Giovanni Battista Tarilli.

Nella campata sud-ovest, nelle vele della volta: quattro Episodi della vita di San Giovanni Battista e Profeti sull'intradosso dell'arco, firmati nel 1595 da Giovanni Battista Tarilli; nella lunetta ovest: San Francesco che riceve le stigmate. Altari cinquecenteschi a tre scomparti con colonne in stucco, posati in fondo alle navate laterali; quello di sinistra contiene la pala del Rosario, della prima metà del secolo XVII, con ai lati due figure affrescate di Santi, quasi illeggibili; sull'altare di destra nel 1595 venne collocata statua della Madonna col Bambino in trono, della fine degli anni ottanta del Quattrocento, stilisticamente affine ai modi di Giovanni Antonio Amadeo, con ancora parte della policromia nei capelli e nel bordo del manto, affiancata dai dipinti dei Santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista.

La cappella, eretta nel 1591, conserva la decorazione a stucco sulla volta a botte; altare in stucco reca la tela della Crocifissione e i Santi Francesco d'Assisi, Caterina da Siena, Lucia e Antonio di Padova coi committenti inginocchiati; ai lati le figure affrescate nel 1611 dei Confratelli del Santissimo Sacramento.

Nella cappella Checcia del 1581, rimaneggiata in epoca barocca e coperta da una volta a vela nella seconda metà del secolo XVIII: affreschi illusionistici eseguiti nel 1795 da Cipriano Pelli (1750-1822) di Aranno; sull'altare: busto di San Carlo Borromeo, del secolo XVII. Il notevole altare maggiore marmoreo del 1758 reca la rinascimentale statua della Madonna, dell'inizio del secolo XVI, all'origine sovrastata dall'Imago pietatis con due angeli - ora murata nella scalinata minore che dà accesso alla chiesa - facente parte di un'ancona tripartita con la statua di San Pietro a destra e San Giovanni Battista a sinistra: entrambe ora conservate nella canonica: tutte sculture di Tommaso Rodari degli anni 1490-1495 circa.

 

Sulle pareti laterali del coro: due quadri raffiguranti l'Adorazione dei Magi e la Presentazione al tempio, opere realizzate nel 1779 da Davide Antonio Fossati (1708-1791) di Morcote; due reliquiari murali marmorei, del 1623. Il Fonte battesimale con coperchio ligneo a tempietto, della prima metà del secolo XVII, sull'esterno della nicchia si nota la decorazione a fresco di un altare più antico sovrastato da un timpano e incorniciato da festoni cinquecenteschi di fiori e frutti; notevole è pure un Crocifisso manieristico.

 

In un vano ad ovest, contenente le scale che portano alla canonica, si notano resti di affreschi con teste di Santi, il Martirio di San Lorenzo e l'Ultima Cena.

 

La chiesa conserva una preziosa pace liturgica in rame dorato da far baciare ai fedeli; è in forma di anconetta coronata da lunetta, con modanature decorate da cherubini in rilievo, smalto filigranato ad alveoli e smalto cloisonné rosso su fondo verde intenso; la centrale cartellina rettangolare in argento, in parte dorato, raffigurante il Compianto sul Cristo morto, è opera di orafo milanese degli anni 1495-1500 circa. La lunetta presenta un sepolcro vuoto che allude al mistero della Resurrezione di Gesù.

  

Madonna del Sasso

 

Le sanctuaire de la Madonna del Sasso au-dessus de Locarno est le plus important de la Suisse italienne. Depuis des siècles, les pèlerins s’acheminent vers le Mont Sacré où, selon la tradition, la Vierge Marie apparut en 1480. Deux parcours sont possibles: la Via Crucis, très raide, ou le sentier dans la vallée sauvage dominée par les chapelles. Ceux qui préfèrent la commodité peuvent monter en funiculaire depuis Locarno. Nombreuses sont les œuvres d’art – stucs, fresques, ex voto, toiles de Bramantino et de Ciseri

La chiesa parrocchiale di Santa Maria del Sasso a Morcote è una chiesa di Morcote, in Svizzera. La chiesa, che sorge su un terrazzo panoramico, è una notevole costruzione rinascimentale. Un primitivo edificio di culto fu fondato nel secolo XIII, poi ricostruito nel 1462. La basilica subì un giro d'asse di 180° forse poco prima del 1578, quando fu aggiunto il nuovo coro a meridione, ora è priva di facciata ed è rivolta a sud con l'abside verso il lago e due entrate laterali. Il campanile è staccato dall'edificio e, viste le ragguardevoli dimensioni della sua base, può esser stato all'origine una torre d'avvistamento.

 

All'interno l'aula è divisa in tre navate di due campate ciascuna; in origine la cappella maggiore era orientata verso montagna, ora conserva la struttura e la decorazione rinascimentale e un grande organo. Nel 1578 l'altare maggiore fu spostato a sud nella posizione attuale. Interventi di rinnovo e di restauro nella seconda metà dell'Ottocento forse diretti da Gaspare Fossati, poi negli anni 1936, 1948-1949 (Cino Chiesa), 1967-1980 (Guido Borella). Il campanile si erge a nord-est con basamento tardoromanico, tre piani eretti tra il 1532 e 1539 con finestre, oculi, fregi d'archetti e cornici dentellate e sovrastruttura ottagonale con tetto a cupola del 1729.

 

La parte dell'edificio più modificata è l'antico coro: il vano d'altare della basilica rivolta a nord fu trasformato in cappella battesimale e accolse l'organo nel 1641. Le monofore sul lato ovest della navata centrale, poco elevata rispetto alle due laterali, furono murate in epoca tardobarocca, forse durante la costruzione delle cupole. Sul muro esterno ad ovest: affresco della Presentazione della Vergine Maria al Tempio in una quadratura illusionistica e su quello ad est: Madonna col Bambino, della seconda metà del secolo XVIII. Attraverso due portali laterali si accede all'interno, diviso in tre navate di due campate da arcate a sesto acuto su pilastri a fascio in mattoni, con capitelli a dado. Le campate della navate laterali e l'antico coro sono coperti con volta a crociera; sulla navata centrale e sul coro le cupole a pennacchi poco profonde sono impostate su un cornicione modificato nel 1936.

La Cappella del Rosario coperta con volta a crociera, nella chiave reca il rilievo con la Madonna col Bambino. Le vele sono affrescate a oculi prospettici (in parte nascosti dall'organo) affreschi rinascimentali, opere di un pittore influenzato dalla produzione pittorica coeva lombardo-piemontese e da Francesco Spanzotti, fratello di Martino Spanzotti, eseguiti intorno al 1495: i delicati tondi della volta con Dio Padre, la Cacciata dal Paradiso terrestre, la Tentazione, le figure dei Santi Tommaso d'Aquino, Agostino di Ippona, Gerolamo, accompagnati ciascuno da due medaglioni mariologici con episodi della vita della Vergine Maria: la Cacciata di Gioacchino dal tempio, l'Annuncio a Gioacchino, l'Incontro alla Porta aurea, la Nascita della Vergine, lo Sposalizio della Vergine, l'Annunciazione, la Visitazione, la Natività, le candelabre, gli ornamenti rinascimentali dipinti sulla volta della campata sud-est, Dio Padre e le figure di Sante nel sottarco: Sant'Agata, Santa Caterina d'Alessandria, Santa Margherita, Santa Maria Maddalena, Sant'Apollonia e Santa Caterina da Siena.

Posta a nord, reca sull'arco trionfale un rilievo del 1468 con Dio Padre benedicente; nella volta a crociera un modesto pittore locale affrescò nei primi del Cinquecento Dio Padre e tre Storie dei progenitori: il Peccato originale, la Cacciata dal Paradiso terrestre e il Lavoro dei progenitori; la Cacciata offre delle analogie con un'incisione dello stesso soggetto, della Weltchronik di Hartmann Schedel edita nel 1493.

 

Un altro pittore, identificato con Domenico Pezzi di Puria (Valsolda) detto "Furgnicus", autore nel 1521 della tavola di San Biagio nell'omonima chiesa di Ravecchia, nel 1513 dipinse le lunette sottostanti con ampie scene sulle pareti, raffiguranti l'Orazione nell'orto del Getsemani (alterata dagli interventi di Carlo Cotti e con quattro apostoli invece di tre), la Salita al Calvario (la sfilata dei soldati ha sullo sfondo la veduta di Genova con l'avamposto della fortezza della "Briglia" e il gruppo dei tre soldati a sinistra si rifanno ad una incisione di Andrea Mantegna, i cosiddetti Senatori, elaborata per i Trionfi di Cesare, serie di tele ora ad Hampton Court) e la Crocifissione presenta a sinistra un soldato ai piedi della croce che richiama il citato modello mantegnesco. L'altare rinascimentale smembrato nel 1578 era un'ancóna marmorea tripartita con elementi architettonici e decorativi: nelle nicchie stavano le statue della Madonna col Bambino, ricollocata sull'altare maggiore, tra i Santi Giovanni Battista e Pietro (acefalo), custodite ora nella casa parrocchiale.

 

Nella campata nord-est: Miracolo di San Francesco d'Assisi e, in basso a destra, stemma del 1595 della famiglia Fossati committente, forse di Giovanni Battista Tarilli di Cureglia; nel registro inferiore: San Carlo Borromeo e la Madonna di Loreto, del 1614.

Nella campata in corrispondenza dell'attuale ingresso verso ovest, la cappella fu decorata nel primo quarto del XVI secolo: lo stato attuale degli affreschi è alquanto deperito; la volta a crociera ha nelle vele oculi prospettici con angeli musicanti contro il cielo (simili a quelli della pala Trivulzio di Bernardino Luini nel Duomo di Como eseguita nel biennio 1517-1518), in una partizione decorativa con panoplie, strumenti musicali e memento mori; nella parete nord, che ospitava l'altare, sta una Madonna col Bambino in Gloria incoronata da due angeli, mentre nella grande lunetta sta l'affresco della Pesca miracolosa dipinto nel 1520 circa da Bartolomeo da Ponte Tresa, soggetto caro ai morcotesi in quanto Morcote godeva del privilegio dell'«honor piscium», ossia il diritto di pesca rilasciato dai duchi di Milano; l'esecuzione risente l'influsso del polittico del 1519 terminato da Giovanni Antonio De Lagaia nella Chiesa di Santa Maria della Misericordia ad Ascona e della Fuga in Egitto del Bramantino nella chiesa di Santa Maria Asssunta del Santuario della Madonna del Sasso; al di sotto San Giovanni Battista e Sant'Antonio abate, coevi; sulla volta: Colomba dello Spirito Santo e angeli; sugli intradossi degli archi: gli evangelisti Luca e Giovanni e quattro Sibille di cui solo la Delfica e la Cumana sono del primo Cinquecento, mentre l'Ellespontica e la Frigia sono di Giovanni Battista Tarilli.

Nella campata sud-ovest, nelle vele della volta: quattro Episodi della vita di San Giovanni Battista e Profeti sull'intradosso dell'arco, firmati nel 1595 da Giovanni Battista Tarilli; nella lunetta ovest: San Francesco che riceve le stigmate. Altari cinquecenteschi a tre scomparti con colonne in stucco, posati in fondo alle navate laterali; quello di sinistra contiene la pala del Rosario, della prima metà del secolo XVII, con ai lati due figure affrescate di Santi, quasi illeggibili; sull'altare di destra nel 1595 venne collocata statua della Madonna col Bambino in trono, della fine degli anni ottanta del Quattrocento, stilisticamente affine ai modi di Giovanni Antonio Amadeo, con ancora parte della policromia nei capelli e nel bordo del manto, affiancata dai dipinti dei Santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista.

La cappella, eretta nel 1591, conserva la decorazione a stucco sulla volta a botte; altare in stucco reca la tela della Crocifissione e i Santi Francesco d'Assisi, Caterina da Siena, Lucia e Antonio di Padova coi committenti inginocchiati; ai lati le figure affrescate nel 1611 dei Confratelli del Santissimo Sacramento.

Nella cappella Checcia del 1581, rimaneggiata in epoca barocca e coperta da una volta a vela nella seconda metà del secolo XVIII: affreschi illusionistici eseguiti nel 1795 da Cipriano Pelli (1750-1822) di Aranno; sull'altare: busto di San Carlo Borromeo, del secolo XVII. Il notevole altare maggiore marmoreo del 1758 reca la rinascimentale statua della Madonna, dell'inizio del secolo XVI, all'origine sovrastata dall'Imago pietatis con due angeli - ora murata nella scalinata minore che dà accesso alla chiesa - facente parte di un'ancona tripartita con la statua di San Pietro a destra e San Giovanni Battista a sinistra: entrambe ora conservate nella canonica: tutte sculture di Tommaso Rodari degli anni 1490-1495 circa.

 

Sulle pareti laterali del coro: due quadri raffiguranti l'Adorazione dei Magi e la Presentazione al tempio, opere realizzate nel 1779 da Davide Antonio Fossati (1708-1791) di Morcote; due reliquiari murali marmorei, del 1623. Il Fonte battesimale con coperchio ligneo a tempietto, della prima metà del secolo XVII, sull'esterno della nicchia si nota la decorazione a fresco di un altare più antico sovrastato da un timpano e incorniciato da festoni cinquecenteschi di fiori e frutti; notevole è pure un Crocifisso manieristico.

 

In un vano ad ovest, contenente le scale che portano alla canonica, si notano resti di affreschi con teste di Santi, il Martirio di San Lorenzo e l'Ultima Cena.

 

La chiesa conserva una preziosa pace liturgica in rame dorato da far baciare ai fedeli; è in forma di anconetta coronata da lunetta, con modanature decorate da cherubini in rilievo, smalto filigranato ad alveoli e smalto cloisonné rosso su fondo verde intenso; la centrale cartellina rettangolare in argento, in parte dorato, raffigurante il Compianto sul Cristo morto, è opera di orafo milanese degli anni 1495-1500 circa. La lunetta presenta un sepolcro vuoto che allude al mistero della Resurrezione di Gesù.

 

In the grotesques and in the arches there are still some parts that can be attributed to Luca Signorelli, Bramantino, Lorenzo Lotto and Cesare da Sesto. They date to the first decoration commissioned by Julius II at the beginning of his pontificate, that was interrupted and then replaced by the present one due to the pontiff's great admiration for the first frescoes of Raphael in the adjoining Room of the Segnatura. Raphael replaced the grotesques in the centre of the ceiling with four episodes of the Old Testament: Noah leaving the ark (Genesis 8: 15-20), The sacrifice of Isaac (Genesis 22: 1-14), Moses before the burning bush (Exodus 3:1-12), and Jacob's dream (Genesis 28: 10-22).

 

In the grotesques and in the arches there are still some parts that can be attributed to Luca Signorelli, Bramantino, Lorenzo Lotto and Cesare da Sesto. They date to the first decoration commissioned by Julius II at the beginning of his pontificate, that was interrupted and then replaced by the present one due to the pontiff's great admiration for the first frescoes of Raphael in the adjoining Room of the Segnatura. Raphael replaced the grotesques in the centre of the ceiling with four episodes of the Old Testament: Noah leaving the ark (Genesis 8: 15-20), The sacrifice of Isaac (Genesis 22: 1-14), Moses before the burning bush (Exodus 3:1-12), and Jacob's dream (Genesis 28: 10-22).

 

mv.vatican.va/3_EN/pages/SDR/SDR_02_SalaElio.html

Identifier: leonardodavincia01mn

Title: Leonardo da Vinci, artist, thinker and man of science

Year: 1898 (1890s)

Authors: Müntz, Eugène, 1845-1902

Subjects: Leonardo, da Vinci, 1452-1519

Publisher: London : W. Heinemann New York : C. Scribner's Sons

Contributing Library: Harold B. Lee Library

Digitizing Sponsor: Brigham Young University

  

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e cartoons to be designedby Ambrogio,^ We are now familiar with a respectable number of portraits fromAmbrogio Predas brush : those of the young Archinto in the Fuller- ^ The author of the Catalogue of Pictures by Masters of the Milanese and alliedSchools of Lombardy (BurUngton Fine Arts Club, 1898), endeavours to compile a listof Zenales pictures, ascribing to him, among other things, the Circumcision, in the Louvre,dated 1491, and attributed to Bramantino. 2 See my Histoire de la Tapisserie en Italic, p. 45. ^ Motta: Archivio storico loinbardo, 1893, p. 972-996. S 2 [32 LEONARDO DA VINCI Maitland collection In London ^ (1494), of the Emperor Maximilian(1502) in the Vienna Gallery, of the Empress Bianca Maria Sforzain the Arconati-Visconti collection in Paris,^ &c. These portraits arenoticeable for a smooth, occasionally dry execution akin to that ofthe miniaturist, according to Dr. Bode. Towards the close of his lifeMorelli attempted to rob Leonardo of the charming portrait of a

 

Text Appearing After Image:

PORTRAIT OF GAIN GALEAZZO SFORZA, BY V. FOPPA. (Wallace Museum, London.) young woman in the Ambrosiana in favour of this conscientious, butuninspired master ! Sensibly inferior to Ambrogio is his contemporary, Bernardinodel Conti, who worked, approximately, from 1499 to 1522. Hehas been credited, among other things, with The Family of 1 Lately acquired for the National Gallery.—Ed. 2 A pen and ink sketch after these two portraits, by the goldsmith and medallist,Gian Marco Cavalli, is in the Accademia at Venice, where it long figured under the nameof Leonardo da Vinci. See Herr v. Schneiders article in the Jahrbuch der kais.Kunstsammhingen, 1893, p. 187 et seq. See also Dr. Bodes article in \h& Jahrbuch derkg. Pr. Kunstsamvihmgen, 1889, ii-> and that by Miss Ffoulkes in the Archivio storicodeir Arte, 1894, p. 250. EARLY MILANESE PAINTERS 133 Lodovico il Moro in the Brera, formerly attributed to Zenale, andthe Madonna Litta in the Hermitage, hitherto dignified by theglorious na

  

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Bramantino - Crucifixion [1515]

Milan Pinacoteca di Brera

La chiesa parrocchiale di Santa Maria del Sasso a Morcote è una chiesa di Morcote, in Svizzera. La chiesa, che sorge su un terrazzo panoramico, è una notevole costruzione rinascimentale. Un primitivo edificio di culto fu fondato nel secolo XIII, poi ricostruito nel 1462. La basilica subì un giro d'asse di 180° forse poco prima del 1578, quando fu aggiunto il nuovo coro a meridione, ora è priva di facciata ed è rivolta a sud con l'abside verso il lago e due entrate laterali. Il campanile è staccato dall'edificio e, viste le ragguardevoli dimensioni della sua base, può esser stato all'origine una torre d'avvistamento.

 

All'interno l'aula è divisa in tre navate di due campate ciascuna; in origine la cappella maggiore era orientata verso montagna, ora conserva la struttura e la decorazione rinascimentale e un grande organo. Nel 1578 l'altare maggiore fu spostato a sud nella posizione attuale. Interventi di rinnovo e di restauro nella seconda metà dell'Ottocento forse diretti da Gaspare Fossati, poi negli anni 1936, 1948-1949 (Cino Chiesa), 1967-1980 (Guido Borella). Il campanile si erge a nord-est con basamento tardoromanico, tre piani eretti tra il 1532 e 1539 con finestre, oculi, fregi d'archetti e cornici dentellate e sovrastruttura ottagonale con tetto a cupola del 1729.

 

La parte dell'edificio più modificata è l'antico coro: il vano d'altare della basilica rivolta a nord fu trasformato in cappella battesimale e accolse l'organo nel 1641. Le monofore sul lato ovest della navata centrale, poco elevata rispetto alle due laterali, furono murate in epoca tardobarocca, forse durante la costruzione delle cupole. Sul muro esterno ad ovest: affresco della Presentazione della Vergine Maria al Tempio in una quadratura illusionistica e su quello ad est: Madonna col Bambino, della seconda metà del secolo XVIII. Attraverso due portali laterali si accede all'interno, diviso in tre navate di due campate da arcate a sesto acuto su pilastri a fascio in mattoni, con capitelli a dado. Le campate della navate laterali e l'antico coro sono coperti con volta a crociera; sulla navata centrale e sul coro le cupole a pennacchi poco profonde sono impostate su un cornicione modificato nel 1936.

La Cappella del Rosario coperta con volta a crociera, nella chiave reca il rilievo con la Madonna col Bambino. Le vele sono affrescate a oculi prospettici (in parte nascosti dall'organo) affreschi rinascimentali, opere di un pittore influenzato dalla produzione pittorica coeva lombardo-piemontese e da Francesco Spanzotti, fratello di Martino Spanzotti, eseguiti intorno al 1495: i delicati tondi della volta con Dio Padre, la Cacciata dal Paradiso terrestre, la Tentazione, le figure dei Santi Tommaso d'Aquino, Agostino di Ippona, Gerolamo, accompagnati ciascuno da due medaglioni mariologici con episodi della vita della Vergine Maria: la Cacciata di Gioacchino dal tempio, l'Annuncio a Gioacchino, l'Incontro alla Porta aurea, la Nascita della Vergine, lo Sposalizio della Vergine, l'Annunciazione, la Visitazione, la Natività, le candelabre, gli ornamenti rinascimentali dipinti sulla volta della campata sud-est, Dio Padre e le figure di Sante nel sottarco: Sant'Agata, Santa Caterina d'Alessandria, Santa Margherita, Santa Maria Maddalena, Sant'Apollonia e Santa Caterina da Siena.

Posta a nord, reca sull'arco trionfale un rilievo del 1468 con Dio Padre benedicente; nella volta a crociera un modesto pittore locale affrescò nei primi del Cinquecento Dio Padre e tre Storie dei progenitori: il Peccato originale, la Cacciata dal Paradiso terrestre e il Lavoro dei progenitori; la Cacciata offre delle analogie con un'incisione dello stesso soggetto, della Weltchronik di Hartmann Schedel edita nel 1493.

 

Un altro pittore, identificato con Domenico Pezzi di Puria (Valsolda) detto "Furgnicus", autore nel 1521 della tavola di San Biagio nell'omonima chiesa di Ravecchia, nel 1513 dipinse le lunette sottostanti con ampie scene sulle pareti, raffiguranti l'Orazione nell'orto del Getsemani (alterata dagli interventi di Carlo Cotti e con quattro apostoli invece di tre), la Salita al Calvario (la sfilata dei soldati ha sullo sfondo la veduta di Genova con l'avamposto della fortezza della "Briglia" e il gruppo dei tre soldati a sinistra si rifanno ad una incisione di Andrea Mantegna, i cosiddetti Senatori, elaborata per i Trionfi di Cesare, serie di tele ora ad Hampton Court) e la Crocifissione presenta a sinistra un soldato ai piedi della croce che richiama il citato modello mantegnesco. L'altare rinascimentale smembrato nel 1578 era un'ancóna marmorea tripartita con elementi architettonici e decorativi: nelle nicchie stavano le statue della Madonna col Bambino, ricollocata sull'altare maggiore, tra i Santi Giovanni Battista e Pietro (acefalo), custodite ora nella casa parrocchiale.

 

Nella campata nord-est: Miracolo di San Francesco d'Assisi e, in basso a destra, stemma del 1595 della famiglia Fossati committente, forse di Giovanni Battista Tarilli di Cureglia; nel registro inferiore: San Carlo Borromeo e la Madonna di Loreto, del 1614.

Nella campata in corrispondenza dell'attuale ingresso verso ovest, la cappella fu decorata nel primo quarto del XVI secolo: lo stato attuale degli affreschi è alquanto deperito; la volta a crociera ha nelle vele oculi prospettici con angeli musicanti contro il cielo (simili a quelli della pala Trivulzio di Bernardino Luini nel Duomo di Como eseguita nel biennio 1517-1518), in una partizione decorativa con panoplie, strumenti musicali e memento mori; nella parete nord, che ospitava l'altare, sta una Madonna col Bambino in Gloria incoronata da due angeli, mentre nella grande lunetta sta l'affresco della Pesca miracolosa dipinto nel 1520 circa da Bartolomeo da Ponte Tresa, soggetto caro ai morcotesi in quanto Morcote godeva del privilegio dell'«honor piscium», ossia il diritto di pesca rilasciato dai duchi di Milano; l'esecuzione risente l'influsso del polittico del 1519 terminato da Giovanni Antonio De Lagaia nella Chiesa di Santa Maria della Misericordia ad Ascona e della Fuga in Egitto del Bramantino nella chiesa di Santa Maria Asssunta del Santuario della Madonna del Sasso; al di sotto San Giovanni Battista e Sant'Antonio abate, coevi; sulla volta: Colomba dello Spirito Santo e angeli; sugli intradossi degli archi: gli evangelisti Luca e Giovanni e quattro Sibille di cui solo la Delfica e la Cumana sono del primo Cinquecento, mentre l'Ellespontica e la Frigia sono di Giovanni Battista Tarilli.

Nella campata sud-ovest, nelle vele della volta: quattro Episodi della vita di San Giovanni Battista e Profeti sull'intradosso dell'arco, firmati nel 1595 da Giovanni Battista Tarilli; nella lunetta ovest: San Francesco che riceve le stigmate. Altari cinquecenteschi a tre scomparti con colonne in stucco, posati in fondo alle navate laterali; quello di sinistra contiene la pala del Rosario, della prima metà del secolo XVII, con ai lati due figure affrescate di Santi, quasi illeggibili; sull'altare di destra nel 1595 venne collocata statua della Madonna col Bambino in trono, della fine degli anni ottanta del Quattrocento, stilisticamente affine ai modi di Giovanni Antonio Amadeo, con ancora parte della policromia nei capelli e nel bordo del manto, affiancata dai dipinti dei Santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista.

La cappella, eretta nel 1591, conserva la decorazione a stucco sulla volta a botte; altare in stucco reca la tela della Crocifissione e i Santi Francesco d'Assisi, Caterina da Siena, Lucia e Antonio di Padova coi committenti inginocchiati; ai lati le figure affrescate nel 1611 dei Confratelli del Santissimo Sacramento.

Nella cappella Checcia del 1581, rimaneggiata in epoca barocca e coperta da una volta a vela nella seconda metà del secolo XVIII: affreschi illusionistici eseguiti nel 1795 da Cipriano Pelli (1750-1822) di Aranno; sull'altare: busto di San Carlo Borromeo, del secolo XVII. Il notevole altare maggiore marmoreo del 1758 reca la rinascimentale statua della Madonna, dell'inizio del secolo XVI, all'origine sovrastata dall'Imago pietatis con due angeli - ora murata nella scalinata minore che dà accesso alla chiesa - facente parte di un'ancona tripartita con la statua di San Pietro a destra e San Giovanni Battista a sinistra: entrambe ora conservate nella canonica: tutte sculture di Tommaso Rodari degli anni 1490-1495 circa.

 

Sulle pareti laterali del coro: due quadri raffiguranti l'Adorazione dei Magi e la Presentazione al tempio, opere realizzate nel 1779 da Davide Antonio Fossati (1708-1791) di Morcote; due reliquiari murali marmorei, del 1623. Il Fonte battesimale con coperchio ligneo a tempietto, della prima metà del secolo XVII, sull'esterno della nicchia si nota la decorazione a fresco di un altare più antico sovrastato da un timpano e incorniciato da festoni cinquecenteschi di fiori e frutti; notevole è pure un Crocifisso manieristico.

 

In un vano ad ovest, contenente le scale che portano alla canonica, si notano resti di affreschi con teste di Santi, il Martirio di San Lorenzo e l'Ultima Cena.

 

La chiesa conserva una preziosa pace liturgica in rame dorato da far baciare ai fedeli; è in forma di anconetta coronata da lunetta, con modanature decorate da cherubini in rilievo, smalto filigranato ad alveoli e smalto cloisonné rosso su fondo verde intenso; la centrale cartellina rettangolare in argento, in parte dorato, raffigurante il Compianto sul Cristo morto, è opera di orafo milanese degli anni 1495-1500 circa. La lunetta presenta un sepolcro vuoto che allude al mistero della Resurrezione di Gesù.

  

La chiesa parrocchiale di Santa Maria del Sasso a Morcote è una chiesa di Morcote, in Svizzera. La chiesa, che sorge su un terrazzo panoramico, è una notevole costruzione rinascimentale. Un primitivo edificio di culto fu fondato nel secolo XIII, poi ricostruito nel 1462. La basilica subì un giro d'asse di 180° forse poco prima del 1578, quando fu aggiunto il nuovo coro a meridione, ora è priva di facciata ed è rivolta a sud con l'abside verso il lago e due entrate laterali. Il campanile è staccato dall'edificio e, viste le ragguardevoli dimensioni della sua base, può esser stato all'origine una torre d'avvistamento.

 

All'interno l'aula è divisa in tre navate di due campate ciascuna; in origine la cappella maggiore era orientata verso montagna, ora conserva la struttura e la decorazione rinascimentale e un grande organo. Nel 1578 l'altare maggiore fu spostato a sud nella posizione attuale. Interventi di rinnovo e di restauro nella seconda metà dell'Ottocento forse diretti da Gaspare Fossati, poi negli anni 1936, 1948-1949 (Cino Chiesa), 1967-1980 (Guido Borella). Il campanile si erge a nord-est con basamento tardoromanico, tre piani eretti tra il 1532 e 1539 con finestre, oculi, fregi d'archetti e cornici dentellate e sovrastruttura ottagonale con tetto a cupola del 1729.

 

La parte dell'edificio più modificata è l'antico coro: il vano d'altare della basilica rivolta a nord fu trasformato in cappella battesimale e accolse l'organo nel 1641. Le monofore sul lato ovest della navata centrale, poco elevata rispetto alle due laterali, furono murate in epoca tardobarocca, forse durante la costruzione delle cupole. Sul muro esterno ad ovest: affresco della Presentazione della Vergine Maria al Tempio in una quadratura illusionistica e su quello ad est: Madonna col Bambino, della seconda metà del secolo XVIII. Attraverso due portali laterali si accede all'interno, diviso in tre navate di due campate da arcate a sesto acuto su pilastri a fascio in mattoni, con capitelli a dado. Le campate della navate laterali e l'antico coro sono coperti con volta a crociera; sulla navata centrale e sul coro le cupole a pennacchi poco profonde sono impostate su un cornicione modificato nel 1936.

La Cappella del Rosario coperta con volta a crociera, nella chiave reca il rilievo con la Madonna col Bambino. Le vele sono affrescate a oculi prospettici (in parte nascosti dall'organo) affreschi rinascimentali, opere di un pittore influenzato dalla produzione pittorica coeva lombardo-piemontese e da Francesco Spanzotti, fratello di Martino Spanzotti, eseguiti intorno al 1495: i delicati tondi della volta con Dio Padre, la Cacciata dal Paradiso terrestre, la Tentazione, le figure dei Santi Tommaso d'Aquino, Agostino di Ippona, Gerolamo, accompagnati ciascuno da due medaglioni mariologici con episodi della vita della Vergine Maria: la Cacciata di Gioacchino dal tempio, l'Annuncio a Gioacchino, l'Incontro alla Porta aurea, la Nascita della Vergine, lo Sposalizio della Vergine, l'Annunciazione, la Visitazione, la Natività, le candelabre, gli ornamenti rinascimentali dipinti sulla volta della campata sud-est, Dio Padre e le figure di Sante nel sottarco: Sant'Agata, Santa Caterina d'Alessandria, Santa Margherita, Santa Maria Maddalena, Sant'Apollonia e Santa Caterina da Siena.

Posta a nord, reca sull'arco trionfale un rilievo del 1468 con Dio Padre benedicente; nella volta a crociera un modesto pittore locale affrescò nei primi del Cinquecento Dio Padre e tre Storie dei progenitori: il Peccato originale, la Cacciata dal Paradiso terrestre e il Lavoro dei progenitori; la Cacciata offre delle analogie con un'incisione dello stesso soggetto, della Weltchronik di Hartmann Schedel edita nel 1493.

 

Un altro pittore, identificato con Domenico Pezzi di Puria (Valsolda) detto "Furgnicus", autore nel 1521 della tavola di San Biagio nell'omonima chiesa di Ravecchia, nel 1513 dipinse le lunette sottostanti con ampie scene sulle pareti, raffiguranti l'Orazione nell'orto del Getsemani (alterata dagli interventi di Carlo Cotti e con quattro apostoli invece di tre), la Salita al Calvario (la sfilata dei soldati ha sullo sfondo la veduta di Genova con l'avamposto della fortezza della "Briglia" e il gruppo dei tre soldati a sinistra si rifanno ad una incisione di Andrea Mantegna, i cosiddetti Senatori, elaborata per i Trionfi di Cesare, serie di tele ora ad Hampton Court) e la Crocifissione presenta a sinistra un soldato ai piedi della croce che richiama il citato modello mantegnesco. L'altare rinascimentale smembrato nel 1578 era un'ancóna marmorea tripartita con elementi architettonici e decorativi: nelle nicchie stavano le statue della Madonna col Bambino, ricollocata sull'altare maggiore, tra i Santi Giovanni Battista e Pietro (acefalo), custodite ora nella casa parrocchiale.

 

Nella campata nord-est: Miracolo di San Francesco d'Assisi e, in basso a destra, stemma del 1595 della famiglia Fossati committente, forse di Giovanni Battista Tarilli di Cureglia; nel registro inferiore: San Carlo Borromeo e la Madonna di Loreto, del 1614.

Nella campata in corrispondenza dell'attuale ingresso verso ovest, la cappella fu decorata nel primo quarto del XVI secolo: lo stato attuale degli affreschi è alquanto deperito; la volta a crociera ha nelle vele oculi prospettici con angeli musicanti contro il cielo (simili a quelli della pala Trivulzio di Bernardino Luini nel Duomo di Como eseguita nel biennio 1517-1518), in una partizione decorativa con panoplie, strumenti musicali e memento mori; nella parete nord, che ospitava l'altare, sta una Madonna col Bambino in Gloria incoronata da due angeli, mentre nella grande lunetta sta l'affresco della Pesca miracolosa dipinto nel 1520 circa da Bartolomeo da Ponte Tresa, soggetto caro ai morcotesi in quanto Morcote godeva del privilegio dell'«honor piscium», ossia il diritto di pesca rilasciato dai duchi di Milano; l'esecuzione risente l'influsso del polittico del 1519 terminato da Giovanni Antonio De Lagaia nella Chiesa di Santa Maria della Misericordia ad Ascona e della Fuga in Egitto del Bramantino nella chiesa di Santa Maria Asssunta del Santuario della Madonna del Sasso; al di sotto San Giovanni Battista e Sant'Antonio abate, coevi; sulla volta: Colomba dello Spirito Santo e angeli; sugli intradossi degli archi: gli evangelisti Luca e Giovanni e quattro Sibille di cui solo la Delfica e la Cumana sono del primo Cinquecento, mentre l'Ellespontica e la Frigia sono di Giovanni Battista Tarilli.

Nella campata sud-ovest, nelle vele della volta: quattro Episodi della vita di San Giovanni Battista e Profeti sull'intradosso dell'arco, firmati nel 1595 da Giovanni Battista Tarilli; nella lunetta ovest: San Francesco che riceve le stigmate. Altari cinquecenteschi a tre scomparti con colonne in stucco, posati in fondo alle navate laterali; quello di sinistra contiene la pala del Rosario, della prima metà del secolo XVII, con ai lati due figure affrescate di Santi, quasi illeggibili; sull'altare di destra nel 1595 venne collocata statua della Madonna col Bambino in trono, della fine degli anni ottanta del Quattrocento, stilisticamente affine ai modi di Giovanni Antonio Amadeo, con ancora parte della policromia nei capelli e nel bordo del manto, affiancata dai dipinti dei Santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista.

La cappella, eretta nel 1591, conserva la decorazione a stucco sulla volta a botte; altare in stucco reca la tela della Crocifissione e i Santi Francesco d'Assisi, Caterina da Siena, Lucia e Antonio di Padova coi committenti inginocchiati; ai lati le figure affrescate nel 1611 dei Confratelli del Santissimo Sacramento.

Nella cappella Checcia del 1581, rimaneggiata in epoca barocca e coperta da una volta a vela nella seconda metà del secolo XVIII: affreschi illusionistici eseguiti nel 1795 da Cipriano Pelli (1750-1822) di Aranno; sull'altare: busto di San Carlo Borromeo, del secolo XVII. Il notevole altare maggiore marmoreo del 1758 reca la rinascimentale statua della Madonna, dell'inizio del secolo XVI, all'origine sovrastata dall'Imago pietatis con due angeli - ora murata nella scalinata minore che dà accesso alla chiesa - facente parte di un'ancona tripartita con la statua di San Pietro a destra e San Giovanni Battista a sinistra: entrambe ora conservate nella canonica: tutte sculture di Tommaso Rodari degli anni 1490-1495 circa.

 

Sulle pareti laterali del coro: due quadri raffiguranti l'Adorazione dei Magi e la Presentazione al tempio, opere realizzate nel 1779 da Davide Antonio Fossati (1708-1791) di Morcote; due reliquiari murali marmorei, del 1623. Il Fonte battesimale con coperchio ligneo a tempietto, della prima metà del secolo XVII, sull'esterno della nicchia si nota la decorazione a fresco di un altare più antico sovrastato da un timpano e incorniciato da festoni cinquecenteschi di fiori e frutti; notevole è pure un Crocifisso manieristico.

 

In un vano ad ovest, contenente le scale che portano alla canonica, si notano resti di affreschi con teste di Santi, il Martirio di San Lorenzo e l'Ultima Cena.

 

La chiesa conserva una preziosa pace liturgica in rame dorato da far baciare ai fedeli; è in forma di anconetta coronata da lunetta, con modanature decorate da cherubini in rilievo, smalto filigranato ad alveoli e smalto cloisonné rosso su fondo verde intenso; la centrale cartellina rettangolare in argento, in parte dorato, raffigurante il Compianto sul Cristo morto, è opera di orafo milanese degli anni 1495-1500 circa. La lunetta presenta un sepolcro vuoto che allude al mistero della Resurrezione di Gesù.

  

La chiesa parrocchiale di Santa Maria del Sasso a Morcote è una chiesa di Morcote, in Svizzera. La chiesa, che sorge su un terrazzo panoramico, è una notevole costruzione rinascimentale. Un primitivo edificio di culto fu fondato nel secolo XIII, poi ricostruito nel 1462. La basilica subì un giro d'asse di 180° forse poco prima del 1578, quando fu aggiunto il nuovo coro a meridione, ora è priva di facciata ed è rivolta a sud con l'abside verso il lago e due entrate laterali. Il campanile è staccato dall'edificio e, viste le ragguardevoli dimensioni della sua base, può esser stato all'origine una torre d'avvistamento.

 

All'interno l'aula è divisa in tre navate di due campate ciascuna; in origine la cappella maggiore era orientata verso montagna, ora conserva la struttura e la decorazione rinascimentale e un grande organo. Nel 1578 l'altare maggiore fu spostato a sud nella posizione attuale. Interventi di rinnovo e di restauro nella seconda metà dell'Ottocento forse diretti da Gaspare Fossati, poi negli anni 1936, 1948-1949 (Cino Chiesa), 1967-1980 (Guido Borella). Il campanile si erge a nord-est con basamento tardoromanico, tre piani eretti tra il 1532 e 1539 con finestre, oculi, fregi d'archetti e cornici dentellate e sovrastruttura ottagonale con tetto a cupola del 1729.

 

La parte dell'edificio più modificata è l'antico coro: il vano d'altare della basilica rivolta a nord fu trasformato in cappella battesimale e accolse l'organo nel 1641. Le monofore sul lato ovest della navata centrale, poco elevata rispetto alle due laterali, furono murate in epoca tardobarocca, forse durante la costruzione delle cupole. Sul muro esterno ad ovest: affresco della Presentazione della Vergine Maria al Tempio in una quadratura illusionistica e su quello ad est: Madonna col Bambino, della seconda metà del secolo XVIII. Attraverso due portali laterali si accede all'interno, diviso in tre navate di due campate da arcate a sesto acuto su pilastri a fascio in mattoni, con capitelli a dado. Le campate della navate laterali e l'antico coro sono coperti con volta a crociera; sulla navata centrale e sul coro le cupole a pennacchi poco profonde sono impostate su un cornicione modificato nel 1936.

La Cappella del Rosario coperta con volta a crociera, nella chiave reca il rilievo con la Madonna col Bambino. Le vele sono affrescate a oculi prospettici (in parte nascosti dall'organo) affreschi rinascimentali, opere di un pittore influenzato dalla produzione pittorica coeva lombardo-piemontese e da Francesco Spanzotti, fratello di Martino Spanzotti, eseguiti intorno al 1495: i delicati tondi della volta con Dio Padre, la Cacciata dal Paradiso terrestre, la Tentazione, le figure dei Santi Tommaso d'Aquino, Agostino di Ippona, Gerolamo, accompagnati ciascuno da due medaglioni mariologici con episodi della vita della Vergine Maria: la Cacciata di Gioacchino dal tempio, l'Annuncio a Gioacchino, l'Incontro alla Porta aurea, la Nascita della Vergine, lo Sposalizio della Vergine, l'Annunciazione, la Visitazione, la Natività, le candelabre, gli ornamenti rinascimentali dipinti sulla volta della campata sud-est, Dio Padre e le figure di Sante nel sottarco: Sant'Agata, Santa Caterina d'Alessandria, Santa Margherita, Santa Maria Maddalena, Sant'Apollonia e Santa Caterina da Siena.

Posta a nord, reca sull'arco trionfale un rilievo del 1468 con Dio Padre benedicente; nella volta a crociera un modesto pittore locale affrescò nei primi del Cinquecento Dio Padre e tre Storie dei progenitori: il Peccato originale, la Cacciata dal Paradiso terrestre e il Lavoro dei progenitori; la Cacciata offre delle analogie con un'incisione dello stesso soggetto, della Weltchronik di Hartmann Schedel edita nel 1493.

 

Un altro pittore, identificato con Domenico Pezzi di Puria (Valsolda) detto "Furgnicus", autore nel 1521 della tavola di San Biagio nell'omonima chiesa di Ravecchia, nel 1513 dipinse le lunette sottostanti con ampie scene sulle pareti, raffiguranti l'Orazione nell'orto del Getsemani (alterata dagli interventi di Carlo Cotti e con quattro apostoli invece di tre), la Salita al Calvario (la sfilata dei soldati ha sullo sfondo la veduta di Genova con l'avamposto della fortezza della "Briglia" e il gruppo dei tre soldati a sinistra si rifanno ad una incisione di Andrea Mantegna, i cosiddetti Senatori, elaborata per i Trionfi di Cesare, serie di tele ora ad Hampton Court) e la Crocifissione presenta a sinistra un soldato ai piedi della croce che richiama il citato modello mantegnesco. L'altare rinascimentale smembrato nel 1578 era un'ancóna marmorea tripartita con elementi architettonici e decorativi: nelle nicchie stavano le statue della Madonna col Bambino, ricollocata sull'altare maggiore, tra i Santi Giovanni Battista e Pietro (acefalo), custodite ora nella casa parrocchiale.

 

Nella campata nord-est: Miracolo di San Francesco d'Assisi e, in basso a destra, stemma del 1595 della famiglia Fossati committente, forse di Giovanni Battista Tarilli di Cureglia; nel registro inferiore: San Carlo Borromeo e la Madonna di Loreto, del 1614.

Nella campata in corrispondenza dell'attuale ingresso verso ovest, la cappella fu decorata nel primo quarto del XVI secolo: lo stato attuale degli affreschi è alquanto deperito; la volta a crociera ha nelle vele oculi prospettici con angeli musicanti contro il cielo (simili a quelli della pala Trivulzio di Bernardino Luini nel Duomo di Como eseguita nel biennio 1517-1518), in una partizione decorativa con panoplie, strumenti musicali e memento mori; nella parete nord, che ospitava l'altare, sta una Madonna col Bambino in Gloria incoronata da due angeli, mentre nella grande lunetta sta l'affresco della Pesca miracolosa dipinto nel 1520 circa da Bartolomeo da Ponte Tresa, soggetto caro ai morcotesi in quanto Morcote godeva del privilegio dell'«honor piscium», ossia il diritto di pesca rilasciato dai duchi di Milano; l'esecuzione risente l'influsso del polittico del 1519 terminato da Giovanni Antonio De Lagaia nella Chiesa di Santa Maria della Misericordia ad Ascona e della Fuga in Egitto del Bramantino nella chiesa di Santa Maria Asssunta del Santuario della Madonna del Sasso; al di sotto San Giovanni Battista e Sant'Antonio abate, coevi; sulla volta: Colomba dello Spirito Santo e angeli; sugli intradossi degli archi: gli evangelisti Luca e Giovanni e quattro Sibille di cui solo la Delfica e la Cumana sono del primo Cinquecento, mentre l'Ellespontica e la Frigia sono di Giovanni Battista Tarilli.

Nella campata sud-ovest, nelle vele della volta: quattro Episodi della vita di San Giovanni Battista e Profeti sull'intradosso dell'arco, firmati nel 1595 da Giovanni Battista Tarilli; nella lunetta ovest: San Francesco che riceve le stigmate. Altari cinquecenteschi a tre scomparti con colonne in stucco, posati in fondo alle navate laterali; quello di sinistra contiene la pala del Rosario, della prima metà del secolo XVII, con ai lati due figure affrescate di Santi, quasi illeggibili; sull'altare di destra nel 1595 venne collocata statua della Madonna col Bambino in trono, della fine degli anni ottanta del Quattrocento, stilisticamente affine ai modi di Giovanni Antonio Amadeo, con ancora parte della policromia nei capelli e nel bordo del manto, affiancata dai dipinti dei Santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista.

La cappella, eretta nel 1591, conserva la decorazione a stucco sulla volta a botte; altare in stucco reca la tela della Crocifissione e i Santi Francesco d'Assisi, Caterina da Siena, Lucia e Antonio di Padova coi committenti inginocchiati; ai lati le figure affrescate nel 1611 dei Confratelli del Santissimo Sacramento.

Nella cappella Checcia del 1581, rimaneggiata in epoca barocca e coperta da una volta a vela nella seconda metà del secolo XVIII: affreschi illusionistici eseguiti nel 1795 da Cipriano Pelli (1750-1822) di Aranno; sull'altare: busto di San Carlo Borromeo, del secolo XVII. Il notevole altare maggiore marmoreo del 1758 reca la rinascimentale statua della Madonna, dell'inizio del secolo XVI, all'origine sovrastata dall'Imago pietatis con due angeli - ora murata nella scalinata minore che dà accesso alla chiesa - facente parte di un'ancona tripartita con la statua di San Pietro a destra e San Giovanni Battista a sinistra: entrambe ora conservate nella canonica: tutte sculture di Tommaso Rodari degli anni 1490-1495 circa.

 

Sulle pareti laterali del coro: due quadri raffiguranti l'Adorazione dei Magi e la Presentazione al tempio, opere realizzate nel 1779 da Davide Antonio Fossati (1708-1791) di Morcote; due reliquiari murali marmorei, del 1623. Il Fonte battesimale con coperchio ligneo a tempietto, della prima metà del secolo XVII, sull'esterno della nicchia si nota la decorazione a fresco di un altare più antico sovrastato da un timpano e incorniciato da festoni cinquecenteschi di fiori e frutti; notevole è pure un Crocifisso manieristico.

 

In un vano ad ovest, contenente le scale che portano alla canonica, si notano resti di affreschi con teste di Santi, il Martirio di San Lorenzo e l'Ultima Cena.

 

La chiesa conserva una preziosa pace liturgica in rame dorato da far baciare ai fedeli; è in forma di anconetta coronata da lunetta, con modanature decorate da cherubini in rilievo, smalto filigranato ad alveoli e smalto cloisonné rosso su fondo verde intenso; la centrale cartellina rettangolare in argento, in parte dorato, raffigurante il Compianto sul Cristo morto, è opera di orafo milanese degli anni 1495-1500 circa. La lunetta presenta un sepolcro vuoto che allude al mistero della Resurrezione di Gesù.

 

La chiesa parrocchiale di Santa Maria del Sasso a Morcote è una chiesa di Morcote, in Svizzera. La chiesa, che sorge su un terrazzo panoramico, è una notevole costruzione rinascimentale. Un primitivo edificio di culto fu fondato nel secolo XIII, poi ricostruito nel 1462. La basilica subì un giro d'asse di 180° forse poco prima del 1578, quando fu aggiunto il nuovo coro a meridione, ora è priva di facciata ed è rivolta a sud con l'abside verso il lago e due entrate laterali. Il campanile è staccato dall'edificio e, viste le ragguardevoli dimensioni della sua base, può esser stato all'origine una torre d'avvistamento.

 

All'interno l'aula è divisa in tre navate di due campate ciascuna; in origine la cappella maggiore era orientata verso montagna, ora conserva la struttura e la decorazione rinascimentale e un grande organo. Nel 1578 l'altare maggiore fu spostato a sud nella posizione attuale. Interventi di rinnovo e di restauro nella seconda metà dell'Ottocento forse diretti da Gaspare Fossati, poi negli anni 1936, 1948-1949 (Cino Chiesa), 1967-1980 (Guido Borella). Il campanile si erge a nord-est con basamento tardoromanico, tre piani eretti tra il 1532 e 1539 con finestre, oculi, fregi d'archetti e cornici dentellate e sovrastruttura ottagonale con tetto a cupola del 1729.

 

La parte dell'edificio più modificata è l'antico coro: il vano d'altare della basilica rivolta a nord fu trasformato in cappella battesimale e accolse l'organo nel 1641. Le monofore sul lato ovest della navata centrale, poco elevata rispetto alle due laterali, furono murate in epoca tardobarocca, forse durante la costruzione delle cupole. Sul muro esterno ad ovest: affresco della Presentazione della Vergine Maria al Tempio in una quadratura illusionistica e su quello ad est: Madonna col Bambino, della seconda metà del secolo XVIII. Attraverso due portali laterali si accede all'interno, diviso in tre navate di due campate da arcate a sesto acuto su pilastri a fascio in mattoni, con capitelli a dado. Le campate della navate laterali e l'antico coro sono coperti con volta a crociera; sulla navata centrale e sul coro le cupole a pennacchi poco profonde sono impostate su un cornicione modificato nel 1936.

La Cappella del Rosario coperta con volta a crociera, nella chiave reca il rilievo con la Madonna col Bambino. Le vele sono affrescate a oculi prospettici (in parte nascosti dall'organo) affreschi rinascimentali, opere di un pittore influenzato dalla produzione pittorica coeva lombardo-piemontese e da Francesco Spanzotti, fratello di Martino Spanzotti, eseguiti intorno al 1495: i delicati tondi della volta con Dio Padre, la Cacciata dal Paradiso terrestre, la Tentazione, le figure dei Santi Tommaso d'Aquino, Agostino di Ippona, Gerolamo, accompagnati ciascuno da due medaglioni mariologici con episodi della vita della Vergine Maria: la Cacciata di Gioacchino dal tempio, l'Annuncio a Gioacchino, l'Incontro alla Porta aurea, la Nascita della Vergine, lo Sposalizio della Vergine, l'Annunciazione, la Visitazione, la Natività, le candelabre, gli ornamenti rinascimentali dipinti sulla volta della campata sud-est, Dio Padre e le figure di Sante nel sottarco: Sant'Agata, Santa Caterina d'Alessandria, Santa Margherita, Santa Maria Maddalena, Sant'Apollonia e Santa Caterina da Siena.

Posta a nord, reca sull'arco trionfale un rilievo del 1468 con Dio Padre benedicente; nella volta a crociera un modesto pittore locale affrescò nei primi del Cinquecento Dio Padre e tre Storie dei progenitori: il Peccato originale, la Cacciata dal Paradiso terrestre e il Lavoro dei progenitori; la Cacciata offre delle analogie con un'incisione dello stesso soggetto, della Weltchronik di Hartmann Schedel edita nel 1493.

 

Un altro pittore, identificato con Domenico Pezzi di Puria (Valsolda) detto "Furgnicus", autore nel 1521 della tavola di San Biagio nell'omonima chiesa di Ravecchia, nel 1513 dipinse le lunette sottostanti con ampie scene sulle pareti, raffiguranti l'Orazione nell'orto del Getsemani (alterata dagli interventi di Carlo Cotti e con quattro apostoli invece di tre), la Salita al Calvario (la sfilata dei soldati ha sullo sfondo la veduta di Genova con l'avamposto della fortezza della "Briglia" e il gruppo dei tre soldati a sinistra si rifanno ad una incisione di Andrea Mantegna, i cosiddetti Senatori, elaborata per i Trionfi di Cesare, serie di tele ora ad Hampton Court) e la Crocifissione presenta a sinistra un soldato ai piedi della croce che richiama il citato modello mantegnesco. L'altare rinascimentale smembrato nel 1578 era un'ancóna marmorea tripartita con elementi architettonici e decorativi: nelle nicchie stavano le statue della Madonna col Bambino, ricollocata sull'altare maggiore, tra i Santi Giovanni Battista e Pietro (acefalo), custodite ora nella casa parrocchiale.

 

Nella campata nord-est: Miracolo di San Francesco d'Assisi e, in basso a destra, stemma del 1595 della famiglia Fossati committente, forse di Giovanni Battista Tarilli di Cureglia; nel registro inferiore: San Carlo Borromeo e la Madonna di Loreto, del 1614.

Nella campata in corrispondenza dell'attuale ingresso verso ovest, la cappella fu decorata nel primo quarto del XVI secolo: lo stato attuale degli affreschi è alquanto deperito; la volta a crociera ha nelle vele oculi prospettici con angeli musicanti contro il cielo (simili a quelli della pala Trivulzio di Bernardino Luini nel Duomo di Como eseguita nel biennio 1517-1518), in una partizione decorativa con panoplie, strumenti musicali e memento mori; nella parete nord, che ospitava l'altare, sta una Madonna col Bambino in Gloria incoronata da due angeli, mentre nella grande lunetta sta l'affresco della Pesca miracolosa dipinto nel 1520 circa da Bartolomeo da Ponte Tresa, soggetto caro ai morcotesi in quanto Morcote godeva del privilegio dell'«honor piscium», ossia il diritto di pesca rilasciato dai duchi di Milano; l'esecuzione risente l'influsso del polittico del 1519 terminato da Giovanni Antonio De Lagaia nella Chiesa di Santa Maria della Misericordia ad Ascona e della Fuga in Egitto del Bramantino nella chiesa di Santa Maria Asssunta del Santuario della Madonna del Sasso; al di sotto San Giovanni Battista e Sant'Antonio abate, coevi; sulla volta: Colomba dello Spirito Santo e angeli; sugli intradossi degli archi: gli evangelisti Luca e Giovanni e quattro Sibille di cui solo la Delfica e la Cumana sono del primo Cinquecento, mentre l'Ellespontica e la Frigia sono di Giovanni Battista Tarilli.

Nella campata sud-ovest, nelle vele della volta: quattro Episodi della vita di San Giovanni Battista e Profeti sull'intradosso dell'arco, firmati nel 1595 da Giovanni Battista Tarilli; nella lunetta ovest: San Francesco che riceve le stigmate. Altari cinquecenteschi a tre scomparti con colonne in stucco, posati in fondo alle navate laterali; quello di sinistra contiene la pala del Rosario, della prima metà del secolo XVII, con ai lati due figure affrescate di Santi, quasi illeggibili; sull'altare di destra nel 1595 venne collocata statua della Madonna col Bambino in trono, della fine degli anni ottanta del Quattrocento, stilisticamente affine ai modi di Giovanni Antonio Amadeo, con ancora parte della policromia nei capelli e nel bordo del manto, affiancata dai dipinti dei Santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista.

La cappella, eretta nel 1591, conserva la decorazione a stucco sulla volta a botte; altare in stucco reca la tela della Crocifissione e i Santi Francesco d'Assisi, Caterina da Siena, Lucia e Antonio di Padova coi committenti inginocchiati; ai lati le figure affrescate nel 1611 dei Confratelli del Santissimo Sacramento.

Nella cappella Checcia del 1581, rimaneggiata in epoca barocca e coperta da una volta a vela nella seconda metà del secolo XVIII: affreschi illusionistici eseguiti nel 1795 da Cipriano Pelli (1750-1822) di Aranno; sull'altare: busto di San Carlo Borromeo, del secolo XVII. Il notevole altare maggiore marmoreo del 1758 reca la rinascimentale statua della Madonna, dell'inizio del secolo XVI, all'origine sovrastata dall'Imago pietatis con due angeli - ora murata nella scalinata minore che dà accesso alla chiesa - facente parte di un'ancona tripartita con la statua di San Pietro a destra e San Giovanni Battista a sinistra: entrambe ora conservate nella canonica: tutte sculture di Tommaso Rodari degli anni 1490-1495 circa.

 

Sulle pareti laterali del coro: due quadri raffiguranti l'Adorazione dei Magi e la Presentazione al tempio, opere realizzate nel 1779 da Davide Antonio Fossati (1708-1791) di Morcote; due reliquiari murali marmorei, del 1623. Il Fonte battesimale con coperchio ligneo a tempietto, della prima metà del secolo XVII, sull'esterno della nicchia si nota la decorazione a fresco di un altare più antico sovrastato da un timpano e incorniciato da festoni cinquecenteschi di fiori e frutti; notevole è pure un Crocifisso manieristico.

 

In un vano ad ovest, contenente le scale che portano alla canonica, si notano resti di affreschi con teste di Santi, il Martirio di San Lorenzo e l'Ultima Cena.

 

La chiesa conserva una preziosa pace liturgica in rame dorato da far baciare ai fedeli; è in forma di anconetta coronata da lunetta, con modanature decorate da cherubini in rilievo, smalto filigranato ad alveoli e smalto cloisonné rosso su fondo verde intenso; la centrale cartellina rettangolare in argento, in parte dorato, raffigurante il Compianto sul Cristo morto, è opera di orafo milanese degli anni 1495-1500 circa. La lunetta presenta un sepolcro vuoto che allude al mistero della Resurrezione di Gesù.

  

La chiesa parrocchiale di Santa Maria del Sasso a Morcote è una chiesa di Morcote, in Svizzera. La chiesa, che sorge su un terrazzo panoramico, è una notevole costruzione rinascimentale. Un primitivo edificio di culto fu fondato nel secolo XIII, poi ricostruito nel 1462. La basilica subì un giro d'asse di 180° forse poco prima del 1578, quando fu aggiunto il nuovo coro a meridione, ora è priva di facciata ed è rivolta a sud con l'abside verso il lago e due entrate laterali. Il campanile è staccato dall'edificio e, viste le ragguardevoli dimensioni della sua base, può esser stato all'origine una torre d'avvistamento.

 

All'interno l'aula è divisa in tre navate di due campate ciascuna; in origine la cappella maggiore era orientata verso montagna, ora conserva la struttura e la decorazione rinascimentale e un grande organo. Nel 1578 l'altare maggiore fu spostato a sud nella posizione attuale. Interventi di rinnovo e di restauro nella seconda metà dell'Ottocento forse diretti da Gaspare Fossati, poi negli anni 1936, 1948-1949 (Cino Chiesa), 1967-1980 (Guido Borella). Il campanile si erge a nord-est con basamento tardoromanico, tre piani eretti tra il 1532 e 1539 con finestre, oculi, fregi d'archetti e cornici dentellate e sovrastruttura ottagonale con tetto a cupola del 1729.

 

La parte dell'edificio più modificata è l'antico coro: il vano d'altare della basilica rivolta a nord fu trasformato in cappella battesimale e accolse l'organo nel 1641. Le monofore sul lato ovest della navata centrale, poco elevata rispetto alle due laterali, furono murate in epoca tardobarocca, forse durante la costruzione delle cupole. Sul muro esterno ad ovest: affresco della Presentazione della Vergine Maria al Tempio in una quadratura illusionistica e su quello ad est: Madonna col Bambino, della seconda metà del secolo XVIII. Attraverso due portali laterali si accede all'interno, diviso in tre navate di due campate da arcate a sesto acuto su pilastri a fascio in mattoni, con capitelli a dado. Le campate della navate laterali e l'antico coro sono coperti con volta a crociera; sulla navata centrale e sul coro le cupole a pennacchi poco profonde sono impostate su un cornicione modificato nel 1936.

La Cappella del Rosario coperta con volta a crociera, nella chiave reca il rilievo con la Madonna col Bambino. Le vele sono affrescate a oculi prospettici (in parte nascosti dall'organo) affreschi rinascimentali, opere di un pittore influenzato dalla produzione pittorica coeva lombardo-piemontese e da Francesco Spanzotti, fratello di Martino Spanzotti, eseguiti intorno al 1495: i delicati tondi della volta con Dio Padre, la Cacciata dal Paradiso terrestre, la Tentazione, le figure dei Santi Tommaso d'Aquino, Agostino di Ippona, Gerolamo, accompagnati ciascuno da due medaglioni mariologici con episodi della vita della Vergine Maria: la Cacciata di Gioacchino dal tempio, l'Annuncio a Gioacchino, l'Incontro alla Porta aurea, la Nascita della Vergine, lo Sposalizio della Vergine, l'Annunciazione, la Visitazione, la Natività, le candelabre, gli ornamenti rinascimentali dipinti sulla volta della campata sud-est, Dio Padre e le figure di Sante nel sottarco: Sant'Agata, Santa Caterina d'Alessandria, Santa Margherita, Santa Maria Maddalena, Sant'Apollonia e Santa Caterina da Siena.

Posta a nord, reca sull'arco trionfale un rilievo del 1468 con Dio Padre benedicente; nella volta a crociera un modesto pittore locale affrescò nei primi del Cinquecento Dio Padre e tre Storie dei progenitori: il Peccato originale, la Cacciata dal Paradiso terrestre e il Lavoro dei progenitori; la Cacciata offre delle analogie con un'incisione dello stesso soggetto, della Weltchronik di Hartmann Schedel edita nel 1493.

 

Un altro pittore, identificato con Domenico Pezzi di Puria (Valsolda) detto "Furgnicus", autore nel 1521 della tavola di San Biagio nell'omonima chiesa di Ravecchia, nel 1513 dipinse le lunette sottostanti con ampie scene sulle pareti, raffiguranti l'Orazione nell'orto del Getsemani (alterata dagli interventi di Carlo Cotti e con quattro apostoli invece di tre), la Salita al Calvario (la sfilata dei soldati ha sullo sfondo la veduta di Genova con l'avamposto della fortezza della "Briglia" e il gruppo dei tre soldati a sinistra si rifanno ad una incisione di Andrea Mantegna, i cosiddetti Senatori, elaborata per i Trionfi di Cesare, serie di tele ora ad Hampton Court) e la Crocifissione presenta a sinistra un soldato ai piedi della croce che richiama il citato modello mantegnesco. L'altare rinascimentale smembrato nel 1578 era un'ancóna marmorea tripartita con elementi architettonici e decorativi: nelle nicchie stavano le statue della Madonna col Bambino, ricollocata sull'altare maggiore, tra i Santi Giovanni Battista e Pietro (acefalo), custodite ora nella casa parrocchiale.

 

Nella campata nord-est: Miracolo di San Francesco d'Assisi e, in basso a destra, stemma del 1595 della famiglia Fossati committente, forse di Giovanni Battista Tarilli di Cureglia; nel registro inferiore: San Carlo Borromeo e la Madonna di Loreto, del 1614.

Nella campata in corrispondenza dell'attuale ingresso verso ovest, la cappella fu decorata nel primo quarto del XVI secolo: lo stato attuale degli affreschi è alquanto deperito; la volta a crociera ha nelle vele oculi prospettici con angeli musicanti contro il cielo (simili a quelli della pala Trivulzio di Bernardino Luini nel Duomo di Como eseguita nel biennio 1517-1518), in una partizione decorativa con panoplie, strumenti musicali e memento mori; nella parete nord, che ospitava l'altare, sta una Madonna col Bambino in Gloria incoronata da due angeli, mentre nella grande lunetta sta l'affresco della Pesca miracolosa dipinto nel 1520 circa da Bartolomeo da Ponte Tresa, soggetto caro ai morcotesi in quanto Morcote godeva del privilegio dell'«honor piscium», ossia il diritto di pesca rilasciato dai duchi di Milano; l'esecuzione risente l'influsso del polittico del 1519 terminato da Giovanni Antonio De Lagaia nella Chiesa di Santa Maria della Misericordia ad Ascona e della Fuga in Egitto del Bramantino nella chiesa di Santa Maria Asssunta del Santuario della Madonna del Sasso; al di sotto San Giovanni Battista e Sant'Antonio abate, coevi; sulla volta: Colomba dello Spirito Santo e angeli; sugli intradossi degli archi: gli evangelisti Luca e Giovanni e quattro Sibille di cui solo la Delfica e la Cumana sono del primo Cinquecento, mentre l'Ellespontica e la Frigia sono di Giovanni Battista Tarilli.

Nella campata sud-ovest, nelle vele della volta: quattro Episodi della vita di San Giovanni Battista e Profeti sull'intradosso dell'arco, firmati nel 1595 da Giovanni Battista Tarilli; nella lunetta ovest: San Francesco che riceve le stigmate. Altari cinquecenteschi a tre scomparti con colonne in stucco, posati in fondo alle navate laterali; quello di sinistra contiene la pala del Rosario, della prima metà del secolo XVII, con ai lati due figure affrescate di Santi, quasi illeggibili; sull'altare di destra nel 1595 venne collocata statua della Madonna col Bambino in trono, della fine degli anni ottanta del Quattrocento, stilisticamente affine ai modi di Giovanni Antonio Amadeo, con ancora parte della policromia nei capelli e nel bordo del manto, affiancata dai dipinti dei Santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista.

La cappella, eretta nel 1591, conserva la decorazione a stucco sulla volta a botte; altare in stucco reca la tela della Crocifissione e i Santi Francesco d'Assisi, Caterina da Siena, Lucia e Antonio di Padova coi committenti inginocchiati; ai lati le figure affrescate nel 1611 dei Confratelli del Santissimo Sacramento.

Nella cappella Checcia del 1581, rimaneggiata in epoca barocca e coperta da una volta a vela nella seconda metà del secolo XVIII: affreschi illusionistici eseguiti nel 1795 da Cipriano Pelli (1750-1822) di Aranno; sull'altare: busto di San Carlo Borromeo, del secolo XVII. Il notevole altare maggiore marmoreo del 1758 reca la rinascimentale statua della Madonna, dell'inizio del secolo XVI, all'origine sovrastata dall'Imago pietatis con due angeli - ora murata nella scalinata minore che dà accesso alla chiesa - facente parte di un'ancona tripartita con la statua di San Pietro a destra e San Giovanni Battista a sinistra: entrambe ora conservate nella canonica: tutte sculture di Tommaso Rodari degli anni 1490-1495 circa.

 

Sulle pareti laterali del coro: due quadri raffiguranti l'Adorazione dei Magi e la Presentazione al tempio, opere realizzate nel 1779 da Davide Antonio Fossati (1708-1791) di Morcote; due reliquiari murali marmorei, del 1623. Il Fonte battesimale con coperchio ligneo a tempietto, della prima metà del secolo XVII, sull'esterno della nicchia si nota la decorazione a fresco di un altare più antico sovrastato da un timpano e incorniciato da festoni cinquecenteschi di fiori e frutti; notevole è pure un Crocifisso manieristico.

 

In un vano ad ovest, contenente le scale che portano alla canonica, si notano resti di affreschi con teste di Santi, il Martirio di San Lorenzo e l'Ultima Cena.

 

La chiesa conserva una preziosa pace liturgica in rame dorato da far baciare ai fedeli; è in forma di anconetta coronata da lunetta, con modanature decorate da cherubini in rilievo, smalto filigranato ad alveoli e smalto cloisonné rosso su fondo verde intenso; la centrale cartellina rettangolare in argento, in parte dorato, raffigurante il Compianto sul Cristo morto, è opera di orafo milanese degli anni 1495-1500 circa. La lunetta presenta un sepolcro vuoto che allude al mistero della Resurrezione di Gesù.

  

Painter: Bramantino (born Bartolomeo Suardi, 1465--1530)

Date: ca. 1525 ?

Original location:

Collection: Wallraf-Reicharts Museum, Cologne

Medium and size:

Literature:

 

Notes: from Wiki: 'In Ovid's moralizing fable (Metamorphoses VIII) ... Baucis and Philemon were an old married couple in the region of Tyana, which Ovid places in Phrygia, and the only ones in their town to welcome disguised gods Zeus and Hermes (in Roman mythology, Jupiter and Mercury respectively), thus embodying the pious exercise of hospitality, the ritualized guest-friendship termed xenia, or theoxenia when a god was involved. Zeus and Hermes came disguised as ordinary peasants and began asking the people of the town for a place to sleep during that night. They were rejected by all before they came to Baucis and Philemon's rustic and simple cottage. Though the couple were poor, they showed more pity than their rich neighbors, where 'all the doors bolted and no word of kindness given, so wicked were the people of that land.' After serving the two guests food and wine, which Ovid depicts with pleasure in the details, Baucis noticed that although she had refilled her guest's beechwood cups many times, the wine pitcher was still full. Realizing that her guests were in fact gods, she and her husband 'raised their hands in supplication and implored indulgence for their simple home and fare.' The Wiki account continues: 'Baucis and Philemon do not appear elsewhere in Greek myth, nor anywhere in cult, but the sacred nature of hospitality was widespread in the ancient world. After Lot and his wife had feasted them, two strangers were revealed as "two angels" (Genesis 19:1; the story is in the previous chapter). Accordingly, Hebrews 13:2 reads "Do not neglect to show hospitality to strangers, for by doing that some have entertained angels without knowing it." The possibility that unidentified strangers in need of hospitality were gods in disguise was ingrained in first century culture. Acts 14:11-12 relates the ecstatic reception received less than two generations after Ovid's publication of the tale by Paul of Tarsus and Barnabas: "The crowds shouted 'The gods have come down to us in human form!' Barnabas they called Zeus, and Paul they called Hermes.'

 

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Last update 8/13/10

laurenarnold@cs.com

La chiesa parrocchiale di Santa Maria del Sasso a Morcote è una chiesa di Morcote, in Svizzera. La chiesa, che sorge su un terrazzo panoramico, è una notevole costruzione rinascimentale. Un primitivo edificio di culto fu fondato nel secolo XIII, poi ricostruito nel 1462. La basilica subì un giro d'asse di 180° forse poco prima del 1578, quando fu aggiunto il nuovo coro a meridione, ora è priva di facciata ed è rivolta a sud con l'abside verso il lago e due entrate laterali. Il campanile è staccato dall'edificio e, viste le ragguardevoli dimensioni della sua base, può esser stato all'origine una torre d'avvistamento.

 

All'interno l'aula è divisa in tre navate di due campate ciascuna; in origine la cappella maggiore era orientata verso montagna, ora conserva la struttura e la decorazione rinascimentale e un grande organo. Nel 1578 l'altare maggiore fu spostato a sud nella posizione attuale. Interventi di rinnovo e di restauro nella seconda metà dell'Ottocento forse diretti da Gaspare Fossati, poi negli anni 1936, 1948-1949 (Cino Chiesa), 1967-1980 (Guido Borella). Il campanile si erge a nord-est con basamento tardoromanico, tre piani eretti tra il 1532 e 1539 con finestre, oculi, fregi d'archetti e cornici dentellate e sovrastruttura ottagonale con tetto a cupola del 1729.

 

La parte dell'edificio più modificata è l'antico coro: il vano d'altare della basilica rivolta a nord fu trasformato in cappella battesimale e accolse l'organo nel 1641. Le monofore sul lato ovest della navata centrale, poco elevata rispetto alle due laterali, furono murate in epoca tardobarocca, forse durante la costruzione delle cupole. Sul muro esterno ad ovest: affresco della Presentazione della Vergine Maria al Tempio in una quadratura illusionistica e su quello ad est: Madonna col Bambino, della seconda metà del secolo XVIII. Attraverso due portali laterali si accede all'interno, diviso in tre navate di due campate da arcate a sesto acuto su pilastri a fascio in mattoni, con capitelli a dado. Le campate della navate laterali e l'antico coro sono coperti con volta a crociera; sulla navata centrale e sul coro le cupole a pennacchi poco profonde sono impostate su un cornicione modificato nel 1936.

La Cappella del Rosario coperta con volta a crociera, nella chiave reca il rilievo con la Madonna col Bambino. Le vele sono affrescate a oculi prospettici (in parte nascosti dall'organo) affreschi rinascimentali, opere di un pittore influenzato dalla produzione pittorica coeva lombardo-piemontese e da Francesco Spanzotti, fratello di Martino Spanzotti, eseguiti intorno al 1495: i delicati tondi della volta con Dio Padre, la Cacciata dal Paradiso terrestre, la Tentazione, le figure dei Santi Tommaso d'Aquino, Agostino di Ippona, Gerolamo, accompagnati ciascuno da due medaglioni mariologici con episodi della vita della Vergine Maria: la Cacciata di Gioacchino dal tempio, l'Annuncio a Gioacchino, l'Incontro alla Porta aurea, la Nascita della Vergine, lo Sposalizio della Vergine, l'Annunciazione, la Visitazione, la Natività, le candelabre, gli ornamenti rinascimentali dipinti sulla volta della campata sud-est, Dio Padre e le figure di Sante nel sottarco: Sant'Agata, Santa Caterina d'Alessandria, Santa Margherita, Santa Maria Maddalena, Sant'Apollonia e Santa Caterina da Siena.

Posta a nord, reca sull'arco trionfale un rilievo del 1468 con Dio Padre benedicente; nella volta a crociera un modesto pittore locale affrescò nei primi del Cinquecento Dio Padre e tre Storie dei progenitori: il Peccato originale, la Cacciata dal Paradiso terrestre e il Lavoro dei progenitori; la Cacciata offre delle analogie con un'incisione dello stesso soggetto, della Weltchronik di Hartmann Schedel edita nel 1493.

 

Un altro pittore, identificato con Domenico Pezzi di Puria (Valsolda) detto "Furgnicus", autore nel 1521 della tavola di San Biagio nell'omonima chiesa di Ravecchia, nel 1513 dipinse le lunette sottostanti con ampie scene sulle pareti, raffiguranti l'Orazione nell'orto del Getsemani (alterata dagli interventi di Carlo Cotti e con quattro apostoli invece di tre), la Salita al Calvario (la sfilata dei soldati ha sullo sfondo la veduta di Genova con l'avamposto della fortezza della "Briglia" e il gruppo dei tre soldati a sinistra si rifanno ad una incisione di Andrea Mantegna, i cosiddetti Senatori, elaborata per i Trionfi di Cesare, serie di tele ora ad Hampton Court) e la Crocifissione presenta a sinistra un soldato ai piedi della croce che richiama il citato modello mantegnesco. L'altare rinascimentale smembrato nel 1578 era un'ancóna marmorea tripartita con elementi architettonici e decorativi: nelle nicchie stavano le statue della Madonna col Bambino, ricollocata sull'altare maggiore, tra i Santi Giovanni Battista e Pietro (acefalo), custodite ora nella casa parrocchiale.

 

Nella campata nord-est: Miracolo di San Francesco d'Assisi e, in basso a destra, stemma del 1595 della famiglia Fossati committente, forse di Giovanni Battista Tarilli di Cureglia; nel registro inferiore: San Carlo Borromeo e la Madonna di Loreto, del 1614.

Nella campata in corrispondenza dell'attuale ingresso verso ovest, la cappella fu decorata nel primo quarto del XVI secolo: lo stato attuale degli affreschi è alquanto deperito; la volta a crociera ha nelle vele oculi prospettici con angeli musicanti contro il cielo (simili a quelli della pala Trivulzio di Bernardino Luini nel Duomo di Como eseguita nel biennio 1517-1518), in una partizione decorativa con panoplie, strumenti musicali e memento mori; nella parete nord, che ospitava l'altare, sta una Madonna col Bambino in Gloria incoronata da due angeli, mentre nella grande lunetta sta l'affresco della Pesca miracolosa dipinto nel 1520 circa da Bartolomeo da Ponte Tresa, soggetto caro ai morcotesi in quanto Morcote godeva del privilegio dell'«honor piscium», ossia il diritto di pesca rilasciato dai duchi di Milano; l'esecuzione risente l'influsso del polittico del 1519 terminato da Giovanni Antonio De Lagaia nella Chiesa di Santa Maria della Misericordia ad Ascona e della Fuga in Egitto del Bramantino nella chiesa di Santa Maria Asssunta del Santuario della Madonna del Sasso; al di sotto San Giovanni Battista e Sant'Antonio abate, coevi; sulla volta: Colomba dello Spirito Santo e angeli; sugli intradossi degli archi: gli evangelisti Luca e Giovanni e quattro Sibille di cui solo la Delfica e la Cumana sono del primo Cinquecento, mentre l'Ellespontica e la Frigia sono di Giovanni Battista Tarilli.

Nella campata sud-ovest, nelle vele della volta: quattro Episodi della vita di San Giovanni Battista e Profeti sull'intradosso dell'arco, firmati nel 1595 da Giovanni Battista Tarilli; nella lunetta ovest: San Francesco che riceve le stigmate. Altari cinquecenteschi a tre scomparti con colonne in stucco, posati in fondo alle navate laterali; quello di sinistra contiene la pala del Rosario, della prima metà del secolo XVII, con ai lati due figure affrescate di Santi, quasi illeggibili; sull'altare di destra nel 1595 venne collocata statua della Madonna col Bambino in trono, della fine degli anni ottanta del Quattrocento, stilisticamente affine ai modi di Giovanni Antonio Amadeo, con ancora parte della policromia nei capelli e nel bordo del manto, affiancata dai dipinti dei Santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista.

La cappella, eretta nel 1591, conserva la decorazione a stucco sulla volta a botte; altare in stucco reca la tela della Crocifissione e i Santi Francesco d'Assisi, Caterina da Siena, Lucia e Antonio di Padova coi committenti inginocchiati; ai lati le figure affrescate nel 1611 dei Confratelli del Santissimo Sacramento.

Nella cappella Checcia del 1581, rimaneggiata in epoca barocca e coperta da una volta a vela nella seconda metà del secolo XVIII: affreschi illusionistici eseguiti nel 1795 da Cipriano Pelli (1750-1822) di Aranno; sull'altare: busto di San Carlo Borromeo, del secolo XVII. Il notevole altare maggiore marmoreo del 1758 reca la rinascimentale statua della Madonna, dell'inizio del secolo XVI, all'origine sovrastata dall'Imago pietatis con due angeli - ora murata nella scalinata minore che dà accesso alla chiesa - facente parte di un'ancona tripartita con la statua di San Pietro a destra e San Giovanni Battista a sinistra: entrambe ora conservate nella canonica: tutte sculture di Tommaso Rodari degli anni 1490-1495 circa.

 

Sulle pareti laterali del coro: due quadri raffiguranti l'Adorazione dei Magi e la Presentazione al tempio, opere realizzate nel 1779 da Davide Antonio Fossati (1708-1791) di Morcote; due reliquiari murali marmorei, del 1623. Il Fonte battesimale con coperchio ligneo a tempietto, della prima metà del secolo XVII, sull'esterno della nicchia si nota la decorazione a fresco di un altare più antico sovrastato da un timpano e incorniciato da festoni cinquecenteschi di fiori e frutti; notevole è pure un Crocifisso manieristico.

 

In un vano ad ovest, contenente le scale che portano alla canonica, si notano resti di affreschi con teste di Santi, il Martirio di San Lorenzo e l'Ultima Cena.

 

La chiesa conserva una preziosa pace liturgica in rame dorato da far baciare ai fedeli; è in forma di anconetta coronata da lunetta, con modanature decorate da cherubini in rilievo, smalto filigranato ad alveoli e smalto cloisonné rosso su fondo verde intenso; la centrale cartellina rettangolare in argento, in parte dorato, raffigurante il Compianto sul Cristo morto, è opera di orafo milanese degli anni 1495-1500 circa. La lunetta presenta un sepolcro vuoto che allude al mistero della Resurrezione di Gesù.

  

Nel 1463 il duca di Milano Francesco I Sforza fece costruire un convento domenicano ed una chiesa nel luogo dove si trovava una piccola cappella dedicata a Santa Maria delle Grazie. L'architetto fu Umberto Scopatello, il convento fu completato nel 1469 mentre per la chiesa fu necessario attendere il 1482. Altri cambiamenti furono eseguiti quando, salito al potere, Ludovico il Moro decise di cambiare il chiostro grande e l'abside della chiesa. La costruzione fu terminata intorno al 1490. Il Moro aveva anche deciso di fare delle Grazie il luogo di sepoltura degli Sforza e nel 1497 vi venne sepolta la moglie Beatrice d'Este. Secondo una antica tradizione milanese Ludovico il Moro fece anche costruire un cunicolo collegante il castello, poi chiamato Sforzesco al convento. Il tiburio dapprima fu attribuito a Bramante, anche se manca qualunque tipo di prova se non che il Bramante era in quegli anni ingegnere ducale e viene nominato una volta negli atti della Chiesa (una consegna di marmo nel 1494, ma gli studi più aggiornati propendono per l'Amadeo; al più si ritiene[senza fonte] che il Bramante sia stato responsabile del progetto iniziale, ma non abbia poi seguito i lavori veri e propri, che sicuramente furono diretti da Giovanni Antonio Amadeo. La misura di base di 24 braccia milanesi utilizzata per la sacrestia fu usata dallo stesso architetto per il sacello in Santa Maria alla Fontana. Ancora nel 1497 acquistò 64 colonnine di pietra chiara di Saltrio per il tiburio e altri 128 pezzi di pietra bianca e nera da consegnare per il trasporto sul Ceresio a partire da Porto Ceresio o da Riva San Vitale. All'interno, nel corpo più antico della chiesa (in stile gotico), si segnalano, in una cappella di destra, gli affreschi con Storie della Passione di Gaudenzio Ferrari. Nella stessa cappella era un tempo conservata l'Incoronazione di spine di Tiziano oggi al Louvre. Nel chiostrino adiacente alla tribuna, sulla porta che conduce alla sacrestia, c'è un affresco realizzato da Bramantino.

 

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La chiesa parrocchiale di Santa Maria del Sasso a Morcote è una chiesa di Morcote, in Svizzera. La chiesa, che sorge su un terrazzo panoramico, è una notevole costruzione rinascimentale. Un primitivo edificio di culto fu fondato nel secolo XIII, poi ricostruito nel 1462. La basilica subì un giro d'asse di 180° forse poco prima del 1578, quando fu aggiunto il nuovo coro a meridione, ora è priva di facciata ed è rivolta a sud con l'abside verso il lago e due entrate laterali. Il campanile è staccato dall'edificio e, viste le ragguardevoli dimensioni della sua base, può esser stato all'origine una torre d'avvistamento.

 

All'interno l'aula è divisa in tre navate di due campate ciascuna; in origine la cappella maggiore era orientata verso montagna, ora conserva la struttura e la decorazione rinascimentale e un grande organo. Nel 1578 l'altare maggiore fu spostato a sud nella posizione attuale. Interventi di rinnovo e di restauro nella seconda metà dell'Ottocento forse diretti da Gaspare Fossati, poi negli anni 1936, 1948-1949 (Cino Chiesa), 1967-1980 (Guido Borella). Il campanile si erge a nord-est con basamento tardoromanico, tre piani eretti tra il 1532 e 1539 con finestre, oculi, fregi d'archetti e cornici dentellate e sovrastruttura ottagonale con tetto a cupola del 1729.

 

La parte dell'edificio più modificata è l'antico coro: il vano d'altare della basilica rivolta a nord fu trasformato in cappella battesimale e accolse l'organo nel 1641. Le monofore sul lato ovest della navata centrale, poco elevata rispetto alle due laterali, furono murate in epoca tardobarocca, forse durante la costruzione delle cupole. Sul muro esterno ad ovest: affresco della Presentazione della Vergine Maria al Tempio in una quadratura illusionistica e su quello ad est: Madonna col Bambino, della seconda metà del secolo XVIII. Attraverso due portali laterali si accede all'interno, diviso in tre navate di due campate da arcate a sesto acuto su pilastri a fascio in mattoni, con capitelli a dado. Le campate della navate laterali e l'antico coro sono coperti con volta a crociera; sulla navata centrale e sul coro le cupole a pennacchi poco profonde sono impostate su un cornicione modificato nel 1936.

La Cappella del Rosario coperta con volta a crociera, nella chiave reca il rilievo con la Madonna col Bambino. Le vele sono affrescate a oculi prospettici (in parte nascosti dall'organo) affreschi rinascimentali, opere di un pittore influenzato dalla produzione pittorica coeva lombardo-piemontese e da Francesco Spanzotti, fratello di Martino Spanzotti, eseguiti intorno al 1495: i delicati tondi della volta con Dio Padre, la Cacciata dal Paradiso terrestre, la Tentazione, le figure dei Santi Tommaso d'Aquino, Agostino di Ippona, Gerolamo, accompagnati ciascuno da due medaglioni mariologici con episodi della vita della Vergine Maria: la Cacciata di Gioacchino dal tempio, l'Annuncio a Gioacchino, l'Incontro alla Porta aurea, la Nascita della Vergine, lo Sposalizio della Vergine, l'Annunciazione, la Visitazione, la Natività, le candelabre, gli ornamenti rinascimentali dipinti sulla volta della campata sud-est, Dio Padre e le figure di Sante nel sottarco: Sant'Agata, Santa Caterina d'Alessandria, Santa Margherita, Santa Maria Maddalena, Sant'Apollonia e Santa Caterina da Siena.

Posta a nord, reca sull'arco trionfale un rilievo del 1468 con Dio Padre benedicente; nella volta a crociera un modesto pittore locale affrescò nei primi del Cinquecento Dio Padre e tre Storie dei progenitori: il Peccato originale, la Cacciata dal Paradiso terrestre e il Lavoro dei progenitori; la Cacciata offre delle analogie con un'incisione dello stesso soggetto, della Weltchronik di Hartmann Schedel edita nel 1493.

 

Un altro pittore, identificato con Domenico Pezzi di Puria (Valsolda) detto "Furgnicus", autore nel 1521 della tavola di San Biagio nell'omonima chiesa di Ravecchia, nel 1513 dipinse le lunette sottostanti con ampie scene sulle pareti, raffiguranti l'Orazione nell'orto del Getsemani (alterata dagli interventi di Carlo Cotti e con quattro apostoli invece di tre), la Salita al Calvario (la sfilata dei soldati ha sullo sfondo la veduta di Genova con l'avamposto della fortezza della "Briglia" e il gruppo dei tre soldati a sinistra si rifanno ad una incisione di Andrea Mantegna, i cosiddetti Senatori, elaborata per i Trionfi di Cesare, serie di tele ora ad Hampton Court) e la Crocifissione presenta a sinistra un soldato ai piedi della croce che richiama il citato modello mantegnesco. L'altare rinascimentale smembrato nel 1578 era un'ancóna marmorea tripartita con elementi architettonici e decorativi: nelle nicchie stavano le statue della Madonna col Bambino, ricollocata sull'altare maggiore, tra i Santi Giovanni Battista e Pietro (acefalo), custodite ora nella casa parrocchiale.

 

Nella campata nord-est: Miracolo di San Francesco d'Assisi e, in basso a destra, stemma del 1595 della famiglia Fossati committente, forse di Giovanni Battista Tarilli di Cureglia; nel registro inferiore: San Carlo Borromeo e la Madonna di Loreto, del 1614.

Nella campata in corrispondenza dell'attuale ingresso verso ovest, la cappella fu decorata nel primo quarto del XVI secolo: lo stato attuale degli affreschi è alquanto deperito; la volta a crociera ha nelle vele oculi prospettici con angeli musicanti contro il cielo (simili a quelli della pala Trivulzio di Bernardino Luini nel Duomo di Como eseguita nel biennio 1517-1518), in una partizione decorativa con panoplie, strumenti musicali e memento mori; nella parete nord, che ospitava l'altare, sta una Madonna col Bambino in Gloria incoronata da due angeli, mentre nella grande lunetta sta l'affresco della Pesca miracolosa dipinto nel 1520 circa da Bartolomeo da Ponte Tresa, soggetto caro ai morcotesi in quanto Morcote godeva del privilegio dell'«honor piscium», ossia il diritto di pesca rilasciato dai duchi di Milano; l'esecuzione risente l'influsso del polittico del 1519 terminato da Giovanni Antonio De Lagaia nella Chiesa di Santa Maria della Misericordia ad Ascona e della Fuga in Egitto del Bramantino nella chiesa di Santa Maria Asssunta del Santuario della Madonna del Sasso; al di sotto San Giovanni Battista e Sant'Antonio abate, coevi; sulla volta: Colomba dello Spirito Santo e angeli; sugli intradossi degli archi: gli evangelisti Luca e Giovanni e quattro Sibille di cui solo la Delfica e la Cumana sono del primo Cinquecento, mentre l'Ellespontica e la Frigia sono di Giovanni Battista Tarilli.

Nella campata sud-ovest, nelle vele della volta: quattro Episodi della vita di San Giovanni Battista e Profeti sull'intradosso dell'arco, firmati nel 1595 da Giovanni Battista Tarilli; nella lunetta ovest: San Francesco che riceve le stigmate. Altari cinquecenteschi a tre scomparti con colonne in stucco, posati in fondo alle navate laterali; quello di sinistra contiene la pala del Rosario, della prima metà del secolo XVII, con ai lati due figure affrescate di Santi, quasi illeggibili; sull'altare di destra nel 1595 venne collocata statua della Madonna col Bambino in trono, della fine degli anni ottanta del Quattrocento, stilisticamente affine ai modi di Giovanni Antonio Amadeo, con ancora parte della policromia nei capelli e nel bordo del manto, affiancata dai dipinti dei Santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista.

La cappella, eretta nel 1591, conserva la decorazione a stucco sulla volta a botte; altare in stucco reca la tela della Crocifissione e i Santi Francesco d'Assisi, Caterina da Siena, Lucia e Antonio di Padova coi committenti inginocchiati; ai lati le figure affrescate nel 1611 dei Confratelli del Santissimo Sacramento.

Nella cappella Checcia del 1581, rimaneggiata in epoca barocca e coperta da una volta a vela nella seconda metà del secolo XVIII: affreschi illusionistici eseguiti nel 1795 da Cipriano Pelli (1750-1822) di Aranno; sull'altare: busto di San Carlo Borromeo, del secolo XVII. Il notevole altare maggiore marmoreo del 1758 reca la rinascimentale statua della Madonna, dell'inizio del secolo XVI, all'origine sovrastata dall'Imago pietatis con due angeli - ora murata nella scalinata minore che dà accesso alla chiesa - facente parte di un'ancona tripartita con la statua di San Pietro a destra e San Giovanni Battista a sinistra: entrambe ora conservate nella canonica: tutte sculture di Tommaso Rodari degli anni 1490-1495 circa.

 

Sulle pareti laterali del coro: due quadri raffiguranti l'Adorazione dei Magi e la Presentazione al tempio, opere realizzate nel 1779 da Davide Antonio Fossati (1708-1791) di Morcote; due reliquiari murali marmorei, del 1623. Il Fonte battesimale con coperchio ligneo a tempietto, della prima metà del secolo XVII, sull'esterno della nicchia si nota la decorazione a fresco di un altare più antico sovrastato da un timpano e incorniciato da festoni cinquecenteschi di fiori e frutti; notevole è pure un Crocifisso manieristico.

 

In un vano ad ovest, contenente le scale che portano alla canonica, si notano resti di affreschi con teste di Santi, il Martirio di San Lorenzo e l'Ultima Cena.

 

La chiesa conserva una preziosa pace liturgica in rame dorato da far baciare ai fedeli; è in forma di anconetta coronata da lunetta, con modanature decorate da cherubini in rilievo, smalto filigranato ad alveoli e smalto cloisonné rosso su fondo verde intenso; la centrale cartellina rettangolare in argento, in parte dorato, raffigurante il Compianto sul Cristo morto, è opera di orafo milanese degli anni 1495-1500 circa. La lunetta presenta un sepolcro vuoto che allude al mistero della Resurrezione di Gesù.

 

La chiesa parrocchiale di Santa Maria del Sasso a Morcote è una chiesa di Morcote, in Svizzera. La chiesa, che sorge su un terrazzo panoramico, è una notevole costruzione rinascimentale. Un primitivo edificio di culto fu fondato nel secolo XIII, poi ricostruito nel 1462. La basilica subì un giro d'asse di 180° forse poco prima del 1578, quando fu aggiunto il nuovo coro a meridione, ora è priva di facciata ed è rivolta a sud con l'abside verso il lago e due entrate laterali. Il campanile è staccato dall'edificio e, viste le ragguardevoli dimensioni della sua base, può esser stato all'origine una torre d'avvistamento.

 

All'interno l'aula è divisa in tre navate di due campate ciascuna; in origine la cappella maggiore era orientata verso montagna, ora conserva la struttura e la decorazione rinascimentale e un grande organo. Nel 1578 l'altare maggiore fu spostato a sud nella posizione attuale. Interventi di rinnovo e di restauro nella seconda metà dell'Ottocento forse diretti da Gaspare Fossati, poi negli anni 1936, 1948-1949 (Cino Chiesa), 1967-1980 (Guido Borella). Il campanile si erge a nord-est con basamento tardoromanico, tre piani eretti tra il 1532 e 1539 con finestre, oculi, fregi d'archetti e cornici dentellate e sovrastruttura ottagonale con tetto a cupola del 1729.

 

La parte dell'edificio più modificata è l'antico coro: il vano d'altare della basilica rivolta a nord fu trasformato in cappella battesimale e accolse l'organo nel 1641. Le monofore sul lato ovest della navata centrale, poco elevata rispetto alle due laterali, furono murate in epoca tardobarocca, forse durante la costruzione delle cupole. Sul muro esterno ad ovest: affresco della Presentazione della Vergine Maria al Tempio in una quadratura illusionistica e su quello ad est: Madonna col Bambino, della seconda metà del secolo XVIII. Attraverso due portali laterali si accede all'interno, diviso in tre navate di due campate da arcate a sesto acuto su pilastri a fascio in mattoni, con capitelli a dado. Le campate della navate laterali e l'antico coro sono coperti con volta a crociera; sulla navata centrale e sul coro le cupole a pennacchi poco profonde sono impostate su un cornicione modificato nel 1936.

La Cappella del Rosario coperta con volta a crociera, nella chiave reca il rilievo con la Madonna col Bambino. Le vele sono affrescate a oculi prospettici (in parte nascosti dall'organo) affreschi rinascimentali, opere di un pittore influenzato dalla produzione pittorica coeva lombardo-piemontese e da Francesco Spanzotti, fratello di Martino Spanzotti, eseguiti intorno al 1495: i delicati tondi della volta con Dio Padre, la Cacciata dal Paradiso terrestre, la Tentazione, le figure dei Santi Tommaso d'Aquino, Agostino di Ippona, Gerolamo, accompagnati ciascuno da due medaglioni mariologici con episodi della vita della Vergine Maria: la Cacciata di Gioacchino dal tempio, l'Annuncio a Gioacchino, l'Incontro alla Porta aurea, la Nascita della Vergine, lo Sposalizio della Vergine, l'Annunciazione, la Visitazione, la Natività, le candelabre, gli ornamenti rinascimentali dipinti sulla volta della campata sud-est, Dio Padre e le figure di Sante nel sottarco: Sant'Agata, Santa Caterina d'Alessandria, Santa Margherita, Santa Maria Maddalena, Sant'Apollonia e Santa Caterina da Siena.

Posta a nord, reca sull'arco trionfale un rilievo del 1468 con Dio Padre benedicente; nella volta a crociera un modesto pittore locale affrescò nei primi del Cinquecento Dio Padre e tre Storie dei progenitori: il Peccato originale, la Cacciata dal Paradiso terrestre e il Lavoro dei progenitori; la Cacciata offre delle analogie con un'incisione dello stesso soggetto, della Weltchronik di Hartmann Schedel edita nel 1493.

 

Un altro pittore, identificato con Domenico Pezzi di Puria (Valsolda) detto "Furgnicus", autore nel 1521 della tavola di San Biagio nell'omonima chiesa di Ravecchia, nel 1513 dipinse le lunette sottostanti con ampie scene sulle pareti, raffiguranti l'Orazione nell'orto del Getsemani (alterata dagli interventi di Carlo Cotti e con quattro apostoli invece di tre), la Salita al Calvario (la sfilata dei soldati ha sullo sfondo la veduta di Genova con l'avamposto della fortezza della "Briglia" e il gruppo dei tre soldati a sinistra si rifanno ad una incisione di Andrea Mantegna, i cosiddetti Senatori, elaborata per i Trionfi di Cesare, serie di tele ora ad Hampton Court) e la Crocifissione presenta a sinistra un soldato ai piedi della croce che richiama il citato modello mantegnesco. L'altare rinascimentale smembrato nel 1578 era un'ancóna marmorea tripartita con elementi architettonici e decorativi: nelle nicchie stavano le statue della Madonna col Bambino, ricollocata sull'altare maggiore, tra i Santi Giovanni Battista e Pietro (acefalo), custodite ora nella casa parrocchiale.

 

Nella campata nord-est: Miracolo di San Francesco d'Assisi e, in basso a destra, stemma del 1595 della famiglia Fossati committente, forse di Giovanni Battista Tarilli di Cureglia; nel registro inferiore: San Carlo Borromeo e la Madonna di Loreto, del 1614.

Nella campata in corrispondenza dell'attuale ingresso verso ovest, la cappella fu decorata nel primo quarto del XVI secolo: lo stato attuale degli affreschi è alquanto deperito; la volta a crociera ha nelle vele oculi prospettici con angeli musicanti contro il cielo (simili a quelli della pala Trivulzio di Bernardino Luini nel Duomo di Como eseguita nel biennio 1517-1518), in una partizione decorativa con panoplie, strumenti musicali e memento mori; nella parete nord, che ospitava l'altare, sta una Madonna col Bambino in Gloria incoronata da due angeli, mentre nella grande lunetta sta l'affresco della Pesca miracolosa dipinto nel 1520 circa da Bartolomeo da Ponte Tresa, soggetto caro ai morcotesi in quanto Morcote godeva del privilegio dell'«honor piscium», ossia il diritto di pesca rilasciato dai duchi di Milano; l'esecuzione risente l'influsso del polittico del 1519 terminato da Giovanni Antonio De Lagaia nella Chiesa di Santa Maria della Misericordia ad Ascona e della Fuga in Egitto del Bramantino nella chiesa di Santa Maria Asssunta del Santuario della Madonna del Sasso; al di sotto San Giovanni Battista e Sant'Antonio abate, coevi; sulla volta: Colomba dello Spirito Santo e angeli; sugli intradossi degli archi: gli evangelisti Luca e Giovanni e quattro Sibille di cui solo la Delfica e la Cumana sono del primo Cinquecento, mentre l'Ellespontica e la Frigia sono di Giovanni Battista Tarilli.

Nella campata sud-ovest, nelle vele della volta: quattro Episodi della vita di San Giovanni Battista e Profeti sull'intradosso dell'arco, firmati nel 1595 da Giovanni Battista Tarilli; nella lunetta ovest: San Francesco che riceve le stigmate. Altari cinquecenteschi a tre scomparti con colonne in stucco, posati in fondo alle navate laterali; quello di sinistra contiene la pala del Rosario, della prima metà del secolo XVII, con ai lati due figure affrescate di Santi, quasi illeggibili; sull'altare di destra nel 1595 venne collocata statua della Madonna col Bambino in trono, della fine degli anni ottanta del Quattrocento, stilisticamente affine ai modi di Giovanni Antonio Amadeo, con ancora parte della policromia nei capelli e nel bordo del manto, affiancata dai dipinti dei Santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista.

La cappella, eretta nel 1591, conserva la decorazione a stucco sulla volta a botte; altare in stucco reca la tela della Crocifissione e i Santi Francesco d'Assisi, Caterina da Siena, Lucia e Antonio di Padova coi committenti inginocchiati; ai lati le figure affrescate nel 1611 dei Confratelli del Santissimo Sacramento.

Nella cappella Checcia del 1581, rimaneggiata in epoca barocca e coperta da una volta a vela nella seconda metà del secolo XVIII: affreschi illusionistici eseguiti nel 1795 da Cipriano Pelli (1750-1822) di Aranno; sull'altare: busto di San Carlo Borromeo, del secolo XVII. Il notevole altare maggiore marmoreo del 1758 reca la rinascimentale statua della Madonna, dell'inizio del secolo XVI, all'origine sovrastata dall'Imago pietatis con due angeli - ora murata nella scalinata minore che dà accesso alla chiesa - facente parte di un'ancona tripartita con la statua di San Pietro a destra e San Giovanni Battista a sinistra: entrambe ora conservate nella canonica: tutte sculture di Tommaso Rodari degli anni 1490-1495 circa.

 

Sulle pareti laterali del coro: due quadri raffiguranti l'Adorazione dei Magi e la Presentazione al tempio, opere realizzate nel 1779 da Davide Antonio Fossati (1708-1791) di Morcote; due reliquiari murali marmorei, del 1623. Il Fonte battesimale con coperchio ligneo a tempietto, della prima metà del secolo XVII, sull'esterno della nicchia si nota la decorazione a fresco di un altare più antico sovrastato da un timpano e incorniciato da festoni cinquecenteschi di fiori e frutti; notevole è pure un Crocifisso manieristico.

 

In un vano ad ovest, contenente le scale che portano alla canonica, si notano resti di affreschi con teste di Santi, il Martirio di San Lorenzo e l'Ultima Cena.

 

La chiesa conserva una preziosa pace liturgica in rame dorato da far baciare ai fedeli; è in forma di anconetta coronata da lunetta, con modanature decorate da cherubini in rilievo, smalto filigranato ad alveoli e smalto cloisonné rosso su fondo verde intenso; la centrale cartellina rettangolare in argento, in parte dorato, raffigurante il Compianto sul Cristo morto, è opera di orafo milanese degli anni 1495-1500 circa. La lunetta presenta un sepolcro vuoto che allude al mistero della Resurrezione di Gesù.

  

Bramantino (c1465-1530) - The Resssurected Christ, c1490

La chiesa parrocchiale di Santa Maria del Sasso a Morcote è una chiesa di Morcote, in Svizzera. La chiesa, che sorge su un terrazzo panoramico, è una notevole costruzione rinascimentale. Un primitivo edificio di culto fu fondato nel secolo XIII, poi ricostruito nel 1462. La basilica subì un giro d'asse di 180° forse poco prima del 1578, quando fu aggiunto il nuovo coro a meridione, ora è priva di facciata ed è rivolta a sud con l'abside verso il lago e due entrate laterali. Il campanile è staccato dall'edificio e, viste le ragguardevoli dimensioni della sua base, può esser stato all'origine una torre d'avvistamento.

 

All'interno l'aula è divisa in tre navate di due campate ciascuna; in origine la cappella maggiore era orientata verso montagna, ora conserva la struttura e la decorazione rinascimentale e un grande organo. Nel 1578 l'altare maggiore fu spostato a sud nella posizione attuale. Interventi di rinnovo e di restauro nella seconda metà dell'Ottocento forse diretti da Gaspare Fossati, poi negli anni 1936, 1948-1949 (Cino Chiesa), 1967-1980 (Guido Borella). Il campanile si erge a nord-est con basamento tardoromanico, tre piani eretti tra il 1532 e 1539 con finestre, oculi, fregi d'archetti e cornici dentellate e sovrastruttura ottagonale con tetto a cupola del 1729.

 

La parte dell'edificio più modificata è l'antico coro: il vano d'altare della basilica rivolta a nord fu trasformato in cappella battesimale e accolse l'organo nel 1641. Le monofore sul lato ovest della navata centrale, poco elevata rispetto alle due laterali, furono murate in epoca tardobarocca, forse durante la costruzione delle cupole. Sul muro esterno ad ovest: affresco della Presentazione della Vergine Maria al Tempio in una quadratura illusionistica e su quello ad est: Madonna col Bambino, della seconda metà del secolo XVIII. Attraverso due portali laterali si accede all'interno, diviso in tre navate di due campate da arcate a sesto acuto su pilastri a fascio in mattoni, con capitelli a dado. Le campate della navate laterali e l'antico coro sono coperti con volta a crociera; sulla navata centrale e sul coro le cupole a pennacchi poco profonde sono impostate su un cornicione modificato nel 1936.

La Cappella del Rosario coperta con volta a crociera, nella chiave reca il rilievo con la Madonna col Bambino. Le vele sono affrescate a oculi prospettici (in parte nascosti dall'organo) affreschi rinascimentali, opere di un pittore influenzato dalla produzione pittorica coeva lombardo-piemontese e da Francesco Spanzotti, fratello di Martino Spanzotti, eseguiti intorno al 1495: i delicati tondi della volta con Dio Padre, la Cacciata dal Paradiso terrestre, la Tentazione, le figure dei Santi Tommaso d'Aquino, Agostino di Ippona, Gerolamo, accompagnati ciascuno da due medaglioni mariologici con episodi della vita della Vergine Maria: la Cacciata di Gioacchino dal tempio, l'Annuncio a Gioacchino, l'Incontro alla Porta aurea, la Nascita della Vergine, lo Sposalizio della Vergine, l'Annunciazione, la Visitazione, la Natività, le candelabre, gli ornamenti rinascimentali dipinti sulla volta della campata sud-est, Dio Padre e le figure di Sante nel sottarco: Sant'Agata, Santa Caterina d'Alessandria, Santa Margherita, Santa Maria Maddalena, Sant'Apollonia e Santa Caterina da Siena.

Posta a nord, reca sull'arco trionfale un rilievo del 1468 con Dio Padre benedicente; nella volta a crociera un modesto pittore locale affrescò nei primi del Cinquecento Dio Padre e tre Storie dei progenitori: il Peccato originale, la Cacciata dal Paradiso terrestre e il Lavoro dei progenitori; la Cacciata offre delle analogie con un'incisione dello stesso soggetto, della Weltchronik di Hartmann Schedel edita nel 1493.

 

Un altro pittore, identificato con Domenico Pezzi di Puria (Valsolda) detto "Furgnicus", autore nel 1521 della tavola di San Biagio nell'omonima chiesa di Ravecchia, nel 1513 dipinse le lunette sottostanti con ampie scene sulle pareti, raffiguranti l'Orazione nell'orto del Getsemani (alterata dagli interventi di Carlo Cotti e con quattro apostoli invece di tre), la Salita al Calvario (la sfilata dei soldati ha sullo sfondo la veduta di Genova con l'avamposto della fortezza della "Briglia" e il gruppo dei tre soldati a sinistra si rifanno ad una incisione di Andrea Mantegna, i cosiddetti Senatori, elaborata per i Trionfi di Cesare, serie di tele ora ad Hampton Court) e la Crocifissione presenta a sinistra un soldato ai piedi della croce che richiama il citato modello mantegnesco. L'altare rinascimentale smembrato nel 1578 era un'ancóna marmorea tripartita con elementi architettonici e decorativi: nelle nicchie stavano le statue della Madonna col Bambino, ricollocata sull'altare maggiore, tra i Santi Giovanni Battista e Pietro (acefalo), custodite ora nella casa parrocchiale.

 

Nella campata nord-est: Miracolo di San Francesco d'Assisi e, in basso a destra, stemma del 1595 della famiglia Fossati committente, forse di Giovanni Battista Tarilli di Cureglia; nel registro inferiore: San Carlo Borromeo e la Madonna di Loreto, del 1614.

Nella campata in corrispondenza dell'attuale ingresso verso ovest, la cappella fu decorata nel primo quarto del XVI secolo: lo stato attuale degli affreschi è alquanto deperito; la volta a crociera ha nelle vele oculi prospettici con angeli musicanti contro il cielo (simili a quelli della pala Trivulzio di Bernardino Luini nel Duomo di Como eseguita nel biennio 1517-1518), in una partizione decorativa con panoplie, strumenti musicali e memento mori; nella parete nord, che ospitava l'altare, sta una Madonna col Bambino in Gloria incoronata da due angeli, mentre nella grande lunetta sta l'affresco della Pesca miracolosa dipinto nel 1520 circa da Bartolomeo da Ponte Tresa, soggetto caro ai morcotesi in quanto Morcote godeva del privilegio dell'«honor piscium», ossia il diritto di pesca rilasciato dai duchi di Milano; l'esecuzione risente l'influsso del polittico del 1519 terminato da Giovanni Antonio De Lagaia nella Chiesa di Santa Maria della Misericordia ad Ascona e della Fuga in Egitto del Bramantino nella chiesa di Santa Maria Asssunta del Santuario della Madonna del Sasso; al di sotto San Giovanni Battista e Sant'Antonio abate, coevi; sulla volta: Colomba dello Spirito Santo e angeli; sugli intradossi degli archi: gli evangelisti Luca e Giovanni e quattro Sibille di cui solo la Delfica e la Cumana sono del primo Cinquecento, mentre l'Ellespontica e la Frigia sono di Giovanni Battista Tarilli.

Nella campata sud-ovest, nelle vele della volta: quattro Episodi della vita di San Giovanni Battista e Profeti sull'intradosso dell'arco, firmati nel 1595 da Giovanni Battista Tarilli; nella lunetta ovest: San Francesco che riceve le stigmate. Altari cinquecenteschi a tre scomparti con colonne in stucco, posati in fondo alle navate laterali; quello di sinistra contiene la pala del Rosario, della prima metà del secolo XVII, con ai lati due figure affrescate di Santi, quasi illeggibili; sull'altare di destra nel 1595 venne collocata statua della Madonna col Bambino in trono, della fine degli anni ottanta del Quattrocento, stilisticamente affine ai modi di Giovanni Antonio Amadeo, con ancora parte della policromia nei capelli e nel bordo del manto, affiancata dai dipinti dei Santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista.

La cappella, eretta nel 1591, conserva la decorazione a stucco sulla volta a botte; altare in stucco reca la tela della Crocifissione e i Santi Francesco d'Assisi, Caterina da Siena, Lucia e Antonio di Padova coi committenti inginocchiati; ai lati le figure affrescate nel 1611 dei Confratelli del Santissimo Sacramento.

Nella cappella Checcia del 1581, rimaneggiata in epoca barocca e coperta da una volta a vela nella seconda metà del secolo XVIII: affreschi illusionistici eseguiti nel 1795 da Cipriano Pelli (1750-1822) di Aranno; sull'altare: busto di San Carlo Borromeo, del secolo XVII. Il notevole altare maggiore marmoreo del 1758 reca la rinascimentale statua della Madonna, dell'inizio del secolo XVI, all'origine sovrastata dall'Imago pietatis con due angeli - ora murata nella scalinata minore che dà accesso alla chiesa - facente parte di un'ancona tripartita con la statua di San Pietro a destra e San Giovanni Battista a sinistra: entrambe ora conservate nella canonica: tutte sculture di Tommaso Rodari degli anni 1490-1495 circa.

 

Sulle pareti laterali del coro: due quadri raffiguranti l'Adorazione dei Magi e la Presentazione al tempio, opere realizzate nel 1779 da Davide Antonio Fossati (1708-1791) di Morcote; due reliquiari murali marmorei, del 1623. Il Fonte battesimale con coperchio ligneo a tempietto, della prima metà del secolo XVII, sull'esterno della nicchia si nota la decorazione a fresco di un altare più antico sovrastato da un timpano e incorniciato da festoni cinquecenteschi di fiori e frutti; notevole è pure un Crocifisso manieristico.

 

In un vano ad ovest, contenente le scale che portano alla canonica, si notano resti di affreschi con teste di Santi, il Martirio di San Lorenzo e l'Ultima Cena.

 

La chiesa conserva una preziosa pace liturgica in rame dorato da far baciare ai fedeli; è in forma di anconetta coronata da lunetta, con modanature decorate da cherubini in rilievo, smalto filigranato ad alveoli e smalto cloisonné rosso su fondo verde intenso; la centrale cartellina rettangolare in argento, in parte dorato, raffigurante il Compianto sul Cristo morto, è opera di orafo milanese degli anni 1495-1500 circa. La lunetta presenta un sepolcro vuoto che allude al mistero della Resurrezione di Gesù.

  

Crucification Bramantino

This panel is probably the earliest surviving painting by Bramantino, who trained as a goldsmith and later became an important architect and painter in Milan. The strong linearity of Bramantino's paintings reflects the artist's early experience incising metal surfaces. As his nickname, "little Bramante," suggests, Bramantino also adopted much from the paintings of the great Milanese architect Donato Bramante, including his restless figural contours and the lively lines in the draperies. The fortified brick town and the misty lake seen in the background of this painting are typical of the landscape around Milan. (MFA, BOSTON)

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