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Io che credevo, io che speravo.. | by Poison_Idea
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Io che credevo, io che speravo..

Matite colorate e penna bic su pannello di legno

27,2 X 15 cm

 

Il titolo di quest'opera è tratto da una frase di di "Tapparella" degli Elio e le storie tese, ma a parte un vaghissimo riferimento al testo della canzone (la parte sotto di una ballerina di danza classica), la storia sulla quale vuole far riflettere è quella di un individuo che trova un qualcosa in cui credere, da amare, che lo soddisfa..qualcosa insomma, che temporaneamente gli annebbia la vista.Grazie però al lungo collo dell'omino che vive nella sua lingua scopre che ciò in cui si è infilato non è niente di unico, bensì che è solo un buco di una lunghissima cinghia, che si srotola attraverso una sorta di rotolo simile a quello della carta-igienica.

Ci troviamo di fronte ad un'illusione momentanea di un povero ingenuo insomma.

  

Crayons and bic pen on a wood panel 27,2 X 15 cm

 

The title of this work is taken by a song "Tapparella" by the famous italian rock band Elio e le storie tese, but there's just a little reference to the song on the picture (the bottom part of a classical dancer)the story on wich this works want to reflects is the one of a person who finds something to believe, to love, that satisfied him..something that blinds him temporarily.

Thanks to the long neck of the little creature living in his tongue, the main character discovers that the thing where he's pull on, is just a hole in a huge belt that unwinds by a coil, similar to a toilet paper one.

We found orselves in front of a temporarily illusion of a ingenuous person

 

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Taken on August 25, 2012