Reggiani International Light Forum
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REGGIANI INTERNATIONAL LIGHT FORUM a Sovico Milano Italy

È questo articolato scenario che fa da fondale al Reggiani International Light Forum, il nuovo spazio polifunzionale di duemilacinquecento metri quadrati a Sovico (Mi), nato con uno scopo ben preciso: stringere una serie di contatti tra scienziati, architetti, lighting designers, personalità appartenenti a diversi paesi, lingue, e culture allo scopo di produrre una base comune di intenti, ma soprattutto col fine di trovare soluzioni ai problemi connessi alla globalizzazione e alle differenti problematiche dell’ambiente che affliggono l'umanità oggi, tra i quali l'analfabetismo scientifico sull’inquinamento luminoso e l’illuminotecnica. Il risparmio energetico è diventato un problema prioritario. Le superpotenze economiche e politiche sono in conflitto tra loro, la cooperazione tra gli stati auspicata per il mantenimento dell’equilibrio ecologico è in crisi. Pertanto il Reggiani International Light Forum nasce con l'intento di contribuire all’esame dei modelli che possano essere attuati per ridurre gli squilibri esistenti. Il che in pratica significa far funzionare tutto l’anno seminari di studio, di ricerca e prevedere l’ospitalità per un numero variabile di fellows di scholars residenti per un certo numero di mesi, creare un network contenente le maggiori università. Lo scopo è di monitorare costantemente i repentini cambiamenti che intervengono sul piano del risparmio energetico nel pianeta,
delle tecniche per l’illuminazione eco-compatibile e cercando contemporaneamente, con gli strumenti dell'analisi, della ricerca, della comunicazione innanzitutto di trovare soluzioni concrete che illuminino la strada della serena convivenza. A supporto c’è mezzo secolo di esperienza di un’azienda, la quale tra l’altro ogni qual volta che fabbrica un nuovo prodotto prima di ogni altra cosa tiene in conto tutte quelle iniziative volte ad aumentare la sensibilizzazione pubblica e a promuovere la produzione e l'uso dell'energia sostenibile presso cittadini e organizzazioni, aziende private e autorità pubbliche, professionisti e agenzie per l'energia, associazioni industriali e ONG di tutto il pianeta. Infatti come si può ignorare – ad esempio – il Kyoto the light that does not consume the planet che è partner della Campagna europea Sustainable Energy Europe 2005-2008 finanziata dal programma Intelligent Energy Europe 2003-2006, quando si hanno stabilimenti produttivi e rappresentanze commerciali in tutto il mondo?
Soltanto con Keplero l'ottica geometrica subisce una svolta decisiva e assume l'idea base dello schema scientifico odierno: da ogni punto della sorgente l'efflusso di luce avviene secondo un numero infinito di rette, che si chiamano raggi, i quali, se non incontrano ostacoli si propagano all'infinito e, se colpiscono gli occhi, permettono la visione. Così si spiega perchè la concezione dei raggi visuali ha condizionato lo studio della luce per duemila anni e più, ed è ancora ben radicata nell'uomo, ed ogni pretesto –deserto di dune incluso- può diventare un’ opportunità per approfondirlo. Uno studio, si è visto, sempre più articolato e complesso in cui – ritornando all’impegno dell’Azienda – alcuna esperienza può essere trascurata, tutte vengono capitalizzate e pertanto anche il viaggio vi acquista una valenza peculiare, diventa un’opportunità per sperimentare il nuovo per il nuovo, per confrontarsi con le altre culture. E dunque non è un puro e semplice trasferimento nello spazio, ma un qualcosa che ha per scopo il viaggio stesso quando non lo si intraprende solo per sbrigare delle incombenze che, potendo si possono risolvere senza il viaggio e le sue inevitabili fatiche.
Infatti, non si viaggia mai per imparare qualcosa: quasi tutto quello che conosciamo attraverso un viaggio potremmo impararlo, e spesso anche meglio, senza muoverci di casa, come del resto recita un vecchio adagio latino: “ cambia di cielo, non di testa, chi va a cercar saggezza di là del mare”. No, non si viaggia per sapere, ma perchè pungolati dalla forze tendenti alla conservazione ell’esistente, e da quelle che stanno all’origine dello sviluppo che dimorano in ogni animo umano. Queste due energie, contrapposte, si manifestano da un lato come bisogno di continuità, di sicurezza, di convivenza con realtà note e, dall’altro lato sotto forma di curiosità, di bisogno di novità e di cambiamento. Infatti tra i vari criteri per differenziare i caratteri umani c’è senz’altro anche quello di distinguerli in base alla maggiore o minore incidenza di queste energie conflittuali: da quelli che apprezzano soltanto la routine e le cose esperimentate, a quelli che non la sopportano e desiderano solo il cambiamento. Naturalmente entrambe le tendenze, in conflitto tra loro, sono indispensabili al singolo individuo per condurre una vita umana, ma obbligano un’ azienda a bilanciarle perchè ad essa è legato il destino di molti. È nella capacità di saper avanzare senza mortificare l’istinto della curiosità, della ricerca del nuovo, che si misura la sua forza, che fa la sua differenza.
Pertanto in un’azienda che privilegia
l’“hostinato rigore” dell’artigiano anche il viaggio assume una valenza peculiare. Poichè non è il via vai dei manager che si danno appuntamento in salette degli aeroporti per poi rientrare direttamente alle proprie sedi: essi non viaggiano, sbrigano i loro affari. Qui si parla di viaggi dove – come detto - al viaggiatore preme sperimentare il nuovo per il nuovo. Il pungolo può essere anche un deserto di dune, oppure altri luoghi che parlano di se stessi come la tundra o la steppa. Allora se Reggiani viaggia in Kazakistan, perchè meravigliarsi? Dostoevskij, che fece il servizio militare da quelle parti, scriveva che il paesaggio della steppa, piatto sin dove la terra s’incontra con il cielo, finisce con l’influenzare gli animi e quindi gli umori liberando la fantasia e il sogno. Accade ancor più quando soffia gelido lo stepniak e la luna si staglia gigantesca sulle frange nere della steppa. Basta allora stare davanti a una finestra con gli occhi fissi su quel candore per capire che si può anche spendere una vita nello studio della luce, come l’ha trascorsa Goffredo Reggiani. Un’esistenza che può essere meglio compresa ritornando con la mente ancora per un attimo a Leonardo perchè egli più di ogni altro rappresenta lo spirito universale capace di cogliere le più complesse e sottili connessioni tra i fenomeni, e per il quale non esistono i confini tradizionali tra il razionale e l'estetico. Anzi per dirla con Paul Valéry, egli incarna il doppio aspetto della modernità: il genio creativo e la capacità di tradurre le invenzioni in fatti. Reggiani la esterna da mezzo secolo con l’illuminazione tecnica, in un servizio all’uomo e alla sua fondamentale esigenza di guardare al di là del quotidiano.
Soltanto con Keplero l'ottica geometrica subisce una svolta decisiva e assume l'idea base dello schema scientifico odierno: da ogni punto della sorgente l'efflusso di luce avviene secondo un numero infinito di rette, che si chiamano raggi, i quali, se non incontrano ostacoli si propagano all'infinito e, se colpiscono gli occhi, permettono la visione. Così si spiega perchè la concezione dei raggi visuali ha condizionato lo studio della luce per duemila anni e più, ed è ancora ben radicata nell'uomo, ed ogni pretesto –deserto di dune incluso- può diventare un’ opportunità per approfondirlo. Uno studio, si è visto, sempre più articolato e complesso in cui – ritornando all’impegno dell’Azienda – alcuna esperienza può essere trascurata, tutte vengono capitalizzate e pertanto anche il viaggio vi acquista una valenza peculiare, diventa un’opportunità per sperimentare il nuovo per il nuovo, per confrontarsi con le altre culture. E dunque non è un puro e semplice trasferimento nello spazio, ma un qualcosa che ha per scopo il viaggio stesso quando non lo si intraprende solo per sbrigare delle incombenze che, potendo si possono risolvere senza il viaggio e le sue inevitabili fatiche.
Infatti, non si viaggia mai per imparare qualcosa: quasi tutto quello che conosciamo attraverso un viaggio potremmo impararlo, e spesso anche meglio, senza muoverci di casa, come del resto recita un vecchio adagio latino: “ cambia di cielo, non di testa, chi va a cercar saggezza di là del mare”. No, non si viaggia per sapere, ma perchè pungolati dalla forze tendenti alla conservazione dell’esistente, e da quelle che stanno all’origine dello sviluppo che dimorano in ogni animo umano. Queste due energie, contrapposte, si manifestano da un lato come bisogno di continuità, di sicurezza, di convivenza con realtà note e, dall’altro lato sotto forma di curiosità, di bisogno di novità e di cambiamento. Infatti tra i vari criteri per differenziare i caratteri umani c’è senz’altro anche quello di distinguerli in base alla maggiore o minore incidenza di queste energie conflittuali: da quelli che apprezzano soltanto la routine e le cose esperimentate, a quelli che non la sopportano e desiderano solo il cambiamento. Naturalmente entrambe le tendenze, in conflitto tra loro, sono indispensabili al singolo individuo per condurre una vita umana, ma obbligano un’ azienda a bilanciarle perchè ad essa è legato il destino di molti. È nella capacità di saper avanzare senza mortificare l’istinto della curiosità, della ricerca del nuovo, che si misura la sua forza, che fa la sua differenza.
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REGGIANI INTERNATIONAL LIGHT FORUM Sovico Milan Italy

So this multifaceted scenario forms a backdrop to the Reggiani International Light Forum, the new multipurpose 2500 m2 facility at Sovico (Milan), created to fill a very specific need: forge a series of contacts between scientists, architects, lighting designers, and high profile figures of various nationalities, languages and cultures in order to form a common platform of intent, and above all to find solutions to the problems associated with globalisation and the various environmental issues with which we are increasingly obliged to deal, including a kind of scientific illiteracy with regard to issues of light pollution and lighting technology in general. The drive to conserve vital energy resources has become an absolute priority. The economic and political superpowers are unable to reach an agreement, and the badly needed cooperation between countries in order to arrive at a state of ecological balance is beginning to look remote. So Reggiani International Light Forum was created to offer a contribution to the evaluation of models that can help mitigate existing imbalances. In practical terms this translates into all-year-round study seminars, research programmes and hospitality for a variable number of scholarship fellows resident for several months, in the attempt to create a network that reaches out to embrace the world’s top universities. The ultimate aim is to keep constant track of the mercurial changes taking place in the area of world energy conservation and eco-friendly lighting techniques, while simultaneously leveraging the tools of analysis, research and communication to find tangible solutions able to illuminate the highways of peaceful coexistence. The entire project is supported by the half-century of experience of a company that, whenever it generates a new product, focuses primarily on the many initiatives aimed at raising the level of public awareness and promoting the use of sustainable energy among the general public and organisations, private enterprises, public authorities, energy professionals, power companies, industrial associations and NGO’s all over the world. In this context it would be unthinkable, for example, not to take account of Kyoto the light that does not consume the planet a partner organisation of the 2005-2008 Sustainable Energy Europe campaign financed by the 2003-2006 Intelligent Energy Europe programme, especially for an organisation that disposes of manufacturing facilities and sales branches all over the world.

Reggiani, of course, may be seen as holding a physiological advantage because the company deals with light, a subject that has exerted irresistible fascination for mankind at least since the times of ancient Greece. The ancient philosophers considered exclusively the effect of physical phenomena on man, and since the only known effect of light was the sense of sight, this resulted in the development of various theories on the mechanism of sight, rather than the nature and behaviour of light. According to the emission theory, vision was the result of tentacle-like ‘visual rays’ emitted from the eyes to capture the observed objects. In contrast, atomist-intromission theory claimed that it was objects that emanated “idols” or “simulacra ” that subsequently entered the eyes through the pupils. Plato, who proposed a combined explanation, wrote that there were the emissions from the eyes and emissions emanated by objects, each consisting of different types of fluid. Aristotle claimed that movement was propagated in the ‘medium’ existing between the object and the eye. Ancient optics, known also as ‘geometrical’ or ‘ray’ optics because the theories were based on the linear propagation of rays, were not radically revised until the late Middle Ages: optics, construed as the science of sight (rather than light), was taught in all schools until the 16th century. However, the preconception of considering the vision of a body as a global and unitary process that could not be broken down, delayed and deviated the development of new thinking in optical science for hundreds of years.
It was not until the time of Johannes Kepler that major advances were made in geometrical optics to form the basis for today’s scientific model: from each point of the source the flow of light occurs along an infinite number of lines, called rays, which are propagated infinitely if they do not encounter obstacles and, if they strike the eyes, result in sight. This explains how the understanding of visual rays influenced the study of light for more than two thousand years, and is still firmly rooted in man, so that any pretext – including a desert landscape of dunes – can become an opportunity for further speculation. And the investigative process is increasingly intricate and complex, wherein – returning to the work of Reggiani – no stone can be left unturned and all experience becomes precious creative capital, so that a journey acquires a specific connotation as an opportunity to innovate for the sheer joy of innovation, and pick up on ideas from different cultures. A journey is therefore far more than just a spatial shift. The true significance is interwoven with the concept of a quest, assuming the journey is not made merely to handle routine matters that would be resolved without the inevitable stress involved in travelling if possible.
Indeed, we rarely travel in order to learn something new: almost everything we learn when travelling could be more thoroughly understood without leaving our home, as implied by the Latin proverb: “Caelum, non animum mutant, qui trans mare currunt” (“they change the sky, not their soul, who run across the sea”). No, travellers are not in search of understanding, but rather spurred by forces that tend to preserve the familiar world, and the forces that lie at the origin of evolution and are an integral part of the human condition. These two opposing drives emerge on the one hand as the need for continuity, safety, and coexistence with the world we know, and, on the other, as an expression of curiosity, the search for new stimuli and change. We tend to use many criteria to differentiate individuals, but one of the key personality traits is the predominance of one or the other of these conflicting urges: those who appreciate exclusively the routine and the familiar at one extreme, and those who are easily tired by familiarity and are therefore constantly in search of change, at the other. Of course both traits are indispensable aspects of the lives of us all, but a company like Reggiani has to be sure to find the perfect balance because it touches on the lives of so many individuals to a greater or lesser extent. And it is in the ability to follow a sustainable path of growth without stifling the instinct of curiosity, the search for the new, that we can measure the strength of a company and recognise its individuality.
It follows that for a company that awards priority to the “hostinato rigore” of the artisan, the decision to travel to different parts of the world takes on a very specific significance. Assuming of course that we are not referring to the comings and goings of executives for hurried meetings in airport lounges followed by a hasty return to HQ: rather than travelling, they’re simply going about their business. But in the real meaning of travel – as indicated earlier – the traveller is keen to find new experiences purely for the sake of change. And the source of inspiration can be almost anything: desolate dunes, a tundra landscape, the steppes or any uniquely distinctive environment. So it should be no surprise to learn of Reggiani’s presence at a recent exhibition in Kazakhstan. Dostoevsky, who performed his military service in this part of the world, wrote that the landscape of the steppes with their endless plains extending as far as the eye can see, affects the spirit and emotions, giving free rein to the world of fantasy and dreams. This is even more apparent when the icy steppes wind is blowing and the winter moon looms large over the black jagged rim of the skyline. On nights like this it is sufficient to gaze out of a window over the ghostly scene to understand that a lifetime, like that of Goffredo Reggiani, can be easily spent in the study of light. And such dedication can be perhaps better understood by looking back for a moment to Leonardo Da Vinci, representative of the archetypal universal spirit, able to perceive the most complex and subtle connections between phenomena, and for whom conventional boundaries between the rational and the aesthetic were meaningless. Indeed, to paraphrase Paul Valéry, Leonardo embodies the dual identity of modernity: creative genius and the ability to transform invention into tangible form. Reggiani has been forging its own interpretation of modernity for fifty years in the field of lighting technology, serving society and the basic human need to venture beyond the garden.

Title : Reggiani International Light Forum

Author : Pino Usicco

Texts : Vincenzo Maddaloni

Publisher : DeHumanaArchitectura

Number of pages : 452

Size : 46x31 cm

Year : 2009
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