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2040 Resisti! | by Misterpabe
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2040 Resisti!

Quella giornata sarebbe stata dedicata alla fotografia.

Tra un cazzeggio e l’altro, tra una demenzialità e l’altra connubio perfetto tra anime (dementi) affini (scusa Paolo), ma genuinamente dedicata alla fotografia.

Allora Paolo, l’oriundo del luogo incontrato da non più di mezz’ora e per la prima volta in vita mia, mi stava raccontando, parlandomi come se ci conoscessimo invece da secoli, di questa casetta...

La quale, seppellita in mezzo ai nuovi palazzi della regione, possiede il fascino arcaico delle cose che perdurano nel tempo divenendo loro stesse “il tempo” (questa l’ho capita solo io).

Comunque...

Non era neppure sicuro ci fosse ancora perché dall’ultima volta che c’era stato era già passato un po’ di tempo e magari poteva essere che qualcuno avesse “staccato la spina”, che avesse compiuto l’eutanasia edilizia di questo piccolo contesto abitativo.

Invece girato l’angolo della recinzione del cantiere eccola là...

Porca miseria se salta all’occhio!

Accerchiata dai colossi della regione fa un po’ la stessa figura che farebbe Pupo in mezzo ai giocatori di una squadra di basket.

Così io che non l’avevo mai vista sono stato assalito dal morbo del click selvaggio!

Una foto dietro l’altra a raffica e da ogni angolazione possibile e tra l’una e l’altra uno sguardo ammirato verso il verde delle sue facciate, il giardino all’ultimo piano, le finestre tutte con le tapparelle abbassate finanche verso la dignità che anche un edificio è in grado di mostrare a chi è disponibile a riconoscerlo.

Eh sì... ridete e fotografate pure, che vedrete che casino salta fuori!

Lo conosco da poco ma sono sicuro non sia la voce di Paolo a pronunciare queste parole; di sicuro non è il suo tono estremamente gentile... chi parla sembra avercela con noi e sembra pure maldisposto in modo gratuito nonché estremamente maleducato.

Mentre tolgo l’occhio dal mirino della reflex, io che odio la maleducazione sono fortemente tentato di essere ancora più villano: Oh, ma che cazzo vuoi che non sta ridendo nessuno qui e si stanno solo facendo delle fotografie!

Mi ricordo giusto in tempo che deve essere una giornata fotografica e scatto un’altra foto (questa) prima di voltarmi verso Paolo, rimasto lievemente indietro rispetto a me e verso quella voce fuori campo tanto arrogante.

Diciamo che sia stato una specie di mio modo per “contare fino a dieci” prima di rispondere...

Quando mi volto Paolo, persona estremamente più equilibrata e sensibile di me sta parlando col tizio del “ridete ridete” e gli sta spiegando, si sta quasi giustificando, che noi siamo solamente fotografi free-lance e che non abbiamo alcun interesse particolare oltre al mero piacere di scattare una bella fotografia.

Ecco che in un attimo ci troviamo coinvolti in un’interessante conversazione con uno dei tizi che in quella casetta ci abita e che a sua volta, comprese le nostre intenzioni, giustifica il suo astio iniziale.

Ci racconta che prima in questa zona (destinata a verde pubblico) c’era un bel parco con verde attrezzato per i bambini e molti spazi relax (di cui ovviamente non v’è più traccia), che per costruire i grattacieli della regione è stato “adattato” il piano regolatore per ben due volte nell’arco di pochi anni, che non passa giorno senza che qualcuno non faccia pressione su di loro per lasciare la loro abitazione e rendere anche quello spazio al cantiere, che spesso arrivano giornalisti, che continuamente ci sono fotografi di giornali e televisione, che ora a fronte di un meraviglioso parco abbattuto la pensata dell’amministrazione per ripulirsi la coscienza sarebbe quella di istituire una biblioteca ecologica all’interno del complesso (non sarebbe stato meglio lasciare alberi ad aiuole? Non sarebbe stata quella la miglior biblioteca?).

Ci parla di come la loro vita sia mutata...

Continuamente accerchiati da rumori di escavatori, ruspe e martelli pneumatici, a respirare polvere tutto il santo giorno e senza praticamente riuscire più a scorgere un briciolo di sole, costretti a tenere le finestre chiuse per tutto il tempo.

Ma loro sono nel loro pieno diritto: le opere non rientrano tra quelle classificate di “pubblica utilità”, per cui nessuno potrà mai espropriargli lo stabile (almeno sinché non cambieranno le leggi).

Portano avanti di giorno in giorno la loro battaglia e la loro dignità... assieme a questa casetta verde oliva che per loro è il luogo più bello del mondo.

 

Per cui questa foto è dedicata a te...

che subisci o sopporti un disagio, che aspetti da troppo tempo, che convivi con un dolore, che sei imprigionato in un mondo che ti va stretto, che vai fiero della tua semplicità, che scegli sempre le strade meno battute, che nella morsa dello sconforto hai il lume spento ma tieni accesa la fiamma.

Quindi in sostanza sarebbe più corretto dire “a noi tutti”; ognuno la dedichi a chi vuole, l’importante è che arrivi il messaggio...

Resisti!

 

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Taken on July 18, 2011