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cattività del libero arbitrio | by chiamami aquila
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cattività del libero arbitrio

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Considerata dall'alto della dimora divina, la vita sulla terra si apriva in un vasto ventaglio tremante: valeva per sè, e soltanto finchè durava, stagliata nella luce. Dopo, non c'era nè punizione nè premio, ma una pena unica per tutti: il prolungarsi, sotto la terra, di un'esistenza sfibrata, priva del potere della mente, di cui rimaneva soltanto un sommesso farneticare, così come del corpo rimaneva un'ombra impalpabile, e della voce uno stridio di pipistrello. Soltanto nella Grecia omerica è pensabile la supplica del guerriero che chiede a Zeus di essere ucciso nella luce: "Nella luce distruggici, poichè questo è il tuo piacere": La luce non serve per sfuggire alla morte ma per ospitarla. Una morte nell'incertezza delle nebbie sarebbe già un frammento dell'esistenza penosa dopo la morte, un fluttuare senza forza: mentre la morte nella luce è un ultimo istante di nettezza.......é una luce esteriore, compatta, quella dove semplicemente le cose, tutte le cose, si disegnano nella radianza. Una tale visione della vita, e della sopravvivenza che irridente la segue, è di una crudeltà senza eguali.

 

(R.Calasso, da "Le nozze di Cadmo e Armonia")

 

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Taken on October 22, 2009