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Chiunque vuoi che io sia.

Volteggia

su quei piedi ,

tra le pieghe

odoranti

di terra, erba sulla tua

gonna. Gitana

dal grembo

rigonfio porta

il limone

acerbo nel tuo urlo

d’amore, violento

istinto

che lacerò le tue

sanguinanti

ferite. Orsù dunque,

impavida…

in groppa al tuo cavallo

attraversa

la meseta.

Agita il tuo capo di neri

capelli (e viola, more

del fossato) e

in un ballo

triste abbandona

le tue vergogne.

Moglie

non sei, Petenera di

montagne andaluse:

dunque scopri

i tuoi seni,

marrone macchiato

di lacrime di luna.

Abbandonati

come

due amanti nascosti,

passione consumata

e bruciata

nello sguardo perso

di un

vermiglio tango, nel

tramonto zafferano.

Labbra

socchiuse,

soffuse

dal tepore delle

lucenti acque

tra le dita dei tuoi

bianchi piedi; gitana

di violento

amore tra

le spine taglienti

d’una rosa e

il vorticare

d’una spada… volteggia

nella tua gonna,

nuovamente

sia brunacea

la tua pelle

arsa

di passione

cruenta.

Ah! Gitana

di montagne andaluse!

Mentre

il sangue balla

nelle vene

abbracci il ritmo

travolgente

d’un canto

dinanzi ad una

cascata: i raggi

della lucentezza

sprigionata

invadono te,

pellegrina

d’amore

per una triste

canzone

a specchio.

Se sorriderai

sarà solo

con le ali

dell’anima,

poiché t’innalzi

tra nuvole

d’etereo.

Ah! Gitana

  

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Taken on April 20, 2011