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stile evitante # avoidance | by J u M p E r
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stile evitante # avoidance

«Una volta, nel bel mezzo di una partita di tennis, la racchetta le cade di mano, rimase immobile in mezzo al campo, guardando con occhi sognanti verso il cielo; un'altra volta lasciò cadere il cucchiaio nella minestra mentre tutti erano a tavola; mia madre si mise a gridare, lamentandosi delle macchie sulla tovaglia e sul vestito. Henriette non la sentiva nemmeno, tolse soltanto il cucchiaio dal piatto, lo asciugò nel tovagliolo e riprese a mangiare. Quando cadde per la terza volta in quello stato, mentre stavamo giocando a carte davanti al camino, mia madre si arrabbiò veramente. "Questo maledetto sognare a occhi aperti" gridò, e Henriette la guardò tutta tranquilla: "Che cosa c'è? Non ho più voglia ecco tutto" e gettò le carte che aveva ancora in mano nel fuoco del caminetto.»

 

[…]

  

«Io sono un clown, e faccio collezione di attimi.»

 

[…]

 

«Quello che sta fuori – a questo mondo ciascuno sta fuori rispetto agli altri – trova una cosa sempre peggiore o migliore di quello che ci sta dentro. .»

 

[…]

 

«Quando sono ubriaco, sulla scena eseguo senza precisione dei movimenti che solo la precisione giustifica e cado nell'errore più penoso che un clown possa fare: rido delle mie stesse trovate.»

 

 

[Heinrich Böll, “Opinioni di un clown”, frammenti, 1963]

 

 

[...]

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Taken on April 29, 2012