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Penelope, il tempo del desiderio e dell'attesa | by J u M p E r
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Penelope, il tempo del desiderio e dell'attesa

L’astuzia di Penelope è nota. Attese per vent’anni il ritorno del marito, Ulisse, evitando di scegliere uno tra i proci grazie allo stratagemma della tela: avendo promesso che avrebbe scelto il futuro marito dopo aver portato a termine il sudario per Laerte, padre di Ulisse… la notte disfaceva ciò che tesseva durante il giorno.

 

Una dimensione naturale della nostra esistenza ci porta a considerare l’attesa come un fatto negativo. Il più delle volte è vero… ma è anche nel "tendere verso" che immaginiamo il futuro. Nell’attesa possiamo costruire il desiderio, sentirlo crescere in noi, coltivarlo, renderlo più conscio o persino più folle… dal presente possiamo distendere le fibre della nostra tela fino a raggiungere la passione… e poi sfilare tutto prima che si spezzi e ricominciare.

 

No, certo, sono d’accordo… non si può attendere in eterno. La passione, quella vera, è un cannibale che ti consuma assai rapidamente e un tormento perpetuo non è adatto a delle creature con la data di scadenza…

 

Eppure esercitare l’arte dell’attesa, la pazienza, e spingerla fino a scatenare l’immaginario un momento prima che si spezzi la fibra della tela ha il suo miele.

  

Per inciso, alla fine Penelope la spuntò.

  

Daniele D.

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Taken on February 18, 2012