new icn messageflickr-free-ic3d pan white
Sh'aman - Il saluto del Sole | by F L I R S T - Palk Clap
Back to photostream

Sh'aman - Il saluto del Sole

Basta. Aveva deciso che l’avrebbe inseguita. Quella "sfera incandescente di rara bellezza" ( has' ehilat unzu cantuore in kenzese, la sua lingua), portatrice di luce e vita, ogni giorno spariva ad Ovest, dietro il buio delle montagne. Perché? Perché non restava immobile lassù? Senza di lei non esisteva luce, calore; non c'era vita.

Ignaki aveva solo 14 anni. Amava la sua terra Ichnusa, cosi selvaggia, ostile e amava la sua gente, i Kenzu. Era piccolo e ancora poco esperto del mondo, ma testardo, il più cocciuto tra i kenzu. Ogni giorno aiutava il padre con orgoglio, sforzandosi più di quanto il suo minuto fisico potesse concedere e abbandonava i lavori non appena la luce andava a nascondersi dietro le montagne. Non poteva sopportare l'idea di doversi arrendere a quell’oscurità fatta di ombre e pericoli ed ogni notte si addormentava suonando il suo flauto di canne di bambù, con lo sguardo incuriosito verso Ovest.

Quella mattina partì presto, appena la sfera fu visibile ad Est, verso le montagne oscure, dietro le quali avrebbe visto dove l' has' ehilat unzu cantuore scompariva ogni notte, lasciando il posto al buio. Le cupe montagne ad Ovest erano territori oscuri e proibiti, benché si trovassero a poche ore di cammino. Dalle cime più alte ogni notte si innalzavano ululati e lamenti sinistri: esseri terrificanti, vie inesplorate regnavano nell’oblio di quei luoghi. Ignaki però, aveva il cuore pulsante di coraggio, orgoglio e nulla avrebbe potuto fermarlo. Attraversò la piana dove i kenzu avevano messo radici tempo addietro, dirigendosi impetuoso verso le montagne. Calpestò i sentieri timorati dai suoi fratelli sulle impervie terre dell'Ovest, rivelando, ad ogni passo, una natura ancora ignota ma desiderosa di essere esplorata. Sentendosi vivo come un vento in tempesta,

percorse le vie della montagna, veloce, sino a lassù, verso quelle cime. E non c’era traccia di esseri immondi, di ombre pronte ad azzannare chi, impavido, si ostinava a inseguire l’ehilat, ormai quasi totalmente scomparso dietro le montagne. Il cuore prese a battergli come un tamburo in festa, le gambe stanche e tremolanti,ancora pochi passi…In un lampo fu in cima e ai suoi occhi apparve un paesaggio immenso: una lunga vallata bagnata da una distesa

immensa di acqua,dove l’ehilat si stava dirigendo. Con gli occhi lucidi e il cuore ardito, il piccolo grande uomo scese come un fulmine verso la vallata, raggiungendo prima del buio gli scogli a picco sull’acqua. Qui si sedette per godere di quello spettacolo che la natura aveva inscenato, salutando con un sorriso bagnato di lacrime l’ehliat .

Sapeva che stava per morire e non poteva fare nulla per lui. Solo suonare una melodia che lo accompagnasse in quel viaggio.

Da quella notte, l’ has' ehilat unzu cantuore veniva salutato ogni sera dai Kenzu. Tramite lo Sh’aman, il rito inventato da Ignaki stesso, con il quale i Kenzu potevano ringraziare il Sole, prigioniero di quella maledizione che lo costringeva a quel ciclo perenne di luce e buio, vita e morte. Con questo rito potevano rendergli omaggio come se volessero comunicare con lui, attraverso quel contorcersi di braccia e corpi. Un modo per mostrare la loro presenza, per salutarlo prima del buio. Quel volto illuminato della terra che si anima per rendere grazie...

 

Al Sole. Perchè neanche lui sa come mi sento quando se ne va via con quelle luci...

8,759 views
16 faves
47 comments
Taken on July 5, 2009