P I C T O G R A P H Y
L'ultima frontiera della mia follia fotografica.

Continuo a chiedermi perchè non me ne stò un po' tranquillo e non smanetto anch'io con photoshop come fanno tutti gli altri stampando comodamente in pochi minuti con una ink-jet e magari sorseggiandomi un pampero nella breve attesa!
Sinceramente non me lo spiego, ma credo sia una specie di virus, probabilmente preso già in tenera età e senza rendermene conto.
Lavoro come fotografo professionista e come hobby continuo a sperimentare tra chimiche e pixel, tra pellicole e strani oggetti fotografici autocostruiti o reperiti in qualche museo, tra concetti e spaghetti, tra avanguardie e vino doc...
A volte mi chiudo in camera oscura 8-10 giorni e durante queste reclusioni quasi spirituali, ho studiato e messo a punto tecniche conosciute e sconosciute,
le antiche tecniche di stampa e il digitale,
il cianotipo,
la stampa VanDick,
la carta salata,
la stampa alla gomma,
la gelatina d'argento,
ogni tipo di assurdità con Polaroid e di ogni formato,
sperimentazioni con il sistema zonale sia colore che B/N e l'infinita irraggiungibile profondità che offre,
lo sviluppo creativo in E6,
la superstampa RA-4 in camera oscura,
una infinità di cross-process da riempire il ricettario della nonna Pina e tutta una serie di altre cose che per dignità personale non cito...

Premetto che conosco le tecniche di stampa digitali, lambda, ink-jet, dry-jet, con pigmenti al carbone (che nulla a che fare con la vera stampa al carbone nè nell'aspetto, nè nella sostanza) e che le eseguo in laboratorio.
La differenza??
Per me troppo noiose!
E' un po' come la differenza che c'è tra dipingere con il mouse e immergersi con le mani nei colori, sostanziale!
Paragoni qualitativi?? ma cos'è la qualità?? chi la può vedere??
Per me la qualità è sempre la stessa: oltre che ovviamente il contenuto dell'immagine che deve avere un significato e a chi la guarda deve dare emozioni, esiste una ricerca anche legata alla stampa che deve avere una profondità, la terza dimensione, cosi' come da sempre è stata la sfida anche nella pittura, far apparire gli oggetti o soggetti in un modo tale da farli uscire dalle foto o da farvi entrare chi guarda!
Una ricerca che mi assilla da molti anni, un mix di tecnica, formato, creatività e soprattutto un perfetto feeling tra materiale e sistemi di ripresa e materiale e sistemi di stampa.
Per quanto riguarda questo concetto, sono stato costretto a tornare indietro all'uso delle pellicole, il sensore digitale non è proprio in grado, non è nessuna questione di numeri pixel o tecnologie aggiornate, sono proprio cose diverse, completamente diverse, ho ottenuto invece risultati interessanti attraverso il negativo digitale e l'applicazione delle antiche tecniche di stampa.
Le immagini che pubblico sono il frutto della mia ultima ricerca, una tecnica messa a punto da me, una ripresa in cross-process controllato, stampa RA-4 in camera oscura e come si diceva direttamente con le mani dentro i colori.
Ho utilizzato per gran parte delle riprese una pellicola diapositiva KODAK EPL400 120, invertita poi in C-41, invece nella fase di stampa ho utilizzato l'ingranditore e filtrato manualmente i colori secondo una totale libertà (e goduria) controllando il bilanciamento a zone secondo un risultato finale giudicato poi solo a vista. La carta da stampa è la Kodak Supra Endura Professional, la chimica RA-4 è invece il kit di Tetenal che comprende primo sviluppo, sviluppo cromogeno, sbianca e fissaggio. Per il processo di sviluppo a 35°C costanti, ho utilizzato una sviluppatrice a tamburo della JOBO.
Il risultato non è minimamente comprensibile dal monitor, le stampe sono da vedere tenendole fra le mani.
Dopo alcuni esperimenti in laboratorio digitale sono giunto alla conclusione che il procedimento eseguito con sistemi decisamente più comodi di quello da me utilizzato, non è riproducibile allo stesso modo, ovvero il risultato che si ottiene provoca l'appiattimento dell'immagine, addio terza dimensione.
Nonostante il totale disappunto di Mario, il proprietario del laboratorio e super-professionista, il quale giustamente intende il mestiere in considerazione di una possibilità produttiva e riproducibile, sono contento di poter dare un'altro valore aggiunto alla mia ricerca,
et voilà,
le stampe sono uniche e irripetibili!
Ogni pezzo riprodotto attraverso la mia tecnica ha caratteristiche uniche e sempre diverse, cosa per me importantissima per avvalorare il mio concetto di qualità!

Adesso esco dalla camera oscura, ma ho intenzione nel prossimo futuro di provare a fare un investimento: il CIBACHROME!!

Li' mi serviranno molto più di 7-8 giorni di ritiro, inizio già a procurarmi dei viveri e soprattutto del buo vino...

D.Rossi Ph
www.atelierdellafotografia.it
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