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Ipogeo di San Salvatore | by cristianocani
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Ipogeo di San Salvatore

Cabras (Oristano).

 

Il sito dell'ipogeo presenta tracce di frequentazione già dal Neolitico. Sin da epoche antichissime si evidenzia la sua vocazione cultuale. In età nuragica vi fu scavato un pozzo sacro per il culto delle acque; nel periodo punico l'area fu dedicata a Sid, il dio guaritore; i Romani vi praticarono il culto di Asclepio; in età cristiana, il luogo fu destinato ai riti in onore del Salvatore.

La chiesa fu costruita nel XVII secolo e attorno si sviluppò il villaggio di "cumbessias", alloggi per i pellegrini che si recavano a San Salvatore per compiere il proprio percorso devozionale.

L'attuale sistemazione dell'ipogeo risale al periodo tardo-imperiale. La parte inferiore è interamente scavata nella roccia, mentre quella superiore è realizzata con filari di mattoni e blocchi di tufo intonacato. Ad esso si accede mediante un ingresso che si apre nel pavimento della chiesa e che immette in una scala scavata nella roccia. Dalla scala si accede ad un corridoio lungo il quale si aprono diversi ambienti. Le prime due stanze (A e B) hanno pianta rettangolare, sono coperte a volta con lucernario e sul pavimento di ciascuno di essi si apre un pozzetto destinato a raccogliere i residui dei pasti rituali.

Si accede quindi, dopo aver percorso un breve tratto del corridoio, ad un ambiente a pianta circolare (C), coperto a cupola ribassata, con un lucernario sulla sommità e sul cui pavimento vi è il pozzo d'acqua sorgiva considerata salutare. Ai lati del vano circolare si aprono due ambienti (D e E) con la parete di fondo absidata. Infine, in posizione opposta rispetto all'ingresso, c'è un ambiente (F) più grande rispetto a tutti gli altri, absidato, coperto a volta su cui si aprono due lucernari. Anche in questo vano vi è un pozzo con acqua sorgiva. Nei vani B ed F sono collocato due rozzi altari per il culto cristiano, ai lati dei quali un grosso bacino nuragico è stato riutilizzato come acquasantiera.

Sulle pareti di tutti gli ambienti sono ancora visibili iscrizioni in caratteri punici (il nesso RF = RUFÙ, "guarisci"), greci (con funzioni magiche), latini (generalmente in corsivo) e perfino arabi (si tratta di iscrizioni del XVI-XVII secolo relative alla fede islamica). Presenti anche pitture databili a diversi periodi e riconducibili sia ai culti pagani (Dea tra le fiere, Proserpina dagli Inferi, Pegaso, Ercole che strozza il leone) sia cristiani (pesce, pavone).

 

fonte - Sardegna Cultura

www.sardegnacultura.it/j/v/253?s=17749&v=2&c=2488...

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Taken on April 9, 2012