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Potenziali Bersagli, piazzale Ostiense, Roma

(da: potenzialibersagli.noblogs.org/)

Nel ’95, il 25 aprile, in occasione dei festeggiamenti del cinquantesimo anniversario della Liberazione si installava a Roma, a piazzale Ostiense, un monumento dedicato alle vittime del fascismo e del razzismo.

Era la terza volta, dopo quello a Giordano Bruno a Campo de Fiori (promosso da una colletta universitaria e installato dopo tredici anni di lotte con il potere clericale) e quello dedicato a Walter Rossi nell’omonima piazza finanziato dal movimento degli anni Settanta, che un monumento fosse ideato, realizzato, voluto e finanziato dal basso.

Ideato e realizzato da un gruppo di attivisti che per scelta politica e artistica decisero di rimanere anonimi e esterni al mercato, nell’intento di consegnarlo ad un immaginario collettivo il più ampio possibile, il monumento ottenne il sostegno di associazioni di base, centri sociali e case occupate di Roma, Milano, Ostia e Seregno che si impegnarono a raccogliere i fondi necessari.

Subito dopo bisognò difenderlo con manifestazioni e raccolta di firme per rispondere ad una interrogazione in consiglio comunale di Alleanza Nazionale e all'intera destra che ne chiedeva la rimozione.

Successivamente l’opera fu inserita nel censimento del patrimonio artistico del Comune di Roma, ma il progetto originario di messa in posa definitiva non è stato ancora realizzato.

L’autorizzazione, arrivata la sera prima dell'installazione, fu data per i primi dieci giorni e poi rinnovata per altri dieci. Poi è rimasta lì senza autorizzazioni fino al censimento avvenuto poco più di un anno fa.

Ancora oggi come allora crediamo che per evitare nuove barbarie le nostre città debbano essere marcate da “segnali antifascisti”, l(u)oghi della memoria che invitino i passanti a riflettere anche solo pochi istanti sugli effetti delle persecuzioni politiche e razziali.

Soprattutto ora che nuove “guerre sante” muovono contro i più deboli, siano essi lavavetri o rumeni, writers o prostitute, quelle cinque sagome da tiro al bersaglio con le mani legate dietro la schiena hanno bisogno di essere protette e valorizzate da quel “sentire collettivo” che le ha prodotte.

Con quei cinque triangoli colorati sui loro petti stanno lì a ricordarci come i nazisti distinguevano gli internati nei loro campi di sterminio: rosa per gli omosessuali, azzurro per l’immigrato, doppio triangolo giallo (Stella di Davide) per l’ebrea, rosso per l’antifascista e marrone per la nomade.

L'installazione è un monumento dedicato a tutte le minoranze perseguitate e ai/alle diversi/e, in un mondo pieno di monumenti dedicati agli “eroi” o fatti erigere dai potenti a loro futura memoria.

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Taken on March 21, 2010