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C'era una volta... un attimo

C'era una volta... un attimo.

Ma no, scusate, c'è un equivoco. Non dicevo "un attimo" per prendere tempo o per infilare, ad arte, una pausa ad effetto.

(Che poi di recitare io nemmeno sono capace: balbetto, inciampo nelle parole, insomma sono una frana. Ma questa è un'altra faccenda)

No no, semplicemente c'era una volta un attimo. Come dire, c'era una volta una piccola frazione di secondo. Era lì da sempre, galleggiante come una boa nel mare senza fine del tempo che deve venire, in attesa del suo momento di gloria. Si perché lui, l'attimo, viveva con la consapevolezza di valere qualcosa. "Ok!" - diceva tra sé e sé - "La vita sarà anche fatta di una serie interminabile di piccolissimi atomi di tempo, messi da qualcuno in perfetta fila indiana, e che scorrono così, l'uno dopo l'altro. Ma io, io, IO! non voglio sprecare la mia occasione come tutto quel tempo buttato via dall'ozio, dalla noia o dal sonno"-. E non se la sentiva proprio di assomigliare ai suoi colleghi capaci solo di stare lì, ben messi in riga a capo chino, a guardar di farsi passare addosso il tempo e di finire dimenticati. Voleva di più, e lo voleva ad ogni costo.

Provava più di un invidia a pensare ai grandi attimi del passato.

A quello - per esempio - che passò vicino a quel marinaio appollaiato sull'albero più alto di una caravella e che per primo vide, dopo settimane di mare, finalmente una lingua di terra.

Oppure all'istante che si accese dopo molti interminabili secondi in quella sala operatoria nel momento in cui, il primo cuore trapiantato, ricominciava a battere in un altro petto.

E come non ricordare quel piede che si allungava dall'ultimo gradino e che stava per toccare per la prima volta il suolo lunare.

Eh, che momenti... Indimenticabili.

Quell'attimo era pronto a giocarsi tutto pur di diventare famoso. Non per l'intera umanità, mica era così presuntuoso, ma almeno per qualcuno. Restare impresso in un ricordo per evitare di cadere nell'oblio.

Sapeva di avere un tempo limitatissimo. E quel tempo gli doveva bastare per compiere qualcosa di memorabile, di straordinario.

La sua occasione se la giocò alla grande in un pomeriggio piovoso e fresco di fine estate. Aveva individuato i due tipi giusti per il suo piano. Fece quasi un miracolo riuscendo a convincere tutti gli attimi che lo precedevano a lavorare per lui. Una serie quasi comica e rocambolesca di contrattempi, di ritardi, di accelerazioni solo a prima vista del tutto casuali, al solo scopo di farli incontrare quei due perfetti sconosciuti. Fece in modo che si scontrassero, pieni di pacchi com'erano all'uscita di un negozio. Nessuno al principio guardò l'altro. Così indaffarati a salvare gli acquisti caduti nel bel mezzo di una pozzanghera. Entrambi stavano per imprecare con chissà quali parole quando i loro sguardi si sintonizzarono l'uno nell'altra. Nemmeno una parola uscì dalle loro labbra.

Ecco.

Fu allora che l'attimo scintillò, brillò come un diamante da 1000 carati per un istante nel bel mezzo di quell'acquazzone quasi irreale. Tutto, ma proprio tutto, per una frazione infinitesimale di secondo si fermò: la pioggia, le auto, la gente sui marciapiedi. Anche il rumore del traffico volle ammutolirsi. Tutto il mondo attorno a loro pareva una gigantesca foto, il fermo immagine di un film mai visto. E mentre la sua breve esistenza di attimo stava sfumando ebbe la certezza d'esserci riuscito. Quei due se lo sarebbero ricordati per sempre quel magico momento. Quell'attimo che, a volte, può durare anche tutta una vita.

(cavarica 2012)

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Taken on September 2, 2012