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Tautologie locali | by Giovanni Picuti, già Buferanera
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Tautologie locali

Non ci sembra che stia succedendo qualcosa di particolarmente importante. Ognuno cerca di tenere la propria posizione, quando ci vorrebbe una scossa all’azione di governo per rilanciare l’economia della regione. Meravigliosa sicurezza del niente. La piccola borghesia di provincia cui apparteniamo - senza distinzioni di destra e di sinistra - predilige i ragionamenti tautologici, cioè veri per definizione, a conferma del senso pratico degli umbri. Un euro è un euro, anche mentre rimbocchiamo con il sangue il serbatoio dell'auto. Ogni giorno, come osserva Sandro Petrollini, celebriamo il funerale di un’impresa, un fallimento, un ricorso alla cassa integrazione. Un euro è un euro, con cui non ci compri manco i fazzolettini di carta ai semafori di Madonna Alta o una rosa dagli indiani nei ristoranti di Perugia. A noi che non amiamo acquistare omaggi floreali alla presenza della destinataria, non rimane che praticare le trattorie della Valnerina. Lo diciamo senza superbia: chiunque ha il diritto di sperare in un posto migliore. E in un pasto migliore. A quando la fase due? A quando il decreto per lo sviluppo? A quando uno studio concreto, incentrato sulle potenzialità dei territori, per capire quali siano i settori che creano più occupazione e valore aggiunto rispetto alle risorse presenti? Nello stagno della politica, nazionale e locale, gracchiano le rane in attesa di un maestro d’orchestra. Intanto i nostri eletti si domandano come affrontare la riforma sanitaria, come risolvere i tira e molla sul numero delle Asl, come gestire la futura azienda ospedaliera e dove collocarne i resti senza scontentare tutti. A noi sembra che smantellare prema più che ricostruire. La chiamano spending review. Sega qua, sega là è arrivato giugno. Iniziano le sagre: quella del prosciutto casareccio a Pianello, degli Umbricelli a Poggio Aquilone, delle fragole a San Biagio della Valle, della ciliegia a Cerbara, dell'Acciaccata a Fornole di Amelia, della Strappatella contadina ad Avigliano Umbro. Tuonano Confcommercio e Confesercenti, si agitano, finalmente, i ristoratori della regione, per dire basta alla Paella, alla Sangrilla, al Pesce Spada e alla Nutella. Reclamano qualche milione di euro sfilati dai loro cassetti con cui sono state realizzate piste per il liscio, parcheggi servibili una volta l’anno, campi da bocce, nella migliore delle ipotesi. Ma il punto è un altro. Giugno è il mese propizio per accattare consensi ed elargire promesse. Le sagre strizzano l’occhio alla politica. Sembra quasi che con la bella stagione questa si rimetta in moto, ma non è così. La politica è un’altra cosa: la politica è la politica (ennesima tautologia). E in questo deserto dei Tartari che ruolo svolge l’opposizione? Se non altro per definizione l’opposizione dovrebbe opporsi, adoperarsi per dimostrare le doppiezze della classe dirigente, per suggerire possibili alternative. Peccato che certe definizioni abbiano perso il loro significato tautologico. Venendo al caso di Perugia. Zelanti maestrini, discutibili anchorman locali, decretano morte del salotto perugino, con i suoi bar austeri e pregni d’improduttive memorie. Hanno dovuto rinunciare a quelle prerogative borghesi, inconciliabili con la presenza di spacciatori, non solo di rose. Sbattiamoli tutti in galera, gridano gli habitué. Smettetela di sparare sciocchezze e cominciate a esercitare un minimo di controllo sociale, invece di affittare i fondi trasformati in appartamenti al primo che si presenta, rispondono gli altri. Una comunità ha il dovere civile di sostituirsi alle politiche sbagliate. Siparietto. Se solleviamo il capo dalla cloaca, ci accorgiamo dell’esistenza di un Pd solo apparentemente riappacificato, ma non ancora a prova di Rosy Bindi. Poi c’è da sistemare Bersani a Palazzo Chigi, Veltroni alla presidenza della Camera, Franceschini alla segreteria, D’Alema in Europa, Letta al governo e da tenere a bada Renzi. Dall’altra parte che fine gli facciamo fare ad Alfano e al Berlusca, che rilanciano il presidenzialismo alla francese, mentre il Pd insiste per il doppio turno? Ma a noi chi ci pensa? La parola "contraddizione" in cinese, senza atteggiarci troppo a semiologi, si esprime con gli ideogrammi di lancia e scudo (maodun). Un armaiolo ostentava la sua spada indistruttibile e il suo scudo imperforabile. Un uomo qualunque, cui non tornavano i conti (proprio come a noi che scriviamo) chiese all'armaiolo cosa sarebbe successo se avesse confitto la lancia nello scudo. L'armaiolo, toccato nel suo orgoglio, piantò la spada nello scudo e il risultato dell'impatto fu che entrambi gli arnesi andarono in frantumi. Beata umbritudine, umbra beatitudine.

Giovanni Picuti

dal Corriere dell'UMbria del 31.5.2012

giovanni.picuti@alice.it

 

Il quadro è di Luigi Frappi

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Taken on March 13, 2004