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Del blu e nero

Lei dormiva ripiegata in curve di sogni che il vetro, accanto, rapiva. Udiva distintamente la voce della donna con troppo rossetto e del ragazzo con molti buchi ancora nella barba. Con gli occhi chiusi, li vedeva parlare. E sentiva, sentiva, sentiva le rotaie, come dentro una culla di ferro, e ogni tanto una specie di urlo pericoloso che amplificava il rumore di due treni improvvisamente calamitati, vicinissimi, nello slancio atletico di un rettilineo.

All’interno tutto era quasi ovattato, filmico e il film aveva l’odore di biscotti al cioccolato, balsamo per capelli, carta stampata e qualcos’altro non facile da identificare, con note di testa, direi, di plastica, polvere e rivestimento acrilico di sedili. Annusando queste nuvole miste i suoi pensieri galleggiavano in uno spazio ristretto, urtando contro la musica delle cuffiette del vicino, da cui usciva solo l’ultimo strato di un tango di Astor Piazzolla.

Era del tutto cosciente delle possibilità millimetriche dei suoi movimenti, della stanchezza del piede sul rialzo laterale di metallo, della durezza del tavolino contro il suo ginocchio. Nonostantetutto si abbandonava a un sonno vero e leggerissimo, senza accorgersi minimamente del mio scatto. (B.)

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Taken on April 5, 2009