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esercizio: un paesaggio | by AnnaGio*
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esercizio: un paesaggio

Da Lajedo a Mosteiro

 

Il sentiero inizia alla chiesetta di Lajedo, si lascia alle spalle le tre case del villaggio, scende di poco e prosegue fino a Mosteiro, costeggiando il mare, a un' altezza di forse duecento metri. Camminando non perdi mai di vista l’acqua, sulla sinistra e davanti. La costa è frastagliata, sotto le pareti di roccia a picco intravedi calette irraggiungibili da terra. Tra la via e il mare la distesa d’erba, ripida ma che a tratti curva e si fa più dolce, il verde che sfuma secondo la luce che arriva dall’alto: macchie scure sotto le nuvole, più vivo e vicino al giallo quando spunta il sole. Scogli. Cespugli di ortensie – il blu profondo mai visto prima - si alternano a chiazze di fiori gialli a grappolo, con foglie lunghe e attorcigliate: il nome varia da isola a isola, Flores li chiama caborocas. Gli abitanti raccomandano di tornare a luglio, quando colori e profumi raggiungono la piena intensità. Ora le ortensie stanno per sfiorire, ma i colori ancora vivi giocano con i toni volubili dell’oceano sullo sfondo. Dall’altra parte del cammino, il versante della collina sale morbido ed è coltivato a terrazza. Cavolo portoghese rosicchiato dagli insetti, carote, qualche vite coraggiosa. Muretti di sassi scuri delimitano le proprietà. Una staccionata qui e là per gli animali al pascolo. Oggi è Ferragosto e nessuno lavora. Le mucche con questo tempo lunatico sono rimaste nelle stalle.

Al di sotto di prati e ortensie il mare con le sue ombre cattura di nuovo lo sguardo e distrae, al punto che inciampi su un sasso, scivoli nel fango. Le onde da quest’altezza le indovini appena: di solito in questo punto dell’isola il mare è più calmo. Ti trovi nel lembo più occidentale d’Europa e dell’arcipelago. Alle Azzorre sole e pioggia si incalzano e si rubano la scena a vicenda, cielo e luce sono in continuo movimento. In riva il vento non soffia sempre forte. Osservi le nuvole correre rapide da un lato all’altro di una tela immaginaria, mentre passano dal bianco al grigio a un nero preoccupante, e si fanno via via più pesanti fino al primo scroscio. La pioggia cade decisa e verticale. E’ gelata. In basso anche il mare da azzurro diventa blu, poi colore petrolio. In quei casi lasci passare qualche lungo minuto di sconforto, mentre le gocce inzuppano zaino e mantella e colpiscono il viso. Poi le nuvole tornano chiare e si aprono, il celeste fa spazio all’arcobaleno che appare gigante, nitido sopra l’acqua. Sembra di poterlo toccare. C’è tutto il tempo di guardare, ripeterne a mente i colori, fotografare. Adesso il sole riscalda l’aria. Odore di erba bagnata. E’ il momento di togliere e scuotere la cerata, sfilare uno strato di cotone. Gesti meccanici che ripeti per l’intera giornata, la cadenza ritmata da un orologio invisibile e arbitrario. Riprendi la strada e in lontananza appare Mosteiro, alto sopra la costa. Il campanile. Ci sarà una chiesa bianca, a fianco quasi sicuro il bagno per i viandanti, lindo, con la brocca d’acqua sempre fresca, la saponetta, magari uno specchio con la cornice di plastica appeso al muro.

  

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Taken on August 15, 2006