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Le ville di Riccione. Un itinerario sulle architetture della Belle Epoque | www.italialiberty.it/itinerario/itinerariolibertyriccione

Nel Ventennio fascista, sull’onda della propaganda di regime che immortalava le vacanze della famiglia Mussolini, le ville che le famiglie nobili romagnole avevano iniziato a costruire a pochi passi dal mare, affacciate su viali alberati, disegnavano già la nuova struttura urbanistica di Riccione: quella di una “città giardino”. Le fotografie dell’epoca ci consegnano l’immagine di un’area che in pochi anni ha subito una trasformazione radicale. E’ l’ immagine di una località balneare immersa nel verde che sta oscurando la fama di località turistiche rinomate. Nel 1931 registra la presenza di 34.685 vacanzieri. I mosconi a remi, le cabine colorate degli stabilimenti balneari, le tende parasole fanno già parte dell’immaginario collettivo. Nel 1933 gli alberghi sono saliti a 84 (fra cui alcuni simboli del turismo riccionese, come l’Hotel Savioli e l’Hotel des Bains) e i posti letto 3801. Dopo la seconda guerra mondiale, Riccione si afferma definitivamente come una località balneare mondana, passerella estiva di starlette e divi del cinema e della canzone. E’ una Saint Tropez dell’Adriatico, palcoscenico di una dolce vita in salsa romagnola per la gioia di paparazzi che inseguono giorno e notte Gina Lollobrigida, Fred Bongusto, Walter Chiari, Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi, Vittorio De Sica e Alberto Sordi, Rita Pavone e Mina. Un clima nondan-salottiero che a partire dalla fine degli anni ’60 conviverà con i grandi esodi del turismo di massa.

(Copyright © Andrea Speziali)
A. Speziali, "Una stagione del Liberty a Riccione", Maggioli, Santarcangelo 2010

Riccione - Villa Antolini

Riccione - Villa Antolini

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