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un ...occhio a Comacchio | by {-Lisa-}
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un ...occhio a Comacchio

« ... e la città ch'in mezzo alle piscose paludi, del Po teme ambe le foci, dove abitan le genti disiose che 'l mar si turbi e sieno i venti atroci. »

(Ludovico Ariosto, Orlando furioso, III, 41[1])

  

Di origine romana Comacchio è, sotto l'aspetto paesaggistico e storico, uno dei centri maggiori del delta del Po. Un tempo sorgeva su alcune isolette lagunari (cordoni dunosi litoranei) formatisi dall'intersecarsi della foce del Po col mare.

 

Durante la propria storia fu assoggettata al potere dell'Esarcato di Ravenna prima, del Ducato di Ferrara in seguito, per poi tornare a far parte dei territori dello Stato Pontificio.

 

In epoca longobarda il territorio venne donato ai monaci di san Colombano nel grande Feudo monastico di Bobbio che vi installarono il loro porto fluviale oltre che sviluppare l'agricoltura e l'allevamento e lo sfruttamento di saline, il cui sale era trasportato in tutto il nord d'Italia.

Una mirabile definizione di Comacchio è contenuta nella Gerusalemme liberata, di Torquato Tasso:

 

« Come il pesce colà dove impaluda / ne i seni di Comacchio il nostro mare, / fugge da l'onda impetuosa e cruda / cercando in placide acque ove ripare, / e vien che da se stesso ei si rinchiuda / in palustre prigion né può tornare, / che quel serraglio è con mirabil uso / sempre a l'entrare aperto, a l'uscir chiuso. »

(VII, 46)

 

Una lapide con questa citazione campeggia su una delle due torri fortificate del ponte dei Trepponti.

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Taken on April 28, 2009