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Accu... cosa? | by aldoaldoz
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Accu... cosa?

Nei tempi passati la loggia del Mercato Nuovo di Firenze (detto anche del Porcellino, per via del notissimo cinghiale in bronzo che l’abbellisce) aveva molteplici usi. Ancora oggi sopravvive una lapide con l’iscrizione “Canto del Saggio”, ma non immaginatevi niente di culturale: era la sede dell’Uffizio del Saggio della Moneta, in cui si verificava che il peso dei Fiorini d’oro non risultasse “casualmente” inferiore al dovuto. Il “Grosso Fiorino”, all’epoca la moneta più forte d’Europa, recava l’effigie di San Giovanni Battista, protettore di Firenze. E i mercanti usavano dire “San Giovanni ‘un vole inganni”, quando si rivolgevano all’ufficiale che, con il bilancino, ne verificava il peso.

 

Sotto alla loggia, al centro della pavimentazione, compare il disco marmoreo che vedete in questa foto. Si tratta della riproduzione in grandezza naturale di una ruota dell’antico Carroccio della Repubblica Fiorentina, il grande carro a quattro ruote che recava lo stendardo di Firenze e la Martinella, la campana che chiamava a raccolta le milizie in caso di guerra.

 

Questa ruota di marmo, che rappresentava i valori di libertà e giustizia, veniva utilizzata anche per uno scopo molto particolare. I giudici del Bargello erano usi a somministrare le pene più severe, dalla prigionia, alla tortura, all’esecuzione capitale. Qualche volta però i reati richiedevano pene più lievi, ma che nondimeno dovevano risultare efficaci nella “rieducazione” del colpevole: era il caso dei falsari, dei debitori e degli insolventi.

 

In questi casi le guardie del Bargello, con un corteo fatto apposta per attrarre i curiosi, portavano il colpevole sotto alla loggia del Mercato Nuovo, proprio sopra a questa ruota di marmo. Veniva proclamata l’identità del condannato, il quale veniva poi scoperto all’altezza dei glutei e sollevato per le braccia e le gambe. Seguiva l’oscillazione “ostentando pubenda et percutiendo lapidem culo nudo”: era la cosiddetta “acculata”! Il tutto in mezzo allo scherno e derisione dei mercanti, dei loro clienti e dei semplici curiosi: per il colpevole gli sberleffi erano sicuramente l’aspetto più penoso di tutta la faccenda!

 

Lo scopo della pena non era di far male, ma di rieducare e soprattutto di rendere noto alla popolazione che il malcapitato era qualcuno di cui non c’era da fidarsi troppo. E la pena era spesso efficacissima: capitava che i condannati, per la vergogna, dovessero traslocare in un altro quartiere o addirittura in un’altra città.

 

Da questa particolare pratica di giustizia deriva il modo di dire “essere con il culo per terra”, ad indicare proprio una condizione di difficoltà economiche.

 

A proposito del “Saggio della Moneta”: il reato del limare le monete d’oro era considerato lieve, perché era facile in qualunque momento verificare il peso. Molto più grave era invece la frode sulla qualità dell’oro: Dante ci racconta di tale Adamo che fu arso vivo per aver alterato “la lega suggellata del battista”!

 

Nota finale: la fotografia qui sopra è stata molto restaurata in postproduzione, perché i marmi sono molto sporchi e ricoperti di abbondanti gomme da masticare. Forse un simbolo così curioso di Firenze meriterebbe un po’ più di attenzioni…

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Taken on August 16, 2009