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CASTAGNE | by acqua1951
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CASTAGNE

Una poesia non mia ma di:

 

di R. Rompato

 

CASTAGNE

 

Nevica sulle montagne.

La campagna è sepolta

sotto la nebbia folta.

Bambini è proprio questo

il tempo umido e fresco

delle castagne.

Via, tutti in fila andiamo

con sacchi e con cestelli.

Nel bosco c'è un tappeto

di muschi e di fuscelli.

Un gran volo d'uccelli

passa di valle in valle.

Tra sassi e foglie gialle

cascano da ogni ramo,

sgusciando fuor dai ricci,

tante castagne.

_________________________________

 

Un amico di Tito Santoni era poeta

si chiamava

 

Luciano Vittori

 

sua questa poesia di un tempo in cui non avevamo neanche tanta fretta a finire subito tutto come questa poesia che trovo splendida e di grande spssore narrativo e rievocativo.

Sappiamo farlo ancora noi?

Grazie Tito!

    

I MARRONI

 

Quest'aria rugginosa intorno ai monti

che limò il verde delle foglie

e intenerì il rosso dei tramonti

attutisce nell'intrigo dei boschi

la caduta dei cardi e dei marroni

 

Mi affaccio sul ciglio

del giorno dove germoglia

la brezza di novembre

per discoprire ancora suoni e calori.

 

S’accendono intorno i fuochi,

più lieta è la giornata

se la fiamma disperde

antichi timori e diffonde

nei ricami delle erbe e delle felci

odori di bruciata.

 

Nasce da una vetta

e si dispoglia a valle

come acqua di fosso o di torrente

il canto degli uccelli migratori.

 

C’è nell’aria un fremito

che ricongiunge a vita

e vola e si dispiega in canto

o eco o voce di ragazza.

 

Risponde a quel richiamo

un’altra voce; altra luce

s’accende nel cielo e svetta

la nota d’un accordo

se l’armonia è nell’intesa

tra uomo e la natura

di suoni e di colori

dove tra l’erbe splende

la bellezza dei marroni.

 

Oh, come

nel volgere delle vicende

e nella trama ombrosa

d’atipici racconti

come a lungo durò

l’essenza dei tempi duri

sull’altura di questi monti

Abitando fredde stagioni ….

 

E quando si consumò

un’esistenza a limiti

di rottura e ci scaldò le membra

il fuoco dei marroni.

 

Ora, che il verde ingorgo

d’antchi sacrifici

si dirada e la strada

dei padri raggiunge la sua vetta,

dagli ultimi frutti

della nostra foresta

traiamo più lieti auspici.

 

Per questa superstite luce

dell’autunno che porta

in grembo i doni della primavera,

verrà domani un coro

di giovani raccoglitrici e farà

del nuovo giorno un’altra festa

nella dorata luce dei marroni.

    

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Taken on November 22, 2010