Soupe delle due nazioni

Sono napoletana ma ho origini danesi e sono sposata con un napoletano di madre parigina, ragion per cui la mia idea di “cucina di casa” è una sorta di melting-pot delirante che affonda le proprie radici in 3 nazioni e, a occhio, 5 o 6 regioni italiane.

Ciò detto, ho pensato che la cosa che più mi divertiva nel partecipare a questa fantastica “festa del cavolo”, era prendere una delle ricette del tuo suolo natio – e quale migliore della Soupe aux choux de Bruxelles? – e mescolarla con una nata dall’estro tutto campano della mia bisnonna Titta che aveva la smania di non buttar mai via il cibo: le panette.

Le panette, così come le intendeva nonna Titta, vanno fatte con la mollica del pane avanzato qualche giorno prima che viene ammollata nel latte, mescolata con le uova sbattute, condita con un po’ di parmigiano (ma poco ché la guerra le aveva insegnato a essere parsimoniosa), un pizzico di sale e tanto basilico. Questo composto profumato va poi fritto a cucchiaiate in un dito di olio di semi fino a formare una sorta di frittella.

Siccome non le piaceva stare ai fornelli mentre gli altri invece sedevano a tavola a mangiare, la Titta preparava le panette in anticipo poi le metteva in una teglia, le condiva con una “bella” salsa di pomodoro fresco e le ripassava in forno per poi portarle in tavola ancora fumanti.

Le “mie” panette – che ho immaginato proprio per l’occasione – sono un po’ diverse. Innanzitutto passo la mollica di pane (scelgo il pavesino che fra tutti i pani che fanno qui a Napoli è di sicuro il più mollicoso e compatto) al mixer per sbriciolarlo bene e in modo uniforme poi lo impasto con l’uovo sbattuto, a cui aggiungo un paio di cucchiai di latte, sale e pepe nero, fino a ottenere un composto abbastanza sodo da poter essere agevolmente maneggiato. A questo composto mescolo poi un paio di cucchiaiate di gruviera grattugiato, dello speck passato al tritacarne (fantastico accessorio del mio robot KitchenAid – e sì, sono anch’io addicted!) e lo lascio quindi riposare in frigo per una mezz’oretta in modo che si compatti bene.

Quando tutto ciò che doveva riposare si è riposato e tutto ciò che doveva compattarsi si è compattato, formo delle polpettine non più grandi di una ciliegia che passo nella farina e quindi friggo per poi servirle con la tua Soupe aux choux de Bruxelles al posto dei crostini.

Lo so, lo so… a te il mio probabilmente sembrerà un attentato ma dopotutto… cosa si perde a fare un assaggio?

N.B. E le dosi? Be’, nonostante le proteste di figlia, nuora e nipoti, la Titta cucinava tutto rigorosamente “a occhio”. Noi di famiglia ci siamo dovute adeguare e – in memoria della mia mitica bisnonna – mi sa tanto che dovrete farlo anche voi. ;-)

 

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Taken on June 27, 2010