Villaggio della Birra 2012
Ha vinto "lui" Ora Gino, lo so, si inquieta un po’, genuinamente schivo com’è, nel leggere il titolo di questo post (glielo avevo profetizzato la notte del sabato). Ma la colpa è anche sua se ha vinto “lui“. Sua e di tanti, tantissimi altri. Di Bruno Carilli che ha fatto festa con noi venerdi sera e sabato; di Schigi, “presente” anche quest’anno (come in tutte le altre sei edizioni precedenti, cone solo Boelens, Den Hopperd e Moreno); dello Zurgo e di Francesco del Birrificio del Forte, per tanti anni protagonisti delle cotte pubbliche al Villaggio e adesso dall’altra parte della barricata, in “visita parenti” a Bibbiano per tutti e tre i giorni; degli amici di Union Birrai, Simone Monetti in testa, che sono venuti a “conoscerlo”; dei publicans che sono venuti a viverlo (Antonio “Nino” Maiorano dello Sherwood e Alessandro “Alle” Belli dell’Arrogant in testa, “compagni” di Indipubs); dei “colleghi di tastiera” (il Turco, Paolo Mazzola e Riccardo fra tutti) che anche quest’anno non sono voluti mancare. Ma soprattutto delle centinaia di persone che anche quest’anno si sono riversate in quel di Bibbiano, preso d’assalto una volta di più. Ha vinto lui, il Villaggio, “proprietà” sempre più di chi lo anima, lo vive, lo racconta, lo ricorda, lo “consiglia”, sempre meno di quelli che lo “mettono su”. E’ una sorta di progressivo e felice spossessamento: noi ne siamo ovviamente i “custodi”, ma la casa del Villaggio è sempre un po’ più di tutti e di ciascuno. Moltissimi hanno imparato a muovercisi dentro con il giusto passo, tantissimi ne sono entrati in una confidenza sempre più stretta, tutti lo frequentano senza nessun tipo di frenesia, ma con la calma di chi si sente e a casa e ci vuole restare, rilassato, per tutto il tempo necessario. Ritornando a Gino di Foglie d’Erba, devo comunque dire che la sua percentuale di “colpa” è un po’ più grossa rispetto a quella degli altri, e ne spiego il perchè. In dubbio fino all’ultimo sul poter partecipare o meno al Villaggio (cosa alla quale ci teneva


l’ “incursione” di Gino al Villaggio certificata da una foto tratta dalla raccolta di foto del Villaggio di Bruton
parecchio) per importanti impegni lavorativi, Gino si fa vivo sabato pomeriggio con una telefonata nella quale esordisce così: “posso venire a trovarvi?” Che gli rispondi a uno così che ti fa una domanda così … Si catapulta in quattro ore da Venezia, dove si trovava, arrivando a Bibbiano verso le 22 e mettendosi, dopo due nanosecondi, dietro le spine di Mirko Caretta a spillare un fusto della sua nuova/rinnovata golden ale, uscita fresca fresca dal suo nuovo impianto di produzione. E poi se ne va in giro, felice come una pasqua, salutando amici, colleghi e perfetti sconosciuti, finlamente soddisfatto per non essere mancato alla festa. E’ stata una delle immagini più belle di questo Villaggio, che “funziona” così.

A proposito di “funzionamento”, un piccolo bilancio, da parte nostra, su che cosa al Villaggio ha funzionato di più e su cosa, invece, ha funzionato di meno, dal punto di visto organizzativo e rispetto alle aspettative. Intanto il numero delle persone: nel solo giorno di sabato la cucina ha sfornato la stessa quantità di vettovaglie che l’anno scorso aveva prodotto nell’intero weekend. Solo per far capire qual è stato l’afflusso di gente, quest’anno, al Villaggio. Afflusso che ha messo a dura prova la sezione-cibarie, anche perchè le persone chiedono di mangiare tutte (o quasi) alla stessa ora, generando l’ovvio “tappo” che è stato progressivamente e con buona pace di tutti smaltito. Grazie soprattutto alla grande pazienza e alla grande educazione di tutti. Pensavamo di poter “sistemare” quasi totalmente il problema-cibarie con la chiusura del ristorante, ma abbiamo visto che c’è bisogno ancora di qualche aggiustatina. Il mangiare però era davvero “bono” …. Il venerdi sera, quella del pre-Villaggio, si sta dimostrando sempre di più momento imperdibile e, proprio per questo, già frequentatissimo: quasi 150 lt. di De Dolle spariti in un paio di ore, assieme ad una decina di altri fusti, tutti di birre presenti soltanto in quella sera. Tanta gente, tante rilassate chiacchiere, tanta voglia di far tardi con un bicchiere in mano, con la “follia musicale” dei Mischion Impossible a galvanizzare l’ambiente. Una bellissima serata, che ci spinge ad investire sempre più e sempre meglio anche sul venerdi sera. La disposizione “fisica” dei birrai. Ormai al Villaggio si comincia a starci un po’ stretti: sono/siamo in tanti, e si deve fare di necessità virtù. Italiani e belgi quest’anno erano gli uni di fronte agli altri, e non “mischiati”. Abbiamo provato a far così non per dividerli in schieramenti l’un contro l’altro armati, ma solo per vedere se così si agevolava ancor di più la fruizione delle bevande. Non mi è sembrata una cattiva idea, anzi, e il “palleggio” fra l’una e l’altra sponda birraria ci è sembrato ben riuscito. Difficile fare meglio, ma se qualcuno ha dei suggerimenti, a disposizione. Kuaska e il professor Denis De Keukeleire: l’anima dei laboratori e del concorso homebrewers il primo, la “chicca” cattedratica il secondo. Entrambi e insieme (nell’ultimo laboratorio specialmente) insostituibili. Ma Kuaska lo sa, da sempre. Lui e il Villaggio sono, per noi, inscindibili. E’ stato bello vedere così tanta gente; siamo davvero grati per il sole che anche quest’anno ha riscaldato il Villaggio (d’altra parte, il sole bacia “solo” i belli ….); è stato consolante vedere Rampollo non più con le infradito; ci siamo divertiti a ridere delle sbornie altrui (anche di quelle dei “professionisti”); abbiamo scoperto che i bomboloni caldi (a mezzanotte, ma anche durante il giorno) sono un bel mangiare; siamo contenti che la “nostra” Birra Santa sia piaciuta; mi ha fatto tanto piacere parlare a lungo con i ragazzi del 4:20 (a proposito, quanti romani quest’anno al Villaggio, colpa/merito dei Buskers?); siamo stati lusingati nel ricevere i complimenti da un membro del CAMRA (non me ne ricordo di preciso il nome … era tardi e nessuno dei due era più lucidissimo) che ha vissuto (in incognito) tutti e tre i giorni nel Villaggio e che ci ha salutati promettendo una “invasione” di inglesi per l’anno prossimo; siamo contenti perchè ….

Il Villaggio della Birra è nato sette anni fa con la volontà di mettere a confronto, in un posto “speciale” e (provocatoriamente) al centro della terra del vino, la produzioni birrarie di due paesi, il Belgio e l’Italia, emblema della tradizione secolare il primo, una delle espressione più importanti della “rinascita” della birra artigianale in Europa il secondo. Non è mai stata una gara, non abbiamo mai voluto che lo diventasse: era, nelle intenzioni, lo è stato, nei fatti, lo sarà, solo una ghiotta occasione di trovare in un medesimo luogo tanta birra buona, senza doversi stramazzare di chilometri per andarsela a cercare. Dal Villaggio ne sono passati tanti di birrai e di birrifici e pensiamo/speriamo di essere progressivamente passati da una fase più o meno pionieristica ad una configurazione sempre più adatta a soddisfare questa possibilità (e voglia) di confronto. Solo per dirne una, siamo passati dalle poco più di 20 birre della prima edizione alle più di 75 di questa ultima “fatica” birraria. Si è allargato il portfolio birrario, si sono moltiplicate le occasioni di presentare novità, si sono potuti toccare con mano lo stato dell’arte di entrambi i movimenti birrari, sempre diversamente rappresentati, grazie ad una scelta quasi mai ripetuta dei birrifici presenti.

Adesso, penso, è arrivato il momento di dirlo (“noi” ce lo siamo già detto), dopo aver così tanto assaggiato all’ultimo Villaggio: i belgi si sono un po’ “fermati”, gli italiani hanno messo la freccia e li hanno “sorpassati”. Almeno fra i birrifici che hanno animato il Villaggio. Già la deriva si era percepita lo scorso anno: quest’anno, a mio parere, la sensazione è stata ancora più netta e più diffusamente percepita. Tanti buoni prodotti, fra i belgi, ma anche qualche birra non a posto e quasi fuori luogo e un non so che di deja vu che non ha reso loro piena giustizia. Alcune loro birre hanno rasentato l’eccellenza: parlo delle Saison e Jan de Lichte di Glazen Toren, le due di De Ranke, la Hop Ruiter e la Oesterstout di Scheldebrouwerij, la Tilquin Gueze alla spina. Alcune altre però (un po’ troppe, rispetto alla media degli anni precedenti) hanno palesato segnali non proprio elettrizzanti: impressionante lo stravolgimento delle birre di Kerkom, la Balzello, tanto aspettata da noi, si è rivelata una mezza delusione (non male, però la Triple Klok sempre di Boelens), Sint Canarus e Den Hopperd un po’ troppo “fermi”, Hofbrouwerijke sempre troppo in là, per i miei gusti, le sperimentazioni in botte di De Leite ampiamente “rivedibili”, Cazeau “a posto” o poco più (soprattutto con la Saison). Discorso un po’ a parte meritano i tre nuovi birrifici belgi di quest’anno e le sperimentazioni in botte di Hof Ten


la Tilquin Gueuze “adorata” da Alle e Pietro, dall’album fotografico di Pierre Tilquin
Dormaal. Arend e De Ryck hanno portato prodotti onesti e relativamente “tranquilli” (la Vicardin, comunque, rimane per me una birra davvero intrigante), mentre a me è piaciuta moltissimo la mano produttiva di De Dochter Van Der Korenaar. La loro Belle Fleur (quella nel fusto “buono”, non quella del secondo fusto, quello “no-buono”, che il birraio ha correttamente staccato dalle spine) è stata una delle migliori birre del Villaggio, la punta dell’iceberg di una produzione di classe e raffinata. Hof Ten Dormaal ha fatto un po’ di “mischione” con le bottiglie e i fusti delle sue nuove sperimentazioni in botte: fatto sta che al beershop le sue birre hanno spopolato, e abbiamo vendute tutte le numerose bottiglie che aveva portato (anche di quelle sperimentazioni non presenti allae spine del Villaggio), segno di un gradimento generalizzato. Io ne ho assaggiate due e devo dire che non mi sono affatto dispiaciute.

Belgi un po’ in chiaro scuro, italiani, devo dire, sugli scudi. Non è che ho assaggiato tutte e 30 le birre proposte dai sei birrifici italiani, ma quella buona parte che è finita nel mio bicchiere mi ha consentito di farmi un’idea abbastanza precisa dell’iniseme. Se devo stilare una mia personalissima classifica di gradimento, Ezekiel 25:17 dei Buskers/Menaresta, BrutonPils di Bruton, Victoria Light IPA del Ducato, Ecstasy of Gold di Buskers/Olmaia e Spaceman di Brewfist sopra tutte (nella Ezekiel mi ci sono quasi … perso, devo dire). Molto interessante l’esperimento amiatino della Polska, frescamente acidula e dissetante, con l’affumicatura da legno di quercia presente ma non oppressiva; la PVK non è stata stravolta dalla maturazione nelle botti del Salco, anzi, si è rivelata una sorpresa davvero piacevole (sulla La14 ……); la nuova saison del Ducato, la Vieille Ville Saison ha nettamente vinto il “confronto” con Guybrush e Nausicaa dei Buskers, le due loro saison fatte la prima col pepe rosa e la seconda con il Bretta. Delicatamente piccante e piacevolmente “stizzita” la saison di Giovanni Campari (la Via Æmilia, invece, non era proprio al top), mentre decisamente robusta e luppolosamente altezzosa si è rivelata la 2Late Double Ipa di Brewfist, la cui ricetta è sempre a sottoposta al rischio di correzione causa la pericolosa, attuale penuria di luppoli. Mi è piaciuta moltissimo anche la Black Junkie di Buskers/Ducato, una black beer più belgian che ipa, decisamente tostata e delicatamente piccante, con una luppolatura molto appropriata, mentre ho mancato la Paranoid a pompa e mi sono solo relativamente consolato con la lager di Buskers/Opperbacco, la California Uber Alles, più rotonda che amareggiante/dissetante e una Devochka di Buskers/Extraomnes quasi “solida”, (Dave e Belzebù sono in cantina per un assaggio più ponderato). Bianca di Bruton, La9 di Moreno, Ryeccomi di Amiata nella “norma”, il che vuol dire bone.

De Dolle al Venerdi sera è stato “tanta roba”, con una Stille Nacht 2011 veramente da paura, un’Arabier fresca-freschissima, e una Stout 2010 che, brettata più o meno volutamente, stava ritta da sola. Valeir Extra da manuale, una buona Taras Boulba e una spettacolare Zinnebier, la Hommelbier Dark un po’ più dolce del temuto, una Mad Helene di St. Helene-Toccalmatto sulla quale si sono fiondati a ripetizione tutti i birrai belgi (soddisfacente, direi) e la chicca finale di un fusto di Saison Dupont col dry hopping decisamente a posto.

Se si sommassero queste birre (scelte da noi) alle birre portate dai birrai belgi al sabato e alla domenica, i “conti” fra belgi e italiani si potrebbero anche riaprire. Ma sabato e domenica, fra i banchi e le spine di Bibbiano, hanno vinto “loro”, cioè “i nostri”. E non di una incollatura. Un bellissimo segnale, per “noi”, una sorta di sveglia per “loro”. La sfida è già lanciata per il prossimo anno, perchè i belgi, sotto sotto, questa cosa l’hanno notata anche loro e, seppure a mezza bocca, qualcosina si sono lasciati scappare …
134 photos · 25 views
1