Fontana dei 12 mesi, Torino
Raccolta che documenta l'evoluzione dell'opera architettonica di Carlo Ceppi (1829-1921) e in particolare degli edifici che vi fecero da sfondo in occasione delle Esposizioni del 1898, del 1902 e del 1911.

La fontana è composta da una grande vasca inclinata ovale in cui precipita una spumeggiante cascata, detta vasca è sovrastata da una terrazza, anch’essa ellittica, su cui poggiano quattro gruppi di statue maggiori che raffigurano i fiumi che bagnano Torino. La Stura, con i tre nudi femminili che scherzano intorno a una ruota di mulino con reti da pesca sullo zoccolo, il Po, dalla gigantesca figura barbuta, la Dora è, invece, la pastorella con la cuffia ornata di margherite, che con la mano destra disseta un ariete, mentre un giovinetto suona la zampogna; infine, il Sangone è il genio del fiume che sorride spiando una coppia di amanti, mentre si abbeverano alle sue acque. Lo specchio d’acqua è circondato da una balaustra arricchita da statue allegoriche dei dodici mesi. Originariamente nel bacino si trovavano anche altri gruppi statuari andati perduti: la sirena tirata da tre cigni, i putti, chiamati La Pace e La guerra e il satiro portato a spalle dal Po.

La Fontana dei Mesi è una delle poche cose che rimane di quel "paese delle meraviglie" progettato da Carlo Ceppi, Costantino Gilodi e Giacomo Salvatori per l’ Esposizione Generale Italiana. Quell’effimera e incantevole città fatta di legno, di stoffe e d’intonaco, in cui era possibile passeggiare mollemente tra i padiglioni dal gusto estroso e bizzarro, mentre si accarezzava con lo sguardo la mirabile merce esposta.
Quale fulcro dell’area espositiva, Ceppi progettò una facciata merlata dagli alti minareti, una quinta concava neomoresca, dove convergevano le grandi gallerie dei padiglioni della Marina, della Meccanica, dell’Agricoltura, ai cui piedi zampillava spumeggiante e sonora l’acqua della fontana dei dodici mesi (una cascata di 600 litri d’acqua al secondo, con due pennacchi lanciati a 20 metri d’altezza). Dalla forma neosettecentesca, espressione di un linguaggio sospeso fra nostalgie rocaille e spunti Liberty, con allusioni e citazioni della fontana di Villa Regina, ma "modernamente" adornata in cemento, la fontana era uno scenario ideale per incantare il visitatore, calandolo in una dimensione atemporale e fantastica. Nelle ore notturne veniva illuminata dal gioco multicolore di fasci di luce enfatizzando le linee sinuose dell’architettura, drammatizzando le forme dei gruppi statuari posti sulla terrazza della vasca rappresentanti i fiumi che bagnano Torino: il Po, la Dora, la Stura, il Sangone, modellati rispettivamente dagli scultori Luigi Contratti, Edoardo Rubino, Giacomo Cometti, Cesare Reduzzi; le luci policrome dei 36 proiettori animavano anche le giocondità delle fanciulle allegoriche dei dodici mesi disposte sulla balaustra, e nello specchio d’acqua, una sirena tirata da tre cigni e i due gruppi di putti, chiamati La Pace e La Guerra (opere di diversa mano dovute agli scultori Vittorio Bonino, Giuseppe Cerini, Antonio Bottinelli, Casimiro Debiaggi e ai più noti Biscarra, Rubino e Francesco Sassi). Si può con sicurezza affermare che la Fontana dei Mesi è una riuscita sintesi fra stili ed elementi diversi lontani nel tempo e nello spazio, al loro adattamento alle nuove tipologie costruttive, con un risultato festoso e leggero, perfettamente adatto all’atmosfera di una esposizione di fine secolo frutto dell’ingegno scientifico e della produzione delle arti.

La leggenda vuole che sia stata costruita nel luogo in cui il dio Fetonte cadde nel Po.

Questa fontana pare fosse molto apprezzata da Edmondo De Amicis, soprattutto per la suggestiva collocazione nel Parco del Valentino a Torino.
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