Alex Coghe 2:22pm, 17 February 2009
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58 tra i migliori fotografi naturalisti al mondo espongono in una mostra l’unicità e la magnificenza del pianeta terra. Non facciamo che rimangano soltanto delle cartoline ricordo
Per il secondo anno consecutivo National Geographic Italia ci regala un saggio selezionato tra le meravigliose immagini dello staff di fotografi naturalisti più autorevole al mondo.
Di nuovo, siamo felici di estendere l’invito ai nostri lettori e di amplificare il messaggio della Society verso la salvaguardia dell’ambiente. Se l’anno passato la mostra è stata costruita attorno ai quattro elementi primordiali stavolta il titolo scelto è stato Madre Terra, un nome che oltre a informare sul contenuto di una mostra dedicata ai paesaggi terrestri diventa anche il richiamo al senso d’appartenenza e di dipendenza che ciascuno di noi conserva, o perlomeno dovrebbe conservare, col pianeta:

“Madre Terra io la vedo come una signora grassa, tondeggiante, con una bella cintura verde, un cappellino bianco e scarpe bianche e avvolta in un velo celeste. Purtroppo si sta facendo di tutto per ridurre il benessere di questa meravigliosa signora. Intanto quel capellino che è poi la banchisa di ghiaccio a nord sta scomparendo a un ritmo molto superiore di quanto non si pensasse.”

Fulco Pratesi. Fondatore di WWF Italia, oggi presidente onorario

I 101 scatti dei 58 fotografi sono stati suddivisi per continenti, una soluzione fortunata perché ci regala la sensazione di abbracciare in un unico sguardo il percorso attraverso Africa, Americhe, Asia, Europa, Oceania e Poli. La riuscita dell’allestimento è evidente quando, trovandoci all’interno dello spazio fontana, un salone quadrato con i quattro angoli identici, riusciamo a guardare in un sol colpo d’occhio la parete dedicata all’Artide e quella dedicata all’Antartide: l’orso polare da una parte e i pinguini dall’altra, i gialli paesaggi nordici illuminati dal sole al tramonto e il ghiaccio bluastro del polo sud. Una costruzione che sembra riferirsi all'effettiva condizione più critica del polo nord.

La mostra fotografica "Madre Terra" è stata prodotta con la sponsorizzazione di Unilever, che spinta da un bentrovato impegno alla sostenibilità, in gergo “corporate social resposability”, sta adeguando i suoi molteplici prodotti di largo consumo a standard ecocompatibili, e sebbene in questi casi possano sorgere dei dubbi tra le reali volontà verdi di una multinazionale e delle più plausibili esigenze di adeguamento a un mercato sempre più consapevole, evitiamo di cadere nel classico processo alle intenzioni per constatare gli effetti pratici di una simile operazione: “sicuramente abbiamo aumentato le retribuzioni dei lavoratori e operato delle attività concrete a partire dalle piantaggioni che usiamo, la costruzione di scuole, ospedali, strutture pubbliche per avere le certificazioni, abbiamo avviato progetti finalizzati alla biodiversità piantando soltando in Kenya 300.000 alberi e sempre attraverso la Rainforest alliance”
Andrea Campelli, Media Relations Manager Unilever Italia

La multinazionale, secondo delle linee di condotta programmate per l’intero gruppo, negli ultimi due anni è riuscita a ottenere le certificazioni per due delle produzioni di thé, la mostra è quindi uno dei modi di comunicare al grande pubblico questo cambio di politiche aziendali e d’immagine: “la Society di National Geographic ha una tale credibilità, importanza e risonanza che rappresenta l’entità numero 1 nella tutela dell’ambiente soprattutto in ambito di iniziative in grado di arrivare ai grandi numeri, l’importante è arrivare a più gente possibile”, ha poi proseguito Campelli.
Di rimbalzo Guglielmo Pepe, il direttore di National Geographic, ha sottolineato come la Society scelga i suoi sponsor in base a criteri di eticità e non solo in virtù di un sostegno economico.

A presenziare l’apertura della mostra c'era, tra gli altri, uno dei pochi fotografi italiani accreditati National Geographic. Sandro Santioli ci ha raccontato di essersi avvicinato alla Society durante le lezioni al TPW, nel corso di quei seminari si è trovato ad affiancare alcuni fra i grandi nomi della fotografia internazionale, come Yamashita e William Albert Allard e la grande dedizione che questi autori dedicano al lavoro di fotografo, l’entusiasmo, la preparazione e la sensibilità ai temi trattati.
Abbiamo chiacchierato con lui di argomenti arcinoti tra i fotografi giornalisti, un modo per rimarcare certe nozioni sul mestiere di fotoreporter, coloro che, anche grazie alle iniziative di importanti gruppi editoriali appoggiati da mastodontiche multinazionali, scelgono una vita difficile e malpagata in nome di un solo concetto, anch’esso tanto caro ai marketers: la passione. “L'Italia non ha un vero e proprio staff per National Geographic e anche il gruppo della casa madre è formato da una sorta di casta notarile, prima che entri uno deve andarne in pensione un altro e invece possibile che si appoggino ai molti fotografi esterni, se infatti vediamo i vari servizi capiamo che ne hanno tanti di collaboratori. In Italia siamo tutti collaboratori e non c'è un fotografo da staff. La produzione italiana ha certamente il merito di aver aperto negli ultimi anni una produzione propria consistente"

National Geographic Italia, in linea con la mission della casa madre a Washington, e sulla scia della prima mostra organizzata lo scorso anno in occasione del decennale dell'edizione italiana, presenta una seconda rassegna fotografica dedicata alla salvaguardia del Pianeta: "Madre Terra".
Una mostra fotografica non può offrire soluzioni né dettare le linee di un programma in difesa della Terra, ma può indicare - grazie alla forza delle immagini - i luoghi in cui sono più evidenti le gravi conseguenze dei cambiamenti climatici, affinché vengano salvaguardate le bellezze e le biodiversità, la ricchezza dei territori e dei mari, la sopravvivenza delle popolazioni umane e animali.
Nella precedente mostra veniva proposto un viaggio fotografico con i quattro elementi (aria, acqua, fuoco, terra). Questa nuova esposizione suggerisce un percorso diverso, che si sviluppa in Africa, nelle Americhe, in Asia, Europa, Oceania e nei Poli.


Attraversando zone polari e foreste, praterie e deserti, montagne, oceani, mari, i fotografi di National Geographic testimoniano le condizioni di vita di animali protetti e a rischio di estinzione, di habitat spesso minacciati dallo sviluppo e dallo sfruttamento del territorio, di popoli e gruppi umani che vivono in situazioni ai limiti della sopravvivenza. Ma le immagini esaltano anche le meraviglie del mondo, dove animali ed esseri umani convivono in scenari straordinari, aree spesso magnifiche e ancora poco contaminate.
Grazie alle immagini - in gran parte inedite per il magazine - i visitatori potranno percorrere un itinerario ideale che li porterà a scoprire i territori degli orsi grizzly dell'Alaska e quelli del panda gigante, le foreste equatoriali e le Alpi italiane, le praterie nordamericane e quelle australiane, i deserti nordafricani e i mari tropicali, il Mediterraneo e gli Oceani, le tigri in India e gli elefanti in Africa. La galleria fotografica documenta le aggressioni dello sviluppo urbano, i problemi di conservazione di zone protette ma sempre a rischio e le condizioni di vita, le abitudini, le sofferenze e le speranze degli esseri umani nelle più diverse zone del Pianeta.

Ci sono molti modi per proteggere il nostro Pianeta, talvolta bastano anche semplici gesti quotidiani. I fotografi e National Geographic Italia vogliono contribuire alla salvaguardia di "Madre Terra" con il loro lavoro, con la potenza e la bellezza emozionante di immagini che aiutano a riflettere e non lasciano indifferente l'osservatore.
Madre Terra propone 101 scatti tra i più straordinari realizzati dai fotoreporter che pubblicano su National Geographic. I 58 autori che espongono sono tra i migliori della fotografia mondiale e nazionale.

William Albert Allard, James P. Blair, Sisse Brimberg, Jodi Cobb, Bill Curtsinger, David Doubilet, Nicole Duplaix, David Edwards, Peter Essick, John Eastcott and Yva Momatiuk, Melissa Farlow, Alessandro Gandolfi, Annie Griffith Belt, David Alan Harvey, Fritz Hoffman, Ralph Lee Hopkins, Chris Johns, Lynn Johnson, Ed Kashi, Mattias Klum, Foto di Norbert Rosing Tim Laman, Frans Lanting, Gerd Ludwig, Pascal Maitre, Steve McCurry, David McLain, Gideon Mendel, George F. Mobley, Albert Moldway, Michael Nichols, Paul Nicklen, Flip Nicklin, Alberto Novelli, Richard Olsenius, Randy Olson, Carsten Peter, Steve Raymer, Nicolas Reynard, Reza, Norbert Rosing, Susie Post Rust, Sandro Santioli, Joel Sartore, Brian J. Skerry, James L. Stanfield, George Steinmetz, Maria Stenzel, Brent Stirton, Paul Sutherland, Medford Taylor, Roy Toft, Tomasz Tomaszewski, Stefano Unterthiner, Gordon Wiltsie, Steve Winter, Cary Wolinsky, Michael S. Yamashita, Christian Ziegler.
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