Colori naturali
CAPIRE I PERCORSI DEI MATERIALI, PER APPRENDERE DAVVERO
Capita spesso a tutti noi, davanti agli oggetti o alle cose con cui abbiamo a che fare ogni giorno, di porci delle domande, a volte apparentemente banali. Da dove provengono i mattoni con cui si fanno le case? Come faranno a costruire i chiodi? Da dove provengono e come si realizzano i colori? Perché il legno di pioppo è morbido leggero e compatto, mentre quello di larice è pesante, duro e nodoso? Sono esempi di domande che fanno parte del nostro essere umano curioso. Sono le domande sull’universo mondo, di cui sono piene le nostre scuole. È questa una delle ragioni per cui esiste la scuola: la possibilità di fare domande e la certezza che qualcuno ti possa aiutare a trovare delle risposte, o per lo meno trovare i percorsi che possono condurre a darsi delle risposte. Provo ad abbozzare un metodo di approccio sul “come darci insieme delle risposte” che non sia il semplice “cerchiamolo su internet” o “leggiamolo sul libro di testo”. GIOVANNI, LA TRASFORMAZIONE DEI MATERIALI E I SUOI PERCORSI DIDATTICI Mi è capitato pochi giorni fa di vivere una esperienza che ha decisamente modificato il mio modo di avvicinarmi a questi temi. Sono salito insieme ad alcuni amici (fra cui maestri elementari e professori delle medie) sulle colline dell’Appennino reggiano. Destinazione il Laboratorio del Restauro di Giovanni Gazzotti a Toano. L’intento era quello della visita ad una fornace come occasione per conoscere il ciclo di formazione della calce, partecipare manualmente al caricamento della fornace con sassi di gesso e allo spegnimento della calce viva. Apprendere poi le tecniche di uso degli impasti a base di grassello per interventi in architettura, in arte e nel restauro. Di queste cose ne parla nei suoi scritti Vitruvio, l’architetto dei romani, e se ne trova traccia, chiaramente, nei testi di educazione tecnica oltre che in volumi specializzati. Ma la cosa interessante e soprattutto formativa è stato il fatto che, dopo aver fatto una lunga chiacchierata (passando materialmente per i laboratori del legno, dei colori, del ferro e della pietra) insieme abbiamo svuotato la fornace dei sassi calcarei cotti i giorni prima e abbiamo poi caricato la stessa con sassi di gesso, raccolti in quelle località dell’Appennino Emiliano denominate, per l’appunto, “della vena del gesso”. Abbiamo così proceduto all’accensione della fornace che, alimentata continuamente a legna, sarebbe poi rimasta accesa per ventiquattro ore. Partito il fuoco siamo passati all’acqua. A pochi metri di distanza, su una vasca di legno, sono stati posati i sassi di pietra calcare cotti - in precedenza - per tre giorni consecutivi. In quello stato, le pietre calcaree sono bianche, leggere (il processo di cottura fa perdere la componente di umidità riducendo il peso di circa il 40%) ma ancora piena della loro forte consistenza. Dalle mani esperte di Giovanni Gazzotti arrivano le prime gocce di acqua, poi alcuni litri, infine secchiate: tutti ci diamo da fare e lo aiutiamo. Ed ecco il miracolo. Quelle che erano prima sassi di una certa consistenza iniziano ad aprirsi, si gonfiano, fumano, crepano, producono calore (la temperatura raggiunge i trecento gradi). a volte saltano, friggono e poi… si sciolgono. L’abbraccio con l’acqua ha reso il sasso qualcosa di cremoso, burroso… che diventa poi della consistenza della panna liquida. La calce viene poi versata in enormi vasche (buche scavate nella terra) e lasciata a maturare, sotto una coltre di sabbia, per almeno tre anni. Quella pietra, originariamente nata milioni di anni fa, trasformata dal fuoco e dall’acqua, diventerà così la base “naturale” per costruire case, intonacare o fare affreschi. …E IL FUOCO E LA MORALE DELLA STORIA Qualcuno di noi mette su legna nella bocca della fornace. La pietre di gesso iniziano a prendere colore: dovranno successivamente diventare di color rosso-viola fino a tornare bianche. È sera. Ci si prepara per la cena. Si cuoce della carne alla griglia sfruttando il calore che la bocca della fornace emana. Si beve buon vino. Sta per scendere la notte. Con alcuni dei partecipanti all’esperienza, vado nel campo vicino, raccogliamo un po’ di fieno e prepariamo un giaciglio davanti alla bocca della fornace. A turno, mentre gli altri riposano dentro sacchi a pelo (a 800 metri sul livello del mare, anche d’estate fa freddo) due di noi fanno veglia. Si alimenta il fuoco, lo si guarda, si passano alcune parole, si ascolta il silenzio, il crepitio della legna, il canto dell’allocco. Il gesso diventa rovente. Questo processo lo costringere a perdere tutta l’umidità e domani, quando lo si vorrà usare, sarà un ottimo legante. Nel primo pomeriggio salutiamo Giovanni e la sua collaboratrice (Salima ha poco più di trent’anni, ma è già espertissima di pigmenti, olii e colori naturali) e ce ne torniamo alle nostre case. Giovanni ci ha dato una vera lezione di pedagogia. Si apprende facendo, sperimentando, mettendo le mani in pasta, percependo con la pancia il calore del fuoco, toccando i materiali, capendo i percorsi della vita. Per chi vuole saperne (dal punto di vista teorico) di più www.laboratoriodelrestauro.it CommentsRISERVA RIPA BIANCA says:..veramente interessante! ... che lavorazione
dietro la realizzazione della calce...e il
racconto ha reso benissimo l'emozione di
vivere, vedere e toccare con mano un processo
antichissimo che riesce a modificare la
pietra, un elemento che nel pensiero comune è
per eccellenza un materiale statico. e
invece...che magia!
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Dona Minúcia
says:
Ciao, sono amministratore di un gruppo chiamato ALL COLLECTIONS. Ci farebbe piacere aggiungere l’elemento al gruppo.
Posted 2 months ago. ( permalink )