Raduno Livorno

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Egyptian Museum Torino
Ad inizio '800, all'indomani delle campagne napoleoniche in Egitto, in tutta Europa scoppiò una vera e propria moda per il collezionismo di antichità egizie. Bernardino Drovetti, piemontese, console generale di Francia durante l'occupazione in Egitto, collezionò in questo periodo oltre 8000 pezzi, tra statue, sarcofaghi, mummie, papiri, amuleti e monili vari. Nel 1824 il re Carlo Felice acquistò questa grande collezione, ed unendovi altri reperti di antichità classiche di Casa Savoia, diede vita al primo Museo Egizio del mondo. Sul finire dell'800, il direttore del museo, Ernesto Schiaparelli avviò nuove acquisizioni e si mise personalmente a condurre importanti campagne di scavi in Egitto. In questo modo, intorno agli anni trenta del '900, la collezione arrivò a contare oltre 30 000 pezzi in grado di testimoniare ed illustrare tutti i più importanti aspetti dell'Antico Egitto, dagli splendori delle arti agli oggetti comuni di uso quotidiano.Si dedica solamente all'arte egizia.
Ha sede nello storico Palazzo dell'Accademia delle Scienze, sede dell'omonima Accademia, che ospita anche la Galleria Sabauda, eretto nel XVII secolo dall'architetto Guarino Guarini.
Nel 2006 è stato visitato da 554.911 persone, con un aumento del 93,8% rispetto al 2005.
Il 6 ottobre 2004 è stato firmato un accordo trentennale tra la Fondazione Museo delle Antichità Egizie e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali per conferire i beni del museo alla Fondazione, presieduta dallo scrittore Alain Elkann e di cui fanno parte la Regione Piemonte, la Provincia di Torino, la Città di Torino, la Compagnia di San Paolo e la Fondazione CRT.
In tal modo il Museo egizio verrà gestito dalle istituzioni locali e godrà dei finanziamenti delle fondazioni bancarie, godendo al tempo stesso di ampia autonomia gestionale.
Nel 2008 il raggruppamento Isolarchitetti vince la gara internazionale per scegliere i progettisti del nuovo museo con un progetto firmato insieme a Dante Ferretti

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Egyptian Museum Torino
La prima mummia non imbalsamata ma conservata perfettamente sotto la sabbia del deserto.Si è conservata perchè in quei luoghi piove pochissimo.La mummia è datata 3000 a.c cioè ha 5000 anni circa.Sulla gamba era ancora attaccata la stoffa del vestito e vicino alla mummia c'erano arco e freccie e
una falce che ci fa capire che l'uomo era un cacciatore-agricoltore.

Ad inizio '800, all'indomani delle campagne napoleoniche in Egitto, in tutta Europa scoppiò una vera e propria moda per il collezionismo di antichità egizie. Bernardino Drovetti, piemontese, console generale di Francia durante l'occupazione in Egitto, collezionò in questo periodo oltre 8000 pezzi, tra statue, sarcofaghi, mummie, papiri, amuleti e monili vari. Nel 1824 il re Carlo Felice acquistò questa grande collezione, ed unendovi altri reperti di antichità classiche di Casa Savoia, diede vita al primo Museo Egizio del mondo. Sul finire dell'800, il direttore del museo, Ernesto Schiaparelli avviò nuove acquisizioni e si mise personalmente a condurre importanti campagne di scavi in Egitto. In questo modo, intorno agli anni trenta del '900, la collezione arrivò a contare oltre 30 000 pezzi in grado di testimoniare ed illustrare tutti i più importanti aspetti dell'Antico Egitto, dagli splendori delle arti agli oggetti comuni di uso quotidiano.Si dedica solamente all'arte egizia.
Ha sede nello storico Palazzo dell'Accademia delle Scienze, sede dell'omonima Accademia, che ospita anche la Galleria Sabauda, eretto nel XVII secolo dall'architetto Guarino Guarini.
Nel 2006 è stato visitato da 554.911 persone, con un aumento del 93,8% rispetto al 2005.
Il 6 ottobre 2004 è stato firmato un accordo trentennale tra la Fondazione Museo delle Antichità Egizie e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali per conferire i beni del museo alla Fondazione, presieduta dallo scrittore Alain Elkann e di cui fanno parte la Regione Piemonte, la Provincia di Torino, la Città di Torino, la Compagnia di San Paolo e la Fondazione CRT.
In tal modo il Museo egizio verrà gestito dalle istituzioni locali e godrà dei finanziamenti delle fondazioni bancarie, godendo al tempo stesso di ampia autonomia gestionale.
Nel 2008 il raggruppamento Isolarchitetti vince la gara internazionale per scegliere i progettisti del nuovo museo con un progetto firmato insieme a Dante Ferretti

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Egyptian Museum Torino
Ad inizio '800, all'indomani delle campagne napoleoniche in Egitto, in tutta Europa scoppiò una vera e propria moda per il collezionismo di antichità egizie. Bernardino Drovetti, piemontese, console generale di Francia durante l'occupazione in Egitto, collezionò in questo periodo oltre 8000 pezzi, tra statue, sarcofaghi, mummie, papiri, amuleti e monili vari. Nel 1824 il re Carlo Felice acquistò questa grande collezione, ed unendovi altri reperti di antichità classiche di Casa Savoia, diede vita al primo Museo Egizio del mondo. Sul finire dell'800, il direttore del museo, Ernesto Schiaparelli avviò nuove acquisizioni e si mise personalmente a condurre importanti campagne di scavi in Egitto. In questo modo, intorno agli anni trenta del '900, la collezione arrivò a contare oltre 30 000 pezzi in grado di testimoniare ed illustrare tutti i più importanti aspetti dell'Antico Egitto, dagli splendori delle arti agli oggetti comuni di uso quotidiano.Si dedica solamente all'arte egizia.
Ha sede nello storico Palazzo dell'Accademia delle Scienze, sede dell'omonima Accademia, che ospita anche la Galleria Sabauda, eretto nel XVII secolo dall'architetto Guarino Guarini.
Nel 2006 è stato visitato da 554.911 persone, con un aumento del 93,8% rispetto al 2005.
Il 6 ottobre 2004 è stato firmato un accordo trentennale tra la Fondazione Museo delle Antichità Egizie e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali per conferire i beni del museo alla Fondazione, presieduta dallo scrittore Alain Elkann e di cui fanno parte la Regione Piemonte, la Provincia di Torino, la Città di Torino, la Compagnia di San Paolo e la Fondazione CRT.
In tal modo il Museo egizio verrà gestito dalle istituzioni locali e godrà dei finanziamenti delle fondazioni bancarie, godendo al tempo stesso di ampia autonomia gestionale.
Nel 2008 il raggruppamento Isolarchitetti vince la gara internazionale per scegliere i progettisti del nuovo museo con un progetto firmato insieme a Dante Ferretti

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La tomba di Kha e Merit è una tomba egizia del periodo della XVIII dinastia.
Kha fu capo architetto dei lavori della necropoli al servizio del faraone Amenhotep III. La tomba di Kha, contenente anche il corredo funerario della moglie Merit, fu ritrovata intatta a nord di Deir el-Medina dall'egittologo italiano Ernesto Schiaparelli nel 1906.
Oltre al sarcofago di Kha ornato di decorazioni d'oro e fatto di legno di cedro e a quello più semplice di Merit, nella tomba sono stati rinvenuti oggetti di uso quotidiano: letti, poggiatesta, sgabelli, vasi canopi, tuniche e vesti di lino, contenitori con biancheria e addirittura cibo fossilizzato: varie specie di pane, olive, aglio. Inoltre, una elegante sedia decorata con una statuetta appoggiata sopra raffigurante Kha.
Kha fu sepolto anche con alcuni attrezzi del mestiere: due cubiti (unità di misura pari a 52,5 cm), uno in legno di acacia e ripiegabile, contenuto in un astuccio di pelle rossa con una piccola cinghia per poterlo appendere alla cintura; l'altro ricoperto in lamina d’oro con incise alcune iscrizioni, donatogli direttamente dal faraone.
Nella tomba sono stati ritrovati anche un lungo papiro perfettamente conservato con incise le varie formule del Libro dei morti e una piccola scacchiera del gioco Senet per due persone. La tomba conteneva anche gli oggetti personali della moglie Merit, tra cui gioielli, strumenti per il trucco e la sua splendida parrucca nera, perfettamente conservata e ancora intrisa di grasso, che veniva fatto sciogliere sulla parrucca per disperderne i profumi.
Tutti gli oggetti ritrovati nella tomba (mummie, sarcofagi, papiri, abiti, lenzuola, coperte, letti, tavolini, sedie, armadietti, casse, biancheria, oggetti di toeletta e rituali, attrezzi da lavoro e cibarie, corone di fiori) sono oggi esposti, nella stessa collocazione in cui furono scoperti, presso il Museo egizio (Torino) e rappresentano una delle maggiori attrazioni, contribuendo in misura rilevante alla fama del Museo: invero, la quantità e la qualità degli oggetti ritrovati è tale da poter costituire, da sola, un intero museo.

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