Questo sabato sembra proprio domenica.
Mi affaccio alla finestra e mi chiedo quanto sia caldo l’asfalto. Guardo Teresa e click.
Fermo tutto e tutto attende, sabato è fatto così.
Oggi M. aspetta la serata più bella della settimana, quella in cui potrà ignorare il mondo e decidere di farci entrare solo Lui. I miei amici aspettano di andare a ballare. Teresa da sola, in strada, aspetta che la sua padrona torni a guidarla su quell’asfalto caldo, quanto caldo? E’ molto importante.
Io, dal mio canto, mi siedo qui. C’è un sax che suona molto vicino, troppo vicino, e si mette là nel mezzo, tra la mia gioia e la mia indisposizione.
Vorrei proprio conoscere chi sta suonando questo sax in questo sabato. Sicuramente, come me, non aspetta niente. Sicuramente anche per lui è domenica.
Ho pensieri talmente veloci che si sorpassano, e il filo del discorso si annoda in un secondo. Mi chiedo chi ha avuto il coraggio di cercare di sciogliere questi nodi che ho in testa, e non mi so rispondere. L’altra sera ho desiderato qualcuno che avesse abbastanza unghie per tentarci, e oggi mi rispondo alla domanda che avrei dovuto pormi quella sera: se oggi per te fosse sabato chi accoglieresti tra i tuoi nodi? Chi aspetteresti con quei nodi in gola?
Le risposte non sono sempre così importanti. Infatti non ne ho e me ne fotto. I dubbi nel 90% dei casi nascondono indiscutibili certezze.
Per questo mi rallegro che questa giornata così calda, così intera e vuota, mi sembri domenica.
Non mi pongo il problema di non aspettare nessuno perché inconsciamente lo bypasso.
Mi indovino sempre, io.
Nonostante voglia mettere i tappi per le orecchie alla vita, mi ascolto.
Ieri ho letto una frase su facebook. Diceva “se in un momento di difficoltà cerchi una mano, la puoi trovare alla fine del tuo braccio”. Mi è sembrata molto cretina.
La salvezza, nel mio caso non la cerco. Mi trova sempre lei.
Nonostante io mi nasconda da tutti così bene.
Posso incontrarmi tranquillamente in un sabato e potermi augurare buona domenica.