Euridice si alza dal letto e dice che ha fame, le preparo cinquanta uova di gallo cedrone, una cipolla dello Yucatan e lo stinco del Griso arrostito al falò di sedia.
- Mi sembra di aver dormito - dice lei.
- Invece eri morta.
- Proprio così - dice lo stregone.
Con un inchino lo ringraziamo. Le altalene dei giardini riprendono a dondolare. Ricomincia a piovere. Preparo il tè. Bisognerà comprare un tavolo nuovo, quello vecchio brucia al centro della stanza e fa un bel calduccio.
Bussano alla porta. È un angelo biondo di sei anni con grandi orecchie, insieme a un gigantesco orso col cappello da marinaio.
- Vi interessa uno spettacolo di danze ussare a domicilio? - chiede l'angelo.
- Da dove vieni?
Il piccolo indica il nord, e fa capire che c'era neve e freddo, che se l'è vista brutta.
- Entrate, scaldatevi - li invito io.
- Ce l'ha fatta, cosa ti avevo detto? - grida Euridice, contenta. - C'è sempre qualcuno che ce la fa.
- Potrei assaggiare un po' di quello stinco di bue? - chiede timidamente l'orso.
- Non è di bue. È lo stinco di un uomo molto cattivo.
- Non esistono uomini cattivi - dice l'orso - se sono cucinati bene.
Lo dice sempre anche lo stregone. Ci fu una gran festa a casa nostra, quella notte. Grazie, stregone Mescal.
Stefano Benni, Orfeo Mescalero