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Stefano Zuliani's photostream
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Una striscia d'asfalto
Ci troviamo di nuovo in Argentina dopo il lungo tour nel sud-ovest della Bolivia. Le cose sono cambiate, e in meglio. Dopo tanta polvere finalmente c'è l'asfalto sotto le ruote della nostra macchina. Non potete immaginare che sollievo dopo tanti chilometri passati fra buche, curve, guadi e strade sconnesse. Sotto la nostra macchina ora corre una rassicurante striscia nera che abbatte tutti i tempi di percorrenza e ci consente di goderci con più serenità il paesaggio. Dove stiamo andando? Ah si, giusto. Stiamo andando a Cafayate, città simbolo del vino argentino. Qui si producono il bianco torrentes e il rosso malbec (quest'ultimo però è di qualità minore rispetto a quello delle piane intorno a Mendoza). Immaginatevi le vigne a più di 2000 m di quota. Strano vero? In questa tiepida giornata di sole decidiamo di prendere a noleggio un auto per percorrere da soli questa strada. Questa striscia di asfalto allora rappresenta il più evidente dei cambiamenti che si notano quando si passa dalla Bolivia all'argentina. Qui ci troviamo a 3000 metri di quota e siamo all'interno dello stupendo Parque de los Cardones. Centinaia se non migliaia di cactus che costellano il paesaggio desolato di questo pianoro d'alta quota. Arrivando qui ci sembra di essere ritornati indietro ad Uyuni e di rivivere i momenti passati nel Parque Avaroa. Ora il mal d'altezza non ci sfiora nemmeno. Siamo abituati a quote ben superiori e l'acclimatamente è ormai totale. Scattiamo così qualche foto a questa strada che, diritta come un fuso, si perde nel paesaggio piatto che sta di fronte a noi. Poi alziamo gli occhi al cielo di un blu intensissimo e vediamo volteggiare ad un altezza vertiginosa quattro o forse cinque condor. I loro movimenti circolari sono inconfondibili e le loro dimensioni ci consentono di vederli anche da qui. E' sempre un emozione vederli comparire nel cielo. Il silenzio è rotto solo dal passaggio di pochissime automobili. Che pace che c'è qui. Abbiamo appena raggiunto la cima di una lunga salita che ci ha fatto attraversare una valle stupenda. Ora scenderemo verso Cachi e Molinos, prenderemo la famosa Routa 40 e raggiungeremo Cafayate, Almeno 6 ore di macchina ci aspettano. E' ora di ripartire. E' ora di scendere dalle montagne e di tornare negli stupendi canyon aridi del norte argentino.
Che meraviglia !
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Uploaded on Mar 3, 2012
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La tavolozza dei colori
Prima sosta nel lungo giro di tre giorni nell'altipiano boliviano. Prima grande emozione nel vedere il gioco dell'acqua piovana che si mescola con la terra ocra e rossa di questo pianoro a 3600 metri di quota. Guardare per credere !
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Uploaded on Feb 19, 2012
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Eveline
Finalmente le toccavamo. Erano le Ande. Ci camminavamo a fianco percorrendo strade pietrose con la jeep. Avevamo gli occhi pieni di quei paesaggi così unici e desolati. Poco abituati all'immensità delle cose noi europei. Troppo involuti nel nostro micromondo fatto di cose tanto sofisticate quanto vuote di senso. Così è stato sbalorditivo scoprire che nella nostra esplorazione del sud ovest della Bolivia in un certo senso contemporaneamente stavamo percorrendo le lande misteriose del sud ovest del nostro cuore. Un luogo poco esplorato, spesso dimenticato ma che contiene cose importanti come la nostra attitudine al silenzio, il desiderio di fermarsi a sedere su una roccia per contemplare la natura, il bisogno di ascoltare se stessi attraverso il battito del nostro rosso muscolo cardiaco. E nel mezzo di tutto questo grumo di sentimenti profondi vulcani, lagune, paesini cresciuti intorno a una miniera, gente semplice e lama. Un paesaggio che con il passare dei chilometri diventa familiare, diventa normale, diventa tuo. E' per questo che ho trovato così naturale e spontaneo arrivare in quel paesino cresciuto fra le colate di lava modellate dal vento forte delle Ande. E' per questo che ho trovato naturale e profondamente giusto guardare negli occhi Eveline mentre mi osservava stando sulla porta di casa sua.. Occhi a mandorla che sanno tanto di Asia, che mistero e che racconti di migrazioni di popoli annidati in quel semplice tratto somatico. Eveline. 4 anni. Un sorriso da denti da latte, bellissimo, e due occhi che sanno ridere anch'essi ma che allo stesso tempo ti svelano la profondità delle cose semplici. Eveline con cui ho giocato tutta la sera usando solamente una palla, un manico di scopa e una vecchia camera d'aria di una bicicletta che ormai non pedala più da anni. Che giochi semplici, che gioia negli occhi di Eveline e di suo fratello di 9 anni.
Eveline che forse non andrà mai a scuola ma che in fondo ne saprà più di tutti noi sull'essenza della vita. Eveline che non è mai uscita dal cortile di casa sua e che vive circondata da antichi vulcani e da cieli immensi. Come si tocca con mano il suo isolamento dal mondo e come mi è dolorosamente chiaro che il suo futuro è già scritto a 4 anni. Forse farà il pastore e di certo sarà quasi analfabeta. Analfabeta. Una parola terribilmente degradante per noi europei istruiti e pieni di opportunità. Analfabeta che però qui è una constatazione di una distanza che viene però bilanciata dalla capacità innata dei popoli cresciuti ai confini del mondo di scrivere grandi racconti soltanto offrendoti il loro sguardo. Io ho conosciuto Eveline e mi ritengo fortunato. Lei mi ha anche permesso di scattarle questa foto dove osserva incuriosità quella cosa nera che ha scoperto essere una macchina fotografica. Osserva anche il mio cavalletto che credeva servisse per pescare e osserva me donandomi tutta la sua semplicità di bambina e tutta la potente mistica contemplativa del popolo boliviano degli altipiani. E' stato naturale incontrarci qui. E' stato naturale.
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Uploaded on Feb 18, 2012
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Il riposo sulle altezze
E' questa la traduzione dalla lingua quechua di Samaipata. Una cittadina di 2000 abitanti a 1650 metri di quota. Le prime propaggini delle ande, della cordigliera reale per la precisione, la proteggono dall'opprimente calura della piana in cui si trova Santa Cruz della Sierra. Qui, luogo di villeggiatura e zona di importanti santuari della natura come il parco Amboro, il ritmo della giornata scorre lento. Nei dintorni di Samaipata si trova il sito archeologico chiamato El fuerte un area religiosa di origine pre-incaica. Questo luogo fu infatti usato dalla popolazione Mojocoyas a partire dal 300 d.C. Qui risiede la più grande roccia scolpita dall'uomo esistente al mondo. Mentre risalivamo a piedi la collina i nostri occhi hanno individuato per la prima volta nel nostro lungo viaggio sud americano piccoli puntini neri alti nel cielo. Piano piano i loro cerchi nel cielo si facevano sempre più bassi e vicini a noi fino a che abbiamo avuto la possibilità di osservare 3 condor a pochissime centinaia di metri da noi. Uno spettacolo che ancora oggi porto nel cuore. Animali enormi che con le ali ferme e con impercettibili movimenti ruotano nel cielo. Stupendo.
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Uploaded on Feb 8, 2012
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Il sorpasso
Ho scelto un famoso film per dare il titolo alla foto. Ci troviamo a Potosì (4100 m), una delle più alte città al mondo, nel cuore della cordigliera boliviana. Il tempo non è dei migliori, il giorno prima ha piovuto a dirotto impedendoci di visitare a dovere la città. Questa mattina, con la luce lattiginosa delle giornate nuvolose, decidiamo di aggirarci per le vie del centro per osservare la popolazione locale in una città che sentiamo fortemente caratteristica. E' qui che abbiamo il contatto più diretto con le persone che vanno al mercato, con le faticose salite, con i pulman che sputano fumo nero e con la gente che vive in una condizione che ci ricorda l'italia di 50 anni fa. La grande Potosì, che per secoli ha ospitato la più grande miniera d'argento del mondo conosciuto, ora è un agglomerato di 100.000 abitanti che cerca di uscire da una depressione che la attanaglia da più di un secolo e mezzo. Un tempo città ricca, al centro dell'impero spagnolo, ora città povera circondata dai fantasmi della miniera abbandonata e dalle favelas che la cingono come un laccio. Povertà ma non fame. Stoica resistenza alle privazioni come ben rappresenta questa anziana signora che con una gerla sulla schiena cammina verso il mercato. Nuove generazioni e nuove usanze, come dimostra il bambino che sorpassa l'anziana donna. Un bambino vestito alla occidentale. Vestiti poveri ma dignitosi come i boliviani. Lavoratori silenziosi che difficilmente ti rivolgono la parola. Quando però hai catturato la loro attenzione sono dei conversatori piacevolissimi. E' qui che parlando con un impiegato cogliamo l'isolamento in cui vive la bolivia. "Siete Italiani?", "L'Italia è un paese ricco?", "Parlate portoghese in italia vero?". Persona che ha studiato, che ha un pc portatile (vero lusso) ma lontana nelle esperienze e nella cultura dal mondo esterno alla bolivia. Il sorpasso ora certamente è in corso ma la strada è ancora tanta e la tradizione continua ancora a sopperire al grande divario che separa ricchi e poveri, mondo esterno e bolivia, ma il nuovo avanza, se ne colgono ovunque i segni. Il nuovo avanza e la scommessa è farlo avanzare senza che distrugga quello splendido equilibrio tra uomo e natura che si coglie nelle sterminate lande boliviane.
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Uploaded on Feb 5, 2012
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