Che l’amore di Fischietto si sarebbe mai arrampicato fino al cuore di Girlraffa non ci avrebbe scommesso niente nessuno. Nemmeno Bopsy Mapsy la fioraia con l’ottimismo della sua gamba di legno, che la indicava e poi ti diceva: vedi, è come un gambo, ma tu risali con lo sguardo che poi il fiore lo trovi. E via una risata che rimbalzava morbidamente sul suo florido seno, sempre impaziente di valicare la scollatura. Bopsy Mapsy la potevi far innervosire se le guardavi l’altra, nel senso della gamba. Troppo grande, come se la destra si fosse raddoppiata per compensazione, e per di più di senza autorizzazione. Ma Bopsy Mapsy, che aveva una risata quasi per tutto e per tutti, Fischietto non lo inquadrava proprio per niente. Si ammutoliva quasi, a vederlo passare veloce e dritto come una monorotaia, sempre con quel sorriso d’amore stampato sul volto, come se fosse sicuro, tanto sicuro da guardarla appena Girlraffa, forse soltanto con la coda dell’occhio. E quando scompariva dallo schermo Bopsy Mapsy scuoteva piano la testa, ma forse era soltanto invidia d’una cosa così impossibile eppure così grande.
E sicuramente non ci avrebbe scommesso niente nemmeno Tupsy Dupsy il poliziotto, che il manganello lo avrebbe appoggiato volentieri sulla testa di Fischietto, con tutta la forza del caso, e non sarebbe stato un caso leggero. Ci provava anche, Tupsy Dupsy, a seguire Fischietto, per coglierlo in fallo in un modo qualunque. Se lo sentiva già in testa il cigolio delle sbarre sui cardini e gli scatti della serratura, che non sarebbero stati mai abbastanza. Ci sarebbe rimasto a dormire, in commissariato, solo per sbirciarlo di tanto in tanto, per vedere se quella espressione ebete gli si sarebbe allentata dalla faccia almeno un po’. Perché se uno con un amore così grandemente non corrisposto se ne andava in giro così tranquillo, qualcosa di losco doveva avercelo di sicuro. E invece l’unica volta che avrebbe dovuto seguirlo probabilmente russava accanto a sua moglie, oppure guardava in cagnesco un telegiornale.
Una mattina presto con appena un filo di sole sopra l’orizzonte, in un giorno a metà tra l’inverno e la primavera. Fischietto sull’estremità del pontile, fermo davanti al mare. Che musica era capace di fischiare Fischietto. Pura, dolce, malinconica, allegra: tutto insieme. Una canzone che le parole avrebbero sporcato, per insufficienza. Dicono che a un certo punto, muovendosi piano come se addrittura le increspature dell’acqua potessero fare troppo rumore, si sia adagiata sullo scoglio appena davanti al pontile una sirena, per una volta eccezionalmente ad ascoltare. Ma non è sicuro per davvero, sono cose che la gente poi si inventa, per rassicurarsi immaginando un miracolo più grande.
Pare invece che le note, appoggiandosi a certe tiepide correnti ascensionali, siano arrivate fino alle orecchie di Girlraffa. Bopsy Mapsy pensava sempre che non avrebbe dovuto tirarsela così tanto, con quella testa così in alto sopra quel collo così altero. Ma Bopsy Mapsy non sa quanto è difficile muoversi con quegli stecchini sopraelevati sul mondo e una miopia nemmeno troppo leggera a mangiare i confini delle cose. Per quello Girlraffa se ne stava sempre un po’ da parte, senza abbastanza fiducia da versare nel bicchiere. Eppure quelle note dalle orecchie erano scese fino ai piedi, tracciando un sentiero fino al molo. Soltanto lì si erano ritirate, tornando su, a fare un girotondo attorno al cuore.
Viareggio. Giochi in riva al mare