You aren't signed in     Sign In    Help

Fiom

Fiom by Poiatti.
Rinaldini: quei fischi ci dicono
è l'ultima chance per la sinistra

da Liberazione
Stefano Bocconetti

Cosa si prova ad essere fischiati? Ad essere fischiati da quegli operai con i quali magari ci avevi parlato fino a poche ore prima? «Una domanda strana, il mio stato d'animo te lo puoi immaginare. Quei fischi mi hanno colpito, turbato». Gianni Rinaldini, il segretario della Fiom, è appena uscito dalla riunione del comitato centrale della sua organizzazione. In un brutto hotel a due passi dalla Cgil. Hanno discusso e deciso cosa fare dopo la tragedia di Torino, dopo i quattro operai bruciati alla ThyssenKrupp.

Allora, cosa volevano dire quei fischi?
Hanno fatto toccare con mano a tutti il disagio, la tensione... Ma no, usiamo le parole appropriate: hanno fatto toccare con mano la collera, l'incazzatura dei lavoratori della Thyssen. Cosa chiedevano con quei fischi? Lo stesso che hanno gridato per tutto il corteo, per tutti i cortei: vogliono giustizia. Vogliono giustizia per gli assassinii.

Ma perché se la sono presa anche col sindacato?
Perché se la sono presa con chiunque avessero a tiro. Non so se sia giusto ma è più che comprensibile. E se la sono presa con l'unico interlocutore che conoscono bene. Ma anche qui, smettiamola coi titoli ad effetto. A Torino non c'è stata nessuna "rottura" politica fra quegli operai e le loro organizzazioni. Vuoi la controprova?

Naturalmente.
Insieme, dopo i fischi, siamo ripartiti in corteo. Fino alll'Unione Industriali. E quando qualcuno ha pensato di strumentalizzare questa tensione, lanciando uova e sassi contro la sede delle imprese, sono stati i lavoratori della Thyssen, assieme ai dirigenti sindacali, ad isolare chi voleva che la manifestazione degenerasse. Sono stati gli operai i primi a dissociarsi.

E dunque cos'è stata la manifestazione di Torino?
Un campanello d'allarme. L'ennesimo campanello d'allarme. Che dovrebbe suonare per tutti.

Che intendi con quel "tutti"?
Tutti. Il sindacato, è ovvio. E la sinistra. E' l'ennesimo segnale che viene dal mondo del lavoro industriale. Un segnale che ci racconta anche di un drammatico isolamento, col quale si trovano a fare i conti. Sono soli. E in mille modi diversi urlano il loro disagio. Se nessuno li ascolta, c'è il rischio - in questo caso sì - di una rottura.

Frattura con chi? Con la democrazia?
Quando parlo di frattura non bisogna pensare al senso che davamo a questa definizione 30, 40 anni fa. Non penso, insomma, a qualcosa che scavalchi a sinistra quel che c'è. Non penso che ci sia qualcuno disposto ad imbarcarsi in avventure. No, più semplicemente penso che da qui a poco, c'è il rischio che prenda piede lo slogan: sono tutti uguali. Diranno: di noi, della nostra condizione non parlate mai, non ve ne occupate. E quando lo fate, vi trovate tutti d'accordo a penalizzarci. Siete tutti della stessa pasta. Ecco quando passerà questo stato d'animo, non ci sarà più nulla da fare.

Domanda secca: credi che la "cosa" rosso-verde, nata domenica a Roma, possa invertire la tendenza?
Francamente ti dico che è una possibilità. Ma altrettanto francamente ti dico che è l'ultima. L'ultima chance a nostra disposizione.

Se va male, insomma, ci sarà il nulla?
Questo non lo so. So però che è davvero l'ultima chiamata per costruire un soggetto politico della sinistra, capace di ricostruire le sue radici di massa. Che sia radicato, consistente, insomma. Che abbia radici ben salde nel lavoro.

Obiezione: molti critici hanno detto che la "Sinistra, l'arcobaleno" nasce con troppe nostalgie operaiste. Le cose che tu dici potrebbero alimentare questi timori.
Quando parlo di lavoro non vuol dire riproporre formule, analisi del passato. Conosciamo tutti gli sconvolgimenti introdotti dalla profondità di processi come la delocalizzazione, la finanziarizzazione, l'affermarsi delle tecnologie. Tutto ciò ha delineato davvero un nuovo modello sociale. Dove ogni gruppo di lavoratori compete con un altro gruppo di lavoratori. E di fatto così si distruggono tutti gli elementi di solidarietà, si annienta il vincolo sociale che è stato alla base della nascita del sindacato. O della costruzione di un modello di welfare. Partire dal lavoro, allora, significa aggredire il dato caratterizzante che ha creato tutto questo: la precarietà. Che non riguarda certo solo la fabbrica....

Perché? Cos'è la precarietà?
Precarietà è l'insicurezza nell'accesso al lavoro, precarietà la si vive anche nella postazione di lavoro, con l'impresa che vuole imporre il proprio controllo su tutti i fattori. Naturalmente a cominciare dall'orario. Precarietà è la filosofia che vogliono imporre anche per tutto ciò che riguarda l'uscita dal lavoro. Tant'è che hanno ricominciato a parlare di abolizione dell'articolo 18. E purtroppo, non solo fra esponenti della destra.

Dicevi che la Sinistra è una possibilità. E come ha cominciato a giocarsi quest'ultima chance?
L'ho detto dal palco della Fiera e te lo ripeto: se il soggetto nuovo si limita ad una federazione fra i partiti esistenti ho l'impressione che quella possibilità finiremo per perderla.

Non ti convince la federazione, ti sembra insufficiente. Anche se la "cosa" prendesse a prestito il tipo di organizzazione della vecchia Flm?
Anche questo l'ho già detto. La federazione dei metalmeccanici nacque come ripiego. Doveva essere una transizione verso l'unità. I metalmeccanici non sono riusciti a costruirla e ognuno, ogni sigla è poi tornata a casa propria. Fino ad arrivare agli accordi separati. No, ci vuole molto di più.

E in questo "molto di più" tu che ruolo vorresti giocare?
Diciamo così: io sono interessatissimo ad un progetto che costruisca davvero una nuova sinistra.

Ci vuoi lavorare come sindacalista o come politico?
Ci porterò la mia storia politica e sindacale. Ovviamente inscindibile.

Altra domanda secca, allora: è vero che è diventato impossibile militare nella Cgil restando di sinistra? E' vero, insomma, che la confederazione di Corso d'Italia fa a gara con la Cisl per accreditarsi come il sindacato del piddì?
No, mi dispiace, le cose sono più complesse. C'è un dato di fatto: l'egemonia neoliberista s'è manifestata in modo clamoroso con la nascita del partito democratico. E questo li ha portati a ripensare l'intero capitolo della rappresentanza sociale. Quello che è grave, insomma, non è quale sarà il sindacato più vicino ai democratici ma l'idea che i democratici hanno del sindacato: io lo chiamo sindacato di mercato. Che spezza i vincoli di solidarietà. Cosa, beninteso, che esiste in molti paesi europei.

Invece tu che rapporti immagini fra la Sinistra e i sindacati?
Credo che la Sinistra abbia scelto di avere un rapporto coi movimenti sociali. E dentro questi, naturalmente col sindacato. Certo, esistono diversi modi di rapportarsi alle organizzazioni dei lavoratori. Noi, comunque, abbiamo le idee chiare: vogliamo essere un sindacato rappresentativo, democratico e indipendente. Che fondi la sua forza solo ed esclusivamente sulla legittimazione dei lavoratori. E se sarà così, attenzione perché aumentano le responsabilità anche della sinistra.

Una frase in più per spiegarti meglio.
Ci provo. E dico che abbiamo attraversato tante modelli di rapporto fra sinistra e sindacato. Tutte esperienze fallite. Oggi io dico che la sinistra non può più delegare al sindacato la rappresentanza sociale. La politica si occupa degli indirizzi, il sindacato delle vertenze. Non può più funzionare.

Le ultime polemiche, però, sono nate proprio perché s'è parlato di ingerenza della politica nelle vicende sindacali. Pensa all'accordo sul welfare.
E io insisto: la politica deve avere una sua idea del lavoro, sicuramente deve avercela la sinistra. Altrimenti la concertazione assumerebbe i caratteri neocorporativi. Le parti si mettono d'accordo e il Parlamento ratifica. Ma scherziamo? La politica deve occuparsi del welfare, la sinistra deve occuparsi del welfare.

Deve occuparsi anche del vostro contratto?
Certo. La sinistra deve schierarsi, deve decidere da che parte stare. Anche se non sono i soli...

A chi ti riferisci?
Penso alle difficilissime battaglie che stiamo conducendo in queste ore per il contratto. Stamane s'è fermata la Ferrari domani tutta Genova. Scioperi, cortei, blocchi stradali. A sostegno di una piattaforma che potrebbe offrire gli strumenti anche per controllare che il lavoro sia meno pericoloso. Ma di questo non ne parla nessuno, mai una riga sui grandi giornali. Le morti fanno titolo, la battaglia per evitarle no. E' sconcertante. 

Comments

view profile

Zingaro. I am a gipsy too.  Pro User  says:

Spero proprio che questa sinistra arcobaleno ce la faccia.
Posted 24 months ago. ( permalink )

Would you like to comment?

Sign up for a free account, or sign in (if you're already a member).

[?]
view photos Uploaded on December 12, 2007
by Poiatti

Poiatti's photostream

200
uploads

This photo also belongs to:

Torino (Pool)

Images of Communism (Pool)

A sinistra (Pool)

ora e sempre resistenza (Pool)

*free.lan (Pool)

Lotte in Italia (Pool)

Reportage Torino (Pool)

Brigate Rozze (Pool)

Hasta la Victoria... SIEMPRE (Pool)

**Flickrian Delirium** (Pool)

Tags

Additional Information

All rights reserved Anyone can see this photo

Add to your map
Anyone will be able to see this on the map
 (edit)