“La mia storia con il filo e l’ago inizia nella bottega di Nunzio, un amico di mio padre dove andavo in estate per guadagnami qualcosa. Nunzio era un vecchietto di 60 anni, alto 1,70 mt e magro come un chiodo. La cosa più simpatica di lui erano gli occhiali a fondo di bottiglia che utilizzava per lavorare. Per il resto, urlava sempre, a prescindere dalla persona che aveva davanti e da quello che gli si chiedeva. Non aveva modi, insomma, ma cuciva benissimo! Grazie a lui ho imparato a disegnare con la polvere dei gessi, a realizzare cartamodelli su misura e a trasformare un vestito da donna in una gonna.
Quando la mia vita sembrava destinata al cucito, ecco la chiamata dall’esercito. Per carità, fu una convocazione molto gentile
“Egregio Raffaele (….) le porgiamo i nostri più cordiali saluti (…) sicuri che presterà grande attenzione all’opportunità che le stiamo proponendo”. Ma mi chiamavano per imparare ad usare le armi, per sparare, e la mia unica arma era l’ago e il filo, per creare non per distruggere! Mi sono quindi dovuto trasferire a Firenze. Sono stati 12 mesi d’inferno, interminabili ed inutili. Tuttavia, a fine servizio, mi fecero una proposta apparentemente interessante: lavorare per l’Unione Divise, o come si chiama, a San Marco, per cucire le uniformi dei comandanti. Ho accettato, ma dopo due mesi ho chiesto le dimissioni. Mi sentivo una macchina, confezionavo sempre gli stessi abiti e sempre delle stesse dimensioni. Questi militari sembrano fatti con lo stampino! Per fortuna è finito anche quello. Ed eccomi qui, nella bottega che vedi. E’ rimasto tutto così com’era 40 anni fa. Sono cambiati solo i clienti. E solo perché non sono militari, ma gente comune. Certo, sono sempre fiorentini, prendono ma non danno e sono convinti di essere sempre i migliori. Però mi chiedono vestiti veri, per tutte le occasioni, e non uniformi uguali per situazioni standard. (…) Dai, adesso andiamoci a prendere un caffè e quando vuoi un vestito di lino irlandese, chiedi. Non sono venale come i fiorentini, qui dentro siamo in Puglia o in Sicilia, se preferisci!”