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Giulio Cesare la chiamò  Liberalitas Julia ma per  noi adesso è EVORA | by Kalsa (m.a.mondini)
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Giulio Cesare la chiamò Liberalitas Julia ma per noi adesso è EVORA

Évora (Portuguese pronunciation: [ˈɛvuɾɐ] ( listen)) is a city and a municipality in Portugal. The population in 2011 was 56,596,[1] in an area of 1307.08 km².[2] It is the seat of the Évora District and capital of the Alentejo region. The present Mayor is Carlos Pinto de Sá of the CDU coalition. The municipal holiday is 29 June.

 

Due to its well-preserved old town centre, still partially enclosed by medieval walls, and a large number of monuments dating from various historical periods, including a Roman Temple, Évora is a UNESCO World Heritage Site. It is also a member of the Most Ancient European Towns Network.[3]

 

Évora is ranked number two in the Portuguese most livable cities survey of living conditions published yearly by Expresso.[4] It was ranked first in a study concerning competitiveness of the 18 Portuguese district capitals, according to a 2006 study made by Minho University economic researchers.

Il luogo fu abitato già dalla preistoria, come testimoniano i diversi siti megalitici presenti nei dintorni.

 

Nel periodo di dominazione romana Évora fu un nodo importante di strade che collegavano diverse regioni di Spagna e Portogallo. È citata da Plinio con il nome di Ebora Cerealis per l'abbondanza di granaglie prodotta nella regione. Da Cesare fu chiamata Liberalitas Julia e in seguito la città si arricchì di monumenti di cui rimangono i resti: il tempio detto di Diana (ma non si sa se dedicato a Giove o a Diana) e un arco trionfale nella zona dove doveva trovarsi il foro. Fu conquistata da Ataulfo re dei visigoti nel 416 poi nel 715 dagli arabi che vi restarono per quattro secoli e mezzo fino al 1165, quando Geraldo Sempavor (Geraldo senza paura) la riconquistò. Da allora conobbe un nuovo sviluppo, fu eretta una nuova cinta muraria in parte ancora visibile e divenne a diverse riprese sede delle cortes e residenza di re.

 

Dall'ascesa al trono di Giovanni I ebbe un periodo di splendore che la portò a diventare nei secoli XV e XVI la seconda città del Portogallo. Fu sede di un palazzo reale e dal 1559 un'Università che Giovanni III affidò ai Gesuiti.

 

Quando Sebastião José de Carvalho e Melo, marchese di Pombal, despota illuminato riformatore ricostruì Lisbona distrutta dal terremoto, centralizzò il potere e nel 1759 espulse i Gesuiti e ne confiscò i beni, l'Università venne soppressa e per Évora seguì un periodo di declino, finché nel secolo successivo tornò ad essere un importante centro agricolo-commerciale.

O templo original provavelmente era similar à Maison Carrée de Nîmes (França). O templo de Évora ainda está com sua base completa (o pódio), feito de blocos de granito de formato tanto regular como irregular. O formato da base é retangular, e mede 15m x 25m x 3.5m de altura.[5] O lado sul da base costumava ter uma escadaria, agora em ruínas.

 

O pórtico do templo, que não existe mais, era originalmente um hexastilo. Um total de catorze colunas de granito ainda estão de pé no lado norte (traseiro) da base; muitas das colunas ainda têm seus capitéis em estilo coríntio sustentando a arquitrave. Os capitéis e as bases das colunas são feitos de mármore branco de Estremoz, enquanto as colunas e a arquitrave são feitas de granito. Escavações recentes indicam que o templo era cercado por um espelho de água.

Ver também

  

ttps://it.wikipedia.org/wiki/Évora

  

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Taken on August 26, 2016