di foto color seppia e una sola a colori
![]() Rosso giallo verde giallo verde rosso giallo verde.
Il fluire lento dei colori, luci lente, guidate da un’intermittenza morbida, quasi un’onda che nasceva dalla spina e si srotolava lungo il corrimano fino all’ultimo scalino per poi ritornare indietro, quel fluire lento gli faceva muovere gli occhi dall’alto in basso e poi ancora in alto, all’infinito, o, per lo meno, fino al sonno. Con i colori negli occhi e nella mente si lasciava andare ai sogni, che restavano ostinatamente in bianco e nero, film che sapeva di vecchio e malinconia, come me, gli veniva da pensare, dormendo, come me. Nel sogno vedeva le donne della sua vita, una era francese, così bella, così bella che pareva un angelo, così bella che non ho avuto il coraggio di toccarla, non ci ho fatto l’amore, no, sono stato tutta la notte a guardarla, ché con gli angeli non si fa l’amore, li si amano sì, ma senza toccarli. Vedeva le donne della sua vita e la sua vita cominciava con la risata ironica del ragazzo che era stato, camicia azzurra, capelli in ordine, pantaloni con la piega, amici al bar, la sigaretta che penzolava dalle labbra, il sorriso sprezzante dopo la risata, ero così bello anche io e le donne mi cercavano, al bar e a casa, e le sorelle avevano gelosia addosso e nella voce quando rispondevano ‘non c’è, è uscito’, così rispondevano, mentre io guardavo dalle persiane, di nascosto, per poi uscire dalla cucina e andarmene, non aspettatemi torno tardi. Sorrideva nel sogno e nel sonno, il bianco e nero era seppia e aveva bordi sciupati come certe fotografie antiche e in una c’erano lui e le sorelle, bambini, a correre per le strade di una città grande come tutto il mondo, poi la fotografia cadeva, ma nelle mani ne aveva altre cento, di fotografie, cento che diventavano mille, mille che diventavano diecimila, e in ogni foto c’era lui e con lui qualcun altro, e quel qualcun altro aveva la faccia di un amico, le mani di una donna, il sorriso della madre, lo sguardo del padre. Cercava fra le fotografie una che gli ricordasse qualcuno, sapeva che doveva ricordarsi qualcuno ma non ricordava chi, allora con le mani spostava rettangoli di ricordi in bianco e nero e seppia ma le fotografie erano così vecchie che si sbriciolavano, si fermava appena qualche secondo a guardarne alcune, l’amico morto ragazzo, lo zio morto in un incidente, la madre morta il padre morto la sorella morta e alla fine aveva capito che erano morti tutti morti tutti morti quelli delle fotografie e allora aveva cercato di alzarsi per togliersi da lì ma doveva trovare qualcuno e non ricordava chi. Cercava di alzarsi e scrollarsi di dosso i rettangoli di ricordi che ora erano milioni e crescevano come muri alti intorno, guardava le facce in bianco e nero, cipigli sorrisi risate sfocati volti che non gli dicevano nulla o emozioni improvvise, cercava di alzarsi cercando nei muri alti di fotografie una sola che gli ricordasse qualcuno che non sapeva chi fosse. Era stata la voce a fargli ricordare. La voce e poi la fotografia, più piccola delle altre, ma l’unica a colori. L’aveva presa in mano, ciao, aveva detto con un grosso nodo alla gola, ricordando, ciao. Ciao aveva detto la voce, ciao. La fotografia a colori cominciava a sbriciolarsi, ciao, aveva ripetuto, triste, ora. No, aveva risposto la voce. Nel sogno erano entrate mani, mani che avevano preso la fotografia e con calma e pazienza avevano raccolto le briciole per terra, le uniche a colori. Con calma e pazienza le mani avevano cominciato a incollare pezzo per pezzo, e c’erano bordi frastagliati, visi sbilenchi, sorrisi storti, ma ora l’immagine era di nuovo intera e lui poteva guardarla e ricordare tutto. Ciao, aveva ripetuto ancora, sorridendo, adesso. Ciao, aveva detto la voce. E una mano gli aveva accarezzato il viso. Lui s’era voltato su un fianco e finalmente s’era addormentato tranquillo, in pace, le mani a mettergli una coperta addosso, la voce a cullarlo con storie, la fotografia a colori vicino al suo viso. Rosso giallo verde giallo verde rosso giallo verde. Il fluire lento dei colori, luci lente, guidate da un’intermittenza morbida, quasi un’onda che nasceva dalla spina e si srotolava lungo il corrimano fino all’ultimo scalino per poi ritornare indietro, quel fluire lento le faceva muovere gli occhi dall’alto in basso e poi ancora in alto, all’infinito, o, per lo meno, fino a quando lui si sarebbe svegliato. [cari amici bellissimi, grazie ancora per il vostro interessamento. le cose vanno meglio. parlo sottovoce, per scaramanzia... siccome non sono certa di farcela, nei prossimi giorni, vi auguro adesso Buone Feste: le migliori, con tutte le cose che voi desiderate. un bacio. la vostra Lui] Commentspollu_it 8settembre.com
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fromarty83
says:
bellissima...
Posted 12 months ago. ( permalink )