Ho sempre una strana sensazione quando entro in una casa abbandonata.
Sì... una sensazione davvero strana...
è strana perché sembra trasformarsi a poco a poco, come se entrando in un posto vuoto da tanto tempo si finisca per cambiare, lentamente...
all'inizio ti senti come un esploratore, e magari ti piace anche....
varcare la soglia ti eccita, il primo passo dentro ti ricorda le volte in cui l'hai fatto da bambino... eh sì, ti ricordi? ti chiedevi cosa mai avresti trovato in un posto così (di sicuro qualcosa che nessuno era riuscito a trovare prima di te...)
poi cominci a guardarti intorno, e a girare tra le porte semi aperte...
ma lo fai con una cautela un po' equivoca, surreale...
in effetti, a pensarci bene, non ti muovi in quel modo solo perché hai paura che ci possa essere qualcuno...
dai, sai bene che non c'è più nessuno, da anni...
sì, in effetti è più che altro per una specie di ossequio, credo... postumo...
una specie di rispetto a un ambiente che era inviolabile, e ora non lo è più...
è un po' come quando hai un potere su qualcuno che non può difendersi, o meglio su qualcuno che non può più offenderti... o che non ti fa più paura... e un po' ti trattieni insomma, cerchi di non abusare di quel potere, per rispetto appunto...
forse, ti chiedi di essere delicato, o insegni a te stesso come esserlo... come quando a scuola vieni promosso e il tuo migliore amico no...
no, anzi, ecco... è come quando durante la vita arriva il momento in cui ti accorgi di essere diventato più bravo o più forte di tuo padre... o di sapere qualcosa in più di lui... e non hai il coraggio di farglielo capire, per non offenderlo, forse... o per non farlo mai smettere di essere tuo padre, come se - e qui capisci che lui sarà sempre più "grande" di te - come se a tuo padre, sapere che sei cresciuto, potesse fargli male...
Insomma sei lì e pensi ai tuoi anni, al tuo tempo, e ci metti il tuo mentre giri in quello spazio altrui, e cammini tra serrande rotte e stabilmente abbassate, penombra e ragnatele..... vedi credenze svuotate, tavoli grandi, che "ci si stava almeno in 8...comodi", e sedie, alcune rovesciate, vedi due poltrone diverse, una con un buco di sigaretta e un poggia piedi, un divano coperto da un telo più sporco del pavimento, polvere, frammenti di cose ancora utili, fili elettrici, altre ragnatele, polvere... qualche foto, un poster di qualcuno che era famoso prima che tu potessi fare in tempo a riderne...polvere...
ed è qui che... insomma, come dire, la cosa si fa sempre meno piacevole... dopo un po' che giri ti sembra quasi di essere importuno... di esser lì lì per interrompere qualcosa o disturbare qualcuno, sempre se non l'hai già fatto....
è come quando ti accorgi, all'improvviso, di essere entrato in una stanza dove c'è uno sconosciuto che sta dormendo... ti blocchi e resti immobile per più o meno due secondi, poi inizi a muoverti, lento, e mentre tieni gli occhi fissi su di lui, cerchi una via d'uscita, un altro modo per andartene... sì perché non ti basta rifare i passi all'indietro... ormai sei un estraneo, in un posto che appartiene ad altri, in un altro mondo, e vorresti un'indicazione per andartene con ancora più facilità di come ci sei entrato... come tutte le volte in cui ti senti in colpa per esserti imbattuto, senza merito, nell'intimità altrui...
e magari pensi, che ci faccio qui? sì certo, ma non serve... non ti toglie il senso di colpa... non ti basta perchè capisci che non è proprio così, non è solo quello... è più pesante quel che hai fatto, e un po' tragico...
infatti non stai disturbando...
stai insistendo...
e in modo ostinato...
stai spremendo qualcosa quando non ce n'è più....
come quando continui a chiedere a chi ti ha detto no, o pretendi che la risposta cambi, prima o poi, ripetendo una domanda all'infinito...
come una preghiera fatta per qualcuno che non ci vuole credere...
Basta!
Alla fine mi decido a uscire...
e allora ricordo che quella sensazione provata all'inizio non era così strana... no, per niente...
l'avevo già provata, tutte le altre volte
e ricordo i ricordi delle cose che ho visto, degli oggetti che ho toccato, e che mi hanno svelato il loro uso, tra i tanti possibili, per il quale erano stati scelti apposta tra i tanti, tutti uguali, e tra i tanti che li potevano scegliere... e rivedo frammenti di consuetudini, di divieti e concessioni, di complicità e di desideri e di occasioni.... eco di un caso che non è stato il mio... che non mi è spettato, e che non voglio conoscere
Sì ecco... quando esco da una casa abbandonata penso sempre a questo...
e mi vergogno di aver provato quella curiosità accanita nell'andare a cercare il dopo di un prima che non ho vissuto... quella ostinazione indiscreta che non consente a qualcosa d'altri o a qualche sconosciuto di avere una fine...
E ogni volta mi dico che è l'ultima volta