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il Quarticciolo Quattro
Durante gli anni del ventennio fascista, si volle ridare a Roma il suo antico fascino Imperiale con interventi che riportassero così il centro della città a fasti antichi…
Il progetto vide l’abbattimento di numerosi rioni popolari in modo da permettere la costruzione di viali e larghe strade (Via della Conciliazione, Fori Imperiali ecc.) che potessero dare alla città un aspetto fiero e nobile, fiore all’occhiello di una dittatura che voleva così apparire solida, forte e prosperosa, agli occhi della popolazione e della comunità internazionale.
Alla popolazione “estirpata” dalle proprie case, per così nobili cause, furono assegnati alloggi popolari in zone ai tempi periferiche (oggi molte di esse sono praticamente inurbate), spesso malsane e con servizi precari se non inesistenti. Costruiti con una architettura pressochè uguale per tutte le borgate, con palazzi squadrati, che con il loro razionalismo funzionale si opponevano alla classicità neo-romana che li aveva relegati in periferia per fare spazio al narcisismo di una classe politica ipocrita e tutt’altro che “socialista”.
In queste “borgate” visse negli anni ’50 e ’60 del secolo scorso il sotto-proletariato romano (formato da “romani de Roma” e dai primi emigranti meridionali). Formicai che si svuotavano al mattino quando le persone si recavano al lavoro o a sbarcare il lunario in attività più o meno lecite e tornavano a riempirsi la sera, quando i tram vomitavano dalle loro portiere un’intera umanità stanca e disillusa.
Molte di queste borgate mantengono ancora oggi questa connotazione “popolana” e operaia, ovviamente con le mutazioni sociali avute dal dopo-guerra ad oggi, anche se, complice l’aumentata immigrazione straniera, in tali borgate sembra che le lancette del tempo stiano tornando indietro riportando questi immensi spazi ed androni ai tempi in cui tali quartieri sorsero.
Questa mia breve sequenza di scatti che andrò a pubblicare, vuole essere un viaggio all’interno di queste cittadine nella città, vere cartine torna-sole di tutte le mutazioni sociali ed economiche che da sempre hanno attraversato e attraverseranno il nostro Paese.
Ovviamente l’ispirazione non poteva nascere in me se non da uno dei più grandi artisti che abbiamo mai avuto: Pier Paolo Pasolini. Oltre che poeta, regista, scrittore e giornalista, fu un attento osservatore e cantore della realtà quotidiana che fu vissuta dal dopo-guerra agli anni ‘70 in questo tessuto urbano e dove, oltre ad averci vissuto lui stesso, ambientò alcuni dei suoi romanzi più belli.
Cristiano Ercolani
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Uploaded on Jan 31, 2012
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il Quarticciolo Tre
Durante gli anni del ventennio fascista, si volle ridare a Roma il suo antico fascino Imperiale con interventi che riportassero così il centro della città a fasti antichi…
Il progetto vide l’abbattimento di numerosi rioni popolari in modo da permettere la costruzione di viali e larghe strade (Via della Conciliazione, Fori Imperiali ecc.) che potessero dare alla città un aspetto fiero e nobile, fiore all’occhiello di una dittatura che voleva così apparire solida, forte e prosperosa, agli occhi della popolazione e della comunità internazionale.
Alla popolazione “estirpata” dalle proprie case, per così nobili cause, furono assegnati alloggi popolari in zone ai tempi periferiche (oggi molte di esse sono praticamente inurbate), spesso malsane e con servizi precari se non inesistenti. Costruiti con una architettura pressochè uguale per tutte le borgate, con palazzi squadrati, che con il loro razionalismo funzionale si opponevano alla classicità neo-romana che li aveva relegati in periferia per fare spazio al narcisismo di una classe politica ipocrita e tutt’altro che “socialista”.
In queste “borgate” visse negli anni ’50 e ’60 del secolo scorso il sotto-proletariato romano (formato da “romani de Roma” e dai primi emigranti meridionali). Formicai che si svuotavano al mattino quando le persone si recavano al lavoro o a sbarcare il lunario in attività più o meno lecite e tornavano a riempirsi la sera, quando i tram vomitavano dalle loro portiere un’intera umanità stanca e disillusa.
Molte di queste borgate mantengono ancora oggi questa connotazione “popolana” e operaia, ovviamente con le mutazioni sociali avute dal dopo-guerra ad oggi, anche se, complice l’aumentata immigrazione straniera, in tali borgate sembra che le lancette del tempo stiano tornando indietro riportando questi immensi spazi ed androni ai tempi in cui tali quartieri sorsero.
Questa mia breve sequenza di scatti che andrò a pubblicare, vuole essere un viaggio all’interno di queste cittadine nella città, vere cartine torna-sole di tutte le mutazioni sociali ed economiche che da sempre hanno attraversato e attraverseranno il nostro Paese.
Ovviamente l’ispirazione non poteva nascere in me se non da uno dei più grandi artisti che abbiamo mai avuto: Pier Paolo Pasolini. Oltre che poeta, regista, scrittore e giornalista, fu un attento osservatore e cantore della realtà quotidiana che fu vissuta dal dopo-guerra agli anni ‘70 in questo tessuto urbano e dove, oltre ad averci vissuto lui stesso, ambientò alcuni dei suoi romanzi più belli.
Cristiano Ercolani
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Uploaded on Jan 29, 2012
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il Quarticciolo Due
Durante gli anni del ventennio fascista, si volle ridare a Roma il suo antico fascino Imperiale con interventi che riportassero così il centro della città a fasti antichi…
Il progetto vide l’abbattimento di numerosi rioni popolari in modo da permettere la costruzione di viali e larghe strade (Via della Conciliazione, Fori Imperiali ecc.) che potessero dare alla città un aspetto fiero e nobile, fiore all’occhiello di una dittatura che voleva così apparire solida, forte e prosperosa, agli occhi della popolazione e della comunità internazionale.
Alla popolazione “estirpata” dalle proprie case, per così nobili cause, furono assegnati alloggi popolari in zone ai tempi periferiche (oggi molte di esse sono praticamente inurbate), spesso malsane e con servizi precari se non inesistenti. Costruiti con una architettura pressochè uguale per tutte le borgate, con palazzi squadrati, che con il loro razionalismo funzionale si opponevano alla classicità neo-romana che li aveva relegati in periferia per fare spazio al narcisismo di una classe politica ipocrita e tutt’altro che “socialista”.
In queste “borgate” visse negli anni ’50 e ’60 del secolo scorso il sotto-proletariato romano (formato da “romani de Roma” e dai primi emigranti meridionali). Formicai che si svuotavano al mattino quando le persone si recavano al lavoro o a sbarcare il lunario in attività più o meno lecite e tornavano a riempirsi la sera, quando i tram vomitavano dalle loro portiere un’intera umanità stanca e disillusa.
Molte di queste borgate mantengono ancora oggi questa connotazione “popolana” e operaia, ovviamente con le mutazioni sociali avute dal dopo-guerra ad oggi, anche se, complice l’aumentata immigrazione straniera, in tali borgate sembra che le lancette del tempo stiano tornando indietro riportando questi immensi spazi ed androni ai tempi in cui tali quartieri sorsero.
Questa mia breve sequenza di scatti che andrò a pubblicare, vuole essere un viaggio all’interno di queste cittadine nella città, vere cartine torna-sole di tutte le mutazioni sociali ed economiche che da sempre hanno attraversato e attraverseranno il nostro Paese.
Ovviamente l’ispirazione non poteva nascere in me se non da uno dei più grandi artisti che abbiamo mai avuto: Pier Paolo Pasolini. Oltre che poeta, regista, scrittore e giornalista, fu un attento osservatore e cantore della realtà quotidiana che fu vissuta dal dopo-guerra agli anni ‘70 in questo tessuto urbano e dove, oltre ad averci vissuto lui stesso, ambientò alcuni dei suoi romanzi più belli.
Cristiano Ercolani
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Uploaded on Jan 26, 2012
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il Quarticciolo Uno
Durante gli anni del ventennio fascista, si volle ridare a Roma il suo antico fascino Imperiale con interventi che riportassero così il centro della città a fasti antichi…
Il progetto vide l’abbattimento di numerosi rioni popolari in modo da permettere la costruzione di viali e larghe strade (Via della Conciliazione, Fori Imperiali ecc.) che potessero dare alla città un aspetto fiero e nobile, fiore all’occhiello di una dittatura che voleva così apparire solida, forte e prosperosa, agli occhi della popolazione e della comunità internazionale.
Alla popolazione “estirpata” dalle proprie case, per così nobili cause, furono assegnati alloggi popolari in zone ai tempi periferiche (oggi molte di esse sono praticamente inurbate), spesso malsane e con servizi precari se non inesistenti. Costruiti con una architettura pressochè uguale per tutte le borgate, con palazzi squadrati, che con il loro razionalismo funzionale si opponevano alla classicità neo-romana che li aveva relegati in periferia per fare spazio al narcisismo di una classe politica ipocrita e tutt’altro che “socialista”.
In queste “borgate” visse negli anni ’50 e ’60 del secolo scorso il sotto-proletariato romano (formato da “romani de Roma” e dai primi emigranti meridionali). Formicai che si svuotavano al mattino quando le persone si recavano al lavoro o a sbarcare il lunario in attività più o meno lecite e tornavano a riempirsi la sera, quando i tram vomitavano dalle loro portiere un’intera umanità stanca e disillusa.
Molte di queste borgate mantengono ancora oggi questa connotazione “popolana” e operaia, ovviamente con le mutazioni sociali avute dal dopo-guerra ad oggi, anche se, complice l’aumentata immigrazione straniera, in tali borgate sembra che le lancette del tempo stiano tornando indietro riportando questi immensi spazi ed androni ai tempi in cui tali quartieri sorsero.
Questa mia breve sequenza di scatti che andrò a pubblicare, vuole essere un viaggio all’interno di queste cittadine nella città, vere cartine torna-sole di tutte le mutazioni sociali ed economiche che da sempre hanno attraversato e attraverseranno il nostro Paese.
Ovviamente l’ispirazione non poteva nascere in me se non da uno dei più grandi artisti che abbiamo mai avuto: Pier Paolo Pasolini. Oltre che poeta, regista, scrittore e giornalista, fu un attento osservatore e cantore della realtà quotidiana che fu vissuta dal dopo-guerra agli anni ‘70 in questo tessuto urbano e dove, oltre ad averci vissuto lui stesso, ambientò alcuni dei suoi romanzi più belli.
Cristiano Ercolani
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Uploaded on Jan 25, 2012
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i'm a stranger
it's common to see in city park this animals that are not endemic species...
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Uploaded on Jan 22, 2012
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