COINCIDENZE / COINCIDENCES

COINCIDENZE / COINCIDENCES

"QUELLA VOLTA MI SONO DETTO CHE LE COINCIDENZE, FORSE, SONO DEI FENOMENI MOLTO COMUNI. SI VERIFICANO IN OGNI MOMENTO INTORNO A NOI, NELLA NOSTRA VITA QUOTIDIANA. MA DELLA META' NON CI ACCORGIAMO NEANCHE, LE LASCIAMO PASSARE COSI'. COME DEI FUOCHI ARTIFICIALI CHE VENGONO FATTI SCOPPIARE IN PIENO GIORNO. FANNO UN PO' DI RUMORE, MA NEL CIELO NON SI VEDE NULLA. PERO' SE DESIDERIAMO FORTEMENTE QUALCOSA, LE COINCIDENZE AFFIORANO NEL NOSTRO CAMPO VISIVO PORTANDO IL LORO MESSAGGIO."

da "I salici ciechi e la donna addormentata", di Haruki Murakami

("Coincidenze... D'accordo, le coincidenze non esistono. Oppure esistono per forza, purché si cerchi con sufficiente attenzione.", dicevo l'altro giorno)
(D'altronde, nell'istante in cui ho "visto" e scattato questa fotografia, pensavo: "Ma neanche mobilitando una costumista teatrale...")

Alla mostra "Antologica" di Nino Migliori, Bologna, aprile 2013.
In questa sala così imprevedibilmente affollata di scacchi bianchi e neri, è visibile il progetto di Nino Migliori dal titolo "Antimemoria", stampe da vecchie lastre danneggiate dal tempo, recuperate e stampate senza manipolazioni.
"Nel 1968, passata la stagione della fotografia realista, Migliori elabora una sua, personalissima, forma di "manifesto di intenti" su cosa debba essere il soggetto dei suoi lavori, e dei suoi ragionamenti, intorno alla fotografia.
Un ritratto, un planisfero bruciato, un giornale con una vecchia notizia: sono solo alcune delle immagini di "Antimemoria", recuperate da oggetti scartati e abbandonati. La fotografia è soprattutto materia, che racconta e racchiude altra materia. "Si tratta di un intervento sulla degradazione dell'immagine, parallelo a quello che succede nel nostro ambiente dove il ricordo, l'icona, si degrada; anche l'immagine fotografica si degrada, ne resta un barlume e poi si disintegra, si frantuma".
La raccolta di vecchie lastre rovinate e corrose dal tempo, che Migliori in quegli anni stampa esattamente come sono, senza alcun intervento né in camera oscura né sul positivo finale, rivela proprio questa "antimemoria" come precipitato sostanziale di ogni processo fotografico."
da "NINO MIGLIORI. LA MATERIA DEI SOGNI", Contrasto ed.

Notizie sulla mostra di Nino Migliori: informa.comune.bologna.it/iperbole/cultura/eventi/52271/l...

Giornata indimenticabile trascorsa con gli amici Andrea Drei, Maurizio Leoni, Vinicio Drappo, Vincenzo Migliorati, Nadia Cianelli, Stephanie Seymour, Rosella Bovini, Marco Cappellano e Giuseppe De Francesca.

Commento musicale (lieve): Elisa, Coincidences

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OMAGGIO A NINO MIGLIORI

OMAGGIO A NINO MIGLIORI

Con Nino Migliori alla sua folgorante "Antologica" a Bologna (17 gennaio - 28 aprile 2013).

Nino Migliori, great Italian photographer and artist, illustrating his exhibition in Bologna last april.

Un viaggio attraverso la fotografia e l'arte, italiane ed anche europee, dal 1948 in poi.
Un'avventura per lo spirito, ascoltare la sua voce raccontare con passione partecipata la nascita e la realizzazione delle sue opere.
Uno stimolo creativo indelebile.
Una lezione di gioventù mentale per tutti noi presenti.
Un incontro incredibilmente umano con l'artista, capace di passione profonda, attenzione infinita e sorriso incontrollabile.

Grazie, sentitamente, a Nino Migliori, maestro di creatività e sperimentazione.

Alle spalle di Nino Migliori, il suo progetto "Antimemoria", stampe da vecchie lastre danneggiate dal tempo, recuperate e stampate senza manipolazioni.
"Nel 1968, passata la stagione della fotografia realista, Migliori elabora una sua, personalissima, forma di "manifesto di intenti" su cosa debba essere il soggetto dei suoi lavori, e dei suoi ragionamenti, intorno alla fotografia.
Un ritratto, un planisfero bruciato, un giornale con una vecchia notizia: sono solo alcune delle immagini di "Antimemoria", recuperate da oggetti scartati e abbandonati. La fotografia è soprattutto materia, che racconta e racchiude altra materia. "Si tratta di un intervento sulla degradazione dell'immagine, parallelo a quello che succede nel nostro ambiente dove il ricordo, l'icona, si degrada; anche l'immagine fotografica si degrada, ne resta un barlume e poi si disintegra, si frantuma".
La raccolta di vecchie lastre rovinate e corrose dal tempo, che Migliori in quegli anni stampa esattamente come sono, senza alcun intervento né in camera oscura né sul positivo finale, rivela proprio questa "antimemoria" come precipitato sostanziale di ogni processo fotografico."
da "NINO MIGLIORI. LA MATERIA DEI SOGNI", Contrasto ed.

Colgo volentieri spunto dal commento dell'amico Claudio Tizzani per segnalare alcune incredibili tecniche e sperimentazioni utilizzate da Nino Migliori per realizzare le sue opere (al di fuori della fotografia strettamente realista del primo periodo), così come illustrate nei suoi progetti: Cliché-verre, Cancellazioni, Pirogrammi, Cellogrammi, Polarigrammi, Stenopeogrammi, Ossidazioni, Lucigrammi, Idrogrammi... fino ai lavori Off-camera (che neppure passano, tecnicamente, per la macchina fotografica...).

Notizie sulla mostra: informa.comune.bologna.it/iperbole/cultura/eventi/52271/l...

Avventura emotiva condivisa con gli amici Andrea Drei, Maurizio Leoni, Vinicio Drappo, Vincenzo Migliorati, Nadia Cianelli, Stephanie Seymour, Rosella Bovini, Marco Cappellano e Giuseppe De Francesca. Ancora ne parliamo. Ancora amiamo ricordare, rievocare il momento, l'atmosfera, l'emozione, le opere d'arte ammirate insieme e le idee dietro le opere.
E a questo proposito:

"CHE IL SEGRETO DELL'ARTE SIA QUI? RICORDARE COME L'OPERA SI E' VISTA IN UNO STATO DI SOGNO, RIDIRLA COME SI E' VISTA, CERCARE SOPRATTUTTO DI RICORDARE. CHE' FORSE TUTTO L'INVENTARE E' RICORDARE."
(Elsa Morante)

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VOLTI IGNOTI, ISOLE

VOLTI IGNOTI, ISOLE

"PROFILI DI NOI OCCULTE SOMIGLIANZE
DI VOLTI IGNOTI,
ISOLE
RECIPROCHE PER MARI LONTANI PRIMA CHE SVANISCANO
COME MIRAGGI ALL'ORIZZONTE
COGLIERNE I MAROSI, I SUONI, I COLORI
O SOLO IL BUIO DELLE NOTTI IMPASSIBILI"

"Profiles of us hidden resemblance
of unknown faces,
islands
mutual for distant seas before they vanish
like mirages below the horizon
seizing their surges, the sounds, the colours
or only the dark of the impassive nights" (ns. trad.)

da DUETTO PER VOCE SOLA. Versi dell'immedesimazione, di Alberto Bevilacqua, Einaudi, 2008

Dettaglio di un portale all'interno del Disket Gompa, splendido monastero in Ladakh.
Ciò che più mi è rimasto impresso è il silenzio. Il silenzio denso e assoluto dei luoghi. Che pure sono abitati da statue, maschere, affreschi; volti ovunque, volti, in quantità innumerevoli.

Quanto fascino, in ciascuno degli stilemi identificabili a corredo dell'architettura sacra in Ladakh. Non si può non riflettere su quanto sia (e si senta) piccolo e insignificante l'uomo al cospetto della natura e della divinità, in luoghi come questo. Si può ben comprendere come nasca un pantheon buddhista così affollato di dei e demoni.

Consiglio di aprire questo link, per rendersi conto meglio della storia del Disket Gompa:
en.wikipedia.org/wiki/Diskit_Monastery

Commento musicale: Tom Petty, A Face In The Crowd

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TRANQUILLA DISPERAZIONE / QUIET DESPAIR

TRANQUILLA DISPERAZIONE / QUIET DESPAIR

"LA MAGGIORANZA DELL'UMANITA' VIVE UN'ESISTENZA DI TRANQUILLA DISPERAZIONE"
"THE MAJORITY OF HUMANKIND LEADS A LIFE OF QUIET DESPAIR"
(Henry David Thoreau)

Etiopia, gennaio 2011.
Allontanandomi da Addis Abeba, diretta al sud verso l'area dell'Omo River, il panorama cambiava velocemente. E non solo geograficamente. Lungo le poche grandi arterie percorribili, guardavo attraverso il finestrino della 4x4 su cui viaggiavo e vedevo un'umanità in cammino. "Un popolo di camminatori", pensavo. Tutti viaggiavano a piedi. Tutti trasportavano qualcosa. Tutti, lungo la strada, apparivano pacati: uno stato d'animo che io, da occidentale, trovavo molto simile all'accettazione vagamente rassegnata. Chilometri e chilometri percorsi a piedi, spesso quotidianamente, per riportare a casa beni assolutamente necessari: acqua, o legna, come nel caso di questa fotografia...
Inutile dire che i carichi erano trasportati principalmente dalle donne. Le donne erano visibili già a distanza notevole, caratterizzate da fascine di dimensioni monumentali sul dorso.
Cito dalla Lonely Planet: "Dal punto di vista giuridico le donne etiopi godono di una posizione relativamente paritaria, rispetto ad altri paesi africani. E' loro consentito possedere beni e votare. Spesso per le donne la vita è estremamente difficile e per far quadrare i conti molte di loro devono ricorrere ad azioni estreme". Ne sono certa, da quel (pochissimo) che ho visto.
In un paese con un tasso di alfabetizzazione pari al 42% circa, con un'aspettativa di vita che per le donne si attesta intorno ai 44 anni, con un accesso ai servizi medici e sanitari assolutamente ridicolo e una media di 6 parti per ogni donna, con il 74% delle donne etiopi comprese tra i 15 e i 49 anni (dati ONU) che subisce mutilazioni genitali con tutte le conseguenze immaginabili (decesso per il 15% di esse), matrimonio in età spesso infantile e un faticosissimo carico di lavoro quotidiano, non vedo come la condizione femminile in Etiopia non sia da considerarsi difficile. Tranquilla disperazione, per l'appunto.

(Fotografia non facile, non estetica, non immediatamente digeribile, lo so, lo so, lo so)

L'Etiopia è ad ogni modo un paese incredibilmente affascinante e sorprendente. Per chi desiderasse notizie anche sulla straordinaria storia del paese, ecco un utile link: it.wikipedia.org/wiki/Etiopia

Musica e danze, che non possono mancare/Ethiopian music and dances: Tadesse Alemu - Erikum

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IL NOSTRO ESILIO IN NOI / OUR EXILE IN OURSELVES

IL NOSTRO ESILIO IN NOI / OUR EXILE IN OURSELVES

"IL NOSTRO ESILIO E' OVUNQUE
IN NOI PIU' CHE ALTROVE"

"OUR EXILE IS EVERYWHERE
IN OURSELVES MORE THAN ELSEWHERE" (ns. trad.)

da DUETTO PER VOCE SOLA, di Alberto Bevilacqua, Einaudi, 2008
Notizie sul multiforme talento di Alberto Bevilacqua:
it.wikipedia.org/wiki/Alberto_Bevilacqua

RITRATTO DI BAMBINO RIFUGIATO TIBETANO IN LADAKH
PORTRAIT OF A TIBETAN REFUGEE CHILD IN LADAKH

Nel 2009 ho intrapreso uno (straordinario, per me) viaggio in Ladakh. Luogo di una magia e di una durezza al contempo assolutamente uniche, che mi ha lasciato un'impronta indelebile.
Tra i molti volti che non riuscirei a dimenticare neppure volendo, c'è quello, lievemente malinconico, di questo bambino, che ho fotografato in occasione della mia visita alla Scuola elementare per bambini rifugiati tibetani a Sumdho. Molti sono i rifugiati tibetani in Ladakh, regione himalayana buddhista sotto amministrazione indiana estremamente affine al Tibet sotto l'aspetto culturale, tanto da essere chiamato "Piccolo Tibet". I bambini che studiano in questa scuola elementare sono, dal punto di vista delle loro famiglie, dei privilegiati: forse non vedranno spesso i loro familiari, risiedendo presso la scuola, ma si presume che sia loro garantita una scodella di orzo su base quotidiana. Vita e sopravvivenza insieme. E in condizioni climatiche inimmaginabili: a questo proposito, basti guardare l'epidermide del viso, tipicamente bruciata dall'alternanza caldo-gelo dei 4.500m di quota. Ci sono 30 gradi (minimo) di escursione termica giornaliera in estate e buoni 60 gradi di escursione termica tra estate e inverno, per intenderci.

Non intendo minimamente fare qui politica, ma concentrarmi sullo sguardo antico in questi occhi, come credo sia giusto. La mia attenzione era ed è per l'essere umano innanzitutto.

Per chiunque fosse interessato a fornire un aiuto concreto al Ladakh e ai suoi abitanti, in particolare nell'area dello Zanskar, dove la cultura tibetana si è miracolosamente preservata, consiglio di rivolgersi a questa associazione, di cui per esperienza diretta posso garantire l'assoluta serietà:
www.aazanskar.org/
Si occupa da decenni di garantire l'istruzione a centinaia di bambini in una scuola modello nella Valle dello Zanskar, assicurando l'insegnamento della cultura locale in lingua locale e avvalendosi esclusivamente di personale (docente e non docente) del posto. Il tutto in piena trasparenza.

Commento musicale: Leh Ladakhi Folk Songs
Con questo link vi concederete un'immersione (di circa 45 minuti) nella musica ladhaka, con tanto di panorami, villaggi, templi, abitazioni, costumi e pratiche locali. Praticamente un film.

Per chi non avesse un'anima musicalmente così etnica, ecco un link musicale a tema, ma decisamente occidentale:
Exile - Hurts (Full Album)

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