Non abbiamo bisogno di manager

Non abbiamo bisogno di manager

I loro parcheggi pullulano di auto. Perlomeno fino a quando i proprietari riusciranno a sostenere i costi del carburante. Si celebra il fine settimana nei centri commerciali di Collestrada, Ospedalicchio, Borgo Trevi e Corciano: i non luoghi (secondo la definizione di Marc Augé) dove le signore del posto, si fa per dire, s’incontrano e si tengono aggiornate sulle percentuali di metalli pesanti presenti nel tonno, sott'olio o al naturale. Nulla meglio del centro commerciale ritrae l’eclissi della borghesia e la perduta tensione verso la qualità, che aveva animato tanta parte della nostra storia. Peccato che non ci sia fila alle casse; mica che siano deserte le piazze sferzate dal vento gelido dei giorni della merla; mica che le edicole dei giornali, le mercerie, i generi alimentari, chiudono ovunque; mica che le farmacie e i servizi per il cittadino si spostano dove spunta una nuova rotatoria. Quali sono i bisogni degli umbri di oggi? Consumare un caffè mentre i figli mangiano la pizza, ispezionare le vetrine dei negozi senza oltrepassarne la soglia, spingere carrelli utilizzati come passeggini, incontrare gente, origliare il chiacchiericcio batterico e multietnico, addestrare la prole a una problematica integrazione. Qual è il motivo del successo dei centri commerciali? Essi garantiscono un quieto, economico, passatempo. Mi riscaldo, spendo poco e “comparisco”. È inverno, sì, ma in fin dei conti dentro non si sente. Sarà per via dei banchi ricolmi di prodotti (padroncini permettendo), della musica, della voce microfonata delle commesse e di tante altre lusinghe, che essi ci distolgono dai veri problemi di cui è afflitta la nostra regione, la più spiantata del centro nord, sempre alle prese con una disoccupazione strutturale, oggi sommata a uno stuolo d’inutili dipendenti pubblici. Quando imparerà di nuovo a lavorare e produrre, invece di nutrirsi d’insulsi fine settimana, quest'umanità assistita e vivacchiante? Per sconfiggere la deriva finanziaria, incuneatasi nella coscienza collettiva, vi è solo un rimedio: ripudiare la falsa cultura. E' nel diritto alla cultura vera, che sta la nuova lotta di classe. L’Umbria può farcela riproponendo a se stessa il millenario stilema, patrimonio di storia, arte e conoscenze, offrendosi come centro storico universale per l’intero sistema Paese, come piazza, insomma, non come centro commerciale. Siparietto. Non ci servono i manager, figli di una coscienza massificante e collettiva, formatisi analizzando le trasformazioni dell’economia mondiale; né ci salverà un management che, mentre le imprese affondano, si arricchisca attraverso bonus, stock options e liquidazioni dissennate. Dobbiamo ritrovare la nostra matrice culturale, reinventare quella classe media, quella borghesia, che garantiva, con l’appoggio della politica, l’equilibrio della società regionale e che attraverso il lavoro - come dimostrano le recenti indagini Istat - produceva prospettive per i giovani e reddito reale. Beata umbritudine, umbra beatitudine.
Giovanni Picuti
abcabc@cline.it
dal Corriere dell'Umbria del 2.2.2012

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Uploaded on Feb 2, 2012

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Doccia etrusca

Doccia etrusca

Anche gli etruschi facevano la doccia, perchè no?

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Uploaded on Feb 1, 2012

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Cosa ha trovato Mimmo?

Cosa ha trovato Mimmo?

Cassetti, armadi, credenze, scatoloni e scatolette, spesso nascondono - al buio- oggetti e libretti impensati. Il nostro si è imbattuto in un libricino hard dei primi del Novecento. Roba da far impallidire le moderne escort. Quando si dice la nemesi storica.

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Uploaded on Jan 27, 2012

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L'Umbria è seduta a prua

L'Umbria è seduta a prua

Potrà capitarci di tutto, meno l'affondamento della Concordia. Benché la concordia, qui, sia naufragata da un pezzo e non per colpa del vituperato Schettino. Meglio non lamentarsi troppo per la mancanza del mare. Avessimo avuto il mare anche noi, adesso staremmo dando la caccia a un’ex ballerina moldava senza cabina, così in tanti si sarebbero potuti domandare cosa diavolo ci facesse una bionda platino in plancia di comando. Restando in tema di acque il governo ha fatto marcia in dietro sulla loro privatizzazione. Ricorderete che si era alzata trionfante la voce dell'assessore regionale Stefano Vinti, che ora attribuisce il dietro front sul decreto, alla forte mobilitazione popolare. Non ci sembra si sia trattato solo di questo, quanto del fatto che l'inghippo non poteva funzionare. L'attuale esecutivo è indifferente alle grida della piazza: “preferisco che ascoltiate!”. Sono in arrivo i provvedimenti sulle liberalizzazioni. Sono in tanti a essere con-Vinti, che penalizzeranno l'Umbria più di altre regioni, maggiormente industrializzate perché già allineate con i mutamenti dovuti alla globalizzazione. Ma l'Umbria no. La nostra è ancora una regione dai forti connotati di specificità, in tema di accoglienza turistica, produzioni alimentari e manifatturiere. Quelli che Monti e la sua legione di bocconiani considerano parassiti della società o pessimi contribuenti (non parliamo solo di farmacisti, notai e avvocati, ma di buoni artigiani, di bravi imprenditori edili, restauratori, ceramisti, tessitori, falegnami, fabbri, idraulici, sarti su misura e buone trattorie) potranno chiudere domattina per lasciare spazio al made in China, ai kebab, alle catene alimentari low cost. Siamo proprio sicuri che sia indispensabile liberalizzare per crescere? Quanto risolveranno 5.000 farmacie in più? Se è passata la giusta protesta vintiana sull'acqua – basata sullo stato sociale e sulla tutela del bene comune - perché non considerare bene comune il patrimonio di saperi dei nostri artigiani? Sorge il sospetto che lo smembramento delle categorie giochi a favore di volontà, poco chiare, che non hanno come fine quello di rimettere in piedi le finanze, ma solo le banche. E’ inutile varare penalizzanti riforme sociali, l’Italia non può farcela da sola, deve poter disporre di firewall più forti. Siparietto. Prima che la motonave Monti, in rotta strumentale verso chissà quale schianto, collida contro l'isola Angela Merkel, vorremmo che anche dai nostri palazzi si levassero sentite proteste. Talvolta, sottotraccia, la caratteristica ideologica delle liberalizzazioni è di smembrare le piccole grandi realtà che sono state in grado di mettere insieme i territori. Le stesse che la politica, le banche e le fondazioni dichiarano di voler difendere. Mare o non mare questa volta l'Umbria sta seduta a prua. Pregasi evitare collisioni annunciate. Beata umbritudine, umbra beatitudine.
Giovanni Picuti
abcabc@cline.it
dal Corriere dell'Umbra del 26.1.2012

Nella foto, cavalli allo stato brado nelle praterie del monte Subasio

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Uploaded on Jan 26, 2012

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La mobilità e il trasporto non si fermeranno mai

La mobilità e il trasporto non si fermeranno mai

Non saranno gli scioperi del trasporto a fermare la nostra macroeconomia. Il gas aumenta? Lui si porta a casa la bombola ricaricata.

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Uploaded on Jan 25, 2012

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