nella foto il dopopranzo del maiale - la tavola di casa Pascolini a Gualdo Tadino
Ripubblico volentieri questo mio articolo comparso sul Corriere dell'Umbria del 9.1.2010.
I norcini della politica
Il maiale non si uccide, come capita di sentir dire da qualche parte. Si ammazza! Sono stato ammesso al cerimoniale, presso una casa di contadini (che privilegio essere definiti tali!) nelle campagne di Gualdo Tadino, dove ho compreso il concetto palmare di asserzioni quali, “fare la pelle” o “prendersi una pacca sulle spalle”. Intanto che gli addetti consumavano il sacrificio, Ivo Picchiarelli, storico del nostro Appennino, illustrava - una a una - le pratiche cruente della liturgia, spiegando come i ritmi stagionali siamo correlati alla morte del nino, al consumo delle carni e per quale motivo ogni porzione commestibile del suo corpo, tenga conto dei ritmi calendariali. La politica dovrebbe prendere esempio dalla trasformazione del maiale, non fosse altro perché il suino comprova come la natura non tollera vuoti, così come non li tollera la politica stessa. Se ciascuno allevasse un proprio maiale, si passerebbero più ore senza parlare di politica, leggere di politica, ascoltare la politica in televisione e sproloquiare di politica in pubblico o in privato. Lo dico non per negare la necessità educativa, sociale, ludica, metaforica, essenziale dell’arte di governare gli uomini, ma per recuperare quella ben più esemplare di governare le bestie, il cui sacrificio assicura la sopravvivenza della specie. Non si campa di sola cicoria e tisane depurative. Ammazzare il maiale realizza un gesto profondamente morale, che ne dicano gli animalisti. E l’operazione va mostrata senza reticenze ai figli. Cristo ci ha insegnato che alla fine qualcuno deve morire, per garantire la vita altrui. Cibarsi di talune parti del verro potrebbe essere definita oggi un’esperienza gastronomica estrema. Mentre mangiano la padellaccia, gli sfrizzoli, i budellucci o i sanguinacci, i figli sono educati, senza troppe fisime, a non lasciare nulla nel piatto. Il Vangelo di Luca raccomanda: “Mangiate ciò che vi sarà messo davanti” e non solo il prosciuttino di Parma, da cui le principesse “à la page”, che ordinano taglieri misti in enoteca, separano il grasso dal magro. Edoardo e Greta, nipotini di Gianfranco Pascolini, dopo aver assistito al sacrificio cruento senza frignare (anzi, con turgore fondamentalista tipicamente gualdese) ci hanno fatto la scarpetta, con quelle parti considerate sacre. Mentre il suino veniva scannato hanno ascoltato le parole secche, sostanziose e definitive, i concetti inequivocabili di chi non ha tempo da perdere. Hanno fatto tesoro di locuzioni aderenti al linguaggio degli antenati Umbri, filologicamente orientate verso origini remote, se paragonate alle demenze linguistiche, alla slavina di frasi defunte, di massime agonizzanti, d’imbrogli parodistici, di proclami di guerre civili a destra e manca, che ascoltano in televisione. L’insegnamento del maiale può ben sostituirsi a una giornata di scuola, ministro Gelmini, perché insegna che non c’è sviluppo, ricchezza culturale e sociale, senza responsabilità individuali e riconoscimento dei ruoli. Intorno al suo sacrificio (e in seguito, alla sua mensa) si realizza quel movimento virtuoso degli interessi e quella ricerca onesta del profitto domestico, indispensabili ad una società economicamente funzionante. Siparietto. L’anatomia del suino riproduce l’ordine, non l’anarchia. Un’anatomia simile a quella della società civile, che se mal governata si dissolve. Il fallimento delle strategie politiche globali, di quelle bancarie, delle strutture amministrative locali, è dovuto all’incapacità dei norcini della politica a gestire le ricchezze a loro disposizione e di metterle in rete. Un norcino di valore deve saper utilizzare al meglio le varie parti del maiale, come un politico in cerca di consensi, deve fornire prova di saper gestire al meglio le risorse della comunità che lo ha eletto. Se no è come sfasciare i prosciutti per farne salsicce. Beata umbritudine, umbra beatitudine.
Giovanni Picuti
abcabc@cline.it