due vertigini. dal ventre al boccascena
Due vertigini. Dal ventre al boccascena.
Teatro Valle di Roma (7 aprile 2011)
La scena è una bocca. Divora il pubblico.
Essa cela un ventre di corde e carrucole, artefice supremo di sogni e visioni.
Il Teatro Valle è uno degli esempi più significativi e meglio conservati di teatro all’italiana, uno spazio mai neutro, “non indifferente”, che testimonia d’una precisa visione dello spettacolo come luogo privilegiato di sguardi.
Il teatro come voragine di relazioni e visioni.
Teatro onnivoro, vortice e vertigine.

Prima l’ascesa faticosa negli inferi della creazione, dove la polvere giace sui bordi d’una ripida scala a chiocciola. Poi la discesa nella bocca rossofuoco della platea, sulle curve sinuose delle scale, dei sedili e del foyer.
Una lucente parte pubblica che dissimula la pure indispensabile penombra in movimento delle corde e della graticcia.

Il Valle è una spirale di palchi sopravvissuta a trecento anni di storia.
Non sopravvivrà, forse, alla nuova barbarie dei tagli alla cultura.
Oggi, con la sparizione dell’ETI che lo gestiva, mentre tutti gli altri teatri programmano la stagione 2011/2012, il personale del Valle si domanda che ne sarà di questo gioiello della scena italiana il cui destino è ancora incerto.
Ed è probabile che dal settembre 2011 questo antico boccascena sarà muto per la prima volta.
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