Baviera - Germany

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Lago Chiemsee - Fraueninsel (Isola delle Donne)

Il Chiemsee è il maggiore bacino lacustre della Baviera e ospita diverse isole. Le principali sono due: la Fraueninsel, l'Isola delle donne, e la Herreninsel, l'Isola degli uomini.
La Fraueninsel è un ambiente particolarmente suggestivo e romantico dove ha sede un antichissimo monastero delle Benedettine, fondato nell'anno 772 dal duca Tassilo III di Baviera e ancora oggi abitato dalle monache. Nella chiesa, ricca di elementi dell'arte carolingia e romanica, sono custodite le venerate spoglie della Beata Irmengarda
Nella Herreninsel si trovano il celebre castello di Herrenchiemsee, costruito da Re Ludwig II come copia della reggia di Versailles, e l'ex convento dei Canonici Agostiniani, oggi trasformato in museo.
Entrambe le isole sono raggiungibili dalla costa con un traghetto che parte da Prien, il caratteristico paese che si affaccia sul lago.

La stagione estiva è accompagnata al Chiemsee da un vivace programma culturale con rappresentazioni che vanno dalla musica classica, al pop, al reggae, alla musica tradizionale bavarese.
Spettacoli, concerti e musical si svolgono in luoghi di rara suggestione: in castelli, come a Herrenchiemsee e ad Aschau, oppure anche nel teatro all’aperto “Seebühne” in riva al lago o in aree appositamente attrezzate.
Inoltre è proprio il contatto diretto con una natura incontaminata che contribuisce a rendere indimenticabile ogni soggiorno in questa regione: escursioni, passeggiate intorno al lago, mountain-bike e ciclismo, bird-watching nella riserva naturale, vela, windsurf e trattamenti termali. Da non dimenticare, inoltre, il moderno centro acquatico “Prienavera” allestito in riva al lago.

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Monaco di Baviera - Germany

Monaco di Baviera - Germany

Il Municipio Nuovo - Neues Rathaus
Nella seconda metà del XIX secolo, le autorità civili di Monaco decisero di costruire una nuova sede per il municipio. Il progetto del nuovo edificio venne affidato all'architetto Georg von Hauberrisser; il luogo scelto fu Marienplatz dove vennero abbattute ventiquattro case per fare posto alla nuova struttura. Iniziata nel 1867, la costruzione della Neues Rathaus terminò nel 1909.
L'edificio fu progettato da Hauberrisser in stile neogotico con particolare riferimento al gotico olandese. Il risultato fu un complesso monumentale, con sei cortili interni e le facciate ricche di decorazioni, con riferimenti alla storia bavarese. La torre è sormontata da una statua bronzea del Münchner Kindl (Bambinello di Monaco), simbolo della città, e contiene un orologio meccanico con carillon - il quarto al mondo per dimensioni - che, con le sue 43 campane e 32 statue, inscena giornalmente delle rappresentazioni che rivestono un importante interesse turistico.
Il carillon (Glockenspiel)
Le statue dell'orologio ballano due distinte scene: una giostra in onore delle nozze del duca Guglielmo V con Renata di Lotaringia, e la Schäfflertanz (danza dei bottai), una rappresentazione che ogni anno viene messa in scena anche per le strade della città e che commemora la scampata epidemia di peste del 1515-1517. Alla fine della rappresentazione, un gallo dorato apre le ali, mentre un meccanismo a soffietto ne riproduce il canto. Questa rappresentazione viene ripetuta, ogni giorno, alle ore 11:00 e 12:00 (durante l'estate anche alle 17:00). Il meccanismo del carrillon funziona tramite rulli intercambiabili, che vengono sostituiti di mese in mese. Ad ogni cambio di un rullo corrisponde il cambio della melodia di accompagnamento.
Alla sera, nelle nicchie situate al settimo piano della torre, compaiono le figure di un alfiere con corno che benedice il Münchner Kindl e dell'angelo della pace che lo accompagna a letto. Questa seconda rappresentazione, chiamata Das Münchner Kindl wird zu Bett gebracht (Il Bambinello di Monaco viene portato a letto), è accompagnata da due carrillon: il primo, a trombe, esegue uno spezzone dell'opera lirica "I maestri cantori di Norimberga" di Wagner, mentre il secondo, a campane, esegue la "Ninna nanna" di Brahms.

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Roma - Italy

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Fontana dei Fiumi

La scultura detta Fontana dei Quattro Fiumi (o anche solo Fontana dei Fiumi) si trova a Roma al centro di piazza Navona (davanti alla chiesa di Sant'Agnese in Agone fatta da Borromini) ed è stata ideata e plasmata dallo scultore e pittore Gian Lorenzo Bernini nel 1651 su commissione di Papa Innocenzo X, in piena epoca barocca, durante il periodo più fecondo di questo artista.
La fontana sorge al centro della piazza, nel punto in cui fino ad allora si trovava un “beveratore”, una semplice vasca quadrata per l’abbeveraggio dei cavalli. Si compone di una base formata da una grande vasca ellittica a livello della pavimentazione stradale, sormontata da un grande gruppo marmoreo, sulla cui sommità si eleva un obelisco egizio ("Obelisco Agonale"), imitazione di epoca romana, rinvenuto nel 1647 nel circo di Massenzio sulla via Appia. La sistemazione dell’obelisco sul gruppo scultoreo centrale ribadì la validità di un’innovazione che lo stesso Bernini aveva sperimentato, nel 1643, con la realizzazione della fontana del Tritone, e che era contrario a tutti i canoni architettonici dell’epoca: il monolite non poggiava infatti su un gruppo centrale compatto, ma su una struttura cava, che lasciava cioè un vuoto al centro e sulla quale erano poggiati solo gli spigoli della base dell’obelisco.
Le statue in marmo bianco che compongono la fontana hanno una dimensione maggiore di quella reale. I nudi rappresentano le allegorie dei quattro principali fiumi della Terra, uno per ciascuno dei continenti allora conosciuti, che nell'opera sono rappresentati come dei giganti in marmo che siedono appoggiati sullo scoglio centrale in travertino (opera di Giovan Maria Franchi del 1648): il Nilo (scolpito da Giacomo Antonio Fancelli nel 1650), il Gange (opera del 1651 di Claude Poussin), il Danubio (di Antonio Raggi nel 1650) e il Rio della Plata (di Francesco Baratta, del 1651).
Il disegno dei quattro colossi nudi che fungono da allegorie dei fiumi risalgono all'antico. I giganti del Bernini si muovono in gesti pieni di vita e con un'incontenibile esuberanza espressiva. Sull'antico, però, prevale l'invenzione del capriccioso. Così il Danubio indica uno dei due stemmi dei Pamphilj presenti sul monumento come a rappresentare l’autorità religiosa del pontefice sul mondo intero, il Nilo si copre il volto con un panneggio, facendo riferimento all'oscurità delle sue sorgenti, rimaste ignote fino alla fine del XIX secolo, il Rio della Plata, vicino al quale le monete simboleggiano il colore argenteo delle acque, il Gange con un lungo remo che suggerisce la navigabilità del fiume. Lo scultore ricerca uno studio più attento dei movimenti e delle espressioni, che l'artista varia al massimo.
Sulla fontana sono raffigurati sette animali, oltre alla colomba bronzea in cima all’obelisco ed ai delfinetti nello stemma dei Pamphilj (opera di Nicola Sale del 1649), disseminati attorno a tutta la fontana ed in stretta relazione, insieme alle piante, con le personificazioni dei fiumi: sul lato occidentale un cavallo esce dalla cavità delle rocce con le zampe anteriori sollevate nell’atto di slanciarsi in un galoppo sfrenato sulle pianure danubiane coperte di fiori che incoronano la testa del fiume; un gruppo di cactus e un coccodrillo dall’aspetto un po’ fantasioso che spunta dall’angolo settentrionale,vicino al Rio della Plata; un leone sul lato orientale che sbuca, come il cavallo, dalla cavità delle rocce per abbeverarsi ai piedi di una palma africana (realizzata da Giobatta Palombo nel 1650) che si innalza fino alla base dell’obelisco; un dragone che si avvolge intorno al remo tenuto dal Gange; e poi un serpente di terra striscia nella parte più alta, vicino alla base dell'obelisco, e infine un serpente di mare e un delfino (o un grosso pesce) nuotano nella vasca con le bocche aperte, avendo entrambi la funzione di inghiottitoio delle acque (un originale espediente).

Curiosità
La tradizione che vuole il Bernini rivale al contemporaneo Borromini, ha costruito la leggenda per la quale il personaggio che nella fontana impersona il Nilo alzerebbe la mano verso la prospiciente chiesa di S. Agnese - straordinaria opera del Borromini - in segno di difesa

Font: it.wikipedia.org/wiki/Fontana_dei_Quattro_Fiumi

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Roma - Italy

Roma - Italy

Fontana del Moro
La “Fontana del Moro”, tra le più antiche fontane rinascimentali di Roma, è una delle tre fontane monumentali di piazza Navona.
Subito dopo il restauro dell’acquedotto dell’”Aqua Virgo”, terminato nel 1570, furono iniziati i lavori per una ramificazione sotterranea secondaria del condotto, in modo da raggiungere l’area dell’antico Campo Marzio, tra le zone più popolose di Roma, e venne di conseguenza progettata anche l’edificazione di un certo numero di fontane. Tra le prime furono commissionate da papa Gregorio XIII, nel 1574, a Giacomo Della Porta, le due poste alle estremità di Piazza Navona (all’epoca “piazza in Agone”), di cui la Fontana del Moro è quella che si trova sul lato meridionale (quello rettilineo) della piazza.
Il progetto del Della Porta prevedeva una vasca marmorea a pianta mistilinea poggiata su due gradini, che poco dopo venne circoscritta da una cancellata[1]. Stesso progetto e stessi interventi anche per l’altra fontana della piazza, quella poi chiamata “del Nettuno”, all’estremità settentrionale.
Per la decorazione vennero usati i quattro tritoni che due anni prima erano stati realizzati (e non utilizzati) per la fontana di piazza del Popolo, insieme a gruppi rappresentanti un mascherone tra due delfini.
Il ”Moro”In occasione della realizzazione, al centro della piazza, della “Fontana dei Quattro Fiumi”, nel 1651 papa Innocenzo X affidò a Bernini anche l’ampliamento della fontana meridionale[2], con la rimozione dei gradini e della cancellata e la costruzione di una vasca esterna più ampia, della stessa forma di quella interna.
La grossa conchiglia (la "lumaca") con tre delfini, con cui Bernini ornò la fontana, non piacque al papa, che l’anno successivo trasferì l’intero gruppo in una villa sul Gianicolo. Un successivo tentativo incontrò finalmente il favore di Innocenzo X: una figura maschile che trattiene per la coda un delfino (un po’ troppo piccolo, in proporzione), che getta acqua dalla bocca, scolpito da Giovanni Antonio Mari. I tratti somatici della figura richiamano vagamente le caratteristiche di un uomo di colore, particolare che bastò per dare alla fontana il nome che conserva tuttora.
Secondo una versione tradizionale, per il volto del “Moro” Bernini si sarebbe ispirato alla statua di Pasquino (i cui tratti erano però anche allora alquanto rovinati), e questa circostanza potrebbe giustificare una sorta di “dispetto” fatto al papa, dato che le “statue parlanti”, e Pasquino in particolare, al cui collo mani ignote appendevano versetti satirici e feroci critiche alla classe dirigente, erano all’epoca una grossa preoccupazione per i nobili e il clero in generale.
Nel 1874, contemporaneamente alla realizzazione definitiva della fontana settentrionale di piazza Navona, tutti i gruppi scultorei della Fontana del Moro vennero rimossi e trasferiti e sostituiti da copie[. Solo in tempi recenti si è proceduto al loro restauro, ma gli originali sono stati utilizzati per altre fontane; i tritoni, in particolare, si trovano nella fontana del laghetto di Villa Borghese.
La notte del 3 settembre 2011 la fontana fu danneggiata da un atto vandalico, ma il successivo 16 settembre i lavori di restauro erano già stati completati[

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Roma - Italy

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Fontana del Nettuno
La Fontana del Nettuno di Roma, già nota come Fontana dei Calderai, è posta all'estremità settentrionale di Piazza Navona. Il vecchio nome le derivava dal fatto di trovarsi nei pressi dell’antico “vicolo dei Calderai” (o “Calderari”), una stradina occupata dalle botteghe di fabbri e venditori di padelle, pentole e stoviglie metalliche in genere.
L'opera deve il disegno e la realizzazione della sua vasca polilobata a Giacomo della Porta autore del bacino della Fontana del Moro posta all'estremità opposta della Piazza.
Giunta fino all'unità d'Italia senza alcun corredo scultoreo, per dare alla Fontana del Nettuno una similitudine stilistica con le altre fontane dell'area, viene varato nel 1878 un concorso per la realizzazione dell'apparato monumentale che vide vincitori Gregorio Zappalà e Antonio Della Bitta.

Il primo realizzerà il complesso decorativo a soggetto mitologico delle "Nereidi con putti e cavalli marini", il secondo il gruppo marmoreo "Nettuno lotta con una piovra" che riprende il tema dello scontro fisico che già nella fontana del Moro vede fronteggiarsi un etiope ed un delfino. L’attuale denominazione: “Fontana del Nettuno”, è dovuta, appunto, alla realizzazione dei due gruppi scultorei di Gregorio Zappalà e di Antonio Della Bitta.

The Neptun Fountain
The Neptune Fountain in Rome, formerly known as the Fountain of hot, and placed at the northern end of Piazza Navona. The old name was derived from the fact of being in the vicinity of the "Lane hot" (or "Calderari"), a lane occupied by the workshops of blacksmiths and sellers of pans, pots and pans in the metal genre.
The work must design and implementation of its poly-lobed tank to Giacomo della Porta author of the basin of the Fountain of the Moor placed at the opposite end of the square.
Come until the unification of Italy without any accompanying sculptural, to give the Fountain of Neptune, a similarity of style with the other fountains in the area, was launched in 1878 a competition to design the apparatus monumental saw winners Gregory Zappala and Antonio of the Bitta.

The first will make the overall decor of the mythological "Nereids with cherubs and sea horses", the second group of marbles "Neptune fight with an octopus" that echoes the theme of physical confrontation in the Fountain of the Moor that already sees confront an Ethiopian and a dolphin. The current name "Neptune Fountain", is due precisely to the creation of two groups of sculptures of Gregory Zappala and Antonio Della Bitta.

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Uploaded on Dec 30, 2011  |  Map

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