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Silenziosa nel caldo delle due del pomeriggio. Ombrosa e deserta mentre fuori le ombre non ci sono e i pochi turisti si riparano sotto i grandi alberi della piazza centrale di Cachi. Cachi è una cittadina di 5000 abitanti che incontri dopo essere disceso dall'altipiano del parque de los cardones. Lasciata la meraviglia di quelle alture si raggiunge un arido pianoro e si entra a Cachi. Per me è stata una breve sosta alla ricerca di un bancomat e di una bottiglia d'acqua. Non potevo però fare un rapido giretto per le strade assolate e così ho scoperto l'iglesia di San Jose'. Una chiesa del XVI secolo dipinta di bianco e costruita con la tecnica dell'adobe. Mattoni fatti di erba secca impastata con terra argillosa e acqua. Una tecnica antica quanto l'uomo e che mantiene edifici caldi d'inverno e freschi d'estate. E' vero. La chiesa è ombrosa e fresca. Il suo altare al fondo ti attrae, le sue statue ti fanno venire voglia di sederti a contemplare la semplicità del lavoro artigiano che ha prodotto questi piccoli capolavori. I colori pastello dell'altare mi hanno colpito molto e ho voluto scattare questa foto per dare l'impressione di cosa si provi ad entrare in una chiesa ombrosa sperduta nel sole del norte argentino. Una rapida tappa prima di ripartire, un altro ricordo da aggiungere ai molti altri che già sgomitano nella mia memoria. Ora si torna sulla polverosa routa 40 in direzione Cafayate. Ora riprende il viaggio.

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Uploaded on Mar 10, 2012  |  Map

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Una striscia d'asfalto

Una striscia d'asfalto

Ci troviamo di nuovo in Argentina dopo il lungo tour nel sud-ovest della Bolivia. Le cose sono cambiate, e in meglio. Dopo tanta polvere finalmente c'è l'asfalto sotto le ruote della nostra macchina. Non potete immaginare che sollievo dopo tanti chilometri passati fra buche, curve, guadi e strade sconnesse. Sotto la nostra macchina ora corre una rassicurante striscia nera che abbatte tutti i tempi di percorrenza e ci consente di goderci con più serenità il paesaggio. Dove stiamo andando? Ah si, giusto. Stiamo andando a Cafayate, città simbolo del vino argentino. Qui si producono il bianco torrentes e il rosso malbec (quest'ultimo però è di qualità minore rispetto a quello delle piane intorno a Mendoza). Immaginatevi le vigne a più di 2000 m di quota. Strano vero? In questa tiepida giornata di sole decidiamo di prendere a noleggio un auto per percorrere da soli questa strada. Questa striscia di asfalto allora rappresenta il più evidente dei cambiamenti che si notano quando si passa dalla Bolivia all'argentina. Qui ci troviamo a 3000 metri di quota e siamo all'interno dello stupendo Parque de los Cardones. Centinaia se non migliaia di cactus che costellano il paesaggio desolato di questo pianoro d'alta quota. Arrivando qui ci sembra di essere ritornati indietro ad Uyuni e di rivivere i momenti passati nel Parque Avaroa. Ora il mal d'altezza non ci sfiora nemmeno. Siamo abituati a quote ben superiori e l'acclimatamente è ormai totale. Scattiamo così qualche foto a questa strada che, diritta come un fuso, si perde nel paesaggio piatto che sta di fronte a noi. Poi alziamo gli occhi al cielo di un blu intensissimo e vediamo volteggiare ad un altezza vertiginosa quattro o forse cinque condor. I loro movimenti circolari sono inconfondibili e le loro dimensioni ci consentono di vederli anche da qui. E' sempre un emozione vederli comparire nel cielo. Il silenzio è rotto solo dal passaggio di pochissime automobili. Che pace che c'è qui. Abbiamo appena raggiunto la cima di una lunga salita che ci ha fatto attraversare una valle stupenda. Ora scenderemo verso Cachi e Molinos, prenderemo la famosa Routa 40 e raggiungeremo Cafayate, Almeno 6 ore di macchina ci aspettano. E' ora di ripartire. E' ora di scendere dalle montagne e di tornare negli stupendi canyon aridi del norte argentino.
Che meraviglia !

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Uploaded on Mar 3, 2012  |  Map

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La tavolozza dei colori

La tavolozza dei colori

Prima sosta nel lungo giro di tre giorni nell'altipiano boliviano. Prima grande emozione nel vedere il gioco dell'acqua piovana che si mescola con la terra ocra e rossa di questo pianoro a 3600 metri di quota. Guardare per credere !

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Uploaded on Feb 19, 2012  |  Map

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Eveline

Eveline

Finalmente le toccavamo. Erano le Ande. Ci camminavamo a fianco percorrendo strade pietrose con la jeep. Avevamo gli occhi pieni di quei paesaggi così unici e desolati. Poco abituati all'immensità delle cose noi europei. Troppo involuti nel nostro micromondo fatto di cose tanto sofisticate quanto vuote di senso. Così è stato sbalorditivo scoprire che nella nostra esplorazione del sud ovest della Bolivia in un certo senso contemporaneamente stavamo percorrendo le lande misteriose del sud ovest del nostro cuore. Un luogo poco esplorato, spesso dimenticato ma che contiene cose importanti come la nostra attitudine al silenzio, il desiderio di fermarsi a sedere su una roccia per contemplare la natura, il bisogno di ascoltare se stessi attraverso il battito del nostro rosso muscolo cardiaco. E nel mezzo di tutto questo grumo di sentimenti profondi vulcani, lagune, paesini cresciuti intorno a una miniera, gente semplice e lama. Un paesaggio che con il passare dei chilometri diventa familiare, diventa normale, diventa tuo. E' per questo che ho trovato così naturale e spontaneo arrivare in quel paesino cresciuto fra le colate di lava modellate dal vento forte delle Ande. E' per questo che ho trovato naturale e profondamente giusto guardare negli occhi Eveline mentre mi osservava stando sulla porta di casa sua.. Occhi a mandorla che sanno tanto di Asia, che mistero e che racconti di migrazioni di popoli annidati in quel semplice tratto somatico. Eveline. 4 anni. Un sorriso da denti da latte, bellissimo, e due occhi che sanno ridere anch'essi ma che allo stesso tempo ti svelano la profondità delle cose semplici. Eveline con cui ho giocato tutta la sera usando solamente una palla, un manico di scopa e una vecchia camera d'aria di una bicicletta che ormai non pedala più da anni. Che giochi semplici, che gioia negli occhi di Eveline e di suo fratello di 9 anni.
Eveline che forse non andrà mai a scuola ma che in fondo ne saprà più di tutti noi sull'essenza della vita. Eveline che non è mai uscita dal cortile di casa sua e che vive circondata da antichi vulcani e da cieli immensi. Come si tocca con mano il suo isolamento dal mondo e come mi è dolorosamente chiaro che il suo futuro è già scritto a 4 anni. Forse farà il pastore e di certo sarà quasi analfabeta. Analfabeta. Una parola terribilmente degradante per noi europei istruiti e pieni di opportunità. Analfabeta che però qui è una constatazione di una distanza che viene però bilanciata dalla capacità innata dei popoli cresciuti ai confini del mondo di scrivere grandi racconti soltanto offrendoti il loro sguardo. Io ho conosciuto Eveline e mi ritengo fortunato. Lei mi ha anche permesso di scattarle questa foto dove osserva incuriosità quella cosa nera che ha scoperto essere una macchina fotografica. Osserva anche il mio cavalletto che credeva servisse per pescare e osserva me donandomi tutta la sua semplicità di bambina e tutta la potente mistica contemplativa del popolo boliviano degli altipiani. E' stato naturale incontrarci qui. E' stato naturale.

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Uploaded on Feb 18, 2012  |  Map

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Il riposo sulle altezze

Il riposo sulle altezze

E' questa la traduzione dalla lingua quechua di Samaipata. Una cittadina di 2000 abitanti a 1650 metri di quota. Le prime propaggini delle ande, della cordigliera reale per la precisione, la proteggono dall'opprimente calura della piana in cui si trova Santa Cruz della Sierra. Qui, luogo di villeggiatura e zona di importanti santuari della natura come il parco Amboro, il ritmo della giornata scorre lento. Nei dintorni di Samaipata si trova il sito archeologico chiamato El fuerte un area religiosa di origine pre-incaica. Questo luogo fu infatti usato dalla popolazione Mojocoyas a partire dal 300 d.C. Qui risiede la più grande roccia scolpita dall'uomo esistente al mondo. Mentre risalivamo a piedi la collina i nostri occhi hanno individuato per la prima volta nel nostro lungo viaggio sud americano piccoli puntini neri alti nel cielo. Piano piano i loro cerchi nel cielo si facevano sempre più bassi e vicini a noi fino a che abbiamo avuto la possibilità di osservare 3 condor a pochissime centinaia di metri da noi. Uno spettacolo che ancora oggi porto nel cuore. Animali enormi che con le ali ferme e con impercettibili movimenti ruotano nel cielo. Stupendo.

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Uploaded on Feb 8, 2012  |  Map

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