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Trasferimenti. Chiesa di Cristo Re, Racei Nova (1966-68)               Ex-Set: La Mia Vicenza | by siro.gassamigli
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Trasferimenti. Chiesa di Cristo Re, Racei Nova (1966-68) Ex-Set: La Mia Vicenza

Nella Chiesa di Cristo Re in Borgo Scroffa, che i parrocchiani hanno sempre chiamato “Racei Nova” si possono ammirare l’altare e il crocifisso che si vedono nella foto.

L’altare barocco del Bonazza, prima metà del XVIII sec., proviene dalla chiesa vecchia di Araceli, ove non era però visibile, trovandosi posto dietro il più grande altar maggiore. Qui era giunto dalla cappella privata dei conti Scroffa, che sorgeva un tempo in viale Madonna di Reggio. La parrocchia lo acquisì per donazione nel 1836.

 

(Da qui ho ridotto e riadattato il racconto dell’amico scrittore Lucio Panozzo. Vedi poi sotto…)

Più complicata è la storia del crocifisso, anch’esso proveniente dall’Araceli Vecchia.

Tutto comincia con il terremoto del 1117 che provoca una grossa frana in Valdastico, tale da bloccare, all’altezza di Casotto, il corso del torrente e formare così un lago del tipo detto appunto di frana. Nel 1268 una terribile piena dell’Astico riesce a sfondare la diga naturale. A Settecà di Forni la chiesa viene distrutta dalla furia delle acque e il crocifisso prende la via della pianura. Al suo approdo dalle nostre parti viene ospitato dai frati del convento di San Vito, i quali attribuendo il suo arrivo ad un evento portentoso si guardarono bene dal restituirlo. Vane furono le proteste dei

legittimi proprietari, che, alla fine, accettarono una brutta copia del manufatto che gli illegittimi possessori fecero approntare in fretta e furia pur di liberarsi delle loro lamentele.

Per una trentina d’anni il secondo crocifisso passò a Settecà di casa in casa, finché fu bruciato dal parroco, perché usurato dal tempo e dall’incuria. La chiesa distrutta non fu mai più ricostruita.

(Da “Cronache di contrà delle Fontanelle” di Lucio Panozzo. Editrice Veneta. 2001 Vicenza)

 

Dopo esser passato di chiesa in chiesa (4) il crocifisso è ora esposto permanentemente, come si vede nella foto.

Ricordo che quando ancora lo si chiamava “miracoloso”, non so se per le sue vicende, o per le sue proprietà prodigiose, veniva mostrato con parsimonia, come si conviene ad un oggetto propiziatore di grazie e perciò intangibile e misterioso.

 

Araceli Vecchia:

www.flickr.com/photos/25262919@N04/2647262094/in/set-7215...

  

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Taken on September 21, 2009