Ci sono momenti in cui ti ritrovi improvvisamente consapevole di essere rinchiuso in una boccia di vetro. Sbatti le pinne lievemente, sospingendoti placido in rassicuranti movimenti concentrici un giorno dopo l'altro, senza nessuna aspettativa, insensibile alle pretese. Come un criceto sulla ruota percorri chilometri annaspando, sfidando tè stesso, rincorrendo un punto prospettico immobile, per poi scendere da quell'aggeggio e ritrovarti esattamente dove eri salito, basito e allora cominci a porti delle domande, a volere delle risposte e ti accorgi che correre per il gusto di farlo non basta più ma, più che la frustrante ruota del roditore il vero problema è senz'altro ritrovarsi nella boccia di vetro, quando la tua prospettiva verso l'esterno è pateticamente chiusa e deformata. Così ti ritrovi a saltellare senza criterio fuori dall'acqua in preda ad un istinto primitivo e illogico dettato unicamente dal capriccio di volere e sapere a tutti i costi. Continui a saltare finché riesci a uscire dalla boccia e ti ritrovi spiaccicato su un gelido piano di marmo. Eccoti lì, nella tua nuova realtà, tanto bramata, tanto voluta. Ti accorgi che non era come pensavi. Non c'è aria per te e mentre boccheggi guardi la tua piccola boccia di vetro. La rimpiangi e la odi per la prospettiva distorta e ingannevole che ti regalava e non ricordi nemmeno quale abbaglio ti abbia spinto a uscire ma il tuo cuore smetterà di battere libero e finalmente consapevole di ciò che poteva solo immaginare.
Giordana Ungaro