L’orto, e il giardino in senso lato, un luogo ideale per intrecciare tutta una serie di scambi con la natura, l’ambiente e la comunità. Qui si trovano le foto relative al sito internet www.ortidipace.org e alla Rete Orti di Pace.
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MANIFESTO PER UNA RETE DI ORTI DI PACE

Chiunque, nel rispetto dell’ambiente, coltivi la terra lavora anche per la pace. Anche quando i conflitti mettono a repentaglio la sopravvivenza, e li chiamano per questo orti di guerra, sono sempre e comunque orti di pace.

In questo momento storico, in cui i fondamenti stessi dell’economia vengono rimessi in discussione, e il concetto di cosa abbia valore cambia al punto che i terreni agricoli cominciano a venire considerati un bene rifugio, è arrivato il momento di annodare una rete tra tutti noi che crediamo che lavorare la terra in modo organico sia cosa bella e buona.

Occorre imparare di nuovo l’abbiccì del rapporto con la Natura. Per questo siamo partiti dagli orti scolastici: aule all’aperto dove apprendere un modo di stare al mondo per cui, anziché semplici consumatori, diventiamo creatori di vita, e nella pratica di una possibile autosufficienza apprendiamo il respiro della libertà interiore. Un giardino, un bosco, un orto trasformano la scuola in qualcosa di vivo di cui prendersi cura.

Partiti dalla scuola, abbiamo poi esteso la nostra attenzione agli orti terapeutici, carcerari, sociali: spazi dove ci si prende cura di fiori e ortaggi scoprendo al contempo nell’orto un luogo ideale dove intrecciare tutta una serie di scambi con la natura, l’ambiente e la comunità, coltivando intanto la pace interiore.

L’orto resta tuttavia il modello privilegiato da noi proposto: perché permette di optare per un modello economico meno instabile, meno fondato sulla rapina di risorse non rinnovabili e quindi limitate. Coltivare un orto è una piccola azione di pace.

Proponiamo la costituzione di una Rete di Orti di Pace nell’intento di tenerci in contatto, scambiare informazioni sulle varie iniziative. E anche, non ultimo, renderci conto di quanto poco siamo isolati nel gesto di coltivare il nostro comune giardino dall’umile nome di terra.
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In inglese

TOWARDS A NETWORK OF GARDENS FOR PEACE


Everyone who works the land and respects the environment is also working for peace. Even victory gardens, as they are called when conflict jeopardises our very survival, are still, and always will be, gardens for peace.

At this historic juncture, when the very foundations of our economy are being called into question and notions of value are changing to such an extent that land is beginning to be seen as a more secure asset, the time has come to create a network among all of us who believe that organic farming is good, as well as serving to preserve beauty and health.

There is a need to get back to basics, to relearn the ABC of our relationship with Nature. This is precisely why we started with school gardens: open-air classrooms for learning a new way of being through which, instead of remaining mere consumers, we can become co-creators of life. And, by practising self-sufficiency as much as possible, heed the pulse of inner freedom. A garden, a thicket, a vegetable-patch transform schools into something living, something to be taken care of.

From schools we started looking further afield - to therapeutical gardens, community gardens, gardens within prisons: spaces where, at the same time as tending flowers and vegetables, the garden can be discovered as an ideal place for building a whole network of relations between Nature, the environment and the community, as well as helping to nurture inner peace.

We thus propose the establishment of a Gardens for Peace Network with the aim of keeping in contact and sharing information on a variety of initiatives. And, last but not least, to help us realise that we are very far from isolated in our desire to cultivate this common garden of ours which bears the humble name of Earth.

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October 2008
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