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Chi è Mr. Kurtz
Nasce nel 1959 in un piccolo paese della provincia italiana. Presto si sposta con la famiglia in città; una città solo in apparenza, un grande paese nella realtà, Reggio Emilia.
Studia con modesto interesse nelle scuole dell’obbligo, con entusiasmo fino all’università, conserva però un bellissimo ricordo dei tre anni delle Medie, dove nelle interminabili ore di matematica disegna e abbozza le prime storie a fumetti. Dopo la laurea per anni esercita con passione e discreto successo la professione di grafico pubblicitario il caso vuole che questo avvenga sempre in altre città. Scopre così, che sono migliaia i mestieri in cui gli uomini consumano la propria intelligenza, ma nella professione di grafico l’unica cosa da imparare alla svelta è che anche la verità più abietta deve essere mimetizzata e presto si riconosce nella frase di un grande maestro, Jacques Séguéla: «Ne dites pas à ma mère que je suis dans la publicité... Elle me croit pianiste dans un bordel».
Se deve dare una definizione di sé, come tutti forse, si trova in imbarazzo, ma ciò che gli è sempre sembrato più accettabile e interessante sono le passioni con cui ha condito la sua vita. Passioni che ha curato con la meticolosità di una professione, perché una sola cosa gli sembra insopportabile, la superficialità. Con passione ha vissuto uno sport, meglio, lo Sport, il Rugby dove la squadra conta più del singolo, dove il rispetto, anche dell’avversario, conta più del risultato e questo fino a che un Trequarti di un’altra squadra lo ha placcato in modo poco ortodosso, provocandogli seri problemi di schiena e costringendolo all’ausilio del bastone per camminare. Ciò che gli è pesato più di tutto non è stata l’irregolarità dello stupido bestione, quanto la disonestà a cui alcuni sono disposti pur di raggiungere il risultato, le scorciatoie dei furbetti a cui lui non si abituerà mai. Così quando il dottore gli diagnosticò la frattura di una vertebra, Mr. Kurtz pensò invece alla magia che si era rotta dentro di sé già da qualche tempo e alla fine, l’addio a questo sport, gli costò meno di quanto si aspettasse. Altra passione che ha curato, da sempre, con particolare riguardo è la lettura, per la possibilità di astrarsi dal mondo e dargli un senso. Si considera un lettore lento ma vorace e fin da giovane scopre il piacere di viaggiare con la testa prima ancora che con il corpo; gli adulti avevano il compito di trattare con le cose vere della vita, lui fin da bambino può permettersi il lusso di crearsi un Golem per il suo piacere, per affrontare il mondo e questo senza nessun senso di colpa. Poi, grazie ai buoni maestri incontrati scopre che da sempre l’uomo ha utilizzato le immagini, le rappresentazioni, come agenti mediatori per l’antico processo della simulazione, del racconto, ombre di idee, come le chiamava Giordano Bruno o come in letteratura dove si insegna a varcare i limiti, perché una storia non è fatta solo di ciò che è successo, ma anche di ciò che è potenzialmente possibile e spesso il plausibile è più affascinante della realtà. Il plausibile ha a che fare con il nostro senso di utopia che è come il viaggio, vorremmo non terminasse mai; vorremmo non arrivare mai e che sempre ricominciasse. Questo però non vuol dire che Mr. Kurtz si consideri un grande viaggiatore, al contrario ritiene il turismo un po’ immorale, perché ha ridotto il mondo ad una grande Disneyland senza confini, dove dallo shopping di alcuni, dipende la vita di altri. Forse per questo non ha mai seguito le mode dei viaggi esotici o dei territori inesplorati, piuttosto che fingersi esploratore apprezza la città con la sua possibilità di spaesamento, la perdita di confini, fino a sentirsi straniero anche in casa propria e il moto all’interno di essa sono la nostra riserva di emozioni, motion for emotion. Tutto questo può accadere però solo a patto che ci si lasci contaminare, ovvero essere disposti a perdersi, errare, vagabondare, perché la mappa degli itinerari teorici ed emozionali è infinita. A patto si accetti la realtà, la nostra realtà più consolidata, quanto le sue alternative, come quando don Chisciotte raccontando delle meraviglie viste nella caverna di Montesino, che Sancho definisce semplici fandonie, si limita a rispondere: Potrebbe anche essere.
Per questo stesso senso di possibilità anni fa ha abbandonato la fotografia, non vi trovava nulla se non la menzogna.
Infine c’è chi ostenta di aver molto amato e chi si accusa di essere incapace di amare, di entrambe diffida, ritiene infatti siano nell’uno e nell’altro caso, banale teatralità; Mr. Kurtz ha avuto solo due donne fondamentali nella sua vita, una di queste è sua figlia; l’altra non è sua madre, One love / One blood / One life … per dirla con gli U2.
«Questi sono i miei principi. Se non ti piacciono ne ho altri» Groucho Marx
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- Name:
- Mr. Kurtz
- Joined:
- September 2011
- I am:
- Male and Taken