"IL RISCHIO DI PENSARE IN DIGITALE"

Un tempo le stampe colore, per arrivare nelle mani di chi aveva scattato le
foto, impiegavano mediamente tre o quattro interminabili giorni durante i
quali l'attesa diventava a volte, in rapporto con l'importanza delle foto o
alla curiosità del fotografo, interminabile e questo lo aveva ben capito la
Polaroid che dell'immediatezza fece letteralmente la propria fortuna.
Quando comparvero i Minilab, i costosissimi sistemi concepiti per rendere
autonomi i fotonegozianti e sganciarli quindi dai tempi morti inevitabili se
il servizio era vincolato ai laboratori esterni, comparvero anche i cartelli
vetrina che pubblicizzavano a caratteri cubitali la drastica riduzione dei
tempi di consegna delle foto.
Ricordo che sui primi si leggeva “Foto in 4 ore” che, rapportate alle
precedenti 72, costituivano un bel traguardo.
Abituati come si era a dover attendere almeno tre giorni, l'idea di
consegnare un rullo prima di andare in ufficio e poter ritirare le brave
stampette nella pausa pranzo contribuì ad incentivare non di poco gli
introiti di coloro tra i fotonegozianti che avevano deciso di investire 150 e
passa milioni per un Minilab.
Chi in questi aggeggi infernali non ci aveva creduto vide rapidamente
crollare il lavoro di sviluppo e stampa che andava sotto il nome di “stampa
dilettanti” ma, come si sa, l'appetito viene mangiando e dal momento
dell'apparizione dei Minilab fu tutto un rincorrersi in nome non certo della
qualità ma della rapidità.
I cartelli vetrina riportavano tempi sempre più ridotti, dalle quattro ore si
passò presto alle due per poi arrivare al traguardo dell'ora e scendere
successivamente addirittura ai minuti che divennero dapprima 60 e
successivamente 45.
Il digitale infine è calato come una mannaia a ridurre ancora i tempi ed
oggi le stampe si possono anche attendere direttamente in negozio o al
massimo tra la consegna della scheda ed il ritiro delle stampe c'è giusto il
tempo per un caffè e la velocità e l'immediatezza molto hanno contato
nella fulminea avanzata delle nuove tecnologie.
Tutto, sempre e sempre di più in nome del “Dio Tempo” che tutto comanda
e da cui tutto dipende anche, ripeto, a discapito della qualità e spesso
anche della serenità depredandoci di uno dei condimenti più saporiti che la
Vita ci riserba e cioè dell'attesa.
Attenzione però a questa forma di globalizzazione mentale perchè stiamo
lentamente iniziando anche a pensare in digitale: tre ore per un certificato
sono un'eternità, mezza giornata d'officina per cambiare le pastiglie dei
freni e rettificare i dischi è inaccettabile, le tre nuove ottiche
importantissime presentate da Leica in Photokina sono meravigliose ma le
prove dove sono? E questa rivoluzionaria S2 è mai possibile che se ne parli
soltanto e nessuno l'abbia ancora presa in mano?
Forse è necessario fare mentalmente un Ctrl+Alt+Del, resettare il cervello
una volta per tutte e ritornare al gusto dolce dell'attesa: “attendre c'est la
vie” scriveva V.Hugo ed è un concetto che ben si addice anche ai nostri
giorni perchè tutto sommato si vive meglio e forse anche più a lungo.

di Roberto Piero Ottavi

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Lorenzo
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fotografo
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