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[ideebn] The Americans: Robert Frank
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"Quel senso di pazzia che c’è in America quando il sole scotta sulle strade e viene musica dal juke-box o da un vicino funerale..."

e' online qui
Originally posted at 12:34AM, 31 January 2008 PDT
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mirkoBOT 0.9.1 (a group admin) edited this topic 2 months ago.
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Rosa Maria Puglisi ci parla approfonditamente del libro di Robert Frank e delle nuove edizioni americana ed italiana.
Posted 2 months ago.
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Le foto di Robert frank sono splendide...
quasi quasi ci faccio un pensierino :-)
Posted 2 months ago.
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pensierino.... lo ripubblicano, che fai, non lo compri???
Posted 2 months ago.
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me l ha regalato un'amica :)))))))))))
oleeeeeeeeeee
Posted 2 months ago.
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aspettavo con ansia questo momento....finalmente il libro è arrivato nelle librerie.....un paio d'ore fa c'è l'avevo tra le mani.... non so a voi però preferirei avere l'edizione inglese costa 30 euro contro le 39 ied.contrasto (ovviamente da aggiungere le spese postali) ...la scritta americani non mi convince ...forse è soltanto paranoia, però....
l'ho sfogliato di fretta comunque l'edizione mi pare buona e sicuramente vale la pena comprarlo....
Posted 6 weeks ago.
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I ragazzi che hanno la (s)ventura di fare il corso di reportage con me credo che Robert Frank e il suo The Americans li ricordino come un incubo, in quanto costituiscono un momento a dir poco fondamentale del corso. Ma stamattina leggendo questa pagina mi chiedevo perché chi ha scritto è così entusiasta? Ovvero quali sono le valutazioni che vi hanno spinto a parlare in termini tanto lusinghieri di questo volume? Quali sono i motivi che vi spingeranno ad acquistarlo?
Mi rendo conto che possa apparire una domanda un po' stupida, ma avendo lavorato a lungo su questo libro, ho perso la possibilità di percepirlo come se fosse la prima volta che lo vedo o ne sento parlare... ma quella sensazione mi piacerebbe riviverla attraverso le vostre parole.
Sandro
Posted 6 weeks ago.
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Per me e' un ricordo legato alla scoperta degli autori della beat-generation, Kerouac in testa, avvenuta a meta' anni '70, iniziando da "sulla strada", e forse casualmente avvenuto in contemporaneae ai primi passi nel mondo della fotografia, complice la prima reflex.
Ovvio che sfogliare le immagini di Robert Frank fosse il naturale complemento
Oggi devo dire che le riguardo con un po' di nostalgia e con molto piu' senso critico, appaiono datate si (almeno in senso fotografico), ma credo che per certi versi mantengano intatto e riescano a trasmettere comunque l'atmosfera di quegli anni e il mito dell'"on the road"
Originally posted 6 weeks ago.
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Mario M. edited this topic 6 weeks ago.
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Grazie Mario...
Sandro
Posted 6 weeks ago.
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datate?
uf, non capisco una fava.
datate?
magari riuscire a scattarne mezza, magari riuscire a vivere quello spirito oggi, del fregarsene, del girare per la vasta, piccola europa scrivendo e fotografando rulli su rulli, seguir solo impulsi e allucinazioni...
burroughs,frrrrrr
datemi l'interzona vi prego
Posted 6 weeks ago.
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pH, ho detto datate nel senso fotografico, non a tutto tondo :)
poi quello spirito che tu citi oggi non esiste piu', almeno in senso generazionale, bisogna farsene una ragione, oggi c'e' ryan-air e l'erasmus ... non so se mi spiego :D
Originally posted 6 weeks ago.
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Mario M. edited this topic 6 weeks ago.
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eh, spiegami cos'è "datato" in senso fotografico, che davvero non mi spiego l'aggettivo riferito a frank...
re: lo spirito....
oh tempora oh mores
LOL
Posted 6 weeks ago.
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pH, oggi studiavo con gli alunni il progetto della Bauhaus e riflettevo che oggi sarebbe una costruzione anonima, come tante altre in europa ... eppure e' il manifesto del razionalismo europeo, bisogna contestualizzare.
qua' c'e' gente molto piu' competente di me e ho paura di non esser all'altezza, pero' prova a prender l'analogo odierno di Frank e confronta le foto ... guardiamo come sono differenti, come e' cambiato l'approccio, e' sbagliato dire/pensare ad un evoluzione stilistica? e' sbagliato dire che la fotografia e in particolare il reportage di strada ha subito un evoluzione stilistica?
magari Sandro puo' illuminarci in questo senso
Originally posted 6 weeks ago.
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Mario M. edited this topic 6 weeks ago.
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Credo che, da un certo punto di vista, il lavoro di Robert Frank sia molto vicino a quello dei fotografi dell'FSA come Lewis Hine o Dorothy Lange, i quali puntavano i loro obiettivi su un'America che faceva fatica a riconoscersi rispetto all'iconografia ufficiale. Oggi, molte di quelle immagini ci sembrano scontate perché i media ci hanno assuefatti rispetto all'orrore della condizione umana. Ma provate ad immaginare l'impatto che dovevano avere le immagini di Robert Frank su un americano medio borghese nel momento in cui sono state pubblicate a Parigi.
Io credo che Robert Frank fosse perfettamente cosciente del suo operato mentre era "on the road" e macinava metri e metri di pellicola fotografica. Sicuramente era ben cosciente delle intenzioni già prima di partire, non nel senso che avesse già in mente un libro fotografico, ma nel senso che l'intenzione di fotografare non poteva che essere quella che traspare dal suo lavoro. Un'intenzione "ingenua", come può e deve essere ingenuo lo sguardo di chi vuole documentare, ma al tempo stesso forte, decisa, profonda, cinica anche.
Personalmente trovo affascinante The Americans, pur avendone visto poche immagini solo su riviste o su internet. E non credo che questo fascino sia legato solo all'estetica delle immagini (che è comunque molto forte) o all'età (in base al principio per cui qualsiasi foto sufficientemente "vecchia" acquista un suo fascino evocativo). Credo che sia dovuto all'intenzione "ingenua" di cui parlavo prima.
La mia sensazione è che oggi la "Street Photography" stia andando sempre più verso un'estetica pura, dove è l'armonia interna all'immagine a renderla autosufficiente, abbandonando ogni pretesa di reportage o documentazione. L'estremo della Street moderna è quella corrente in cui anche l'estetica viene vista come un artificio.
Allo stesso tempo, il reportage ha sempre più bisogno di attingere ad elementi estetici e di bellezza per elevarsi al rango di "fotografia vera", altrimenti rischia di rimanere materiale buono al massimo per pagina 38 di un quotidiano nazionale.
A questo punto mi fermo perché credo di avervi tediato già abbastanza :)
Posted 6 weeks ago.
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Concordo assolutamente con Mirko, in particolare sul parallelo con i fotografi della FSA, e con la straight photography in genere.
Però la differenza di "the Americans" è sostanziale, rispetto a loro: Il libro di Frank (che non ho ancora comprato, ma rimedierò al volo, possibilmente in edizione inglese, senza che la contrasto me ne voglia) credo sia uno degli esempi più alti di documento sociale di un'America profonda, che si trasforma radicalmente dopo la guerra, e che, nelle immagini proposte da Frank, contrasta palesemente con quello che era il "sogno americano".
In particolare, Frank struttura il libro, superando il concetto della foto come documento singolo, ma creando un vero e proprio reportage sociale.
Secondo me il fascino del libro è sia nel discorso omogeneo che propone (libro, appunto, e non collezione di foto) che nelle foto assolutamente geniali, con quelle simbologie forti, la cui "invadenza" nei confronti delle persone produce un forte senso di straniamento, come nella famosissima foto della parata di Hoboken

oppure in quest'altra foto:

o lo straniamento dato da una semplice strada vuota, come infinite altre strade della provincia americana:

La cosa curiosa è che, pensando a questo (The Americans, non la strada vuota), mi viene in mente un altro fotografo, diversissimo da Frank, che più o meno negli stessi anni faceva un giro documentario per l'America, accompagnato da Truman Capote, ed era Cartier-Bresson: la differenza è che lui, il libro (nelle intenzioni simile a quello di Frank) non l'ha fatto, almeno NON come reportage strutturato di un unico viaggio, ma ha fatto, moltissimi anni più tardi, una selezione delle sue foto americane dal 1930 al 1960 e passa, e ha tirato fuori "America in passing".
Originally posted 6 weeks ago.
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Mario [Pr] edited this topic 6 weeks ago.
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p.s. comprato ORA su amazon UK :-)
Posted 6 weeks ago.
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mi sembra di capire che Mario ha terminato tutta la documentazione del 15 maggio!!
:-)))
Posted 6 weeks ago.
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oh
ma quanto costa!???
ok letto!
Originally posted 6 weeks ago.
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*pandora* edited this topic 6 weeks ago.
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l'ho pagato 17 euro, posta aerea inclusa da UK. speriamo che arrivi (ho avuto un'esperienza a ca%%o con la royal mail che mi si è ciulata un obiettivo ... )
Posted 6 weeks ago.
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Mario [Pr], non mi dire così, che sto aspettando dei libri da amazon.uk...
Posted 6 weeks ago.
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@giuli@ suppongo e spero che la mia sia stata una sgradevole una tantum ... comunque il venditore su ebay mi ha ridato i soldi, incluse le spese di spedizione, cosa non dovuta tantopiù considerando che NON avevo (per caso, e sbagliando) chiesto al spedizione assicurata ...
Originally posted 6 weeks ago.
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Mario [Pr] edited this topic 6 weeks ago.
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Mario [Pr], grazie dell'info.
agli altri, scusate l'off topic :)
Posted 6 weeks ago.
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@*pandora* Mario io ?
Posted 6 weeks ago.
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grossa invidia per BN rispetto a fds, right here right now.
;)
Posted 6 weeks ago.
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Tornando alla domanda di Sandro e alle risposte che a quella sono state date...
Personalmente credo che "The Americans" sia semplicemente una pietra miliare nella storia della fotografia. Al di là dei gusti fotografici di ognuno di noi e di quello che ciascuno può trovare attraente: il mito dell'"on the road" piuttosto che il rinnovamento estetico del reportage sociale (meglio chiamarlo sociologico?), la struttura del racconto fotografico proposto in un libro, o la presunta "ingenuità" di quei scatti...
La mia affermazione rischia di sembrare categorica, ma ciò non toglie che sia la pura verità e che altro potrei aggiungere a sostegno di questo se non ciò che ho già scritto altrove? Vedi link sopra segnalato da Mirko.
Forse però potrei aggiungere qualcosina.
Frank non faceva foto "ingenue". E non era un principiante dallo sguardo limpido mai sfiorato dalle malizie (o dalle malie) delle immagini estetizzanti.
Dal suo arrivo nel '47 negli States aveva già lavorato come fotografo di moda per Vogue e Harper's Bazaar, ma anche come reporter per Fortune. Riviste queste che sono state fucine di grandi fotografi, ma che sicuramente nel '55 non avrebbero pubblicato quel lavoro di Frank, che pure aveva lavorato per loro.
Ma che cos'è quella che Mirko definisce "estetica pura" e che riscontra nei reportage di oggi, se non il tentativo - spesso purtroppo anche abbastanza riuscito - di ridurre a stilemi e di trasformare in "formalismo" proprio quegli elementi che della fotografia di Frank erano un'assoluta innovazione dal punto di vista estetico: l'uso della sfocatura, della grana, di una contrazione del range tonale a scopi espressivi, come di un'immagine compositivamente "aperta". Persino l'apparente irrilevanza dei soggetti (che oggi mi pare di gran moda).
Proporrei di fare un distinguo fra "estetica" (vox media che può significare di tutto) e "mera estetizzazione" (che significa solo "esibizione virtuosistica fine a se stessa")!
p.s.
Esiste un'immagine di Dorothea Lange ( "The Road West, New Mexico" del 1938) molto simile a "Us 258, New Mexico" di Frank (l'ultima postata da Mario [Pr]. Simile nel senso che la ricorda: ritrae indiscutibilmente una situazione analoga in un luogo analogo. Il messaggio però che ne ricaviamo non si può dire sia lo stesso.
A riguardo vi rimanderei al libro di Geoff Dyer "L'infinito istante", che consiglio vivamente in toto.
Originally posted 6 weeks ago.
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specchioincerto edited this topic 6 weeks ago.
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@specchioincerto Si, appunto, L'infinito istante, forse il più bel libro sulla fotografia mai scritto :-)
Posted 6 weeks ago.
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L'ho appena ordinato su amazon.com...
Non vedo l'ora che arrivi... :-P
Posted 6 weeks ago.
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Mario [Pr] grazie per l'info.
Posted 6 weeks ago.
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Ph,nessuna invidia.
:)
Posted 6 weeks ago.
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pH, nessuna invidia, sono due pool diversi (molto) con (a volte) interessanti connessioni (posso dire sinergie?)
forse l'unico difetto che avete e' che andate via a scolare la pasta troppo spesso :)))))))))))
Posted 6 weeks ago.
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Per chi ha voglia di viaggiare nel
2009
Looking In: Robert Frank's "The Americans"
National Gallery of Art—November 23, 2008–March 1, 2009
San Francisco Museum of Modern Art—May 17–August 23, 2009
Metropolitan Museum of Art—September 20–December 27, 2009
First released in 1958, Robert Frank's The Americans is one of the most important photography books published since World War II. Including 83 photographs made in 1955 and 1956 while Frank (b. 1924) traveled around the United States, the book looked beneath the surface of American life to reveal a profound sense of alienation, angst, and loneliness. With these prescient photographs, Frank redefined the icons of America, noting that cars, jukeboxes, gas stations, diners, and even the road itself were telling symbols of contemporary life. Frank's style—seemingly loose, casual compositions, with often rough, blurred, out-of-focus foregrounds and tilted horizons—was just as controversial and influential as his subject matter. The exhibition celebrates the 50th anniversary of the book's publication by providing a detailed examination of its construction and its impact on Frank's later work.
The exhibition is organized by the National Gallery of Art, Washington.
The exhibition catalogue is published with the assistance of The Getty Foundation.
Originally posted 7 days ago.
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roberto_berna edited this topic 7 days ago.
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Mirko BOT 91 mi trovo in accordo con te, innanzitutto perche come te non posseggo The Americans ma me lo sono guardato online molte volte, si possono trovare degli slide su youtube facilmente, si, le analogie con Lange e company certo che ci sono, ma come non potrebbero esserci? Innanzitutto perchè non credo che a quel tempo si pensasse la street come street, quello era il modo di "vedere" ai fini documentativi, oggi la street è sempre più ricerca estetica, non documentazione per molti street è ricercare per forza in una foto qualche cosa di inconsueto di contrastante, spero mi sia spiegato.
Ieri guardavo una veccha intervista a Winogrand è lui diceva proprio questo, la ricerca documentativa bidimensionale.
Nella foto che lui discuteva si vedevano dei soggetti umani contrapposti ad un sipario ad una platea o qualche cosa del genere e lui sottolineava proprio la bidimensionalità dell'evento...
Sta succedendo qualche cosa non so che cosa non so se succederà... Il bello dell'attimo qualsiasi esso sia,
Io interpreto in questa chiave questi grandi documentaristi, gente che ha visto la macchina fotografica come un mezzo per rappresentare se stessi attraverso tutto il resto, ma allo stesso tempo ha rappresentato tutto il resto....
Originally posted 6 days ago.
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vito72 edited this topic 6 days ago.
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Piccola Curiosità: Nella scena finale di Independence Day del 1996, il regista Roland Emmerich omaggia Robert Frank con la ricostruzione esatta della foto:

precisamente nella scena finale, quando alla sconfitta degli alieni, si vedono le varie nazioni ed i vari continenti festeggiare per la vittoria. Gli Americani festeggiavano visti attraverso la loro bandiera. attraverso l'occhio di Robert Frank.
Posted 6 days ago.
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dimenticavo... per chi è interessato, anche se non proprio strettamente correlato, sarà possibile vedere Frank in Mostra a Milano:
angeloferrillo.wordpress.com/2008/06/25/robert-frank-paris/
qui comunicato stampa e tutte le informazioni del caso.
Posted 6 days ago.
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